Gli anni decisivi
la 2a guerra di indipendenza e i Mille
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Francesco Bertoldi
gli anni decisivi dell'unità d'Italia
Cavour, dopo aver impresso al regno di Sardegna una svolta decisamente rendendo di fatto irreversibile lo statuto albertino, sottraendolo cioè a possibili ripensamenti del Re, così che il centro della vita politica piemontese fosse sempre meno il Re e sempre più il Parlamentocostituzionale, da punto di vista politico, e, da un punto di vista economico, dopo avervi posto le basi per un deciso sviluppo e una profonda modernizzazione, non senza aver cercato di imbrigliare il più possibile il potere di quella Cavour rifiutava l'etichetta di anticlericale: il suo motto era «libera Chiesa, in libero Stato», tuttavia il suo intento era di addomesticare il più possibile il potere di influenza della gerarchia ecclesiastica, legata al PapaChiesa, che prevedeva di possibile ostacolo ai suoi disegni, cercò l'alleanza con la Francia di Napoleone III.
Quest'ultimo non voleva in realtà un'Italia completamente unificata, sia perché non era suo interesse avere un vicino troppo rafforzato, sia perché aveva bisogno dell'appoggio dei cattolici francesi, che avrebbero mal visto la fine dello Stato pontificio, inevitabile nel caso di una Italia unita; egli voleva perciò una molto limitata unificazione italiana (ristretta al Nord), che scacciasse sì la sua rivale Austria, ma solo per sostituirsi ad essa come potenza egemone (sia pure con una egemonia meno “invasiva” e smaccata di quella austriaca).
la Seconda Guerra di indipendenza
Si arrivò così all'alleanza franco-piemontese, che portò alla Seconda Guerra di indipendenza, stavolta, grazie alle armi francesi, vittoriosa sugli austriaci. Tuttavia le cose non andarono esattamente come previsto negli accordi tra Cavour e Napoleone III, gli accordi di Plombières. Questi prevedevano la creazione di un Regno dell'alta Italia in mano ai Savoia, un regno dell’Italia centrale formato dalla Toscana e dalle province pontificie e un regno meridionale liberato dalla dinastia borbonica. Al papa, che avrebbe conservato la sovranità su Roma e dintorni, sarebbe stata offerta la presidenza della neonata Confederazione italiana, formata dall'unione dei tre regni suddetti. In cambio dell'aiuto francese, il Piemonte avrebbe ceduto la Savoia e il nizzardo ai vicini d'Oltralpe.
A sconvolgere itali piani però arrivò la rivolta della Toscana, che chiese al Re piemontese di essere unita alla nuova realtà unitaria che stava nascendo, senza contare che anche in Emilia-Romagna ci furono delle rivolte che avanzarono analoghe richieste. Il Piemonte insomma rischiava di ingrandirsi un po' troppo. Per cui, dopo le vittorie di San Martino e Solferino, il 24 giugno 1859, Napoleone III preferì tirare i remi in barca e trattare subito con l'Austria (con l'armistizio di Villafranca) la cessione al Piemonte non di tutto il Lombardo-veneto, ma della sola Lombardia, ingiungendo all'alleato piemontese di rifiutare le richieste di unione di Emilia e Toscana, e rinunciando a Savoia e Nizza. Come abbiamo detto egli non voleva una Italia troppo forte, né voleva che il clima di entusiasmo patriottico toccasse poi il Papa, costringendolo a rinunciare al potere temporale.
Ma Emilia e Toscana tennero duro, non permisero una nuova restaurazione e insistettero nel volersi unire al Piemonte in una realtà unitaria italiana, e dopo un po' Napoleone III dovette arrendersi al fatto compiuto: si poté tenere Savoia e Nizza, ma dovette assistere alla nascita di una entità forte, che nasceva dall'unione tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. E non era detto che sarebbe finita lì.
i Mille
E infatti non finì lì. La componente insurrezional-popolare diede, anche stavolta un suo contributo, con Garibaldi e a ciò si aggiunse l'appoggio, forse decisivo, dell'Inghilterra.
Quest'ultima appoggiò la spedizione dei Mille, e con essa la nascita del Regno d'Italia, un po' perché era interesse inglese che nel continente ci fosse il massimo equilibrio possibile e in particolare l'ambizioso Napoleone III, con un vicino così rafforzato, non potesse alzare troppo la cresta, e un po' perché era sempre interesse inglese limitare il più possibile il potere del Papa, come sarebbe avvenuto se Garibaldi, il cui motto era cioè Garibaldi voleva - a tutti i costi - Roma come capitale d'Italia, il che significava porre fine al potere temporale del papa, il che, a sua volta, era ritenuto comportare un minor potere del papa e della Chiesa cattolica in generale«o Roma o morte», avesse vinto.
Così Garibaldi riesce realizzare una impresa apparentemente impossibile: con un pugno di uomini, appunto circa mille erano i suoi seguaci iniziali, espugna un regno tutt'altro che piccolo e debole come il Regno delle Due Sicilie. Un po' perché la sua spedizione fa inizialmente leva su sentimenti anti-napoletani forti in Sicilia e su vaghe promesse di riscatto sociale, un po' per l'aiuto, pare anche cospicuamente finanziario, degli inglesi, la cui flotta faceva apertamente il tifo per lui, Garibaldi riesce, nel giro di pochi mesi a prendere in mano tutto il Sud Italia, che consegna poi a Vittorio Emanuele II a Teano.
Il sovrano sabaudo era in effetti sceso incontro a Garibaldi attraversando i territori pontifici, che con l'occasione gli fu possibile (e gradito) annettere, col motivo, in parte pretestuoso (come dimostra appunto la citata annessione di Marche e Umbria), di fermare Garibaldi da una sua possibile avanzata verso Roma e al contempo scongiurare un esito repubblicano dell'impresa garibaldina, e con questo rassicurava le potenze monarchiche d'Europa e consolidava i risultati raggiunti.
Così, di lì a poco, con lo svolgimento di consultazioni popolari plebiscitarie, che lo approvarono a schiacciante maggioranza (talora superiore al alludiamo al fatto che le operazioni di voto non assicurarono una par condicio al sì e al no, e non mancarono brogli100%), poté essere proclamato, il 17 marzo 1861, il regno d'Italia. Con il che si realizzava, nel giro di poco più di due anni (1859/61) la fase centrale, decisiva, del Risorgimento.
🤔 Quick test
Vittorio Emanuele II ebbe migliori rapporti, sul piano umano
L'unificazione italiana è merito
Un forte aiuto all'unificazione italiana
🔗 Pagine correlate
🎬 Filmografìa
Films collegati al tema sono, tra gli altri:
-
Luchino Visconti, Il Gattopardo(
) 1963 (Mentre le truppe di Garibaldi incominciano il processo di unificazione dell'Italia nel 1860, una famiglia aristocratica siciliana tenta di adattarsi ai cambiamenti sociali che minacciano il loro stile di vita.).
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Luigi Magni, Il Generale(
) 1987 (Una miniserie TV che segue Garibaldi nel suo percorso verso l'unità d'Italia, evidenziando il suo ruolo di condottiero per l'unità nazionale, ma anche le difficoltà e le delusioni che incontrò.).
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Mario , Noi credevamo(
) 2010 (tre ragazzi del Cilento, Salvatore, Domenico ed Angelo, decidono di unirsi al movimento politico repubblicano della Giovine Italia.).
🎼 Multimedia
canzoni patriottiche
- Addio, mia bella, addio:
- Inno di Garibaldi:
Canzoni contro l'unificazione col Nord
- A la muntagna:
- Vulesse addeventare nu Brigante:
- Carmagnola (canto dei sanfedisti):
📚 Bibliografia essenziale
AA.VV., Storia d'Italia. Cronologia 1815-1990, Novara 1991 (o
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- Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol. 4. Dalla rivoluzione nazionale all'Unità (1849-1860)
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Jaca Book,
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