una quadro di Bruegel, la folle Griet

Riflessioni sulla guerra

cause e rimedi

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il peccato, radice di ogni guerra

dove ci sono peccati, lì c'è divisione, insomma: il male è la radice della divisione, che non è perciò originaria, ossia vera espressione della natura umanaubi peccata, ibi multitudo

1. In generale la teologia cristiana, spiega che gli esseri umani sono per natura buoni, ma il peccato originale e l'azione del diavolo alterano la condizione effettiva, storica della natura umana, facendo sì che gli esseri umani, dimenticando di appartenere alla stessa umanità, si mettano gli uni contro gli altri. Anzi facendo sì che ci sia divisione anche dentro ogni persona.

Si abbandona così l'universalismo, che riconosce che il mio vero bene, il vero bene di un soggetto (individuale o collettivo) coincide col vero bene di chiunque altro, e si persegue il particolarismo, per cui il mio bene, il bene di un soggetto, sarebbe alternativo a bene di ogni altro soggetto: mors tua vita mea.

“noi contro loro”: un malinteso senso dell'identità

identità e appartenenze particolari
non vanno demonizzate
ma nemmeno idolatrate

2. C'è un amore sano alla propria aggregazione prossima, ad esempio alla propria patria (il patriottismo), è nella natura delle cose che l'appartenenza all'umanità totale sia mediata da appartenenze più prossime e necessariamente più ristrette. Ed è anche normale che in alcuni paesi ci sia un maggior senso di appartenenza collettiva, e in altri una maggior sottolineatura del valore dell'individuo e della sua libertà.

Ma quando una comunità prossima (un gruppo o una anzione) viene concepita, invece che come una parte (come è), come il tutto (come non è), un tutto chiuso in sé stesso, quando quindi l'interesse della propria patria è messo in contrasto con l'interesse di altre patrie e non si vuole riconoscere ad altre comunità una parità di diritti, allora ci troviamo davanti a qualcosa di negativo. Così infatti il patriottismo si perverte in nazionalismo: noi contro loro. “Noi buoni” contro “loro cattivi”. Ragionare in questo modo è sempre sbagliato, perché gli esseri umani non sono resi buoni o cattivi dal fatto di appartenere o meno a una certa categoria che non dipenda dalla loro libera volontà, come lo sono la razza o la nazione. Gli esseri umani sono buoni o cattivi in base a come usano la loro libertà, che ogni individuo è chiamato a rischiare.

democrazie, dittature e guerra

3. Come ben argomentava Kant, gli scontri tra Stati e le guerre sono promosse in modo enormemente più facile da Stati non democratici.

Perché in una democrazia l'ingresso in guerra deve essere approvato da una complessità di poteri reciprocamente bilanciantesi e “distribuiti”, e in democrazia tali poteri (in pratica il governo e il parlamento) sono sensibili agli umori dell'opinione pubblica, dato che chi li ha messi al posto dove sono è il voto popolare, e le opinioni pubbliche, se ben informate da fonti di informazioni pluralistiche (e non da propagande belliciste a senso unico, come nei regimi dittatoriali), sono in genere restie alle guerre, se non altro perché ne temono le inevitabili conseguenze distruttive.

Nei regimi non democratici invece chi governa non deve cercare  la conferma del voto popolare, controlla totalmente i mezzi di informazione e può reprimere qualsiasi dissenso. E questo permette di presentare il “nemico” in modo menzognero e caricaturale, enfatizzandone la cattiveria e la pericolosità, senza che nessuna voce libera possa smentire tali menzogne.

La storia conferma che i regimi non-democratici sono incomparabilmente più guerrafondai di quelli democratici: la prima e, più ancora, la seconda guerra mondiale sono state scatenate da regimi rispettivamente autoritari (Imperi austro-ungarico e germanico) ed espressamente totalitari (Germania nazista, Italia fascista, a cui andrebbe aggiunta anche l'URSS, che siglò lo scellerato patto Molotov-Ribbentrop).

Inoltre nei paesi democratici esiste la massima trasparenza: quello che i politici decidono, tutti lo possono venire a sapere. Quindi diventa molto difficile che un paese democratico possa prepararsi ad attaccare un altro Stato senza che lo si sappia con ampio anticipo, e senza che tale scelta sia sottoposta al vaglio dei rappresentanti del popolo e del popolo stesso, che può ad esempio manifestare contro di essa.

Mentre in un paese dispotico, autocratico, la popolazione non sa (e gli altri Stati nemmeno) che cosa chi li comanda stia tramando. Anche perché, come si è visto nell'invasione dell'Ucraina, un dittatore può mentire nel modo più spudorato e sistematico.

Come osserva Vittorio Emanuele Parsi:

«la trasparenza dei processi assicurata dalla democrazia consente alle società di rimanere “aperte” – al loro interno e le une verso le altre – e impedisce a qualunque leader politico di mobilitarne le risorse a scopo offensivo.»
(Il posto della guerra, Bompiani 2022, Introduzione)

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Francia e Germania non hanno più alcun motivo di temersi reciprocamente, perché le democrazie che si sono saldamente instaurate in tali paesi rendono impensabile, data la totale trasparenza dei processi decisionali, che una tale eventualità possa attuarsi.

I regimi dispotici invece, come è stato con Putin fino al giorno prima dell'invasione dell'Ucraina, che poteva impunemente giurare e spergiurare che mai avrebbe invaso l'Ucraina, possono mentire sistematicamente. La menzogna sistematica e la non-trasparenza dei processi decisionali sono indubbiamente una tipica prerogativa dei regimi non-democratici.

Per approfondire il tema, oggi decisivo, della preferibilità della democrazia sul dispotismo si può vedere questa pagina sulla democrazia.

come gestire la ricorrente possibilità della guerra

Finché ci sarà il male nell'uomo, come accennato sopra, ci saranno guerre, a qualsiasi livello. La guerra in altri termini ha una radice essenzialmente etica, prima ancora e più ancora che politica.

Questo però non toglie che a livello politico si possano adottare misure volte ad arginare la possibilità delle guerre guerreggiate, le guerre tra Stati.

Più giustizia si riesce ad affermare, più sicura, meno traballante sarà la pace, e alla giustizia concorrono in misura decisiva la democrazia e il rispetto dei diritti umani. C'è pace all'interno di uno Stato, se tutti vedono rispettate le proprie legittime esigenze, cioè se ogni parte accetta di essere solo una parte e non pretende di essere tutto, non pretende di imporsi: e questo è appunto ciò che si intende con democrazia e rispetto dei diritti umani. E se c'è pace fondata sulla giustizia all'interno di uno Stato, quello Stato sarà pacifico anche verso l'esterno.

Di fatto però non si può illudersi che non ci siano prepotenti che cercano di imporsi sugli altri, e quindi si pone il problema di come gli agnelli possano difendersi dai lupi. Ecco allora il problema della guerra giusta.

Ci sono guerre giuste?

Sì: lo sono le guerre di legittima difesa. Gli agnelli hanno il diritto di cercare di non farsi sbranare dai lupi.

Qui però sorge subito un problema: chi stabilisce quando una guerra è di legittima difesa?

In realtà esiste una giustizia naturale, riconoscibile de iure da chiunque usi bene la sua ragione. Solo che de facto essa non è riconosciuta da tutti.

Allora, nella concreta condizione in cui ci troviamo, in seguito al peccato originale, di «rissa delle lingue» (Sal 30, 21), o, per dirla con Ricouer, di “conflitto delle interpretazioni”, e dovendo trovare qualcosa di validamente riconoscibile de facto da tutti, di ineccepibilmente condiviso, è inevitabile ricorrere a qualcosa di meno impegnativo, di meno metafisico, di meno assoluto di una giustizia naturale. È inevitabile ricorrere a qualcosa di convenzionale, ossia i confini internazionalmente riconosciuti.

i confini internazionalmente riconosciuti

I confini di fatto esistenti non sono qualcosa di naturale, così come non sono naturali, assolute, immutabili espressioni dell'assoluto, le nazioni. Si tratta di realtà storiche e contingenti.

E tuttavia la storia seguita alla Seconda Guerra Mondiale è lì a dimostrare che accettare di non modificare con guerre i confini internazionalmente riconosciuti è possibile, ed è una garanzia su cui tutti possono ritrovarsi.

Ed è quanto ha garantito la pace tra gli Stati (anche se, ovviamente, non poteva garantirla negli Stati) nel mondo, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Le guerre intraprese (da Stati contro altri Stati) per modificare dei confini internazionalmente riconosciuti, ossia la guerra dei paesi arabi contro Israele, quella della Corea del Nord contro la Corea del Sud, o quella dell'Iraq contro il Kuwait, si sono finora risolte con la sconfitta dello Stato aggressore, costretto a subire sanzioni e danni.

Quello invece che potrebbe accadere con l'Ucraina sarebbe allora un fatto nuovo (rispetto all'assetto post Seconda Guerra Mondiale), sarebbe la fine di un ordine internazionale fondato sul diritto. Perché accadrebbe che un paese che aggredisce un altro paese per prendersene una parte, modificando così, in seguito a una guerra, dei confini internazionalmente riconosciuti, invece di essere punito e costretto a recedere, viene premiato.

📚 Bibliografia essenziale

  • , I colori della resistenza, Milano (compra su amazon o compra su IBS).
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  • , Titanic. Il naufragio dell'ordine liberale, Bologna 2018(compra su amazon o compra su IBS)[di una lucidità straordinaria, anticipa prefeticamente quanto sarebbe accaduto dal 2022, per la miopia dell'Occidente].
  • , Il posto della guerra. e il costo della libertà, Milano 2022(compra su amazon o compra su IBS)[con implacabile logica, Parsi evidenzia come l'unica risposta adeguata all'invasione di Putin sia farla fallire. Pena il regredire alla legge della giungla, dove il più forte mangia il più debole].
  • , La Russia di Putin, Milano 2022(compra su amazon o compra su IBS)[testo molto importante per capire come la Russia sotto Putin sia progressivamente regredita a una forma di (semi-)totalitarismo].
  • , Grazie, Occidente!, Milano 2024(compra su amazon o compra su IBS).
  • , Supercapitalism. The Transformation of Business, Democracy, and Everyday Life, New York 2007, tr.it. Supercapitalismo. Come cambia l'economia globale e i rischi per la democrazia, Fazi, Roma (compra su amazon o compra su IBS).
  • , Morire di democrazia. Tra derive autoritarie e populismo, Milano 2013(compra su amazon o compra su IBS).
  • copertina del libro, The Rise and Fall of the Third Reich, New York 1990(compra su amazon o compra su IBS).
  • , Am Beispiel meines Bruders, Köln 2003, tr.it. Come mio fratello, Mondadori, Milano (compra su amazon o compra su IBS).
  • copertina del libro, Война и мир, 1865-69, tr.it. Guerra e pace, Einaudi, Torino (compra su amazon o compra su IBS).
  • , La prima guerra mondiale e il fascismo, Torino 1995(compra su amazon o compra su IBS).
  • , A ferro e fuoco. La guerra civile europea 1914-1945, 2008(compra su amazon o compra su IBS).
  • , Geopolitica e finanza globale. Sogni, Soldi, Sangue. Tre fattori che muovono il mondo, Milano 2024(compra su amazon o compra su IBS).
  • , Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam, Wien 1950, tr.it. Erasmo da Rotterdam, Rizzoli, Milano (compra su amazon o compra su IBS).

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