La Riforma protestante
la dolorosa lacerazione dell'Europa
Table of Contents
in sintesi
La Riforma protestante segna un momento di svolta nella storia moderna; in un certo senso merita, accanto alla scoperta del Nuovo Mondo, di figurare come fattore decisivo di discontinuità con il Medioevo.
La Riforma infatti non è stata solo una questione religiosa. Una nuova immagine di uomo viene affermandosi in importanti aree d'Europa. I suoi tratti:
- una accentuazione dell'individualismo,
- l'idea che esista un ambito profano, tanto in ambito individuale quanto in ambito collettivo, con cui Cristo ha poco e niente a che fare.
- il protestantesimo, poi, dissolvendo l'idea universalista del Cattolicesimo, e generando tante chiese nazionali, sottomesse di fatto al potere statale, contribuisce ad alimentare la frammentazione dell'Europa in Stati nazionali, compatti al loro interno ma contrapposti gli uni agli altri, con l'esito, tra l'altro, di una situazione di guerra (quasi) continua.
cause storiche
Il protestantesimo ha la sua origine fattuale e immediata nella vicenda interiore di un individuo, Martin Lutero. Tuttavia esso ha delle cause storiche, che precedono e accompagnano la vicenda individuale di Lutero, delle cause senza le quali la vicenda di Lutero non avrebbe avuto agli effetti storici rilevanti che ha invece avuto.
Da un certo punto di vista, infatti, il protestantesimo poteva al suo sorgere sembrare come una delle tante eresie, che avevano contrappuntato la storia del Cristianesimo, magari un'eresia particolarmente insidiosa e forte, ma che alla fine l'unica Chiesa di Cristo, quella che ha il suo fulcro nel successore di Pietro, avrebbe debellato, come aveva fatto con un'eresia pur forte e trionfante come per qualche tempo era stato l'arianesimo.
È noto che invece le cose non andarono così: non si trovò il modo di far rientrare la nuova eresia, né mediante tentativi (peraltro esigui) di dialogo, né mediante la repressione, che un troppo incerto Carlo V, Sacro Romano Imperatore, esitò, per opportunità politica, ad attuare con un minimo di convinzione.
Ma fu solo per l'assenza di repressione che il protestantesimo poté attecchire e radicarsi, o la debolezza dell'impeto repressivo non fu piuttosto una conseguenza della forza delle nuove idee, che si erano in breve guadagnate l'appoggio di un troppo vasto fronte di forze emergenti?
È evidente che se il protestantesimo, invece di venire prontamente represso, si affermò in una estesa e fiorente area della Cristianità occidentale, fu perché veniva in qualche modo incontro a delle esigenze fortemente sentite, e diffuse in consistenti gruppi sociali. Vediamo di ricordare alcune di tali esigenze.
1. individualismo
Anzitutto il protestantesimo dava una risposta alla nuova istanza di individualismo, che col tramonto del medioevo era venuta irrobustendosi sempre più. A una mentalità medioevale di stampo comunitario era andata sempre più sostituendosi, almeno presso i ceti emergenti nella società rinascimentale, appunto una mentalità incentrata sull'individuo. Troviamo testimonianze di ciò ad esempio in campo artistico (col genere del ritratto, imperniato appunto sul volto dell'individuo), letterario (con la nuova importanza della soggettività), economico (con l'inizio del declino delle corporazioni, il diffondersi delle banche e del credito a interesse, con la sempre più esplicita legittimazione del valore del profitto individuale come movente dell'intrapresa economica). E il protestantesimo coronava tale aspirazione, liberando l'individuo, ora abilitato a leggere e interpretare direttamente la Sacra Scrittura, dalla sottomissione alla oggettività comunitaria della Chiesa visibile, coi suoi sacramenti e il suo autorevole magistero.
2. le nazionalità
Un'altra esigenza che trovava risposta era quella delle nazionalità: cattolicesimo significava universalismo, sottomissione delle realtà particolari a un unico, universale, centro, Roma. Questo veniva facilmente accettato finché, come nel medioevo, ci fu una debole coscienza nazionale, predominando invece un forte senso di appartenenza ad un'unica Cristianità (oggi diremmo all'Europa). Il dissolvimento della civiltà medioevale si accompagnò invece all'emergere degli stati nazionali, nuove entità istituzionali (intorno a cui si costituì tutta una nuova realtà culturale, sociale ed economica) che abbattevano al loro interno le differenze regionali tipiche del feudalesimo medioevale, e affievolivano sempre più la coscienza di una comune appartenenza sopranazionale. Il protestantesimo coronava tale aspirazione, “liberando” le nazioni dalla soggezione a poteri sopranazionali: d'ora in poi le Chiese sarebbero state nazionali e soggette al potere politico dello stato nazionale. Questo spiega anche perché diversi sovrani, da molti principi tedeschi ai Re scandinavi e al Re d'Inghilterra non si lasciarono sfuggire tale ghiotta occasione e trascinarono con sé intere nazioni lontano dal cattolicesimo e dalla fastidiosa visibilità di Roma.
3. autonomia del profano
Un'ultima istanza valorizzata, questa volta si potrebbe dire suo malgrado, dal protestantesimo era quella di una autonomia dell'ambito profano. La cultura rinascimentale aveva affermato questa istanza, per cui il sapere scientifico deve avere le sue leggi (Galileo soprattutto avrebbe esplicitato questa idea), l'economia le sue (abbiamo prima accennato alla legittimazione del profitto, svincolato da considerazioni etiche), la politica le sue (si veda Machiavelli). In generale si rivendica con sempre più forza l'autonomia della natura dalla grazia, dal soprannaturale: se il medioevo concepiva unitariamente, pur distinguendoli, tali due livelli, ora la sfera profana, naturale pretende di non rapportarsi più al soprannaturale e alla fede. Per cui la vita non è più vista come prova e passaggio verso un ulteriore, ma ha un valore in sé stessa; il mondo non è più segno di Altro, teofania, ma è oggetto, in sé consistente; l'agire umano non è più bisognoso di un aiuto superiore per attuare la sua pienezza, ma attinge dalle proprie energie quanto basta (si veda quanto dice Montaigne sulla morte, da lui vista come un che di totalmente naturale). Il protestantesimo rispondeva di fatto anche a tale aspirazione, che pure in sé stessa era lontana dalle intenzioni, soprannaturalistiche, dei Riformatori. Vi rispondeva in quanto separava il problema della salvezza eterna da quello dell'agire mondano: quest'ultimo non è determinante ai fini di quella (infatti l'uomo non si salva, anche, in virtù delle sue opere, ma solo della sua fede), l'agire nel mondo diventa così sganciato dal riferimento all'Eterno, e si trova a doversi regolare su parametri essenzialmente mondani.
Così, come ha evidenziato Weber, l'economico acquista una sua indipendenza dall'etico e dal religioso e il capitalismo può trovare una autorevole legittimazione; così in campo etico la cosiddetta istintività si trova a non essere più giudicata e l'uomo moderno può conoscere questa nuova idea di una istintività naturale a cui può abbandonarsi senza problemi di coscienza.
aspetti cronologici
Lutero avvertiva angosciosamente il problema della propria salvezza, constatando dolorosamente la propria incapacità di essere coerente con la legge di Dio. A un certo punto, leggendo S.Paolo (il mio giusto vive di fede
), egli ebbe una intuizione: è chiaro, se guardo alle opere non potrò mai salvarmi, quindi non sono le opere che salvano, ma la fede: solo la fede e la sola fede salva. È questo il punto di partenza profondo della Riforma, più che l'indignazione per la scandalosa pratica della vendita delle indulgenze.
la vendita delle indulgenze e la reazione di Lutero
Quest'ultima fu comunque l'occasione concreta su cui Lutero cominciò a sfidare Roma. In effetti anche in Germania si era diffusa la pratica di presentare le donazioni in favore del Papato (che allora raccoglieva offerte per la costruzione di una nuova, imponente basilica di S.Pietro a Roma) come capaci di assicurare meccanicamente l'indulgenza, cioè il perdono dei peccati per i propri cari defunti: si sintetizzava tale concetto nel motto appena la monetina tocca il fondo della cassetta, l'anima si leva verso il cielo
(Sobald das Geld im Kasten klingt, die Seele in den Himmel springt!
), insomma la monetina scende e l'anima sale. Si dimenticava così la dimensione più importante di una sana pratica delle indulgenze, che è il coinvolgimento attivo del soggetto, l'impegno di una preghiera e di una vita santa, a vantaggio di un automatismo (donazione → risultato) oggettivamente scandaloso. Così faceva ad esempio il predicatore domenicano Johann Tetzel.
Contro tale pratica non del tutto a torto insorge Lutero, con le 95 tesi apposte il 31 ottobre 1517, sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg. Tali tesi, pur con sottolineature unilaterali e ambiguità, poteva ancora essere intese in senso cattolico: si nega alla Chiesa il potere di vincolare le decisioni divine, il Papa può abrogare una pena da lui stesso inflitta, ma non un castigo deciso da Dio.
lo scontro
Il Papa Leone X reagì in modo duro, non concedendo nulla a Lutero, con la bolla Exsurge Domine (giugno 1520), ordinando che gli scritti di Lutero fossero bruciati.
La risposta di Lutero fu altrettanto dura, nel dicembre di quello stesso 1520: bruciò in pubblico la bolla papale; era la rottura con Roma.
Lutero trovò allora protezione nel duca di Sassonia Federico il Savio, che lo convinse anche ad appellarsi all'imperatore Carlo V, a cui spettava di rendere esecutiva la condanna papale. Carlo V indisse una Dieta a Worms, nel 1521, a cui Lutero fu ammesso, munito di salvacondotto imperiale, che gli avrebbe dovuto evitare di fare la fine di Hus a Costanza poco più di un secolo prima.
Lutero a Worms tenne una linea intransigente, rifiutando di ritrattare alcunché, sostenendo di dover obbedire piuttosto alla sua coscienza che al papa. Così pur potendo allontanarsi immune da Worms (Carlo V fu fedele alla parola data), egli venne dichiarato da allora in poi nemico pubblico, così che chiunque avrebbe potuto ucciderlo impunemente. Deciso allora fu l'appoggio del duca di Sassonia (che lo portò al sicuro nel proprio castello della Wartburg, in Turingia), a cui si unirono molti altri principi tedeschi, e col consenso di una buona parte della popolazione tedesca, insofferente della dipendenza da Roma.
Una parte importante dei principi tedeschi in effetti aderì alla Riforma. Il motivo lo abbiamo già detto: in tal modo essi acquisivano un potere politico sulla nuova chiesa riformata, e potevano incamerare i cospicui beni economici della Chiesa stessa, e in particolare degli ordini religiosi, che la Riforma soppresse. Per cui Carlo V ebbe insuperabili difficoltà a estinguere l'incendio ormai scoppiato e dilagante in Germania.
le rivolte dei cavalieri e dei contadini
Si trattò di due fenomeni involontariamente provocati da Lutero, il cui messaggio veniva inteso come un generico ritorno allo spirito evangelico e come una conseguente rivolta contro le autorità costituite.
I primi a ribellarsi furono i cavalieri, cioè la piccola nobiltà, nel 1521-23. Si scatenò una vera e propria guerra civile, ma la grande feudalità ebbe buon gioco a reprimere rapidamente la rivolta, con plauso dello stesso Lutero.
Più difficile si rivelò reprimere la rivolta dei contadini (1524-25). A muoversi in effetti furono ingenti masse di contadini in un po' tutta la Germania, riuscendo a darsi una certa organizzazione e un programma preciso, compendiato nei 12 articoli, e una guida, che divenne Thomas Müntzer (1490-1525), di idee comunistiche (prima di morire gridò: tutte le cose appartengono a tutti
).
Lutero stesso intervenne pesantemente contro i contadini in rivolta, chiedendo ai signori legittimi di schiacciarli senza pietà (Nessuna misericordia, nessuna pazienza verso i contadini, solo ira e indignazione
). E alla fine la rivolta venne sanguinosamente sedata con la battaglia di Frankenhausen (1525), e Müntzer venne catturato, torturato e decapitato.
Per motivi analoghi a quelli a cui vi aderirono i principi tedeschi, aderirono alla Riforma luterana i Re di Svezia e di Danimarca-Norvegia.
Oltre Lutero
l'anglicanesimo
Un caso a sé quello dell'Inghilterra, che passò alla Riforma senza rinnegare, almeno all'inizio, i dogmi cattolici, ma semplicemente nella forma di uno scisma. Il pretesto è noto: la mancata concessione del divorzio a Enrico VIII. È vero che il papato aveva, per opporre tale diniego, anche dei motivi politici, cioè per non inimicarsi la Spagna (dato che la consorte legittima del Re era la spagnola Caterina di Aragona); tuttavia, anche da un puro punto di vista politico, sul piatto della bilancia, la possibile reazione della Spagna per un divorzio concesso, sarebbe comunque stata meno grave di quella minacciata da Enrico VIII. Appare difficilmente immaginabile che la Spagna rinnegasse il Cattolicesimo, mentre la perdita dell'Inghilterra, Paese in forte ascesa e prevedibilmente destinato a continuare tale ascesa, fu per il Papato un duro colpo. E perciò degno di nota come il Papa anteponesse, alla Ragion di Stato e al suo interesse politico, una questione di principio: il matrimonio è indissolubile, e non lo si può sciogliere nemmeno se a chiederlo è un Re.
Enrico VIII si fece proclamare, con l'Atto di supremazia (1534), capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, o Chiesa anglicana, non sottomessa al Papa, vietò il pagamento delle decime a Roma, pretese per sé il diritto di scomunicare e di designare i candidati all'episcopato, soppresse i monasteri e ne requisì i beni per poi rivenderli e assicurarsi in tal modo il prezioso appoggio politico di nobili e piccola e media borghesia, interessati all'acquisto. Da notare che il filosofo Tommaso Moro, già cancelliere del re, rifiutò di aderire alla politica del sovrano e pagò con la vita tale scelta.
Ma quello operato da Enrico VIII era più uno scisma, come abbiamo detto, che una rottura sul piano dottrinale. Questa si compì col figlio Edoardo VI (1547-53). Questi fece approvare il Book of Common Prayer (1549), una dottrina e una liturgia ufficiali, in cui confluivano sia elementi luterano (prevalenti), sia elementi zwingliani e calvinisti.
Una parentesi fu rappresentata dal regno di Maria (1553-58), figlia di Caterina d’Aragona e moglie del re di Spagna Filippo II: tale sovrana, cattolica, bloccò per qualche tempo, in modo peraltro maldestro, la Riforma cercando di attuare una restaurazione del cattolicesimo in Inghilterra.
Alla morte di Maria la sorellastra Elisabetta (1533-1603, figlia di Anna Bolena e protestante) riportò anche ufficialmente l'Inghilterra al protestantesimo. Nel 1559 Elisabetta fece nuovamente approvare dal Parlamento l'Atto di supremazia, con cui si ripristinava la legislazione antipapale di Enrico VIII, e l'Atto di uniformità, che ristabiliva la riforma liturgica di Edoardo VI. Nei Trentanove articoli di fede (1562) furono elaborati i tratti specifici dell'anglicanesimo, in qualche modo sintesi tra le posizioni teologiche cattolica luterana e calvinista.
la variante calvinista
Se ne parla nella pagina dedicata al calvinismo.
effetti storici del protestantesimo
la laicizzazione della società
Uno degli effetti del protestantesimo, e in particolare del calvinismo, è stato quello di “sdoganare” la ricerca del profitto, dando così un impulso, come ha spiegato Max Weber (in L'etica protestante e lo spirito del capitalismo ), al capitalismo, come sistema economico svincolato da parametri etici.
Anzi, più in generale il protestantesimo, nei paesi dove ha attecchito, ha favorito un distacco dell’intero ambito profano da riferimenti religiosi, per cui anche la vita politica, negli Stati e tra gli Stati, si è svincolata da riferimenti non solo religiosi in senso stretto, ma universalistico-oggettivi. Un possibile, magari banale ma significativo esempio di questa laicizzazione dell’ambito profano, e politico in particolare, potrebbe essere visto nella scelta dei nomi delle navi: come è stato notato, nella battaglia di Gravelines, la battaglia decisiva tra la “cattolicissima” Spagna e l’Inghilterra (più esattamente anglicana)protestante elisabettiana, i nomi della navi inglesi erano nomi “laici”, a differenza di quelli delle navi spagnole:
«Le navi spagnole avevano nomi come Santa Maria delle Grazie e Nostra Signora del Rosario, quelle inglesi portavano nomi come Senza Paura, Toro, Tigre; anche in questi particolari sta il senso di una lotta tra due mondi diversi, affrontata con stati d’animo diversi.»
Lo spazio del tempo. Vol.1
l’anti-metafisicismo
Probabilmente dal protestantesimo è venuto anche un impulso allo sviluppo della filosofia in senso antimetafisico e antirealistico: se infatti il peccato originale ha debilitato la natura umana e la ragione umana, anche la portata della conoscenza razionale, filosofica, si trova ad essere seriamente compromessa.
Non è detto che si tratti di un influsso diretto ed esplicito, e nemmeno è detto che, senza la Riforma, la filosofia moderna non avrebbe preso una piega antimetafisica.
Tuttavia è indubbio che l’anti-realismo moderno si sposi perfettamente con l’idea protestante di ragione, il cui potere conoscitivo, e il cui valore (die Hure des Teufels, pare la definisse Lutero) è stato fortemente messo in discussione.
🤔 Quick test
Riguardo al potere politico Lutero
Verso Lutero i sovrani del Nord Europa
🔗 Pagine correlate
📖 Testi on-line
📚 Bibliografia essenziale
AA.VV., Martin Lutero, Milano 1985 (o
).
- Roland Herbert Bainton, Here I Stand: A Life of Martin Luther, Nashville 1950, tr.it. Lutero,
Einaudi,
Torino
1960 (
o
).
- Roland Herbert Bainton, The Reformation of the Sixteenth Century, Boston 1952, tr.it. La riforma protestante,
Einaudi,
Torino
1958 (
o
).
Mario Bendiscioli, La Riforma protestante, Roma 1967 (o
).
Robert Hug Benson, By what authority?, London 1904, tr.it. Con quale autorità?,
Rizzoli,
Milano
1997 (o
).
Luigi Giussani, Perché la Chiesa, Milano 19901, 20032 (o
)[Giussani spiega perché è la Chiesa cattolica a custodire la verità integrale del Cristianesimo].
Luigi Giussani, Porta la speranza. Primi scritti, Genova 1997 (o
).
Jedin H. (diretta da), Handbuch der Kirchengeschichte (IV). Reformation Katholische und Gegenreformation, Freiburg im Br. 1967, tr.it. Storia della Chiesa (vol.VI: Riforma e controriforma),
Jaca Book,
Milano
1975 (o
).
Joseph Lortz, Geschichte der Kirche in ideengeschichtlicher Betrachtung, 1950, tr.it. Storia della Chiesa,
Paoline,
Cinisello Balsamo
1972 (o
).
Johann Adam Möhler, Symbolik. oder Darstellung der dogmatischen Gegensätze der Katholiken und Protestanten, nach ihren öffentlichen Bekenntnißschriften, Mainz 1832, tr.it. Simbolica,
Jaca Book,
Milano
1984 (o
).
🎬 Filmografìa
Films collegati al tema sono, tra gli altri:
-
Carl Theodor Dreyer, Vredens dag, (tr.it. Dies irae),
(
) 1943 (Il senso (protestante) della presenza del male nella vita è ben raffigurato in questo film, datato, ma efficace, di Carl Theodor Dreyer.).
-
Hector Babenco, At Play in the Fields of the Lord, (tr.it. Giocando nei campi del Signore),
(
) 1991.
-
Patrice Chéreau, La Reine Margot, (tr.it. La regina Margot),
(
) 1994 (Una vivida rappresentazione della drammatica, sanguinosa guerra di religione nella Francia di fine '500, tra Ugonotti e Cattolici).
-
Nicholas Hytner, The Crucible, (tr.it. La seduzione del male),
(
) 1996 (Un caso di isteria collettiva di fine '600, a Salem. In una comunità animata da una religiosità protestante fortemente venata di fondamentalismo, tutti sospettano di tutti, e chi non accusa qualcun altro diventa il più sospettabile di essere in combutta col diavolo.).
-
Kenneth Branagh, Belfast, (tr.it. Belfast),
(
) 2021 (Il film mette a tema il conflitto tra la maggioranza protestante e la minoranza cattolica nell'Irlando del Nord nel XX secolo).