
Il Risorgimento
la via all'unità d'Italia
Table of Contents
Nell'800 l'Italia conobbe il suo Risorgimento, quasi una sua resurrezione: dopo tre secoli di sottomissione all'egemonia straniera e molti di più di divisioni, l'Italia si scrolla il dominio straniero e ritrova la sua unità.
il Risorgimento
Un primo assaggio di unità l'Italia l'aveva avuto con Napoleone, che almeno in teoria era fautore dell'indipendenza delle nazioni, anche se poi in pratica attuò solo molto parzialmente tale idea egualitaria, cercando di tenere anche il nostro paese sotto il suo predominio. In ogni caso Napoleone creò un Regno d'Italia, che per quanto di estensione molto più ridotta dell'intero territorio nazionale e per quanto sottomesso alla egemonia francese, rappresenta comunque un riconoscimento in linea di principio della esistenza dell'Italia come nazione e di un suo diritto di autogovernarsi.
Alla caduta del Bonaparte, si cercò, con Congresso di Vienna, di far tornare l'Italia a pura «espressione geografica», per dirlo con le parole del cancelliere austriaco Metternich. L'età della Restaurazione in effetti si proponeva di far tornare l'Europa quale era stata prima degli sconvolgimenti rivoluzionario-napoleonici. In realtà tale principio, legittimistico, venne contemperato col principio di equilibrio, per cui si trattava di bilanciare la potenza dei vari Stati, così che nessuno avesse una pericolosa predominanza, e così che le perdite di un territorio venissero compensate con l'acquisizione di altri, equivalenti. In tal modo l'Austria, che aveva ceduto il Belgio all'Olanda così da creare un stato forte ai confini di una Francia di cui non ci si fidava del tutto, ottenne in cambio l'ex Repubblica di Venezia. Analogo cambiamento anche nel Nord Ovest, col Piemonte che, sempre in funzione anti-francese (per creare una barriera contro la Francia), acquisì la Liguria con l'importante porto di Genova.
Contro tale ordine “restaurato” vi furono varie ondate (in qualche modo rivoluzionarie), anzitutto i cosiddetti moti del 20/21 e del 30/31, moti insurrezionali di portata piuttosto modesta e che non riuscirono a scalfire tale ordine, dati che coinvolsero un numero limitato di persone: la gran parte della popolazione vi rimase sostanzialmente estranea. I protagonisti di tali moti infatti furono per lo più adepti di società segrete, come la Carboneria, che per la loro stessa natura non divulgavano le loro idee e le loro proposte se non all’interno di una ristretta e filtratissima cerchia.
Ben più consistente fu invece vicenda del 1848-49.
per proseguire col Risorgimento
⚖ Per un giudizio
Era in qualche modo giusto che l'Italia si scrollasse il giogo straniero e si unificasse, anche se occorrono alcune precisazioni:
- Non va dimenticato anzitutto che il concetto stesso di nazione non deve essere assolutizzato (nel caso italiano come in qualsiasi altro caso). In effetti una nazione è (in larga parte) qualcosa di storico, e come tale è il prodotto della secolare sedimentazione di fattori e circostanze in larga parte più contingenti che necessari e “naturali”. Certo l'Italia ha dei confini “naturali” piuttosto marcati, le Alpi e il Mediterraneo; ma già al confine orientale le cose non sono così chiare e univoche, come gli anni '40 del '900 hanno alludo alla compresenza di italiani e slavi in Carnia, Istria e Dalmazia, che vide prima, negli anni del ventennio fascista, un tentativo di forzata italianizzazione, e poi, alla fine della 2a guerra mondiale, la tragedia delle foibe, un raccapricciante fenomeno di pulizia etnica ai danni degli italianitragicamente evidenziato. Certo il clima e la conformazione geografica, in Italia come altrove, concorrono a formare una qualche “identità” nazionale. Ma l'Italia, come altri paesi, vede fondersi un crogiolo di razze diverse, dagli osco-umbro-sabelli ai celti, dai greci agli etruschi, dagli ostrogoti e dai longobardi ai normanni. Quindi il concetto di identità nazionale, che pure ha una qualche realtà, non va enfatizzato oltre un certo limite, nel nostro caso come in quello di qualsiasi altra nazione. Nel senso che se volessimo dire che nazione è ciò che è «indivisum in se et divisum a quolibet alio», dovremmo aggiungere, ai due aggettivi, un «quodammodo»: una nazione è in qualche modo indivisa in sé stessa (perché in realtà per certi aspetti è invece divisa, stratificata e composita), ed è perciò solo in qualche modo divisa dalle altre.
- E qui si situa il secondo nota bene: tanto più per il fatto di essere stata per secoli divisa in tanti stati, la forma migliore in cui si sarebbe dovuta realizzare l'unità d'Italia, era (ed è) una forma federale. Mentre la scelta che venne fatta fu per l'accentramento, anzi il massimo accentramento possibile. Passando sopra le pur grandi differenze che esistevano, soprattutto tra il Nord e il Sud.
- In terzo luogo il metodo migliore per rendere l'Italia libera e in qualche modo unita avrebbe potuto e dovuto essere un modo il più possibile graduale e pacifico, come auspicava Rosmini. E qui le responsabilità, se invece le cose andarono diversamente, sono “ben distribuite”: la cocciutaggine egoistica dell'Austria, i timori e la ricerca di sicurezza terrena del Papato, che non voleva abbandonare il potere temporale, la bramosia di potere dei Savoia, l'utopismo velleitario di Mazzini e altri.
Invece col Risorgimento si fece sì una cosa giusta, ma la si fece male, e l'eredità, un po' impaziente e velleitaria, di quella epopea finì col portare alla Prima Guerra mondiale (che non a caso venne chiamata la 4a guerra di indipendenza) e al fascismo, due esperienze fortemente negative e traumatiche, del resto tra loro concatenate.
📖 Testi on-line
📚 Bibliografia essenziale
AA.VV., Storia d'Italia. Cronologia 1815-1990, Novara 1991 (o
).
- Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol. 3. La rivoluzione nazionale (1846-1849)
, Milano 2011 (
o
).
- Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol. 4. Dalla rivoluzione nazionale all'Unità (1849-1860)
, Milano 2011 (
o
).
Carlo Cattaneo, Antologia degli scritti politici, Bologna 1978 (o
).
- Federico Chabod, L'idea di nazione, Bari 1967 (
o
).
Hubert Jedin (diretta da), Handbuch der Kirchengeschichte (VIII/2). Die Kirche zwischen Revolution und Restauration
, Freiburg im Br. 1971, tr.it. Storia della Chiesa (vol.VIII/2): La Chiesa tra rivoluzione e restaurazione (1830-1870),
Jaca Book,
Milano
1980 (o
).
- David Israel Kertzer, Prisoner of the Vatican. The Popes' Secret Plot to Capture Rome from the New Italian State, New York 2004, tr.it. Prigioniero del Vaticano,
,
(
o
).
- Denis Mac Smith, Storia d'Italia 1861-1958, Bari 1959 (
o
).
- Denis Mac Smith, Il Risorgimento italiano. Storia e testi, Bari-Roma 19681, 19992 (
o
).
- Luigi Salvatorelli, Pensiero e azione del Risorgimento, Torino 1943 (
o
).
- Gaetano Salvemini, Scritti sul Risorgimento, Milano 1961 (
o
).