la copertina del libro da cui è tratto il brano

Barbarie sul fronte orientale

la disumanizzazione del nemico

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[i russi come sub-umani]

«L’invasione dell’Unione Sovietica produsse un mutamento fondamentale nel carattere dell’indottrinamento delle truppe. La Weltanschauung nazista era assai meglio delineata per quanto riguardava le regioni dell’Europa orientale, popolate da nemici del popolo tedesco nazionalsocialista sia dal punto di vista razziale sia da quello politico. Fin dall’inizio i russi vennero visti come «sottouomini giudaico-bolscevichi» e «orde mongoliche». Il nazionalismo si sforzò di ottenere una completa disumanizzazione delle popolazioni orientali e l’esercito si adeguò con crescente rapidità. La crisi del primo inverno, e poi la catastrofe di Stalingrado, servirono unicamente a rafforzare la convinzione degli ufficiali sul fatto che il loro ascendente sulle truppe doveva basarsi su un ancora più marcato contenuto nazista. La durezza della guerra lunga e dispendiosa, le convinzioni ideologiche del nemico, come pure il tradizionale odio contro gli slavi, che risaliva a ben prima dell’ascesa di Hitler, rendeva più facile per i militari adottare la visione nazista della guerra. Durante i combattimenti in Unione Sovietica il processo di disumanizzazione del nemico ebbe probabilmente maggior successo che in ogni altro conflitto della storia moderna. Russi, slavi, ebrei, mongoli avevano perso ogni legame con la specie umana, e non erano altro che mostri satanici che tentavano invano di apparire umani, impostori la cui identità doveva essere smascherata e la cui esistenza minacciava tutto quanto gli uomini civili avevano di caro. Come mostra chiaramente questo passo tratto dalle «Mitteilungen für die Truppe», c’era una sola cosa da fare con queste belve senza pietà, ossia toglierle di mezzo:

Chiunque abbia visto in faccia un commissario rosso sa a cosa assomiglino i bolscevichi. Non c’è bisogno di espressioni teoriche. Insulteremmo gli animali se parlassimo di questi uomini, che sono in massima parte ebrei, come di bestie. Essi sono l’incarnazione dell’odio satanico contro l’intera umanità nobile. L’aspetto di questi commissari è rivelazione della rivolta dei sottouomini nei confronti del sangue nobile. Le masse che essi hanno inviato incontro alla morte ricorrendo a tutti i mezzi a loro disposizione, il gelido terrore e l’istigazione insana, avrebbero messo fine a ogni vita piena di significato, se quest’eruzione non fosse stata arginata all’ultimo istante.

[...] Così russi ed ebrei non sarebbero stati trattati secondo le regole di guerra comunemente accettate, perché essi avevano perso il diritto a questo trattamento per la loro inferiorità razziale e culturale, e per il loro ruolo storico di avversari della Germania. [...]

Quando la guerra continuò e la «vittoria finale» apparve sempre più lontana non fu più sufficiente puntare sul carattere subumano del nemico come motivo per il suo «sradicamento». Ora i comandanti sentivano la necessità di persuadere i propri uomini del significato storico di questa «lotta per la vita» e di rafforzare ancor più il loro impegno ideologico e la loro fede nel Führer. [...]

E davvero non era il momento per mostrare dubbi sulla certezza della vittoria finale, che sarebbe stata raggiunta grazie alla superiorità della razza germanica, alla sua attitudine al comando e la sua professionalità. Si faceva appello al fanatismo nel momento in cui tutte le analisi razionali mostravano quanto fosse veramente vicina la catastrofe finale.»

[un indottrinamento rafforzato]

Agli ufficiali della Großdeutschland venne dunque ordinato nell’aprile 1943 di aumentare ancor più l’indottrinamento ideologico dei propri uomini, che li avrebbe portati alla vittoria finale quando qualunque altra cosa avrebbe fallito, e che li avrebbe indotti a combattere per altri due sanguinosi anni nonostante la guerra fosse praticamente già persa. [...]

Sebbene le disposizioni relative al trattamento dei prigionieri di guerra venissero in qualche misura modificate dopo i primi mesi di guerra, l’insieme degli «ordini criminali» impartiti alle truppe al fronte diede loro carta bianca in materia di uccisioni in massa di civili al più piccolo sospetto di resistenza, e spesso anche in assenza di questo, come parte di misure «preventive» e «collettive», o per motivi di ordine politico e razziale. In questo modo l’ideologia sottesa alla guerra in Unione Sovietica, insieme agli ordini dati per la sua attuazione e alla frustrazione per l’incapacità di «pacificare» la popolazione, crearono una sorta di circolo vizioso di violenza e stragi che segnarono la distruzione di vaste aree nelle regioni occidentali sovietiche.»

Omer Bartov, Fronte orientale. Le truppe tedesche e l’imbarbarimento della guerra (1941-1945), tr.it. il Mulino, Bologna 2003, pp. 107-10; 145