
L’unità quasi completata
il Veneto e Roma (Porta Pia)
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Francesco Bertoldi
la “terza guerra di indipendenza”
Nel 1866 l’Italia ebbe l’occasione di allearsi con un altro Stato straniero: dopo la Francia di Napoleone III, decisiva per la annessione del Nord, e la Gran Bretagna, decisiva per quella del Sud, come si è visto, fu la volta della Prussia.
La monarchia prussiana era infatti intenzionata a unificare la Germania sotto la sua egemonia, escludendo l’Austria, e nel 1866 si combatté appunto per questo. L’talia vide, giustamente, nella Prussia una potenza militare capace di sconfiggere la, comune, nemica Austria e si alleò con essa.
Fu una guerra in tono minore, in cui l'Italia non brillò per capacità militari: venne sconfitta sia sul mare, a Lissa, sia per terra, a Custoza. L'unico a vincere in quella circostanza fu Garibaldi, che già si stava lanciando a liberare il Trentino, ma dovette poi, per ragion di Stato, fermarsi (celebre il telegramma con cui comunicò l'accettazione della richiesta di non proseguire nella lotta contro l'Austria in Trentino, un telegramma di una sola parola: “obbedisco”).
Ciò nonostante, le, prevedibili e perentorie, vittorie prussiane,assicurarono anche llì’Italia di aver parte al bottino di guerra. E così, nonostante le proprie sconfitte, il regno d’Italia poté, nel 1866, unire il Veneto al resto del paese.
Porta Pia
L’Italia aveva dato assicurazione a Napoleone III, grande protettore del Papa e della indipedenza statale del Papato, che non avrebbe cercato di prendere Roma con la forza. E in questo senso la capitale era stata trasferita, nel 1865, da Torino a Firenze. In effetti Torino era tropo decentrata per essere la “definitiva” capitale d’Italia. Firenze era un po’ più credibile, quanto a maggiore equidistanza tra il Nord e il Sud.
Ma la classe dirigente italiana non si accontentava di tale soluzione di compromesso. E quando giunse l’occasione opportuna non esitò a prendersi Roma, nonostante il papa non fosse per nulla d’accordo. Fu nel 1870, approfittando della rovina di Napoleone III, sconfitto dai prussiani a Sedan: in tale occasione l'Italia si prese anche Roma e ciò che restava dello Stato pontificio.
Il papa, Pio IX, ordina alle sue truppe di non opporre resistenza armata all’esercito italiano che entrava in Roma dalla breccia di Porta Pia. Tuttavia egli non accettò il fatto compiuto e protestò di aver subito una ingiustizia.
Si apre così un contenzioso che sarà sanato solo coi Patti lateranensi del 1929.