
La conoscenza
che cosa possiamo conoscere
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Francesco Bertoldi
il nome
La parte della filosofia che si occupa della conoscenza ha avuto nel corso della storia della filosofia e da parte di diversi filosofi, denominazioni diverse: il nome probabilmente più “classico” è gnoseologia, ossia logos, discorso, sulla conoscenza (in greco gnosis)
Ma essa è anche stata denominata logica (discorso sul logos), o più esattamente logica maior o logica filosofica, per distinguerla dalla logica minor, o logica “scientifica”.
Altra denominazione è “teoria della conoscenza”.
Oggi molti, soprattutto in area anglosassone, usano il termine “epistemologia”, che però nella visione realistica è solo una parte della gnoseologica, quella che riguarda il sapere e la sua suddivisione in varie branche. Si può osservare, di sfuggita, che quest'ultima denominazione è sintomatica di una concezione relativistica della conoscenza, per la quale la filosofia non ha accesso alla realtà, ma deve limitarsi a riflettere sulle scienze.
di che cosa si tratta
Un problema che era già ben presente alla filosofia antica (e medioevale), ma che è diventato al punto che Gustavo Bontadini, uno dei maggiori filosofi cattolici del '900, soleva parlare del gnoseologismo moderno, un neologismo da lui coniato per indicare, e deprecare, la fissazione sul tema conoscitivopredominante in epoca moderna e contemporanea, è quello della conoscenza.
Come dico nel mio Filosofia oggi, la domanda principale della gnoseologia è se possiamo o meno avere delle certezze, relative a verità universalmente valide, cioè valide non solo per me, qui ed ora, ma per tutti, sempre e ovunque.
A questo riguardo si possono distinguere gli indirizzi che vediamo qui sotto.
i grandi indirizzi
- un indirizzo empiristico-scettico (relativistico): per il quale non abbiamo alcuna certezza universalmente valida, ma solo incerte e mutevoli opinioni,
- un indirizzo realistico, per il quale, sia pure solo a partire dalla frammentarietà contingente e mutevole dell'esperienza, possiamo raggiungere delle verità universalmente valide,
- e un indirizzo innatistico-idealistico (dogmatico), per il quale disponiamo già da subito, immediatamente, da dentro di noi, da dentro il nostro pensiero, delle cose più importanti da sapere, disponiamo di verità e di certezza universalmente valide non tratte dalla faticosa progressività dell'esperienza, ma tutte (per l'idealismo) o in parte (per l'innatismo) presenti da sempre nel (nostro) pensiero.
Si tratta, si badi bene, di uno schema fortemente sintetico, più un abbozzo di idealtipi che una fedele fotografia della frastagliata varietà delle tante filosofie: moltissime filosofie si troverebbero un po' “stipate”, un po' “compresse” in questo schema, come quando si vuol far stare in una valigia più cose di quante la valigia può contenere. Tuttavia, in prima approssimazione, le cose stanno così.
le parti della gnoseologia
La conoscenza umana comprende vari livelli: quello più elementare è la sensazione, poi ci sono quelli che Aristotele e la Scolastica chiamavano i “sensi interni”, come memoria e immaginazione, ma soprattutto la conoscenza, di cui la gnoseologia si occupa, è quella del pensiero. Tanto che un nome della gnoseologia, come si è accennato, è logica, cioè studio del logos, del pensiero.
E il pensiero ha a sua volta diversi livelli:
- quello più elementare è il livello del concetto: i concetti sono come gli atomi del pensiero, i suoi ingredienti-base (ad esempio “mela” e “rossa”);
- poi ci sono i giudizi, che uniscono più concetti (ad esempio: “la mela è rossa);
- poi ci sono i ragionamenti, che uniscono più giudizi (ad esempio “le mele rosse sono mature, questa mela è rossa, dunque questa ,mela è matura”)
- infine ci sono i vari tipi di sapere, le scienze (in senso lato), ossia la massima complessificazione della conoscenza, dove concetti, giudizi e argomentazioni si uniscono e si organizzano per dare una rappresentazione/comprensione globale di una certa porzione di realtà.
In senso stretto, l'epistemologia dovrebbe riguardare proprio quest'ultimo livello.