Il rapporto scienza/filosofia

una paternità disconoscibile

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Influenza della scienza sulla filosofia

l'importanza della matematica

A livello metodologico la filosofia moderna subisce l'influenza del modello scientifico nella grande importanza che molti filosofi moderni, da Galileo a Cartesio, da Spinoza a Leibniz (senza escludere Hobbes, e altri empiristi) danno alla matematica, come conoscenza certa e rigorosa. E' auspicio di molti filosofi moderni rendere anche la filosofia una inoppugnabile concatenazione di verità. Insomma molta filosofia moderna sviluppa una tendenza al matematismo, e poco o tanto al razionalismo.

Bisognerebbe però vedere se la tendenza alla chiarezza matematica, se il razionalismo, sia esclusivamente un portato della ammirazione per il modello scientifico, o se abbia, almeno in parte, una origine nella stessa filosofia e nella mentalità moderna.

Un altro tratto della filosofia moderna che potrebbe essere stato influenzato dalla scienza è la analiticità e una crescente disaffezione alla sinteticità propria della metafisica. Lo notava von Balthasar: vi è nell'uomo moderno una incapacità di porsi le domande ultime, sintetiche, sul senso della realtà. Gli occhi dell'uomo moderno sono diventati un pò come quelli delle mosche, sfaccettati: adatti ad analizzare un settore circoscritto, ma disabituati a una visione d'insieme.

il meccanicismo?

È tesi di molti che la scienza moderna (galileiano-newtoniana) implichi il meccanicismo, ossia la riduzione del reale a materia omogenea, a pura quantità misurabile (per cui non esistono forme, né esistono qualità). A riprova di ciò ci sarebbe il fatto che molta filosofia moderna, a partire da Cartesio, ha appunto abbracciato il meccanicismo.

Ma è ampiamente discutibile che la scienza implichi il meccanicismo: una cosa infatti è dire che le qualità non servono per costruire un sapere scientifico (in senso galileiano), altra cosa è dire che le qualità non esistono. Per dire la seconda cosa occorre una opzione filosofica, non deducibile dalla scienza in quanto tale.

Del resto la scienza, che è una sorta di "esperienza secondaria", non potrebbe mettere in crisi quella che è l'esperienza primaria, sulla quale essa si fonda (come un ramo, non può essere senza un tronco).

Il fatto poi che la scienza non trovi che il matematizzabile, è spiagabile come una ovvia necessità: per la ragione semplicissima che essa filtra tutto attraverso griglie matematiche, che sono quantitative (come chi si mettesse delle lenti gialle, vedrebbe tutto giallo).

Influenza della filosofia sulla scienza

Quindi è accaduto che, non la scienza in quanto tale, ma una certa interpretazione di essa, interpretazione che è comunque filosofica, ha condizionato la cultura e la filosofia moderna e contemporanea.

La scienza in particolare non può, se condotta con serietà, allontanare dal vero, dall'Assoluto. Sintomo di ciò sia il fatto che i massimi scienziati che la storia ricordi erano comunque dei credenti: così Galileo, così Newton, così Einstein, così Fermi e Medi.

possibili valenze simboliche

A ben guardare i dati scientifici sono pienamente compatibili con la visione cristiana della realtà. Da un punto di vista teologico si possono addirittura trovare della maggiori affinità tra i dati della scienza moderna e il Cristianesimo.

  1. Ad esempiol'eliocentrismo può essere visto come simbolo della centralità di Cristo, Sole di giustizia, intorno a cui ruota la terra (/l'uomo). L'analogia Cristo/Sole è nel Nuovo Testamento e nella tradizione liturgico/patristica (molti inni cristiani sono costruiti su tale analogia), e ciò è comprensibile: come il Sole fisico, Cristo, Sole metafisico, illumina e riscalda la mente e il cuore dell'uomo che a Lui si apra. Ma la scienza ci ha aiutato a capire ancora meglio l'analogia: perché il Sole irraggia luce e calore a prezzo di una sorta di "sacrificio di sé", "consumandosi" in luce e calore, è così Cristo ci rende partecipi della sua luce e del suo amore a prezzo della Sua Croce, avendo dato la Sua vita per i suoi amici.
  2. Così le leggi di Keplero potrebbero essere viste come simbolo della variabilità dell'ethos umano, drammaticamente richiesto di una scelta che può cambiare nel tempo, con questa legge che quanto più l'uomo (/come ogni pianeta) è vicino a Cristo (come al Sole), tanto più è in movimento, si muove velocemente, alacremente (già Dante nella Divina Commedia identificava il male con una plumbea immobilità: quella in cui giace, perennemente ghiacciato, Lucifero al centro della Terra).
  3. Così, infine la legge di Newton potrebbe essere vista come simbolo della verità esistenziale per cui una personalità attrae tanto più quanto più è consistente, pesante. E pesa, ha davvero i piedi per terra non chi segue una fallace astuzia, ma chi è radicato nel centro ontologico della realtà.

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