la copertina del libro

Mio fratello SS

il dramma di una famiglia

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🍹 Introduzione

recensione, apparsa qualche anno fa, al libro Come mio fratello, in cui lo scrittore Uwe Timm parla del fratello SS, e del dramma che la cosa fu per l'intera famiglia

[sentimenti soggettivi vs oggettività storiografica]

«C'è un confine che molti storici esitano ancora a varcare, quando lo incontrano nel corso delle loro ricerche: quello che delimita il territorio, indubbiamente impervio, dei sentimenti e delle passioni. E ciò avviene sebbene già nel 1941 il grande storico francese Lucien Febvre li abbia invitati in un suo famoso saggio a studiare «la vita affettiva e le sue manifestazioni», cioè a fare «storia della sensibilità». Bisogna riconoscere che senza di essa l'immagine di un avvenimento, o anche di un'intera epoca, resta incompleta. Così accade in qualche caso che gli scrittori riescano a interpretarli e anche a spiegarli meglio.

Gli scrittori hanno dato spesso prova anche di maggiore coraggio politico. In Germania, per esempio, il tema scottante dei bombardamenti alleati sulle città tedesche è stato affrontato da autori come Winfrid G. Sebald, Hans E. Nossack e Heinrich Böll in scritti la cui pubblicazione ha preceduto, anche se di poco, l'opera dello storico Jörg Friedrich La Germania bombardata (Mondadori, pagine 528, 23). Con il pericolo che il ricordo prevalga sulla riflessione e la loro rievocazione riceva un'impronta più sentimentale che scientifica.

[autori che sanno coniugare tali poli]

È un rischio che viene evitato da Uwe Timm, lo scrittore tedesco che ha scritto pagine avvincenti e pacate su un tema fondamentale di storia della sensibilità, quello del senso di colpa e del suo superamento. Nel 1943 Timm aveva tre anni, l'età a cui risalgono le prime immagini rimaste impresse nella sua memoria. Due soprattutto: il fratello Karl-Heinz, di sedici anni più grande, volontario nelle Waffen SS in Russia, e gli alberi in fiamme in un viale di Amburgo. Tutte e due emblematiche del destino di un intero popolo: la colpa del nazismo e l'espiazione della città bruciata dai bombardamenti del luglio 1943 (ma, diversamente da altri scrittori e storici tedeschi, Timm non si serve di Amburgo per «trasferire la propria colpevolezza sui vincitori»).

Karl-Heinz morì alcuni mesi più tardi sul fronte orientale, dopo avere subito l'amputazione delle gambe. La famiglia elaborò il lutto che segnò l'infanzia e l'adolescenza di Uwe, fino a quando lui cominciò a voler capire e a sostituire la memoria familiare con la storia, come racconta in un libro molto bello, essenziale e pieno come un classico, pubblicato in Germania nel 2003 e che viene ora tradotto in Italia: Come mio fratello.

L'anno scorso è apparsa un'altra opera, anch'essa tradotta in italiano (Wibke Bruhns, Il cospiratore, Longanesi, pagine 387, 19), in cui l'autrice ha rievocato la figura del padre, Hans Georg, nel controspionaggio nazista prima di partecipare alla congiura contro Hitler del luglio 1944 ed essere condannato a morte. La Bruhns, a proposito dei massacri di civili effettuati sul fronte orientale dalla Wehrmacht, dove il padre era uno dei responsabili della lotta antipartigiana, si è posta una domanda puramente retorica: «Ma dov'è capitato HG? Lo sapeva, quando aveva chiesto tanto insistentemente di essere trasferito in Russia?».

Gli stessi dubbi angosciano Uwe Timm. Come vedeva se stesso il fratello? «Quali sensazioni provava? Riconosceva qualcosa come la responsabilità dei crimini, la colpevolezza, l'ingiustizia?». Le scarne pagine del diario lasciate da Karl-Heinz non danno nessuna risposta o ne suggeriscono alcune piuttosto ambigue. Soltanto l'ultima frase sembra anche un riconoscimento dell'orrore: «Qui chiudo il mio diario perché trovo assurdo fare un resoconto delle cose orribili che a volte succedono». Ma anch''essa può prestarsi a interpretazioni diverse.

Il fratello, cioè il passato, è rimasto perciò avvolto in una nebbia che Uwe Timm ha deciso di dissolvere, riuscendovi in parte, soltanto molto tardi, dopo la morte dei genitori: fino ad allora si era rifiutato di farlo, così come da bambino non voleva ascoltare l'ultima pagina della favola di Barbablù, quando si apre la porta della stanza con i cadaveri delle donne morte, sporca di sangue che si cerca inutilmente di lavare via.

Quella porta è stata talvolta socchiusa nella Germania di Bonn ed è stata poi sempre più spesso aperta in quella unificata, mentre nella parte orientale il governo comunista aveva preferito attribuire ogni responsabilità ai soli nazisti, visti come strumento dei capitalisti.

Qualcosa del genere è avvenuto anche in Italia, con i fascisti al posto dei nazisti: non sono molti i sinceri democratici che hanno il coraggio di ricordare i loro fratelli e padri che dal 1940 al 1943 combatterono con convinzione a fianco della Wehrmacht contro gli Alleati, e dunque dalla parte sbagliata. Fino a quando non lo faremo, resterà un vuoto nella nostra storia.

Due drammatiche vicende belliche del luglio 1943 fanno da sfondo storico al libro di Uwe Timm. La prima è la battaglia di Kursk, l'ultima grande e fallimentare offensiva lanciata dalla Wehrmacht sul fronte orientale.

Respinte dai sovietici, le truppe tedesche vennero poi travolte dall'avanzata dell'Armata rossa, durante la quale perì il fratello dello scrittore. Nel frattempo, fra il 24 e il 30 luglio 1943, la città di Amburgo, dove abitava la famiglia Timm, subì pesanti bombardamenti alleati, che provocarono una terribile tempesta di fuoco con decine di migliaia di vittime tra la popolazione civile.


Uwe Timm è nato ad Amburgo nel 1940. Ha studiato germanistica e filosofia presso le università di Monaco e Parigi È autore di numerosi romanzi, tradotti in varie lingue, e di libri per ragazzi. In italiano sono stati pubblicati «La scoperta della currywurst» (Le Lettere, 2003) e «Mimmo Codino maialino corridore» (Einaudi, 2003)

Il libro di Uwe Timm, Come mio fratello(traduzione di Margherita Carbonaro, pagine 141, 15) è edito da Mondadori.