Napoleone III

La Francia nel 2° Ottocento

dal Secondo Impero alla Terza Repubblica

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Il Secondo Impero

le tappe della nascita

Esso nasce dalle ceneri della Seconda Repubblica, che si conclude soprattutto per la paura del comunismo (nonostante la Costituente avesse approvato, nel novembre 1848, una Costituzione ispirata al modello 🇺🇸 americano, con presidente eletto dal popolo per 4 anni, e Assemblea Legislativa monocamerale eletta anch'essa a suffragio universale)

Nel dicembre del 1848 fu eletto presidente (col 75% dei suffragi, 5.400.000 voti, contro i 1.500.000 di Cavaignac, dei repubblicani moderati e i 400.000 di Ledru-Rollin) Luigi Napoleone Bonaparte, candidato conservatore, appoggiato dai cattolici

Egli con un colpo di stato, nel dicembre del '51 sciolse l'Assemblea Legislativa, che gli aveva negato la rieleggibilità, e impose una Costituzione che prevedeva una durata decennale del presidente e il bicameralismo: nel gennaio del '52 la popolazione approvò con plebiscito tale nuova costituzione (92% favorevoli).

L'anno dopo l'opera fu completata: su delibera del Senato un nuovo plebiscito (nel dicembre del '52) approvò la trasformazione dello Stato francese in Impero (ereditario). Luigi Napoleone, che era nipote del più celebre Napoleone Bonaparte, assunse il nome di Napoleone III.

la politica interna

Quello di Napoleone III fu un regime autoritario (si parla anche di bonapartismo, riferendosi più a lui che a suo zio): né assolutista, cioè, né liberale. Lo strumento principale con cui la cittadinanza poteva esprimersi erano i plebisciti, consultazioni elettorali sì a suffragio universale, ma fortemente pilotate dall'alto, con una propaganda a senso unico. Anche perché i mezzi di informazione, ossia la stampa, era controllata dal potere centrale.

Importante strumento del controllo del governo imperiale furono i prefetti, il cui potere era ampiamente discrezionale.

Bisogna peraltro dire che, rispetto a Napoleone, la cui politica era stata tagliente e divisiva, Napoleone III cercò di “accontentare un po' tutti”, si sforzò di adottare delle politiche che risultassero gradite al più ampio fronte possibile di cittadinanza.

Ad esempio egli, a differenza di suo zio, cercò sempre l'accordo con la Chiesa cattolica, anzi si fece prezioso difensore del Papa dalle mire italiane su Roma, che nel '49 riconsegnò al Papa, scacciandone i mazziniani che vi avevano instaurato la Repubblica Romana. Inoltre favorì le scuole cattoliche.

Inoltre cercò di accattivarsi il favore anche della nascente classe operaia, attuando nei suoi confronti una politica paternalistica, che cioè presentava le concessioni fatte in favore degli operai non come riconoscimento di loro diritti, ma come benigne e non dovute concessioni (come quelle di una “padre”).

l'economia

Sotto Napoleone III la Francia conosce un grande sviluppo economico-industriale. Per favorirlo vennero istituite banche di credito, sotto la direzione dello Stato, per finanziare imprese come ferrovie, industrie e miniere.

Inoltre il suo governo promosse un libero scambio doganale, che favorì il commercio con l'Inghilterra e lo sviluppo delle industrie, grazie alla diminuzione del costo delle materie prime.

altri aspetti

Da punto di vista urbanistico degna di nota è la ristrutturazione di Parigi (affidata ad Haussmann): per evitare barricate e quindi scoraggiare sommosse vennero creati dei grandi viali, i boulevards, che davano oltretutto un senso celebrativo di grandiosità. E le abitazioni degli operai dovettero così stare fuori dal centro.

In generale la società si caratterizzò per lo sfarzo e la ostentazione della ricchezza (lo stesso Napoleone III era amante di una vita gaudente).

politica estera

Pare che si debba a Napoleone III l'invenzione dell'espressione “America latina”, da lui coniata, o almeno da lui utilizzata, in funzione di contenimento dell'espansionismo statunitense (America anglosassone). In omaggio a questo suo progetto di contenimento egli intervenne in Messico a sostegno

Altri suoi interventi vi furono nell'area del Mediterraneo

  • con il completamento della occupazione dell'Algeria (Algeri era già francese dal 1830), che venne popolata con coloni e resa produttrice di cereali.
  • Nel 1860 truppe francesi sbarcarono a Beirut, in Libano, e instaurarono un protettorato sulla Siria.
  • Importante anche l'intervento in Egitto, con la costruzione del canale di Suez. L'Egitto divenne di fatto una specie di protettorato francese.

Poi Napoleone III intervenne anche in Italia, ma qui, come in Messico, il risultato non fu conforme alle sue mire, perché l'Italia riuscì a raggiungere un livello di unità e di forza ben maggiore di quanto egli aveva immaginato, minacciando oltretutto l'indipendenza politica quella sede papale, che egli si era prefisso di difendere.

la fine

Napoleone III aveva a lungo pensato che fosse suo prioritario interesse ridimensionare la potenza dell'Austria, anche a costo di favorire l'ascesa della Prussia, che in effetti negli anni '60 riesce a unificare il mondo tedesco.

La sopravvalutazione della pericolosità austriaca e la speculare sottovalutazione della pericolosità prussiana furono fatali per il Secondo Impero, che cadde nella trappola tesagli da Bismarck, col “dispaccio di Ems”, con cui faceva credere che l'ambasciatore francese fosse stato trattato in modo scortese da parte del Re di Prussia, suscitando così un'ondata di indignazione patriottica in Francia.

Così, spinto da tali sentimenti ampiamente irrazionali, Napoleone III dichiarò incautamente guerra alla Prussia, che non aspettava altro e, ben più forte militarmente, non dovette faticare troppo a sconfiggerlo, nella battaglia di Sedan (2 settembre 1870). Con tale vittoria la Prussia otteneva la capitolazione della Francia.

La Terza Repubblica

una drammatica transizione

La disfatta di Sedan segnò la fine del Secondo e Impero e si apri per la Francia una drammatica fase di transizione. In particolare Parigi fu teatro di un tentativo di resistenza a guida rivoluzionaria, la “Comune” di Parigi.

Ma vediamo con maggiori dettagli. Se a Parigi predominava l'idea di resistere ad ogni costo alla Prussia e di dar vita a un regime socialmente molto avanzato, la maggior parte della Francia non seguì tale linea e optò per una soluzione moderata: nelle elezioni che si tennero nel febbraio 1871 vinsero moderati e conservatori. A presiedere il governo fu chiamato Adolphe Thiers, un esponente della Francia moderata, già ministro di Luigi Filippo d’Orléans, che si affrettò ad aprire trattative di pace con la Prussia.

Ma i gruppi più accesamente rivoluzionari, democratico-giacobini ma anche socialisti e anarchici, mantennero il controllo della capitale, e diedero vita a un esperimento radicale di democrazia diretta: «abolita la distinzione fra potere esecutivo e legislativo, tutti i funzionari furono resi elettivi e continuamente revocabili, l’esercito venne sostituito da milizie popolari armate. Queste misure provocarono l’allarme dei conservatori e dei moderati e suscitarono l’entusiasmo dei rivoluzionari di tutta Europa. Marx e Bakunin videro nella Comune il primo esempio di gestione diretta del potere da parte delle masse, quasi un modello per la futura società socialista» (Giardina - Sabbatucci - Vidotto, Lo spazio del tempo, vol. 2°).

L'esperienza della Comune sarebbe poi stata soffocata nel sangue, in modo altamente drammatico (circa 20 mila uomini furono passati per le armi senza processo durante la “settimana di sangue”).

i tratti della Terza Repubblica

Successivamente a queste tragiche turbolenza si consolidò quella che è passata alla storia come la Terza Repubblica. La vita politica della quale, se non ricadde più in scontri sanguinosi, come quelli che posero fine alla Comune, rimase ben più aspramente conflittuale di quella di qualsiasi altro paese europeo.

In effetti nella Terza Repubblica si fronteggiarono due schieramenti nettamente contrapposti, che non si legittimavano reciprocamente (come invece avveniva tra liberali e conservatori in Inghilterra):

  • una destra attraversata da nostalgie monarchiche e germi di antisemitismo (come si sarebbe visto con l'affaire Dreyfus)
  • e una sinistra visceralmente anticlericale e radicale.

Anche per questo non mancarono tentativi di colpo di stato (con Patrice de Mac-Mahon e Georges Boulanger), peraltro mai giunti ad attuazione.

Da punto di vista istituzionale, comunque, la Terza Repubblica si diede una Costituzione che bilanciava presidenzialismo e parlamentarismo. Ecco come ne parla il già citato testo di Giardina - Sabbatucci - Vidotto:

«La Costituzione della Terza Repubblica del 1875 prevedeva che il potere legislativo fosse esercitato da una Camera eletta a suffragio universale maschile e da un Senato composto da membri in parte vitalizi e in parte elettivi. Un elemento di stabilità era costituito dalla figura del presidente della Repubblica, capo dell’esecutivo, che veniva eletto dalle Camere riunite e godeva in teoria di poteri molto ampi. La carta costituzionale, così concepita, rappresentava un compromesso fra una soluzione di tipo presidenziale, all’americana, preferita dai moderati, e una di stampo parlamentare, sostenuta dai democratici: la prima avrebbe conferito amplissimi poteri al presidente della Repubblica, la seconda maggiori poteri al Parlamento. La Costituzione del 1875 rappresentò un indubbio successo per i repubblicani francesi che, nelle elezioni del 1876, riuscirono a capovolgere la tendenza conservatrice fin allora prevalente nell’elettorato e ad assicurarsi una solida maggioranza.»

Giardina - Sabbatucci - Vidotto, Lo spazio del tempo, vol. 2°

📚 Bibliografia essenziale

  • , La France au XIX siècle 1814-1914, Paris 2001, tr.it. Storia della Francia nell'Ottocento, Il Mulino, Bologna (compra su amazon o compra su IBS).
  • , Storia contemporanea. L'Ottocento, Roma-Bari 2009(compra su amazon o compra su IBS).
  • , Napoléon III, Paris 1986(compra su amazon o compra su IBS).
  • , Dictionnaire du Second Empire, Paris 1995(compra su amazon o compra su IBS).

🤔 Quick test

Napoleone III, rispetto a Napoleone I

la ristrutturazione urbanistica di Parigi

la Terza Repubblica

Per un giudizio

Il Secondo Impero, nonostante i suoi tratti autoritari, assicurò un assetto sostanzialmente equilibrato alla Francia.

La Terza Repubblica invece fu tristemente segnata dalla contrapposizione tra due opposti estremi: una destra che si opponeva in modo miope alla novità e una sinistra astrattamente ideologica. Questa contrapposizione non fece certo bene alla democrazia. Come non fa bene oggi.

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