Carlo V
l’illusione neo-imperiale
Table of Contents
Francesco Bertoldi
🍹 Introduzione
Carlo V si trovò nelle mani dei domini vastissimi (su cui “non tramontava mai il sole”), ma ormai le differenza nazionali erano troppo marcate (senza contare la frattura creatasi con la Riforma protestante) per poter ricreare un vero Impero universale
genealogia
La vastità dei domini di Carlo V dipese dalla fortunata convergenza, verso di lui, di due importanti linee genealogiche, come si può vedere nel seguente schema svg.
un dominio immenso ...
Coi suoi nonni materni (Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia) la Spagna si unifica. Non solo, ma proprio poco prima della sua salita al potere, la Spagna, giunta per prima nella scoperta del Nuovo Mondo, va costruendo un immenso impero coloniale, appunto nelle Americhe.
Quanto al ramo paterno, gli Asburgo erano di fatto la dinastia che controllava ormai la corona imperiale, il titolo di quindi di sacro Romano Imperatore, l’erede in qualche modo di Carlo Magno e degli imperatori medioevali, ossia colui che deteneva, teoricamente (sempre più solo teoricamente) il primato politico, una qualche supremazia politica su tutto la “cristianità” occidentale, quella che noi chiamiamo Europa (almeno centro-occidentale).
Carlo V (nato a Gand il 25/02/1500), educato nei Paesi Bassi (andò in Spagna solo nel 1517), descritto come un giovane “intelligente e fermo di volontà”, si ispirò a un ideale imperiale universalistico, ancora vivo nella cultura tedesca (Erasmo da Rotterdam gli dedicò la Institutio principis christiani, 1516).
Come si è accennato, molte condizioni, soprattutto la vastità dei suoi domini (la Spagna e il suo sempre più esteso impero coloniale, i domini asburgici, quelli diretti, che andavano dai Paesi Bassi all’Austria, all’Ungheria e alla Boemia, e quello indiretto, della corona imperiale), sembravano rendere possibile tale disegno.
... ma eterogeneo e frammentato
Tuttavia, i tempi dell’Impero medioevale erano ormai tramontati: da tempo, almeno del XIV secolo le realtà delle nazioni, degli Stati nazionali, erano andate sempre più prendendo consistenza.
Lo stessa capacità poliglotta, di cui Carlo V si vantava (diceva di parlare “spagnolo con Dio, italiano con le donne, francese con gli uomini, tedesco col suo cavallo”), testimonia una frammentazione che non era ormai più solo linguistica, ma anche di identità (culturali e politiche), identità sempre più nettamente delineate e diversificate. Unirle sotto un unico scettro non sarebbe stato facile. Non lo sarebbe stato nemmeno se non fosse intervenuta, proprio durante il suo regno, la Riforma protestante, che avrebbe dato una ulteriore spinta alla divisione dell’Europa.
Ci fu poi, agli alle forze centrifughe “interne” (Stati nazionali, in particolare la Francia di Francesco I e i protestanti), un terzo ostacolo al progetto neo-imperiale di Carlo V: la pressione (“esterna”) dei Turchi, che premevano da Est, e costituivano una seria minaccia all’Europa cristiana.
Dover affrontare, con un Impero forte solo sulla carta, ma non nella realtà (perché diviso), tre “nemici” contemporaneamente, portò il pur energico e capace Carlo V a veder naufragare il suo sogno: l’Europa era ormai definitivamente divisa; per lo meno: lo sarebbe stata per secoli.
⏳ Piccola cronologia
Carlo V
1500 / 1558
Carlo V imperatore
1519 / 1556
battaglia di Pavia
1525 / [Carlo V sconfigge Francesco I, facendolo prigioniero; abbondante uso dei moschettieri, coi loro archibugi, e della fanteria e dei picchieri che infilzavano i cavalli dei francesi ].
1a Dieta di Spira
1526 / [Carlo V, in rotta col Papa riconosce il matrimonio dei preti, l'uso del tedesco, il calice ai laici ].
trattato di Madrid
1526 / [la Francia, sconfitta a Pavia, riconosce a Carlo V il Milanese e la Borgogna; quest'ultima però non viene di fatto ceduta da Francesco I, al che Carlo lo sfidò a duello come fellone ].
lega di Cognac
1526 / [Francesco I, sconfitto a Pavia, cerca di coagulare tutti i nemici di Carlo V, attirando lo stesso Clemente VII, un Medici, punito poi col sacco di Roma ].
sacco di Roma
1527 / [I Lanzichenecchi saccheggiano Roma, il Papa rifugiatosi in Castel S.Angelo per 8 mesi ].
2a Dieta di Spira
1529 / [Carlo V, riconciliatosi col Papa ritira le concessioni della prima Dieta di Spira ].
trattato di Barcellona
1529 / [dopo il braccio di ferro col Papa (sacco di Roma), Carlo V ottiene il riconoscimento dei possessi italiani e l'incoronazione ].
avanzata barbaresca in NordAfrica: Algeri 1529 e Tunisi 1534
1529 / 1534
Dieta di Augusta
1530 / [fallisce la mediazione: i luterani proclamano la Confessione di Augusta, redatta da Melantone ].
Carlo V incoronato imperatore
1530 / [a Bologna, dalle mani del Papa ].
Carlo V strappa Tunisi ai pirati barbareschi
1535 / [vittoria peraltro che non spezzò la pressione barbaresca ].
riprende lo scontro Francia-Impero
1535 / 1544 [morto Francesco Sforza, Carlo V occupa Milano, al che Francesco I invade la Savoia; dopo la tregua di Nizza (1538) la Francia attacca ancora nel 1541, approfittando della sconfitta di Carlo da parte b ].
pace di Crépy
1544 / [la Francia riesce ad assicurarsi Savoia e parte del Piemonte, pur riconoscendo Milano all'Impero ].
Battaglia di Muhlberg
1547 / [Vittoria di Carlo V sulla lega (protestante) di Smalcalda ].
Pace di Augusta
1555 / [L'Imperatore riconosce ai luterani il diritto di seguire la Confessio Augustana; Cuius regio eius religio; reservatum ecclesiasticum ].
abdicazione di Carlo V
1556 / [in favore del fratello Ferdinando I e del figlio Filippo II ].
⚖ Per un giudizio
L’idea di una Europa unita di per sé è buona. Ma il modo con cui Carlo lo perseguì fu ampiamente difettoso:
Da un lato infatti dimostrò una certa prepotenza, al limite della brutalità, come quando sguinzagliò i Lanzichenecchi a fare quello che è passato alla storia come il “sacco di Roma”.
Dall’altro si mostrò opportunista e più preoccupato di un risultato egoisticamente immediato, soprattutto nel suo modo di gestire la vicenda della Riforma protestante. Tale vicenda lo vide, lui, che pure era, o almeno diceva di essere, convintamente cattolico, animato da preoccupazioni esclusivamente politiche.
In sintesi quindi ci fu la contraddizione di perseguire un ideale nobile con intenti e con mezzi molto meno nobili. Di perseguire un ideale universalistico affidandosi a intenti e mezzi particolaristici.