la civetta di Atena

Perché la filosofia

oltre la scienza

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il problema

Perché deve esistere un sapere che si chiama filosofia? Non sono sufficienti il buon senso da un lato e la scienza esatta dall'altro? No: dire che deve esistere la filosofia è quanto dire che l'uomo deve usare la sua ragione, deve coltivare il giudizio sulla realtà. Un buon senso che non ammettesse almeno implicitamente uno sviluppo logico, una fondazione razionale, non sarebbe buon senso. Il buon senso è tale se è una implicita filosofia (e ovviamente anche viceversa: la vera filosofia non può che esplicitare e sistematizzare il buon senso). La scienza poi è valida e importante, ma non esaurisce tutto. Vediamo perché.

1) l'esigenza di una spiegazione totale

C'è un desiderio di pienezza a) affettiva e b) conoscitiva, non solo non saziabile restando dentro l'ambito dell'immediato, ma drammaticamente contraddetto dal male e dalla morte.

nessun immediato ci soddisfa pienamente

Perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

a) Affettivamente, avvertiamo l'insoddisfazione di ogni meta finita (ci sembrava che fosse proprio quella cosa a darci la felicità, e poi vediamo che non è così), dunque desideriamo qualcosa che vada oltre i particolari. E' quanto dire che non siamo animali, ovvero che c'è in noi una inquietudine, la non definitiva e perfetta soddisfazione di qualsivoglia bene particolare. Il che significa che oltre alle tante, particolari esigenze (di mangiare e bere, di avere una casa, dei rapporti affettivi e interpersonali, di dormire e divertirsi) c'è una esigenza originaria, non appagabile da tutte quelle cose. Non si può ritenere umano uno che pensi solo a magiare, bere, dormire, far l'amore e lavorare. Io sono desiderio di felicità piena e perfetta.

Non solo perché i beni particolari risultano insoddisfacenti, ma vi è una spinta alla ricerca di un significato totale, oltre l'immediato, perché l'immediato è alla fine inesorabilmente risucchiato nel nulla: dobbiamo morire. Il desiderio è contraddetto dal male e dalla morte. Se la morte (delle persone care, passate e future, la mia morte) significasse la fine di tutto, il mio desiderio sarebbe frustrato. Per questo la vita non è “normale”, è problema.

N.B. bisogna avere una certa ingenuità nel senso di sincerità con sé stessi («se non ritornerete come bambini»), bisogna fidarsi della propria umanità, della propria natura, non nascondersi che si desidera la pienezza / che si ha paura della morte e del male (non facendo “i duri”).

b) Conoscitivamente, c'è in noi l'esigenza di capire, di spiegarci che cosa sia la realtà: ricerca del senso, del significato ultimo di tutto: perché si vive, perché esiste la realtà? A queste domande non può rispondere la scienza.

Se fossimo animali non ci importerebbe niente della verità. Cos'è infatti la filosofia? la ricerca (filo) della verità (sofia), la ricerca della verità della propria vita e dunque della realtà ossia la ricerca del senso, del significato dell'esistenza e dell'essere.

Nemmeno per chi crede, basta la fede. O meglio, da un lato la fede basta, in quanto è per il soggetto concreto l'assoluto esistenziale. Ma chi davvero crede non rinuncia alla ragione, né ad essa abdica. Perché chi crede non può voler offendere Dio, in cui crede. Ma non riconoscere ed amare, fino in fondo e per quello che è davvero, la creatura è offendere il Creatore. Ora la ragione è creata da Dio, e la realtà, che la ragione è necessaria a far conoscere, è creata da Dio.

2) un certo strumento per impostarne la soluzione

la ragione filosofica

a) è necessario andare oltre la scienza

Vi impedisco io forse di calcolare la processione degli equinozi
o di distruggere gli atomi?
Ma a che cosa vi servirebbe fabbricare la vita stessa,
se aveste perduto il senso della vita?
Bernanos, Diario di un curato di campagna

Non basta infatti la scienza. La scienza non spiega tutto. Non può dire niente di ciò che le sfugge, e l'invisibile, per principio, le sfugge: infatti la scienza studia solo il visibile, anzi il misurabile. Dunque della esistenza di un'anima e del Mistero Infinito, che sono invisibili, non può dire niente, né che esistono, né che non esistono.

  • La scienza non può dire se ho un'anima oppure no.
  • Non può dire se esiste Dio oppure no.
  • Non può dire che cosa sono il bene e il male.

Non si può sapere se esiste un'anima analizzando il 🧠 cervello, né in base alla teoria evoluzionistica: l'anima, se c'è, non è visibile, e non può derivare dalla evoluzione del corpo. L'evoluzionismo può essere vero senza implicare la non esistenza nell'uomo di un livello non materiale: dalla scimmia deriva il corpo, ma il corpo non è tutto l'uomo.

Così, nessuna analisi scientifica del cosmo potrà risolvere il problema della esistenza del Mistero Infinito. Patetico e grottesco appare ad esempio quanto affermava l'Enciclopedia sovietica, secondo cui Dio non esiste, perché essendo il cosmo infinito, non avrebbe nessun angolino dove stare ... essendo già tutto lo spazio occupato dal cosmo!

Ma non soltanto la scienza non può dire nulla su Dio e sull'anima, fattori decisivi per impostare la domanda esistenziale, per rispondere alla esigenza di spiegazione totale. Essa nemmeno può fondare da sola la conoscenza dello stesso reale sensibile: che la realtà esiste è una affermazione filosofica, non scientifica; che valga il principio di causalità, su cui la scienza si fonda, non può essere dimostrato dalla scienza.

Per non parlare poi di quale debba essere il nostro giusto comportamento, a livello individuale (etica) e collettivo (politica): nessuno può pretendere di fornire la formula matematicamente indiscutibile per impostare tali ambiti.

b) è possibile andare oltre la scienza

«What I like about experience is that it is such an honest thing. You may take any number of wrong turnings; but keep your eyes open and you will not be allowed to go very far before the warning signs appear. You may have deceived yourself, but experience is not trying to deceive you. The universe rings true wherever you fairly test it.»trad«Quello che mi piace dell’esperienza è che si tratta di una cosa così onesta. Potete fare un mucchio di svolte sbagliate; ma tenete gli occhi aperti e non vi sarà permesso di spingervi troppo lontano prima che appaia il cartello giusto. Potete aver ingannato voi stessi, ma l’esperienza non sta cercando di ingannarvi. L’universo risponde il vero quando lo interrogate onestamente».

Lewis, Sorpreso dalla gioia, Jaca Book, Milano 1982, pp. 199-200

«"Do you really think there are no sins of intellect?"

"There are indeed, Dick. There is hidebound prejudice, and intellectual dishonesty, and timidity, and stagnation. But honest opinions fearlessly followed-they are not sins.

"I know we used to talk that way. I did it too until the end of my life when I became what you call narrow. It all turns on what are honest opinions."

"Mine certainly were. They were not only honest but heroic. I asserted them fearlessly. When the doctrine of the Resurrection ceased to commend itself to the critical faculties which God had given me, I openly rejected it. I preached my famous sermon. I defied the whole chapter. I took every risk."

"What risk? What was at all likely to come of it except what actually came-popularity, sales for your books, invitations, and finally a bishopric?"»trad« "Pensi davvero che non ci siano peccati dell'intelletto?"
"Ci sono davvero, Dick. C'è il pregiudizio radicato, la disonestà intellettuale, la timidezza, e la stagnazione. Ma le opinioni oneste seguite senza paura - non sono peccati."
"So che ne parlavamo così. L'ho fatto anch'io fino alla fine della mia vita, quando sono diventato quello che chiami ristretto. Tutto dipende da cosa sono le opinioni oneste."
"Le mie certamente lo erano. Non erano solo oneste, ma eroiche. Le ho affermate senza paura. Quando la dottrina della Resurrezione ha smesso di raccomandarsi alle facoltà critiche che Dio mi aveva dato, l'ho apertamente respinta. Ho predicato il mio famoso sermone. Ho sfidato l'intero capitolo. Ho corso ogni rischio."
"Che rischio? Cosa c'era di probabile che ne venisse fuori se non quello che è effettivamente venuto fuori: popolarità, vendite per i tuoi libri, inviti e, infine, un vescovado?" ».

Lewis, Il grande divorzio, cap. 1

Dunque la filosofia sarebbe necessaria. Ma è essa possibile? Non ci da la ragione filosofica l'impressione di non dimostrare davvero?

Bisogna fidarsi della ragione, non rendere diabolicamente volatile il pensiero: è uno strumento che non ci inganna, se lo usiamo bene, come riflessione sull'esperienza, sull'esistente, e non come arzigogolo, per difenderci dalla realtà. Ma perché la ragione così spesso non viene usata come rivelativa (del reale: sintetica, filosofica) ma solo come strumentale (tecnico-scientifica)? Perché tanta sfiducia nella sua capacità di dirci come stanno le cose, come è la realtà oggettiva?

Le motivazioni di tale sfiducia sono riconducibili a due filoni, di cui solo il primo esplicitamente dichiarato:

1) una asserita debolezza del soggetto ragionante, ossia per il fatto che la ragione non può risolvere interamente il problema della vita; agisce qui una dialettica di questo tipo: si cerca una razionalità che spieghi tutto (lo ha fatto sistematicamente l'umanità moderna, culminando in Hegel), poi, delusi che così non sia, si conclude che la ragione non conosce niente di certo, come è per il nichilismo attuale.

nota bene: dalla sua incompletezza non si può ricavare la sua falsità; in questo senso non c'è vera salvezza della ragione che nella fede.

2) una (più o meno "sotterraneamente") ricercata potenza del soggetto ragionante, che rende inaccettabile l'idea che la ragione si conformi alla realtà oggettiva, a un dato cioè che la precede e la regola; ciò infatti vincolerebbe alla superiore Oggettività di Dio che scruta i cuori e le reni, mentre l'uomo, che dubita della ragione, vuole essere autonomo.

una obiezione: esistono molte filosofie

Il fatto che esistono molte filosofie non è la prova che è impossibile raggiungere un verità oggettiva in campo filosofico?

Che ci siano molte filosofie potrebbe essere la prova di una impossibilità per la mente umana di raggiungere la verità. Ma questo fenomeno si può spiegare più semplicemente col fatto che il soggetto umano è esistenzialmente interessato alla verità filosofica, mentre non lo è alla verità scientifica. Che sia vera una tesi scientifica o l'altra, non cambia molto nella sua vita; mentre cambia, e molto, nella sua vita a seconda che sia vera una certa filosofia oppure un'altra. Per questo ci sono molte filosofie.

📚 Bibliografia essenziale

  • copertina del libro, Metafisica, (compra su amazon o compra su IBS).
  • , Conversazioni di metafisica, Milano 1971 (compra su amazon o compra su IBS).
  • , Metafisica e deellenizzazione, Milano 1975 (compra su amazon o compra su IBS).
  • copertina del libro, Distinguer pour unir ou Les degrés du savoir, Paris 19321,19637, tr.it. I gradi del sapere, Morcelliana, Brescia (compra su amazon o compra su IBS).
  • , De veritate, Paris 1256-59, tr.it. Sulla verità, , (compra su amazon o compra su IBS).
  • copertina del libro, Elementi di filosofia, Brescia 1975 (compra su amazon o compra su IBS).

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  • Perché la filosofia, oltre la scienza: la scienza no basta a risolvere tutti i problemi che la mente umana si pone, in particolare il problema del male e quella morte, come pure la questione del senso della vita
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