Hegel

la perfetta razionalità di tutto (male incluso)

🪪 Cenni sulla vita

Georg Wilhelm Friedrich Hegel nacque il 27 agosto 1770 a Stuttgart (Stoccarda), da famiglia protestante, “bene ordinata e agiata”; il padre era impiegato statale. Studiò al ginnasio di Stoccarda i classici greci e latini. Seguì i corsi di filosofia (2 anni) e teologia (3 anni) all'Università di Tubinga (1788-1793), dove si legò in amicizia con Schelling (con cui condivise un giudizio fortemente critico verso l'ambiente accademico di Tubinga) e Hölderlin.

Entusiasta ammiratore della Rivoluzione francese

Si entusiasmò, in tali anni giovanili per la Rivoluzione e Napoleone. Gli avvenimenti della Rivoluzione francese suscitarono infatti in lui un grande entusiasmo ed esercitarono sul suo pensiero un'influenza duratura. Con gli amici di Tubinga, piantò un albero della libertà e fu tra essi l'oratore più acceso in difesa dei princìpi rivoluzionari della libertà e dell'eguaglianza.

Quando Napoleone entrò a Jena (il 13 ottobre 1806), Hegel scrisse in una lettera:

«Ho visto l'Imperatore - quest'anima del mondo - cavalcare attraverso la città per andare in ricognizione: è davvero un sentimento meraviglioso la vista di un tale individuo che, concentrato qui in un punto, seduto su di un cavallo, abbraccia il mondo e lo domina» []«Den Kaiser – diese Weltseele – sah ich durch die Stadt zum Rekognizieren hinausreiten; – es ist in der Tat eine wunderbare Empfindung, ein solches Individuum zu sehen, das hier auf einen Punkt konzentriert, auf einem Pferde sitzend, über die Welt übergreift und sie beherrscht».

In un punto particolare, insomma (Napoleone in quel momento), è concentrata in qualche modo la totalità (che «abraccia il mondo»): è un abbozzo dq quello che sarebbe stato il concetto hegeliano di universale concreto.

Né questo entusiasmo diminuì quando Hegel ebbe dato la sua adesione allo Stato prussiano. Paragonava infatti, più tardi, la rivoluzione a un levarsi superbo di sole, un intenerimento sublime, un entusiasmo di spirito che han fatto tremare il mondo di emozione, come se solo in quel momento la riconciliazione del divino e del mondo si fosse compiuta.

A Berna, Francoforte e Jena.

Terminati gli studi, Hegel fece, com'era d'uso, il precettore in case private e fu per qualche tempo a Berna (1793-1796). Al tempo del suo soggiorno a Berna appartengono i primi scritti, che rimasero inediti: una Vita di Gesù (1795) e un saggio Sulla relazione della religione razionale con la religione positiva (1795-1796). Dopo tre anni di soggiorno in Svizzera, Hegel tornò in Germania ed ebbe un posto di precettore privato a Francoforte sul Meno (1797). Nel 1798-1799 Hegel compose alcuni scritti, tutti rimasti inediti, di natura teologica; nel 1800 il primo breve abbozzo del suo sistema che anch'esso rimase inedito. Frattanto essendogli morto il padre, che gli aveva lasciato un piccolo capitale, si recò a Jena, invitato da Schelling, e vi ottenne il posto di libero docente. Qui anche esordì pubblicamente con la Differenza dei sistemi di filosofia di Fichte e Schelling (1801). Nel frattempo, componeva e lasciava inediti altri scritti politici. Nel 1801 pubblicò la dissertazione De orbitis planetarum e nel 1802-1803 collaborò con Schelling al Giornale critico della filosofia. Nel 1805 divenne professore a Jena e fu redattore capo di un giornale bavarese ispirato alla politica napoleonica.

A Norimberga

Nel 1808 divenne direttore del Ginnasio di Norimberga e rimase in questo ufficio fino al 1816. Hegel descrive come anni felici quelli di Norimberga: in tale periodo si sposò, e scrisse la Scienza della Logica.

Heidelberg e Berlino

Nel 1816 fu nominato professore di filosofia a Heidelberg, dove pubblicò l'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio; e nel 1818 fu chiamato all'Università di Berlino. Cominciò allora il periodo del suo massimo successo. Hegel morì a Berlino, forse di colera, il 14 novembre 1831.

(alcune notizie sopra riportate sono tratte e adattate dalla Storia della filosofia, di N.Abbagnano, vol.3).

📔 Opere principali di Hegel

titolo originale titolo ital. (o edizione) anno
Fragmente über Volksreligion und Christentum Religione nazionale e cristianesimo1794
Das Leben Jesu Vita di Gesù1795
Die Positivität der christlichen Religion La positività della religione cristiana1795-96
Der Geist des Christentums und sein Schicksal Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino1799-1800
Die Verfassung Deutschlands La Costituzione della Germania1800–02
Die Differenz des Fichteschen und Schellingschen Systems der Philosophie Differenza dei sistemi di filosofia di Fichte e Schelling1801
Glauben und Wissen Fede e sapere1803
System der Sittlickeit Sistema dell'eticità1803 (pubblicato postumo)
Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie Lezioni sulla storia della filosofia1805-06
Phänomenologie des Geistes Fenomenologia dello Spirito1806-07
Wissenschaft der Logik Scienza della logica1812-16
Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio1816
Vorlesungen über die Ästhetik Lezioni sull'estetica1820–29 (pub. postumo)
Vorlesungen über die Philosophie der Religion Lezioni sulla filosofia della religione1821–31 (pub. postumo)
Vorlesungen über die Philosophie der Geschichte Lezioni sulla filosofia della storia1822–31 (pub. postumo)

la Fenomenologia dello Spirito

la Prefazione

Vi si trovano due importanti tesi: la critica a Kant e quella a Schelling.

La critica a Kant è dovuta alla pretesa kantiana di giudicare la conoscenza “dall'esterno” (mentre non si impara a nuotare stando fuori dall'acqua); la ragione non può dubitare della sua validità in generale, dato che è pur sempre lei a dubitare (impossibile essere giudice e imputata ad un tempo). Si può perciò mettere in discussione un sapere parziale a partire da un altro sapere, più perfetto).

Nella sua critica a Schelling Hegel gli rimprovera di concepire l'Assoluto come indifferenza, appiattimento dei contorni (una notte in cui Nacht(...), worin alle Kühe schwarz sind), attingibile perciò dall'intuizione, con un colpo di pistola immediato. Invece esso è l'Intero, in cui le differenze non sono annientate, e che non è Sostanza (statica), ma Soggetto (dinamico), si sviluppa realizzandosi progressivamente, mediante tappe o figure e così la filosofia lo raggiunge mediante uno sviluppo, la fatica del concetto, che ripercorre tali figure.

«tutto dipende da questo: che si colga e si esprima il vero non come sostanza, ma altrettanto decisamente come Soggetto.» (...)

«Il vero è l'intero. Ma l'intero è soltanto l'essenza che si compie mediante il suo sviluppo. Bisogna dire dell'assoluto che esso è essenzialmente risultato, che esso solo alla fine è ciò che è in verità» []«Das Wahre ist das Ganze. Das Ganze aber ist nur das durch seine Entwicklung sich vollendende Wesen. Es ist von dem Absoluten zu sagen, dass es wesentlich Resultat, dass es erst am Ende das ist, was es in Wahrheit ist; und hierin eben besteht seine Natur, Wirkliches, Subjekt oder Sichselbstwerden zu sein.».

[l'intero brano tradotto]


le figure della Fenomenologia

La fenomenologia dello Spirito è divisa in sei sezioni: coscienza, autocoscienza, ragione, spirito, religione e filosofia. Di esse la più giustamente famosa è la seconda, l'autocoscienza. Accenniamo anche alla prima.

1) la coscienza

Si scandisce in tre momenti:

2) l'autocoscienza

Hegel stesso dice che l'autocoscienza è in sé e per sé per un'altra; ossia è soltanto come un qualcosa di riconosciuto per l'autocoscienza c'è un'altra autocoscienza.


dialettica servo/padrone
la prima manifestazione della vita è l'appetito, donde lotta per l'autoconservazione, in cui vince chi avrebbe accettato di morire pur di non essere schiavo: soltanto mettendo in gioco la vita si conserva la libertà (..). L'individuo che non ha messo a repentaglio la vita può ben venir riconosciuto come persona, ma non ha raggiunto la verità di questo riconoscimento come riconoscimento di autocoscienza indipendente; ma al contempo lo schiavo diviene necessario al padrone a) conoscitivamente: ha bisogno di uno che lo riconosca per essere padrone b) praticamente: lo schiavo è colui che plasma le cose, e che le media al padrone, che perciò dipende da lui.
stoicismo
per Hegel dalla schiavitù si esce col pensiero (cfr. Epitteto, lo schiavo-filosofo): il suo principio è la coscienza è essere pensante e qualcosa ha valore solo in quanto la coscienza ivi si comporti come essenza pensante; lo stoicismo è la libertà che (...) ritorna nella pura universalità del pensiero ma l'essenza di questa autocoscienza è in pari tempo soltanto un'essenza astratta; la libertà nel pensiero ha soltanto il pensiero puro per sua verità - verità che è senza il riempimento della vita- ed è quindi soltanto il concetto della libertà, ma non proprio la libertà vitale.
scetticismo
il pensiero, staccato dal mondo reale, finisce col negarlo: lo stoicismo trapassa nello scetticismo polemico contro la molteplice indipendenza delle cose; il pensiero diventa pensare perfetto che annienta l'essere del mondo molteplicemente determinato, e indica l'inessenzialità di ciò che ha importanza nel comportamento del dominare e del servire.
coscienza infelice
la coscienza è infelice, perché scissa entro sé stessa, tra una coscienza trasmutabile (umana) e una intrasmutabile (divina), ponendo l'Assoluto nella trascendenza, nell'Intrasmutabile. Più che pensiero è devozione, subordinazione della coscienza singola a Dio, a cui riconosce di dovere tutto come un dono. Il culmine è l'ascetismo, con cui tende a liberarsi dalla miseria della carne unificandosi con l'Immutabile. Ma proprio in questa unificazione la coscienza riconosce di essere lei stessa la coscienza assoluta (possibile allusione ai mistici fiamminghi, o al panteismo).

3) la ragione

è la certezza di essere ogni realtà, il che le rende accettabile quel mondo che prima le sembrava diverso da sé, antitetico a sé. Questa certezza per divenire verità deve giustificarsi: a)dapprima cercandosi nel mondo della natura, contemplandolo (naturalismo Rinascimentale); attraverso la ricerca delle leggi naturali, la ragione cerca nel mondo oggettivo nient'altro che sé stessa, benché non lo sappia. b)poi si cerca nell'azione: prima nel piacere (cfr. Faust di Goethe), che però la travolge come qualcosa di estraneo: allora si dà alla legge del cuore (cfr. i Romantici), che però è ancora troppo individuale e urta contro la legge di tutti: così, per vincere la potenza superiore di tale legge esterna punta sulla virtù, che però è qualcosa di astratto, donchisciottesco (allusione a Robespierre, secondo Abbagnano): solo nell'eticità, nell'operare nello Stato, la Ragione trova pienamente sé stessa, deponendo ogni scissione, ogni infelicità e raggiungendo pace e sicurezza.

4) lo spirito

Nasce dalla ragione diventata eticità, dentro un popolo (sostanza della vita degli individui). Hegel ne segue l'evoluzione in tre momenti essenziali: il mondo greco, quello romano e quello moderno.

a) il mondo greco è il mondo della libertà bella, spontaneo inserimento dell'individuo nello Stato. Già in esso però si manifestano antitesi *tra legge umana (quella della polis) e divina (testimoniata dalla Antigone), e *tra consapevolezza umana e Fato (documentata nell'Edipo Re).

b) il mondo romano è poi il momento della antitesi (tra individuo e legge universale).

c) il mondo moderno è così chiamato ad essere la sintesi, destinata ad aversi quando avverrà l'alienazione di sé da parte degli individui (come enti naturali) nello Stato e nella società [secondo Hyppolite Hegel pensa qui a Hobbes, Locke e soprattutto Rousseau], costruendo così la civiltà (Bildung).

A ciò si oppongono: *la fede, che la giudica vanità; e *la pura intellezione (l'illuminismo), che si chiude nel finito. Sia Kant sia la Rivoluzione francese, in tal senso non sanno conciliare, rispettivamente: legge e volontà, stato e individuo.

Il romanticismo vi si avvicina (proclamando la sanità degli impulsi immediati), ma resta ancora soggettivista, con la sua idea di anima bella (da Hegel in precedenza approvata e ora criticata).

5) la religione

A differenza di Schleiermacher H. le riconosce la valenza di pensiero, pur indicandone il limite nel suo separare il divino dall'umano.

Distingue tre tipi di religione: *quella naturale (che pone il divino in realtà materiali, come animali e piante); *la religione artistica (quella greca, che si avvale soprattutto della scultura, degli oracoli, della tragedia) e * quella rivelata, che ha il suo culmine nel Cristianesimo (l'Assoluto come presente).

6) la filosofia

Hegel vi traccia un rapido abbozzo della sua storia, da Cartesio a Schelling.

il sistema

Il suo sistema si divide in tre parti:

la scienza della Logica

ossia la contraddizione come legge fondamentale del reale

«Sia il vostro parlare sì, sì, no, no»

definizione

Hegel stesso la definisce così: La logica è la scienza dell'idea pura, dell'idea nell'astratto elemento del pensiero (Scienza della Logica, d'ora in poi WL, 19)

essa studia:

Riassumiamo le funzioni del pensiero in Hegel (usando CSS3).

il pensiero è:

L'identità di logica e metafisica

guadagnata storicamente

Logica e metafisica coincidono. Infatti l'oggetto della metafisica è l'essere, ma l'essere coincide con pensiero, che è l'oggetto della logica.

Tale identità non è stata riconosciuta da subito nella storia della filosofia, la si è guadagnata in una storia, che ha visto tre fondamentali momenti (anche qui: tesi, antitesti e sintesi), ossia tre posizioni del pensiero rispetto all'oggettività.

1) La vecchia metafisica

unità (imperfetta e relativa) pensiero/essere

Cioè la prima posizione del pensiero rispetto all'oggettività [WL, 26/36].

Procedeva ingenuamente, credendo di potersi rivolgere direttamente agli oggetti: l'essere è colto dal pensiero, il pensiero è in unità con l'essere.

Di positivo essa «aveva un concetto più alto del pensiero, che non nei nostri tempi» → «metteva infatti per base che ciò che per mezzo del pensiero si conosceva delle cose, fosse il solo veramente vero che le cose racchiudevano.» [non esiste un al-di-là sconosciuto] Riteneva perciò che il pensiero e le determinazioni del pensiero non fossero un che di estraneo agli oggetti, ma anzi fossero la loro essenza, ossia che le cose e il pensare le cose coincidessero in sè e per sè

Suoi limiti furono a) credere che le determinazioni fossero qualcosa di dato, di oggettivo, e b)credere che, essendo essenzialmente finite, fossero rette dal principio di non contraddizione, per cui di due opposte, l'una fosse vera e l'altra falsa. Il che viene bollato come dogmatismo.

2) Il dualismo moderno

separazione pensiero/essere

Per questa impostazione l'essere è al di là del pensiero. Assume due forme:

a) l'empirismo (§37/9) esprime un bisogno di concretezza (criticando come astratti i concetti metafisici) e l'esigenza di un punto di appoggio per dimostrare tutto;

b) il criticismo (§40/60) che ritiene l'esperienza, come per l'empirismo, unico terreno della conoscenza (§ 40); Hegel valuta positivamente che le categorie siano condizioni di oggettività (non c'è esposizione senza di loro), negativamente che a) restino le cose-in-sé, e che b)le opposizioni non si concilino (la ragione che unifica è qualcosa di astratto, §52, è unità indeterminata)

3) Il sapere immediato

perfetta unità pensiero/essere

(§ 61/78) Ciò che questo sapere immediato sa, è che l'infinito, l'eterno, Dio, che è nella nostra rappresentazione, anche è (§64). Ed è non semplice idea (§70), né semplice essere, ma unità di idea e di essere; come già diceva nella Fenomenologia: il vero è l'intiero.


la dialettica

Abbiamo visto che essere e pensiero, metafisica e logica, coincidono. Quale è la legge fondamentale, il principio supremo tanto dell'essere quanto del pensiero? è la dialettica, secondo cui la realtà si scandisce sempre in una sorta di ritmo ternario: tesi, antitesi e sintesi.

Dire che la realtà è dialettica è quanto dire che la realtà è contraddittoria, l'essere è contraddittorio: il contrario di quanto diceva Aristotele, per il quale la realtà è non-contraddittoria e il suo principio fondamentale è quello di identità/non-contraddizione. Per Hegel invece ogni momento della realtà richiama il suo contrario, ogni tesi richiama la sua antitesi, con cui è in qualche modo in unità indissolubile. La realtà è permeata di contrasti, di contrasto, non è una unità tranquilla, pacifica, ma una unità contrastata. è quanto già aveva visto Eraclito (polemos panton pater), ma in qualche modo anche il Platone del Sofista (la dialettica delle idee), o Niccolò Cusano (Dio come coincidentia oppositorum). Solo che in Hegel vi è non solo un contrasto, ma una vera e propria contraddizione.

Nella logica aristotelica della non-contraddizione dal meno non può scaturire il più, mentre nella logica hegeliana della contraddizione dal meno scaturisce il più, dal meno perfetto deriva il più perfetto: nella sintesi c'è più realtà, più perfezione che nella tesi (e nella antitesi). Ne segue che Dio, la perfezione suprema dell'essere, si fà, diviene progressivamente perfezione suprema. All'inizio del cammino dialettico c'è la massima imperfezione, mentre solo alla fine c'è la massima perfezione.

le parti della Logica

dottrina dell'essere

1) essere

Il primo inizio non può essere qualcosa di mediato o di maggiormente determinato (§ 86)

E' il livello più povero della realtà, in quanto massimamente indeterminato e privo di caratteristiche;

è la pura astrazione e di conseguenza l'assolutamente negativo (§ 87)

è l'essere l'inizio perché il "cominciamento" deve essere dal concetto più immediato, quello che non presuppone altri concetti a monte, ma questo è solo nell'indeterminato, poiché qualsiasi determinazione supporrebbe una relazione/opposizione ad altri concetti (ergo non sarebbe immediato, ma supporrebbe altro), e il più indeterminato è appunto l'essere. Osserva Hegel che l'io che pone l'io di Fichte e l'indifferenza di Schelling sembrerebbero altrettanto buoni come inizio, ma non sono veramente qualcosa di primo.

Tale concezione si oppone diametralmente a quella dell'esse ut actus di Tommaso d'Aquino, che vede invece nell'essere la massima perfezione e l'attualità suprema (per cui Dio è per lui l'Ipsum Esse Subsistens). In tal modo l'essere risulta inferiore al pensiero (attivismo): sulla contemplazione della verità, predomina così il progetto.

Un corollario di questa concezione è che la realtà perde peso, consistenza: più importante di ciò che esiste è ciò che io penso e progetto. L'umanità occidentale sarà influenzata da questa idea, che ancora oggi grava come un presupposto decisamente negativo: perché la realtà è tutto ciò che abbiamo, e puntare su progetti che prescindano anche in parte dalla realtà è molto pericoloso, come insegnano le imponenti tragedie storiche del XX secolo.

2) nulla
pur essendo la antitesi dell'essere, essendo al massimo grado di indeterminatezza, si identifica con esso, dando vita alla sintesi, il divenire. H. peraltro precisa che la identità di essere e nulla non significa che una data cosa concreta sia identica al suo non essere, ma si riferisce ai concetti generali di essere e nulla. Infatti l'unità di essere e nulla non è totale appiattimento, è al contempo diversità [1]il divenire come identità di essere e nulla sembra paradossale, e si possono fare in effetti delle obiezioni, «ad esempio che è lo stesso se la mia casa, il mio patrimonio, l'aria che respiro, questa città, il diritto, il sole, lo spirito, Dio, siano o non siano:» (§88 ):
Hegel risponde che a) questi esempi concernono cose utili, e la domanda è in realtà se interessino a me (se mi siano utili, e se mi sia indifferente che siano o meno): ma la filosofia deve staccare dal criterio di utilità; b) comunque, in generale, l'essere e il nulla che si identificano non sono riempiti di contenuti determinati, ma sono vuoti
. Certo tale identità significa che la realtà è contraddittoria.
3) divenire
per H. è il momento più perfetto della prima triade.

La verità dell'essere, come quella del nulla, è quindi la loro unità, e questa unità è il divenire (§ 88). In polemica esplicita con Parmenide, ma anche contro Aristotele, per lui il divenire ha un primato sull'essere.

Così vengono metafisicamente fondati lo storicismo e l'attivismo, che dopo Hegel avrebbero dominato gran parte della cultura occidentale.

dottrina dell'essenza

essa è la “verità dell'essere”, l'interiorità, la profondità, l'internarsi dell'essere; rispetto all'essenza il semplice essere è apparenza (schein);

a) l'essenza è strutturata dai principi di 

l'identità non è che la determinazione del morto essere (...)
la contraddizione è la radice di ogni movimento e vitalità

b) per questa contraddizione il finito rimanda a un fondamento (Grund); e qui H. parla delle prove dell'esistenza di Dio:

contesta le prova cosmologiche, che partono dal finito, per dimostrare l'Infinito

La vera conclusione da un essere finito e accidentale a un essere assolutamente necessario non sta nel concludere a questo assolutamente necessario partendo dal finito e accidentale, come da un essere che si trovi a fondamento. (...)

Nella solita maniera di dimostrare, l'essere del finito sembra il fondamento dell'assoluto; c'è l'Assoluto, perché c'è il finito.
La verità è invece che poiché il finito è l'opposizione contraddicentesi in sé stessa, poiché esso non è, l'Assoluto è.(..) Il non essere del finito è l'essere dell'assoluto.

approva quella ontologica anselmiana (è impossibile pensare Dio senza pensarlo esistente)

dottrina del concetto

è “la verità della sostanza” (nel senso che per l'idealismo di H. si dà piena e totale intelligibilità del reale). Di per sè il concetto è *universale, ma poichè deve afferrare *l'individuale, deve farsi *giudizio (cioè coincidenza di universale e particolare: universale concreto) e sillogismo (cioè comprensione del perché di tale coincidenza: la razionalità del reale va dimostrata, non può essere intuita).

Hegel distingue tre momenti del concetto: il c. soggettivo, il c. oggettivo e l'idea.


Mentre per Parmenide e Aristotele (sia pur in diverso senso) l'essere non può non essere, ossia l'essere è non-contraddittorio, ossia è uno, ossia ogni cosa è identica a sè stessa per Hegel l'essere è e non è, è contraddittorio, è diviso in polarità dialettiche che si contraddicono e si sintetizzano, ossia ogni cosa richiama il suo contrario, ed è al contempo sè stessa e il suo contrario, e la sintesi di entrambi. Ne segue, ad esempio, che «il falso non è che un momento della verità».

la filosofia della natura

«Narrano i cieli la Gloria di Dio, l'opera delle Sue mani annuncia il firmamento»

La filosofia della natura è la parte meno originale e meno pensata del Sistema.

1) rapporto filosofia/scienze. Le Scienze empiriche hanno una funzione necessaria, ma puramente preparatoria: è la filosofia che attribuisce loro il loro vero significato (non molto diversamente da Schelling, anche H. cerca il senso filosofico delle leggi scientifiche).

2) la natura, in generale. La Natura è "l'idea nella forma dell'esser altro", fuori di sé, "decaduta", alienata. è il momento dell'antitesi, della contraddizione insoluta. è peraltro passaggio necessario per la realizzazione dialettica dello Spirito.

H. afferma la intelligibilità della natura, per cui sostiene una concezione antimeccanicistica e organicistica: la Ragione infatti non si perde realmente, perché nel mondo dello Spirito si ritroverà, superando questa fase di esteriorità.

3) le parti della filosofia della natura. Anche qui Hegel tripartisce il discorso, in

Breve giudizio: la Filosofia della natura o del disprezzo per la natura
La natura è infatti denigrata (è spirito uscito da sè, alienato). Hegel rifiutò più volte di andare con gli amici ad ammirare la bellezza delle montagne: per lui non erano davvero reali, non essendo altro che un prodotto dello spirito. In questo senso molto più onesto era stato Kant, grande ammiratore del "cielo stellato". Se Hegel, fermando la catena macchinosa degli ingranaggi artificiosamente dialettici, si fosse fermato a contemplare il cielo stellato! Avrebbe intuito forse che il mondo esiste davvero, non è creazione del nostro spirito, avrebbe forse elevato il suo cuore e la sua mente a Colui di cui la realtà sensibile è segno, riconoscendo che tutto dipende da Lui.

la filosofia dello spirito

Concerne l'Idea ritornata in Sé, dopo l'estraneazione nella natura, di cui lo Spirito è la "verità".

suddivisione della filosofia dello spirito

"§9 (385). Lo svolgimento dello spirito importa, che esso sia

I. nella forma della relazione con se stesso: dentro di esso la totalità ideale dell'Idea diviene a lui, vale a dire ciò che è suo concetto, diventa per lui, e il suo essere sta appunto nell'essere in possesso di sé, cioè nell’esser libero. Tale è lo spirito soggettivo;

II. nella forma della realtà, come di un mondo da produrre e prodotto da esso, nel quale la libertà sta come necessità esistente. Tale è lo spirito oggettivo;

III. nell'unità dell'oggettività dello spirito e della sua idealità o del suo concetto: unità, che è in sé e per sé, ed eternamente si produce: lo spirito nella sua verità assoluta. Tale è lo spirito assoluto."

lo spirito soggettivo

E l'Idea «nella forma della relazione con sé stessa»: «§11 (387). Lo spirito, che si svolge nella sua idealità, è lo spirito in quanto conoscitivo. Ma il conoscere qui non viene concepito meramente come è nella determinazione dell'idea in quanto logica (§223); sebbene nel modo in cui lo spirito concreto si determina alla coscienza.(...) Nell'anima si desta la coscienza; la coscienza si pone come ragione, che si è immediatamente destata alla consapevolezza di sé; la quale ragione, mediante la sua attività, si libera col farsi oggettività, coscienza del suo concetto.»

Lo spirito soggettivo si suddivide in

A) Spirito in sé (l'antropologia)

«Così esso è anima o spirito naturale: il che è l’oggetto dell'Antropologia», parte in cui Hegel sostiene, tra l'altro

B) Spirito per sé (la fenomenologia)

«come riflessione ancora identica in sé e in altro, lo spirito nella sua relazione o particolarizzamento, la coscienza: il che è l’oggetto della Fenomenologia dello spirito».

Dalla Fenomenologia dello spirito, suo scritto giovanile, Hegel riprende qui molti concetti

C) Spirito in sé e per sé (la psicologia)

«lo spirito che si determina in sé, come soggetto per sé: il che è l’oggetto della Psicologia»

La Psicologia studia lo spirito in sé e per sé, tripartito in

lo spirito oggettivo

«lo Stato è la sostanza etica consapevole di s黫Der Staat ist die selbstbewußte sittliche Substanz»

È l'Idea «nella forma della realtà, come di un mondo da produrre» vede il succedersi di tre momenti:

il diritto

ossia il momento della pura esteriorità, che prescinde dall'intenzione, e considera solo il risultato

Concetti centrali nel diritto sono quelli di persona (soggetto capace di proprietà, che in quanto tale si rapporta agli altri), di contratto, torto, diritto contro il torto.

Non esistendo un diritto naturale, metastorico, sono sempre e comunque giuste le leggi positive: ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale (Was vernünftig ist, das ist wirklich; und was wirklich ist, das ist vernünftig, Fil. del diritto).

la moralità

È il momento della pura interiorità, che considera solo l'intenzione.

Centrale in essa è il concetto di soggetto, non più di persona, come "volontà riflessa di sè, che accetta consapevolmente la legge, riconoscendola come sua.

Suoi elementi sono: l'interiorità, il valore esclusivo dell'intenzione, il carattere universale e formale della legge, la scissione tra virtù e felicità. Hegel pensa qui a Kant, contro cui polemizza, per l'irrisolta tensione tra essere e dover essere, che rende la moralità paragonabile a un duello allo specchio, strutturalmente interminabile.

l'eticità

È la sintesi di interiorità ed esteriorità, è il vero ambito in cui il singolo uomo può attuarsi moralmente

Si suddivide in

in sintesi

«la realtà della libertà concreta è volontà divina, in quanto spirito esplicantesi a forma reale e ad organizzazione di un mondo» , «è totalità organica che precede gli individui (...)

tutto ciò che l'uomo è, lo deve allo Stato: solo in esso egli ha la sua essenza.(...) Lo stato è l'unità della volontà universale, essenziale, e di quella soggettiva.»

Lo Stato non esiste per i cittadini: si potrebbe dire che esso è il fine, e quelli sono i mezzi.

Quanto alla forma di governo Hegel preferisce nettamente la monarchia, che garantisce meglio della repubblica l'unità dello Stato: il Parlamento può affiancare il monarca a patto di non diventare cassa di risonanza degli egoismi particolaristici, ma di essere luogo dove si collabora per giungere a una sintesi nel superiore interesse dello Stato.

La trattazione hegeliana della storia è in qualche modo una appendice dello spirito oggettivo, ma, data la sua importanza, la si può vedere a parte, più oltre.

lo spirito assoluto

è il momento supremo del cammino dello Spirito, quello in cui esso giunge alla piena consapevolezza di essere tutto, di essere Dio. A tale autocoscienza giunge, ancora una volta, con un ritmo ternario, dialettico, con tre diversi tipi di attività, che differiscono tra loro non tanto per il contenuto, che è sempre l'Assoluto, quanto per la forma, per il modo di cogliere tale contenuto.

Abbiamo infatti tre modi o momenti: l'arte, che coglie l'assoluto nella forma dell'intuizione sensibile, la religione, che lo coglie nella forma della rappresentazione (fantastica) e la filosofia, che lo coglie nel modo più appropriato, mediante il concetto.

arte

L'estetica hegeliana, a differenza di Kant, tratta solo del bello artistico. In effetti Hegel privilegia nettamente la bellezza artistica su quella naturale:

il peggior ghiribizzo del cervello umano è qualcosa di più alto della più grande produzione della natura, perché è spirituale e la realtà spirituale è più alta della realtà naturale.

è vero che la natura stessa è spirito (alienatosi), ma l'opera d'arte è una manifestazione più perfetta dello spirito, mediata dallo spirito umano e non immediata come la natura.

Nell'arte l'Idea si coglie ancora avviluppata in un involucro materiale, il contenuto (l'Idea) è racchiuso in una forma (materiale). A seconda di come si rapportino contenuto ideale e forma materiale Hegel distingue tre tipi di arte:

fine dell'arte

Con questa espressione non pare si debba intendere una vera e propria estinzione dell'attività artistica, come pensava Croce. Si tratta piuttosto della consapevolezza che l'arte non può più essere la forma suprema di autocoscienza dello spirito, il che non toglie che essa possa restare comunque una importante manifestazione dello Spirito, seppur subordinata ormai alla filosofia.

religione

Anzitutto Hegel ritiene che compito della filosofia della religione, di cui qui si tratta, non sia quello di creare la religione (secondo l'atteggiamento di certo illuminismo, volto ad elaborare una religione razionale-naturale, diversa da quelle storiche), ma di riconoscere quelle che di fatto ci sono. Certo, la ragione poi andrà oltre i dogmi delle religioni positive, adorando Dio col pensiero e dimostrando ciò che la religione (presunta rivelata) crede.

Nella religione lo Spirito si coglie stavolta non più in un dato materiale, ma nel suo essere spirito; tuttavia lo strumento di tale cogliersi non è ancora la ragione, ma l'immaginazione, la rappresentazione, per cui permane una distanza tra finito e Infinito: Dio viene immaginato come un Essere trascendente (ciò che per Hegel è sbagliato).

Hegel distingue tre grandi tipi di religione:

Tra tutte le religioni perciò eccelle il Cristianesimo, che presenta i seguenti pregi:

filosofia

La filosofia giunge alla fine del percorso, come la “Nottola di Minerva” (o la “civetta di Atena”), che spicca il suo volo sul far della sera. Su come debba essere intesa tale ultimità della filosofia gli interpreti di Hegel si sono divisi: c'è chi ha visto in essa una valenza della filosofia come giustificatrice dell'esistente, ma c'è anche chi l'ha intesa come documentativa dell'essere la filosofia il momento supremo del processo dialettico dello Spirito, il che non impedirebbe alla filosofia di poter svolgere una funzione anche critica verso l'esistente.

Solo nella filosofia si ha una piena e perfetta autocoscienza dello Spirito, che valendosi finalmente della ragione, del concetto, si sa ormai Dio, sa di essere la totalità, l'infinito, è l'Idea che pensa sé stessa.

La filosofia si risolve in qualche modo nella storia della filosofia, che è un processo necessario e sensato, in cui ogni momento ha un preciso senso e tutto si concatena perfettamente. Non si tratta perciò di un succedersi di sistemi tra loro irriducibili, ma del concatenato svilupparsi dell'Idea, che diviene dialetticamente sempre più autocosciente.

Così era necessario che l'epoca moderna vedesse la contrapposizione tra empirismo e razionalismo, era necessaria la provvisoria sintesi del criticismo kantiano, era necessario poi lo sviluppo dell'idealismo in etico-soggettivo (Fichte), estetico-oggettivo (Schelling) e finalmente assoluto (Hegel). La sua filosofia è pertanto il momento culminante dell'intera storia della filosofia, e con ciò stesso dell'intera realtà.

la storia

«Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale»«Was vernünftig ist, das ist wirklich; und was wirklich ist, das ist vernünftig».

Non esiste un solo stato, e il rapporto tra gli stati non è qualcosa di statico: dalla molteplicità degli stati, in dinamica evoluzione nasce la storia.

in generale

E' possibile comprendere la storia, la sua logica. Infatti solo apparentemente la storia è un succedersi di eventi casuali, contingenti. In realtà essa è razionale, di una razionalità che non deve essere creduta, come potrebbe essere nel caso di una teologia della storia, ma può essere saputa, compresa dalla ragione. Dunque esiste una filosofia della storia. E questa coglie non solo delle linee generali, delle leggi universali, delle costanti, ma capisce esaurientemente ogni dettaglio concreto della storia.

Che cosa è allora la storia? In generale essa è attuazione e manifestazione progressiva della ragione, dell'Assoluto, dello Spirito. Infatti Dio diviene, si realizza, nella storia.

Paolo Uccello, La battaglia di San Romano: per Hegel la guerra è inevitabile, e ultimamente feconda, positiva

L'Assoluto è quindi esaurientemente nella storia. Non esiste perciò niente di metastorico. Non esiste giustizia metastorica (lo si è già visto: non esiste un diritto naturale metastorico):
piuttosto "la storia universale è il giudizio universale" (die Weltgeschichte ist das Weltgericht, § 548). Dunque:

Il fine della storia in questa prospettiva è "che lo spirito giunga al sapere di ciò che esso realmente è (...) manifesti oggettivamente sé stesso", ossia è la piena automanifestazione dello spirito in una realtà storico-oggettiva.

La modalità attraverso cui si giunge a tale fine è:

In particolare

Hegel ripartisce la storia in tre grandi momenti:

1. il mondo orientale

caratterizzato dalla sottomissione di tutti (al monarca, solo libero)

2. il mondo greco-romano

caratterizzato dalla libertà di alcuni (accanto però alla schiavitù di altri)

Hegel vi distingue la grecità, a cui riconosce una capacità di armonia, tra l'uomo e la natura e tra individuo e stato, nella polis, e una giovinezza dello spirito (non a caso i suoi eroi sono dei giovani, come Achille e Alessandro Magno), e il cui centro è l'arte (come umanizzazione della natura), contrapponendola a Roma, momento invece di antitesi, di separazione tra particolare e universale, tra individuo e Stato (si pensi al diritto romano, per cui il singolo può ergersi contro lo Stato).

3. il mondo cristiano-germanico

caratterizzato dalla libertà di tutti, pur affermatasi solo progressivamente.

Al Cristianesimo egli riconosce il merito di aver affermato Dio come Spirito, col limite però di pensarlo come Altro dall'Uomo (è il tema della coscienza infelice).

La modernità poi viene vista come frutto soprattutto dello spirito germanico, con la sua unità e saldezza interiori, mentre i popoli romanici sono “scissi”. In questo senso esemplare è stata la Riforma, affermazione dell'interiorità e della soggettività e momento di consolidamento degli Stati.

L'Illuminismo e la Rivoluzione francese hanno avuto il merito di sostenere la libertà, ma il torto di intenderla formalisticamente.

Punto culminante dell'intero cammino della storia è la Prussia del suo tempo, a cui spetterebbe un ruolo di guida del mondo.

Per un giudizio

Molto negativa 😧 è la sua idea di dialettica, come contraddizione, quale possibilità di legittimare i peggiori crimini, distruggendo l'idea di verità: con tale menzogna Hegel ha anestetizzato la coscienza di generazioni, fornendo un fondamento teorico a ideologie devastanti come il marxismo-comunismo e come il nazismo, che pur non rifacendosi direttamente ad Hegel, trova da quegli spianato il terreno del disprezzo per la verità e per il reale in quanto tale, come qualcosa di dato che precede il pensiero e il progetto umani.

😧 Inaccettabile anche la sua negazione di un diritto naturale e il suo statalismo, che fa dello stato la fonte di ogni potere, un fine e un assoluto invece che uno strumento al servizio della persona.

😧 Da un punto di vista teologico, il pensiero di Hegel rappresenta un ingannevole utilizzo di termini, come Trinità, Incarnazione, Passione, svuotati però del senso che un Cristianesimo autentico ha sempre inteso loro dare.

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