
Filosofia moderna
prove tecniche di autonomia
Table of Contents
Introduzione
il valore del soggetto
La terza grande epoca della storia della filosofia in realtà ha come denominatore comune non tanto l'antropocentrismo, quanto il valore della soggettività: il nemico non è tanto il Cristianesimo (lo è solo per una parte della filosofia moderna), quanto l'oggettivismo scolastico, maldestramente sposato da buona parte dei vertici della Chiesa cattolica.
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pagine su singoli autori
- Baruch Spinoza, o della compassata prudenza: la sua filosofia è panteistica, ma sono presenti in lui anche degli accenti autenticamente mistici
- Gottfried Wilhelm Leibniz, il mondo come armonia razionale: Leibniz cerca di conciliare la tradizione cristiana con la scienza moderna; lo fa virando verso un tendenziale razionalismo
- Thomas Hobbes, il potere assoluto unico rimedio al caos: Thomas Hobbes, filosofo inglese, teorizzò l'assolutismo come unico rimedio al caos di una lotta di tutti contro tutti
- John Locke, una fredda, equilibrata moderazione: Locke prosegue nella linea empiristica di altri filosofi inglesi, anche se riconosce ancora alla ragione qualche potere di andare oltre l'immediato
- David Hume, lo sbocco scettico dell'empirismo inglese: con lui l'empirismo inglese approda a un coerente scetticismo: nessuna certezza nel sul mondo fuori di noi, né sul nostro stesso io
- Voltaire, l'impossibile tenuta di una religiosità puramente naturale: Voltaire è uno dei più importanti esponenti dell'Illuminismo (francese, ma non solo). Sostenne la tolleranza contro le ingerenze di una Chiesa effettivamente invadente; ma la sua idea di una religione puramente razionale finì col rivelarsi impraticabile
- Jean-Jacques Rousseau, la Natura sopra tutto: la sua concezione, che riguarda soprattutto la politica e la pedagogia, esalta la naturalità contro la razionalità, ed ebbe poi importanti effetti sulla cultura successiva
umanesimo e rinascimento
Umanesimo e umanesimi: non c'è stato un solo umanesimo, antropocentrico. Ma anche un umanesimo cristiano, teocentrico. Oltre a tale problema generale vendono esposti anche singoli umanisti
- I due umanesimi, umanesimo non equivale ad antropocentrismo: sono esistiti due umanesimi: un più antropocentrico e in rottura col Medioevo, e uno più in continuità con la tradizione cristiano-medioevale
- L'umanesimo antropocentrico, la centralità dell'uomo come autonomia da Dio: sono quegli autori, come Lorenzo Valla, o Piero Pomponazzi, che sottolineano l'autosufficienza dell'uomo, che diventa così meno bisognoso dell'aiuto soprannaturale
- L'umanesimo cristiano, esaltare l'uomo in Dio: sono gli autori che hanno ritenuto la valorizzazione dell'uomo pienamente compatibile con la fede in Dio creatore
- Tommaso Campanella, un naturalismo temperato: filosofo calabrese, propose una filosofia attenta alla consistenza del mondo sensibile, ma con forti tratti di tipo magico
- Giordano Bruno, la tragedia di uno spirito ribelle: Pagine su Giordano Bruno, filosofo italiano del '500, panteista e ribelle alla Chiesa
- Erasmo da Rotterdam, un genio equilibrato, ma timido: capace di raro equilibrio in mezzo alla tempesta scatenata dalla Riforma protestante, gli mancò il coraggio di sostenere pubblicamente delle parole di verità e preferì starsene appartato
- Nicolo Cusano, una apertura intelligente: Cusano ebbe una grande apertura mentale verso il nuovo interesse per il mondo naturale da cui sarebbe nata la scienza moderna
- Tommaso Moro, la saggia fortezza della verità: Thomas More ha saputo sfidare l'ingiustizia, pagando di persona per la sua fedeltà alla verità, senza incosciente spavalderia, con tenace accortezza
la rivoluzione scientifica
la rivoluzione scientifica è stata un grande evento. Qui se ne parla sia in generale sia considerando Francis Bacon e Galilei Galilei
- Cause e fine della scienza moderna, una profonda fiducia nella razionalità del reale: perché la scienza moderna nasce in Europa e non altrove? Il Cristianesimo ha davvero ostacolato o non ha piuttosto favorito la scienza? Analisi delle cause di un fenomeno che ha cambiato lo stile di vita dell'intera umanità
- I primi sviluppi della scienza, un esordio difficile: scienza e filosofia moderne hanno avuto un notevole, reciproco influsso. L'inizio della scienza ha visto l'incagliarsi della ricerca in obiezioni più filosofico-teologiche che empiriche
- Il rapporto scienza/filosofia, una paternità disconoscibile: non è la scienza ad aver prodotto un pensiero filosofico meccanicista (e razionalista), ma una certa interpretazione (filosofica) della scienza
- Francis Bacon, la falsa partenza della scienza (ancora qualitativa): Bacone scrisse cose interessanti sui pregiudizi che possono ostacolare la conoscenza della realtà, ma fallì il compito di fissare un metodo per la nascente scienza, che concepì ancora come qualitativa
- Galileo Galilei, il padre della scienza moderna: Galileo è il vero padre della scienza moderna, non certo Cartesio o Hume: è lui infatti a formulare il metodo della scienza, che poi sarebbe stato universalmente seguito, ossia applicare la matematica al dato osservabile. È solo in lui quindi quella unità tra esperienza e pensiero che non si trova né in Cartesio, né in Hume o in molti altri filosofi moderni
- Galileo: appunti per un giudizio, una pietra miliare nel cammino della conoscenza: breve analisi dei nodi per una valutazione equilibrata del comportamento di Gelileo e della Chiesa del suo tempo
Cartesio
un gigante della filosofia moderna
- Il punto di partenza, non la realtà oggettiva, ma il soggetto: Cartesio pensa che la nostra conoscenza non sia originariamente aparta alla oggettività e deve quindi fissare “all'interno” del soggetto, per così dire, dei criteri con cui inoltrarsi nella oggettività “esterna”
- Il metodo, la pretesa di totale chiarezza: Cartesio pretende che la filosofia goda della stessa chairezza di cui gode il sapere matematico: non accetta per vero niente che non sia “chiaro e distinto”
- Il dubbio metodico, o l'inattendibilità di (quasi) tutto: per Cartesio il mondo quale ci viene fatto conoscere dai sensi non può essere ritenuto immediatamente vero, come non lo possono essere le verità colte dalla ragione, tra cui le stesse verità matematiche: su tutto si stende un dubbio “iperbolico”
- Il cogito, l'unica certezza: l'io: dopo aver dubitato di tutto, cartesio giunge a una prima certezza: almeno io, che dubito di tutto, esisto in quanto pensante. Cogito, ergo sum
- Dio, in Cartesio, una concezione razionalistica: Pascal non aveva tutti i torti a segnalare come in Cartesio la funzione di Dio sia essenzialmente strumentale: “gli serve per”, “se ne serve”
- L'errore, responsabilità dell'uomo: Cartesio spiega come l'esistenza dell'errore non sia obiezione alla esistenza di Dio: alla sua veracità e alla sua onnipotenza
- Il mondo e l'uomo, il meccanicismo e il dualismo: il mondo è ridotto a puro meccanismo, privo di forme sostanziali, e l'uomo è diviso in due sfere tra loro divise: l'anima e il corpo, concepito come macchina
- la morale provvisoria, uno sbrigativo volontarismo: Cartesio non elaborò mai una morale completa, per diversi motivi. La sua morale è detta perciò provvisoria e risente di un volontarismo, in fondo scettico sulla possibilità di riconoscere il bene
Pascal
l'anti-Cartesio
- la vita di Pascal, una esistenza inquieta: Pascal fu scienziato, pruima che filosofo, ma soprattutto fu animato da una insaziabile sete di verità totale, che lo portò a convertirsi profondamente al Cristianesimo, secondo una accezione estremamente rigorosa (giansenistica)
- Il problema fondamentale, l'esistenza concreta: la filosofia non deve porsi problemi astratti, come faceva Cartesio, ma affrontare l'esistenza concreta dell'uomo, del singolo uomo
- Come affrontare il problema, il primato dell'intuitività sul concetto astratto: Per Pascal il concetto è valido, ma nell'ambito scientifico; nell'ambito esistenziale è decisiva invece l'intuizione
- L'uomo come paradosso, inspiegabile, senza la fede cristiana: Per Pascal è tutt'altro che chiaro chi siamo: l'uomo è mistero a sé stesso, diviso com'è tra spinte contrastanti, che solo la fede cristiana può spiegare
- Dio e la religione, da amare più che da dimostrare: la ragione può anche dimostrare l'esistenza di Dio, ma serve a poco, se manca un coinvolgimento esistenziale: è più il cuore dunque che la ragione a farci riconoscere Dio; che si rivela in Cristo, in un livello soprannaturale, superiore cioè non solo alla materia, ma anche allo spirito
Kant
- Il periodo pre-critico, la maturazione del dubbio sulla metafisica: è il periodo iniziale del pensiero di Kant, quello in cui il filosofo cerca ancora di salvare la metafisica
- la Critica della Ragion Pura, l'impossibilità della metafisica: è l'opera principale di Kant, il punto di approdo definitivo della sua riflessione suoi limiti della conoscenza umana: la metafisica è dichiarata una conoscenza non valida, solo la scienza è valida e legittima
- la Critica della Ragion pratica, la morale del dovere per il dovere: è l'opera in cui tratta della moralità, un tema molto caro a Kant: non potendola più fondare sulla metafisica, la fonda su .. sé stessa. Il dovere per il dovere: fa' così perché devi
- Kant: religione e politica, una religiosità puramente razionale: Kant, pur non ritenendola dimostrabile, crede comunque nella l'esistenza di Dio, che però va adorato in modo puramente razionale, oltre le religioni rivelate; in politica Kant sostiene tesi interessanti sul rapporto tra dispotismi e guerra e sulla possibilità della pace tra le nazioni
- La Critica del Giudizio, la bellezza come ponte tra fenomeno e noumeno: per Kant quel noumeno che non si può conoscere concettualmente, ma è postulato dalla morale, può essere intravisto non-concettualmente nel fenomeno della bellezza naturale