La Germania unificata
da Bismarck al Neue Kurs
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Francesco Bertoldi
Il secondo Reich
la Germania finalmente unita
Sconfitta la Francia di Napoleone III, Bismarck può dar vita all'Impero tedesco, il Secondo Reich (il primo essendo considerato il Sacro Romano Impero germanico). C'è un nesso tra i due eventi (sconfitta francese e proclamazione di un Reich tedesco unitario)?
Sì, perché la Francia, dai tempi di Richelieu e della Guerra dei Trent'anni aveva sempre lavorato perché la Germania fosse divisa, e quindi debole: meglio avere un vicino debole che uno forte (col rischio che diventi prepotente, o che impedisca a me di esserlo). Con la sconfitta di Sedan, la Francia deve rassegnarsi ad avere un vicino unito e pericolosamente potente.
le istituzioni del Reich
federale sulla carta, accentrato nei fatti
Ma vediamo anzitutto che struttura istituzionale si diede il nuovo Stato tedesco:
Si trattava di una confederazione di 25 stati, anche questa forma federale era tale più sulla carta che nella realtà, dato che di fatto il potere centrale era esercitato in modo poco rispettoso delle autonomie regionali.
Il potere legislativo era affidato a due camere:
- il Reichstag, eletto a suffragio universale (maschile, ogni 5 anni)
- il Bundesrat, ossia il consiglio federale, con rappresentanti per ogni stato.
Il potere esecutivo era guidato da un cancelliere, il “Kanzler”, che rispondeva però al Kaiser, all'Imperatore, senza aver bisogno della fiducia da parte del Parlamento, che spesso perciò si trovata a venire esautorato
la politica interna di Bismarck
Venne creata una banca centrale, la Reichsbank, e 🪙 un'unica moneta, il marco.
La vita politica vide tre grandi forze in Parlamento
- il Partito conservatore, espressione soprattutto degli Junkers, i nobili prussiani
- il Partito nazional-liberale, espressione della borghesia industriale
- e il Zentrum (Centro) cattolico, forte per il voto degli stati del Sud, come la Baviera, che si opponevano all'accentramento prussiano
Vi era poi un piccolo raggruppamento di intellettuali progressisti, dotato di scarso peso elettorale.
Il Kulturkampf
Dato che il Zentrum era il principale ostacolo per Bismarck, egli lanciò una serie di misure volte a indebolirne il bacino elettorale, cioè il mondo cattolico, e in qualche modo anche la Chiesa cattolica: ossia varò quello che è passato alla storia come il KulturKampf, la Battaglia di civiltà.
Tra i provvedimenti che vennero presi ci furono:
- l'espulsione dei gesuiti
- la soppressione di ordini religiosi,
- il controllo sulle nomine ecclesiastiche,
- pene severe per i sacerdoti che "turbassero l'ordine pubblico" (ad esempio con prediche “scomode”).
Ma il Kulturkampf sostanzialmente fallì, poiché i cattolici, guidati da Ludwig Windthorst in pochi anni raddoppiarono la loro rappresentanza parlamentare, giungendo a quasi 100 seggi.
Questo spinse Bismarck ad attenuare i toni, varando nel 1887 una nuova, e più moderata, legislazione ecclesiastica, anche perché nel frattempo era andato sviluppandosi un altro “pericolo” ben più serio di quello cattolico, quello socialista.
contro i socialisti
I socialisti avevano 9% alle elezioni del 1877, e andarono progressivamente crescendo (avrebbero raggiunto il 34% nel 1912).
Per arginare questo pericolo Bismarck usò “il bastone e la carota”: la carota di riforme sociali, come le pensioni, le assicurazioni contro malattie e infortuni, in parte pagate dallo Stato, in parte dagli imprenditori.
Ma non mancò “il bastone”: adottò provvedimenti straordinari per reprimere le avanguardie politiche, in pratica bandendo l'SPD (il partito socialista, o più esattamente socialdemocratico).
La politica estera di Bismarck
egemonia sì, ma senza strafare
Dopo aver raggiunto il suo obbiettivo dell'unificazione tedesca, Bismarck cercò piuttosto di consolidare l'esistente equilibrio che di accrescere ulteriormente la potenza tedesca.
Egli perseguì quindi una politica di equilibrio: per conservare quanto acquisito occorreva evitare instabilità e spegnere gli incendi sul nascere.
Due erano i fronti da cui sarebbe potuta derivare instabilità internazionale: la Francia e i Balcani.
tenere a bada la Francia
Per quanto concerne la Francia, essa era attraversata da sentimenti revanscisti, cioé volti alla rivincita (revanche, in francese): per attenuare queste spinte Bismarck cercò di offrire alla Francia una compensazione alla sua sconfitta in Europa con l'allargamento del suo impero coloniale. Per qualcosa che aveva perso in Europa, molto poteva guadagnare nel mondo.
Oltretutto questo assicurava un altro vantaggio: quello di mettere la Francia contro un altro potenziale nemico della Germania, ossia l'Inghilterra. Insomma, ancora l'antico motto: “divide et impera”.
Un ulteriore vantaggio dalla corsa coloniale francese ci fu quando la conquista della Tunisia mise la Francia in rotta di collisione con l'Italia (la quale aveva lei pure messo gli occhi sulla Tunisia), contrasto del resto aggravato anche dalla guerra commerciale per il vino; Bismarck ne approfittò per portare l'Italia dalla sua parte, con la sottoscrizione della Triplice Alleanza (1882).
I Balcani
Nella penisola balcanica i problemi nascevano dal progressivo sfaldamento dell'Impero ottomano e dallo svilupparsi delle aspirazioni indipendentistiche dei popoli balcanici. Al riguardo vi erano le mire incrociate di Austria e Russia, entrambe interessate a sostituirsi all'Impero Ottomano come potenza egemone sui Balcani.
Bismarck cerca di mediare tra Austria e Russia, evitando lo scontro tra le due potenze conservatrici, e ci riesce facendo con loro il cosiddetto Patto dei Tre Imperatori (tedesco, austriaco e russo): siglato nel 1873, sciolto una prima volta 1875, per una crisi balcanica, e ricostituito nel 1881, esso sembrò riattuare la Santa Alleanza, ma esso nasce per evitare lo scontro tra Russia e Austria.
Il punto forse più alto della diplomazia bismarckiana fu il congresso di Berlino, nel 1878: in esso vennero accontentate soprattutto Austria e Inghilterra, mentre venne ridimensionato l'aumento di potenza della Russia. Quest'ultima, in forza del suo aiuto militare ai cristiani balcanici ribellatisi ai Turchi, aveva ottenuto poco prima col trattato di Santo Stefano (1877), vantaggi troppo grossi perché Austria e Inghilterra potessero sopportarli. Tali vantaggi erano in particolare la creazione di un grande stato Bulgaro, alleato di Pietroburgo, e la Bosnia-Erzegovina affidata ad un protettorato austro-russo.
Il Congresso di Berlino stabilì, modificando il trattato di S.Stefano, che la Bosnia-Erzegovina fosse affidata alla sola Austria, la Bulgaria venne ridimensionata e Cipro venne concessa alla Gran Bretagna; la Serbia fu riconosciuta indipendente.
Nel 1879, infine, viene siglato il “trattato di controassicurazione”, con la Russia (nel caso fosse stata attaccata dall'Austria), e con l'Austria (nel caso fosse stata attaccata dalla Russia): il Reich tedesco quindi faceva da ago della bilancia.
il “Neue Kurs” (dal 1890)
Se Bismarck, dopo il '70, aveva fatto da paciere, e aveva dato della Germania un'immagine internazionale rassicurante e pacificatrice, priva di mire espansionistiche, le cose cambiano quando il Kaiser Guglielmo II (1888/1918), licenzia nel '90 Bismarck.
Viene infatti avviata una politica di corsa agli armamenti, curando in particolare la flotta da guerra (in evidente funzione antiinglese). E si sviluppano sempre più ideali aggressivi e nazionalistici, come il pangermanesimo
Questo “nuovo corso”, Neue Kurs spingerà Inghilterra e Francia ad superare i contrasti (che erano culminati nel cosiddetto “incidente di Fascioda”, in Africa, nel 1898) e a siglare nel 1904 il patto detto entente cordiale, in funzione antitedesca.
Essi si sarebbero poi accordati anche con la Russia, che non si riteneva abbastanza tutelata da un Reich troppo legato all'Austria. Per cui verso il 1910 viene firmato quell'insieme di trattati che sarà poi detto Triplice Intesa.
⚖ Per un giudizio
Come si è già detto a proposito dell'unificazione tedesca, ci fu in Bismarck una inaccettabile, negativa, componente di violenza, e questo riguarda anche la sua politica interna dopo la creazione del Reich: la sua lotta contro i cattolici e i socialisti era sleale e non rispettosa delle più basilari regole di una convivenza democratica.
Gli va dato atto peraltro di una dose di realismo che è comunque preferibile a una cieca e sorda astrattezza ideologica: il suo, per quanto interessato, ammorbidimento del Kulturkampf e le sue concessioni alle esigenze del mondo operaio sono comunque meglio di un ostinato irrigidimento.
Anche in politica estera, aver puntato alla stabilità è certamente più positivo della sciagurata scelta del Neue Kurs, con la insensata corsa verso una politica aggressiva e militaristica.
📚 Bibliografia essenziale
- Michael Balfour, The Kaiser and his Times, London 1964, tr.it. Guglielmo II e i suoi tempi,
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- William Carr & David Wetzel, A history of Germany, 1815-1990, London 2023 (
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- Otto Hammann, Der neue Kurs: Erinnerungen, Berlin 1918 (
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- Michael Stürmer, Das ruhelose Reich. Deutschland 1866-1918, Berlin 1983, tr.it. L'impero inquieto,
Il Mulino,
Bologna
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- Ludovico Testa, Bismarck e la Grande Germania, Firenze 2004 (
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🤔 Quick test
La Francia, rispetto all'unificazione tedesca'
In politica estera Bismarck
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