
La metafisica
la regina contrastata della filosofia
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una conoscenza contestata
La metafisica, ritenuta per lo più, in età si pensi a Platone, ad Aristotele o a Tommaso d'Aquinoantica e medioevale, il vertice della filosofia, da Kant in poi, si trova a non essere considerata da tutti i filosofi come una conoscenza valida. La metafisica infatti pretende di conoscere l'essere, cioè la realtà, e di costruire sull'essere un discorso in qualche modo assoluto, oggettivamente e universalmente valido. Ma questa conoscenza dell'essere, della realtà, è negata dal relativismo e comunque da quanti pensano che ciò con cui abbiamo a che fare sono solo nostre soggettive percezioni o nostre soggettive opinioni.
Anche “dopo Kant” sono comunque molti i filosofi che hanno coltivato la metafisica. Soprattutto pensatori religiosi (la metafisica infatti ha il suo culmine nella dimostrazione dell'esistenza di Dio), ma non solo.
In ogni caso una qualche forma di metafisica l'hanno inevitabilmente tutti, perché è impossibile non pensare niente della realtà, non si può non avere nessuna idea su che cosa sia la realtà. Ed è appunto di questo che si occupa la metafisica.
il nome: “metafisica”
Non è l'unico nome si può dare a questa parte della filosofia: vi è stato chi ha usato altri nomi, come ontologia, o protologia, o filosofia prima.
Quest'ultima era proprio la denominazione del filosofo che per primo ha teorizzato in modo esplicito e organico la natura di questa branca della filosofia, ossia Aristotele: πρώτη φιλοσοφία, “filosofia prima”.
Tuttavia “metafisica” è di gran lunga il nome più diffuso per indicarla.
di che cosa si occupa
Il nome metafisica può trarre in inganno, come se essa trattasse ciò che è oltre (metà, in greco significa appunto “oltre”) le cose fisiche, ossia come se essa riguardasse solo l'invisibile, lo spirituale.
In realtà la metafisica, almeno per come la intendevano Aristotele e Tommaso d'Aquino e la maggior parte dei filosofi antico-medioevali, non riguarda (solo) l'invisibile, ma tutto l'essere, tutta la realtà.
Essa risponde infatti alla domanda: che cosa esiste? E la risposta si scandisce a tre livelli, ossia:
- che cosa sia l'essere in generale (problema delle "leggi" fondamentali dell'essere, quali siano e come si fondino)
- se l'ente finito, che è il primo ad essere conosciuto, sia la totalità dell'essere, sia tutto ciò che esiste, ovvero rimandi ad Altro, alla trascendenza, all'Infinito (problema delle prove dell'esistenza di Dio)
- in che rapporto stia l'Infinito col finito (problema della creazione, della provvidenza, del male)
l'essere in generale
A questo riguardo si pone ad esempio il problema delle leggi fondamentali (i principi) dell'essere, quali siano e come si fondino.
In rapporto ad un altra questione fondamentale, quella della unità/molteplicità dell'essere, si possono distinguere diverse metafisiche, come dal seguente schema.
I due estremi di una totale unità dell'essere (Parmenide), per cui l'essere finito è puramente e semplicemente identico e di una totale molteplicità dell'essere (Hegel), per cui l'essere è contraddittorio (non-identico) si elidono a vicenda.
L'essere finito è in realtà al tempo stesso uno e molteplice: sia nel senso che la realtà finitala realtà tutta è fatta di tante cose (molteplicità), ma tutte sono in qualche modo fatte della stessa “pasta”, hanno qualcosa di comune, qualcosa che le accomuna (unità), sia nel senso che ogni singolo essere (ogni ente), è in sé stesso uno ma anche molteplice, la sua è una identità che convive con una differenza. Il caso più eclatante di differenza interno a un singolo essere è dato dal divenire: con lo scorrere del tempo, come notava Parmenide, un essere finito non è più quello che era un istante prima, è diverso, differente; quindi la sua identità non è assoluta.
l'esistenza di un infinitamente Perfetto
Riguardo al secondo livello, chi fa esplicitamente metafisica, dal Cristianesimo in poi, pensa che il finito non sia la totalità dell'essere, ma sia segno dell'Infinitamente Perfetto. Esistono comunque (rare) eccezioni, per cui ne può venire uno schema come il seguente.
Occorre comunque notare che non esiste una vera e propria dimostrazione della non-esistenza di Dio. Quindi il nichilismo, è una tesi più che metafisica, gnoseologica: non possiamo avere nessun certezza riguardo alla realtà, non possiamo affermare l'esistenza di Dio. Senza però che si possa affermare la sua non-esistenza. Piuttosto chi nega filosoficamente Dio, preferisce argomentare le supposte ragioni patologiche che spingerebbero ad affermarne l'esistenza. Così fa ad esempio Nietzsche. In estrema sintesi: si affermerebbe Dio, l'Infinito, perché non si è capaci di star bene, di vivere bene, nel finito. Si amerebbe il cielo perché si odierebbe la terra.
il rapporto Infinito / finito
Abbiamo che il problema può propriamente essere affrontato da chi ammette una distinzione tra finito e Infinito. Anche in questo caso però si può, impropriamente, parlare anche di altre posizioni.
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