un ritratto di Kant

Il periodo pre-critico

la maturazione del dubbio sulla metafisica

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Il nome: perché “pre-critico”?

Si distinguono nel pensiero di Kant due periodi, quello “precritico” e quello “critico”. Si tratta di nomi che non indicano alcuna “crisi” in Kant, ma traggono origine dal nome delle tre principali opere di Kant, che contengono appunto la parola “Critica” (“Kritik”). È il secondo periodo ad essere quello in cui Kant pubblicò le tre “Critiche” (Critica della Ragion pura, Critica della Ragion pratica e Critica del Giudizio), mentre il primo periodo è quello che ne precede la pubblicazione (dunque il periodo fino alla Dissertatio del 1770).

un sofferto percorso di rinuncia

Kant parte con una iniziale stima per la metafisica: nella prima fase della sua riflessione infatti essa gli appare come il fondamento necessario di quella cosa a cui egli tiene più di tutto, la morale, vista come qualcosa di assolutobisogna poter dire “bisogna” (“bisogna fare così”, “è mio dovere” fare così, non basta dire “mi conviene fare così”. Ma solo se la ragione può dimostrare l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima, il dovere viene fondato: altrimenti al massimo uno potrebbe dire “mi conviene agire in un certo modo”, ma non: “devo”. D'altra parte fin dall'inizio Kant nutre anche una forte stima per la scienza moderna, che ha l'indubbio pregio di essere rigorosa e controllabile: riesce, ha successo, le sue previsioni si avverano infallibilmente.

Kant dunque inizialmente vorrebbe salvare sia la metafisica sia la scienza, ma ben presto avverte la presenza di un conflitto tra le due forme di conoscenza.

La metafisica che Kant conosce infatti è quella di Leibniz, una metafisica tendenzialmente spiritualistica, che entra in rotta di collisione con una scienza interpretata in senso meccanicistico. Egli da un lato sembra ignorare la metafisica aristotelica (e scolastico-medioevale), che ha come oggetto non solo l'invisibile, ma tutto l'essere, a partire dal visibile, e d'altro lato non problematizza il meccanicismo galileiano-newtoniano, che rendeva il visibile fortemente eterogeneo all'invisibile.

In particolare il contrasto appare difficile da sanare sul problema di spazio e tempo: per la metafisica leibniziana essi non solo non sono assoluti (come in Aristotele), ma non sono nemmeno reali, viceversa per Newton, che agli occhi di Kant (del resto comprensibilmente) rappresenta la scienza, essi sono non solo reali (come in Aristotele), ma addirittura assoluti: lo spazio e il tempo esisterebbero anche se non esistessero corpi (mentre in Aristotele, essendo accidenti essi sono relativi alle sostanze corporee).

Kant dunque vede tale contrasto e in un primo tempo si sforza di conciliarlo: testimonianza di tale sforzo è la Monadologia physica (1756). In tale opera Kant sostiene da una parte che i corpi si riconducono a elementi inestesi (con Leibniz), ma d'altra parte tali monadi inestese irraggiano attorno a sé una sorta di campo tridimensionale, esteso, impenetrabile (con Newton).

Successivamente Kant abbandonerà tale impostazione e maturerà una crescente insofferenza per la metafisica. In tale evoluzione una parte importante l'ha avuta la lettura di Hume, che secondo le parole dello stesso Kant lo ha svegliato dal suo sonno dogmatico.

Testimonianza di tale cammino di abbandono della metafisica è lo scritto del 1766 I sogni di un visionario spiegati coi sogni della metafisica. Il visionario in questione è un tale Swedenborg, svedese (1688/1772), che sosteneva di vedere e parlare con i defunti allo stesso modo con cui vedeva e parlava con i viventi. Kant osserva che tale pretesa facilità nel raggiungere l'invisibile è frutto della pretesa della metafisica, di raggiungere razionalmente l'invisibile.

📂 In questa sezioneIn this section

  • Il periodo pre-critico, la maturazione del dubbio sulla metafisica: è il periodo iniziale del pensiero di Kant, quello in cui il filosofo cerca ancora di salvare la metafisica
  • la Critica della Ragion Pura, l'impossibilità della metafisica: è l'opera principale di Kant, il punto di approdo definitivo della sua riflessione suoi limiti della conoscenza umana: la metafisica è dichiarata una conoscenza non valida, solo la scienza è valida e legittima
  • la Critica della Ragion pratica, la morale del dovere per il dovere: è l'opera in cui tratta della moralità, un tema molto caro a Kant: non potendola più fondare sulla metafisica, la fonda su .. sé stessa. Il dovere per il dovere: fa' così perché devi
  • La religione, una religiosità puramente razionale: Kant, pur non ritenendola dimostrabile, crede comunque nella l'esistenza di Dio, che però va adorato in modo puramente razionale, oltre le religioni rivelate
  • La politica, il Kant migliore e più attuale: in politica Kant sostiene tesi interessanti sul rapporto tra dispotismi e guerra e sulla possibilità della pace tra le nazioni
  • La Critica del Giudizio, la bellezza come ponte tra fenomeno e noumeno: per Kant quel noumeno che non si può conoscere concettualmente, ma è postulato dalla morale, può essere intravisto non-concettualmente nel fenomeno della bellezza naturale