Thomas Hobbes

il potere assoluto unico rimedio al caos

🪪 Cenni sulla vita

Nato nel 1588, studiò a Oxford, viaggiò in Italia (1610), in Francia (1634/7 dove conobbe il padre Mersenne) e di nuovo Italia (Galileo); scoppiata la rivoluzione inglese riparò in Francia (1640), dove scrisse le obiezioni a Cartesio e il Leviathan, che risultò inviso alla corte filocattolica come antipapale, e fu ritenuto troppo favorevole a Cromwell anche dagli scozzesi. Così tornò in Inghilterra, dove scrisse gli Elementa philosophiae (De corpore, De homine, De cive).

I suoi ultimi lavori furono un'autobiografia in versi latini (1672) e una traduzione di quattro libri dell'Odissea in rime d'inglese arcaico (1673), cui seguirono la traduzione completa sia dell'Iliade sia dell'Odissea nel 1675.

Nell'ottobre del 1679 fu colpito da una paresi che lo portò alla morte nel suo novantunesimo anno.

📔 Opere principali di Thomas Hobbes

titolo originale titolo ital. (o edizione) anno
Objectiones ad Cartesii Meditationes de Prima Philosophia 1641
De cive 1642
Leviathan Il Leviatano1651
De Corpore 1655
De Homine 1658

la gnoseologia

Hobbes non riconosce alla ragione umana la possibilità di “adeguarsi a” (ossia di riconoscere) una verità oggettiva, ma le attribuisce solo la funzione di calcolare, di calcolare l'utile, prevedendo le circostanze future in cui il soggetto dovrà operare.

L'oggetto della filosofia non è la totalità della realtà, l'essere, come nel realismo medioevale, ma sono i corpi, è la materia (si parla perciò di un pragmatismo e di un materialismo di Hobbes)

In logica, coerentemente con quanto si è appena detto, sostenne una concezione convenzionalista (la proposizione è pura connessione di nomi) e nominalista (gli universali sono puri nomi).

Perciò la verità sta in dictu e non in re. Il ragionamento poi è calcolo, e il calcolo è riconducibile a operazioni elementari: addizione e sottrazione. Così "uomo" è uguale a "corpo" più "animato" più "razionale". La scienza è così connessione di nomi e non di fatti. Connessioni, che resterebbero vere anche se le cose corrispondenti non esistessero.

la legge naturale

La legge morale non rispecchia un ordine oggettivo, emanante dalla lex aeterna, cioè da Dio, ma è un prodotto della ragione umana, che ha di mira la salvaguardia dell'esistenza biologica dal gioco autodistruttivo degli istinti.

Il punto di partenza è dato dalle sensazioni elementari del piacere e del dolore, e dalla naturale tendenza a procurarsi il piacere e a fuggire il dolore. Le nozioni di bene e di male si riducono a ciò che è desiderato o fuggito ai fini del proprio piacere e della propria conservazione. Insomma: è bene ciò che mi procura piacere o almeno mi consente di sopravvivere; è male ciò che mi procura dolore o mette a repentaglio la mia sopravvivenza fisica.

La libertà altro non è che l'assenza di impedimenti allo svolgimento delle naturali appetizioni. Ciò significa che non c'è libero arbitrio, concetto estraneo al meccanicismo hobbesiano, per il quale tutto avviene necessariamente, dagli antecedenti non può che derivare ciò che (temporalmente) segue.

In particolare si tratta di

la politica

la condizione umana originaria: il bellum omnium contra omnes

La bramosia naturale spinge ognuno a pretendere un diritto illimitato sui beni naturali, che sono beni essenzialmente economici. Per Hobbes infatti è l'avidità, più che l'eros o la superbia ad essere il movente principale dell'umano agire, a qualsiasi costo, anche esercitando violenza e omicidio sul prossimo.

Non esiste in effetti amore naturale tra gli esseri umani, ma ognuno cerca solo il suo utile: ogni associazione spontanea nasce o dal bisogno reciproco, o dall'ambizione, mai dall'amore o dalla benevolenza verso gli altri. Da notare che questa situazione non è conseguenza del peccato originale, ma situazione originaria.

Si ha così una situazione di guerra totale, di tutti contro tutti, il celebre bellum omnium contra omnes, senza poter avere alcun freno in una giustizia assoluta. Che non esiste.

Questo costituisce una minaccia continua alla vita di ognuno, ossia qualcosa di insopportabile, perché la ragione naturale ci fà rifuggire con terrore la morte violenta, come il peggiore dei mali; per cui occorre correre ai ripari.

il patto originario unica via d'uscita

Si tratta di un patto non tra gli individui e lo Stato, cioè il potere sovrano (che sarebbe allora limitato, condizionale), ma degli individui tra di loro, in modo che essi rinuncino al loro illimitato diritto su tutto, e lo trasferiscano totalmente e incondizionatamente su qualcosa di estraneo e superiore alla logica dello scontro. In tal modo il potere, tutto il potere è delegato, è trasferito al sovrano. Solo così si può salvare la pace e non ricadere in lotte senza quartiere.

Il sovrano perciò è una sorta di Dio mortale, un Leviatano che incute terrore ed ha un potere illimitato: egli deve governare con tanta forza e potere che può disciplinare col terrore la volontà di tutti in vista della pace (dal Leviathan).

🤔 Quick test

Per Hobbes la guerra di tutti contro tutti

Per Hobbes c'è la guerra di tutti contro tutti

Per Hobbes la conoscenza umana

📚 Bibliografia essenziale

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