CAPITOLO LXX

Don Chisciotte, 2° volume

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Table of Contents

Tutto quel giorno si trattennero don Chisciotte e Sancio in quel paese e in quell'osteria aspettando la notte, Sancio per finire in campagna aperta l'intero compito della sua disciplina, e don Chisciotte per vederne il fine in cui consisteva quello di ogni suo desiderio. Giunse frattanto all'osteria un passeggero a cavallo, seguito da tre o quattro servi, uno dei quali disse a colui che pareva essere il padrone: — Può la signoria vostra, signor don Alvaro Tarfe, starsene qua a passare le ore più calde giacché le stanze mi paiono pulite e fresche.» Sentendo questo, don Chisciotte disse a Sancio: — Ascoltami, Sancio, quando io scartabellai quel libro della seconda parte della mia istoria, mi parve di avervi trovato di passaggio questo nome di don Alvaro Tarfe. — Questo può essere, rispose Sancio; ma aspettiamo un poco che venga questo signore, e gliene dimanderemo.» Smontò il cavaliere, e l'ostessa lo fece entrare in una sala terrena dirimpetto alla stanza di don Chisciotte, adorna di vecchie sargie dipinte come quelle che trovavansi nell'altra camera contigua. Si pose il cavaliere arrivato di fresco un vestito d'estate e passando al portico dell'osteria, che era spazioso e fresco, ed ove stava don Chisciotte passeggiando così lo interrogò: — Per dove è diretto, galante signor mio?»

E don Chisciotte rispose; — Per il paese ch'è qua vicino, dove io sono nato; e vossignoria per dove? — Io, o signore, rispose il cavaliere, vado a Granata mia patria. — È bella patria, replicò don Chisciotte; ma dicami per favore come si chiama vossignoria, poiché ho un presentimento che debba importarmi il saperlo. — Don Alvaro Tarfe è il mio nome,» rispose il viaggiatore, cui don Chisciotte replicò: — Crederei senza tema d'ingannarmi che dovesse essere vossignoria quel don Alvaro Tarfe che va impresso nella seconda parte dell'istoria di don Chisciotte della Mancia, scritta di recente e data alla luce del mondo da un moderno autore? — Io sono quel desso appunto, rispose il cavaliere; e Chisciotte, soggetto primario di quella storia, fu mio grandissimo amico, e quello io fui che lo cavai dal suo paese, od almeno lo indussi a seguitarmi per certa giostra che si faceva in Saragozza dov'io era diretto, e davvero che gli ho prestati molti buoni servigi, ed ho il merito io solo di aver fatto che il boia non gli cacciasse le mosche dalle spalle; per essere egli uomo audacissimo. — Dicami, di grazia, soggiunse don Chisciotte, pare a lei, signor don Alvaro, che io somigli a questo tale don Chisciotte che ricorda vossignoria? — No certamente, rispose l'altro; no a patto alcuno. — E questo don Chisciotte, soggiunse il nostro, aveva egli seco uno scudiere Sancio Pancia? — Sì, lo aveva, soggiunse don Alvaro, e tuttoché avesse fama di essere graziosissimo, io non ho mai sentito da lui cosa detta con garbo. — Lo credo anch'io, disse allora Sancio, perché il dire galanterie e cose graziose non è da tutti; e questo Sancio di cui ella parla, signor galante, debb'essere stato qualche birbone e sgarbato ed anche ladro; mentre il vero Sancio Pancia sono io che ho tante gentilezze che pare mi sieno piovute addosso; e se vossignoria non lo crede, facciane l'esperienza, e vengami dietro per un anno almanco, e vedrà che ad ogni tratto mi scappano fuori tanto frequenti, che senza ch'io sappia il più delle volte quello ch'io mi dica, fo ridere quanti mi ascoltano. Il vero don Chisciotte della Mancia, il famoso, il valente, il discreto, l'innamorato, il disfacitore di torti, il tutore dei pupilli e degli orfani, il protettore delle vedove, l'ammazzatore delle donzelle, quello che tiene per unica sua signora la senza pari Dulcinea del Toboso, è poi questo signore ch'ella vede qua in corpo ed in anima, e che è il mio padrone: ed ogni altro don Chisciotte, ed ogni altro Sancio Pancia, sono cose da burla e da sogno. — Per mia fe', che lo credo, rispose don Alvaro, mentre voi avete detto più grazie, o amico, in queste poche parole che adesso ho sentite, di quante io ne abbia raccolte dall'altro Sancio Pancia comunque parlasse pur molto. Egli aveva più del ghiotto che del garbato, più del goffo che del grazioso, ed io tengo per cosa certa che gli incantatori che perseguitano don Chisciotte il buono, abbiano voluto perseguitare anche me in don Chisciotte il cattivo; né intendo punto quello che voi mi dite, perché potrei giurare che l'ho lasciato rinchiuso nello spedale dei pazzarelli in Toledo affinché lo curino, e poi trovo ora qua altro don Chisciotte ben diverso dal mio. — Io, disse don Chisciotte, non so se mi sia il buono: so bene che non sono il cattivo, e in prova di ciò bramo che sappia vossignoria, il mio signor don Alvaro Tarfe, che per tutto il corso di mia vita non ho messo mai piede in Saragozza: anzi, per essermi stato detto che cotesto don Chisciotte fantastico erasi trovato alla giostra in quella città, non volli neppure entrarvi, a fine di costituirlo mentitore in faccia a tutto il mondo: e così me ne andai a dilungo in Barcellona, sede della cortesia, albergo dei forestieri, spedale dei poveri, patria dei valorosi, ricetto degli offesi, esempio di reciproche, leali amicizie, ed in sito ed in bellezza città unica. Tuttoché le cose che quivi mi sono accadute non sieno punto piacevoli e mi abbiano dato molto rammarico, nientedimeno io le sopporto volentieri pel piacere di averla veduta: insomma persuadasi, signor don Alvaro Tarfe, che io sono il verace don Chisciotte della Mancia, quello stesso cui bandisce la fama, e non quel disgraziato che ha voluto usurpare il mio nome ed onorare se stesso coi miei pensieri; ed ora supplico vossignoria per obbligo che ha come cavaliere, che le piaccia dichiarare dinanzi al giudice di questo paese che ella mi ha veduto oggi per la prima volta, e ch'io non sono quel don Chisciotte che va impresso nella seconda parte, né questo Sancio Pancia, mio scudiere, è quello che fu conosciuto da vossignoria. — Vi servirò di molta buona voglia, rispose don Alvaro, quantunque riesca stravagante il vedere due Chisciotti e due Sanci ad un tempo, tanto conformi nei nomi e tanto diversi nelle azioni, e torno a dire, che dovrò confessare di non aver veduto quello che ho veduto; e che non sia successo quello che è successo. — Certamente, disse Sancio, che la signoria vostra debba essere incantata come lo è la mia signora Dulcinea: e volesse Dio che io valessi a disincantarla col darmi tremila e tante frustate, che me le darei senza alcun interesse. — Non so quello che voi vogliate dire di frustate,» disse don Alvaro; e Sancio rispose ch'era cosa lunga da raccontare, ma ch'egli avrebbe detto tutto se fossero andati insieme per la stessa strada.

Giunse frattanto l'ora del pranzo, nel quale si fanno compagni don Chisciotte e don Alvaro, e mentre desinavano giunse per caso il giudice del comune nell'osteria con un notaio. Al cospetto di esso giudice fece don Chisciotte una domanda in tutta equità la quale era che don Alvaro Tarfe ivi presente dichiarasse dinanzi a sua signoria che conosceva quel don Chisciotte della Mancia, che era ivi presente, ma ch'era diverso di quello che si andava stampando in una storia intitolata: Seconda parte di don Chisciotte della Mancia, composta da un tale Avelloneda nativo di Tordesiglias. Il giudice provvide giuridicamente ed il notaio fece la dichiarazione colle forme. Rimasero allora molto lieti don Chisciotte e Sancio, come se quella dichiarazione fosse cosa per loro di somma importanza onde mostrare con ogni chiarezza la differenza fra i due don Chisciotti e i due Sanci, fra le loro opere e le loro parole.

Si fecero molti complimenti ed offerte fra don Alvaro e don Chisciotte, e il gran Mancego mostrò la sua saggezza cavando don Alvaro dall'errore in cui stava, e facendogli credere di essere stato incantato, poiché toccava palpabilmente due don Chisciotti sì diversi l'uno dall'altro. Venne la notte, partironsi da quell'osteria, ed alla distanza di mezza lega presero due differenti strade, l'una che menava alla patria di don Chisciotte, l'altra che era quella intrapresa già da don Alvaro. Nel breve spazio di tempo che furono in compagnia, don Chisciotte confessò la disgrazia della sua disfatta e l'incanto e il rimedio di Dulcinea, cose tutte che accrebbero l'ammirazione in don Alvaro, il quale abbracciati don Chisciotte e Sancio, seguitò la sua strada. Don Chisciotte consumò la vegnente notte fra gli alberi, per dar campo a Sancio di compire la sua penitenza, che la terminò nel modo stesso dalla notte antecedente, più a spese delle cortecce dei faggi che delle sue spalle, le quali custodì con gelosia tale che le frustate non avrebbero potuto cacciare una mosca se vi si fosse posta. L'ingannato don Chisciotte non isbagliò nel conto di un solo colpo, e trovò che, con quelle dell'altra notte, sommavano a tremila e ventinove. Pare che il sole avesse anticipato il suo nascere per essere testimonio di quel sagrifizio, ed alla sua luce, ripreso il cammino, padrone e scudiere ragionavano insieme sull'inganno di don Alvaro e molto lodavansi dell'aver voluto pigliare la sua dichiarazione per via di giustizia e con tutta l'autenticità.

In quel giorno, e nella notte seguente, viaggiarono senzaché accadesse loro cosa degna di essere memorata, se non fosse che Sancio diede intero compimento alla sua frustatura, di che rimase don Chisciotte soprammodo contento, ed aspettavasi già di trovare per istrada al rinascere del dì la sua Dulcinea disincantata. Infatti non si abbatteva egli in donna senza bene esaminarla per riconoscere se fosse Dulcinea del Toboso, tenendo per cosa infallibile che non avessero a riuscire mendaci le promesse di Merlino.

Con siffatti pensieri e desiderii montarono su un'altura, da dove scopersero il loro paese, alla cui vista Sancio si pose ginocchione e disse: — Spalanca gli occhi, o sospirata mia patria, e guarda che torna a te Sancio Pancia, tuo figliuolo, se non molto ricco, almanco molto bene frustato; stendi le braccia, e ricevi similmente il tuo figliuolo don Chisciotte, che se fu vinto dalle braccia altrui, torna però vincitore di sé medesimo, lo che, per quanto egli mi ha insegnato, è la vittoria più grande che possa darsi. Io porto meco danari, perché se mi sono frustato non l'ho fatto senza mio interesse.

— Pon fine a coteste stoltezze, disse don Chisciotte, ed entriamo in buon'ora nella nostra terra, dove daremo pascolo alle nostre immaginazioni e ordine alla vita pastorale che abbiamo pensato di esercitare.

Con questo vennero alla china, e si avviarono al loro paese.

📂 In questa sezioneIn this section

  • CAPITOLO I: ESPERIMENTI DEL CURATO E DEL BARBIERE SOPRA LA MALATTIA DI DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO II: NARRASI IL NOTABILE CONTRASTO SEGUITO TRA SANCIO PANCIA, LA NIPOTE E LA SERVA DI DON CHISCIOTTE; CON ALTRI GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO III: DEL RIDICOLO DISCORSO TENUTO DA DON CHISCIOTTE, SANCIO PANCIA E IL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO.
  • CAPITOLO IV: VENGONO SCIOLTI DA SANCIO PANCIA I DUBBII PROMOSSI DAL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO E RESTANO SODDISFATTE LE SUE DOMANDE; CON LA GIUNTA Dl ALTRI SUCCESSI DEGNI DI ESSERE SAPUTI E RACCONTATI.
  • CAPITOLO V: DELL'ACCORTA E GRAZIOSA CONVERSAZIONE TENUTA DA SANCIO PANCIA CON TERESA SUA MOGLIE, E DI ALTRI AVVENIMENTI DEGNI DI FELICE RICORDANZA.
  • CAPITOLO VI: CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE, LA SUA NIPOTE, E LA SERVA: UNO DEI PIÙ IMPORTANTI CAPITOLI DI TUTTA L'ISTORIA.
  • CAPITOLO VII: DI CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE ED IL SUO SCUDIERE, CON ALTRI FAMOSISSIMI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO VIII: RACCONTASI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE RECANDOSI A VEDERE LA SIGNORA DULCINEA DEL TOBOSO.
  • CAPITOLO IX: SI RACCONTA QUELLO CHE STA SCRITTO NEL PRESENTE CAPITOLO.
  • CAPITOLO X: DELL'ARTE USATA DA SANCIO PER INCANTARE LA SIGNORA DULCINEA CON ALTRI AVVENIMENTI ALTRETTANTO GIOCOSI CHE VERI.
  • CAPITOLO XI: DELLA STRANA VENTURA CHE SUCCESSE AL VALOROSO DON CHISCIOTTE COLLA CARRETTA DELLA MORTE.
  • CAPITOLO XII: DELLA STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE COL VALOROSO CAVALIERE DAGLI SPECCHI.
  • CAPITOLO XIII: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO, E SI DESCRIVE IL GIUDIZIOSO, NUOVO E SOAVE COLLOQUIO SEGUITO FRA I DUE SCUDIERI.
  • CAPITOLO XIV: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO.
  • CAPITOLO XV: DOVE SI NARRA CHI FOSSE IL CAVALIERE DAGLI SPECCHI E IL SUO SCUDIERE.
  • CAPITOLO XVI: CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON UN GIUDIZIOSO CAVALIERE DELLA MANCIA.
  • CAPITOLO XVII: DIMOSTRASI L'ULTIMO PUNTO ED ESTREMO A CUI GIUNSE E POTÉ GIUGNERE L'INAUDITO ANIMO DI DON CHISCIOTTE, CON L'AVVENTURA DEI LEONI CONDOTTA A FORTUNATO FINE.
  • CAPITOLO XVIII: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE NEL CASTELLO O CASA DEL CAVALIERE DAL VERDE GABBANO CON ALTRI STRAORDINARI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XIX: AVVENTURA DEL PASTORE INNAMORATO, CON ALTRI VERI E GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XX: NOZZE DI CAMACCIO IL RICCO, ED AVVENIMENTO DI BASILIO IL POVERO.
  • CAPITOLO XXI: PROSEGUONO LE NOZZE DI CAMACCIO CON ALTRI GUSTOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXII: GRANDE AVVENTURA DELLA GROTTA DI MONTÉSINO SITUATA NEL CUORE DELLA MANCIA ALLA QUALE DIEDE IL VALOROSO DON CHISCIOTTE COMPIMENTO FELICE.
  • CAPITOLO XXIII: MARAVIGLIOSE COSE VEDUTE DAL CELEBRATISSIMO DON CHISCIOTTE NELLA PROFONDA GROTTA DI MONTESINO E DA LUI RACCONTATE, LA CUI GRANDEZZA E IMPOSSIBILITÀ VA A STABILIRE PER APOCRIFA LA PRESENTE VENTURA.
  • CAPITOLO XXIV: SI RACCONTANO MILLE CHIAPPOLERIE TANTO APPARTENENTI QUANTO NECESSARIE A BEN INTENDERE QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO XXV: AVVENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINO, E GRAZIOSO SUCCESSO DEL BAGATTELLIERE COLLE MEMORABILI DIVINAZIONI DELLO SCIMMIOTTO INDOVINO.
  • CAPITOLO XXVI: CONTINUA LA GRAZIOSA AVVENTURA DEL BURATTINAIO, CON ALTRE COSE IN VERITÀ MOLTO GUSTOSE.
  • CAPITOLO XXVII: SI FA SAPERE CHI FOSSE MAESTRO PIETRO E LO SCIMIOTTO, ED IL MAL SUCCESSO DI DON CHISCIOTTE NELLA VENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINOCHE NON LA FINÌ COM'EGLI AVREBBE VOLUTO, E COM'ERASI IMMAGINATO.
  • CAPITOLO XXVIII: COSE DETTE DA BEN-ENGELI CHE CHI LE LEGGERÀ LE SAPRÀ SE LE LEGGERÀ CON ATTENZIONE.
  • CAPITOLO XXIX: LA FAMOSA VENTURA DELLA BARCA INCANTATA.
  • CAPITOLO XXX: DI QUELLO CHE INTERVENNE A DON CHISCIOTTE CON UNA BELLA CACCIATRICE.
  • CAPITOLO XXXI: TRATTASI DI MOLTE E MOLTO IMPORTANTI COSE.
  • CAPITOLO XXXII: RISPOSTA DI DON CHISCIOTTE AL SUO RIPRENSORE, CON ALTRI IMPORTANTI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXIII: SAPORITO RAGIONAMENTO CHE LA DUCHESSA E LE SUE DONZELLE TENNERO CON SANCIO PANCIA DEGNO DI ESSERE LETTO E PONDERATO.
  • CAPITOLO XXXIV: PROGETTO PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA DEL TOBOSO CHE FORMA UNA DELLE PIÙ CELEBRI AVVENTURE DI QUESTO LIBRO.
  • CAPITOLO XXXV: SI SEGUITA A PARLARE DEL MODO INDICATO A DON CHISCIOTTE PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA, CON ALTRI MARAVIGLIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXVI: RACCONTASI LA STRANA E NON PRIMA IMMAGINATA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA, DETTA ALTRIMENTI LA CONTESSA TRIFALDI; E SI LEGGERÀ UNA LETTERA SCRITTA DA SANCIO PANCIA A SUA MOGLIE TERESA PANCIA.
  • CAPITOLO XXXVII: CONTINUA LA FAMOSA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA.
  • CAPITOLO XXXVIII: NARRASI CIÒ CHE FECE LA MATRONA DOLORIDA INTORNO ALLA SUA DISAVVENTURA.
  • CAPITOLO XXXIX: LA TRIFALDI CONTINUA IL RACCONTO DELLA SUA STUPENDA E MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XL: SI DICONO COSE APPARTENENTI A QUESTA AVVENTURA ED A SÌ MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XLI: VENUTA DI CLAVILEGNO E FINE DELLA PRESENTE PROLUNGATA VENTURA.
  • CAPITOLO XLII: DEI CONSIGLI DATI DA DON CHISCIOTTE A SANCIO PANCIA PRIMA CHE ANDASSE AL GOVERNO DELL'ISOLA CON ALTRE MEMORABILI COSE.
  • CAPITOLO XLIII: DEI SECONDI CONSIGLI DATI A SANCIO PANCIA DA DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLIV: SANCIO PANCIA È CONDOTTO AL GOVERNO. — STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLV: COME IL GRAN SANCIO PANCIA PRESE IL POSSESSO DELLA SUA ISOLA E IN QUALE MANIERA COMINCIÒ A GOVERNARLA.
  • CAPITOLO XLVI: FORMIDABILE TERRORE CHE DIEDERO I CAMPANACCI ED I GATTI A DON CHISCIOTTE NEL PROGRESSO DEGLI AMORI COLLA INVAGHITA ALTISIDORA.
  • CAPITOLO XLVII: SEGUITA IL RACCONTO DEL MODO CON CUI CONDUCEVASI SANCIO PANCIA NEL SUO GOVERNO.
  • CAPITOLO XLVIII: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON DONNA RODRIGHEZ, MATRONA DELLA DUCHESSA, CON ALTRE VENTURE DEGNE DI ESSERE SCRITTE E CONSERVATE PERPETUAMENTE.
  • CAPITOLO XLIX: NARRASI CIÒ CHE AVVENNE A SANCIO PANCIA VISITANDO LA SUA ISOLA.
  • CAPITOLO L: SI DICHIARA QUALI FURONO GL'INCANTATORI E I CARNEFICI CHE FRUSTARONO LA MATRONA E PIZZICARONO DON CHISCIOTTE, E SI NARRA QUANTO ACCADDE AL PAGGIO CHE PORTÒ LA LETTERA A TERESA, MOGLIE DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LI: DEL PROGRESSO NEL GOVERNO DI SANCIO PANCIA, CON ALTRI AVVENIMENTI IMPORTANTI E CURIOSI.
  • CAPITOLO LII: RACCONTASI L'AVVENTURA DELLA SECONDA MATRONA DOLORIDA, O ANGUSTIATA, CHIAMATA CON ALTRO NOME DONNA RODRIGHEZ.
  • CAPITOLO LIII: DEL TRAVAGLIOSO FINE CH'EBBE IL GOVERNO DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LIV: TRATTASI DI COSE APPARTENENTI A QUESTA E NON AD ALCUN'ALTRA ISTORIA.
  • CAPITOLO LV: AVVENIMENTI DI SANCIO NEL SUO VIAGGIO, ED ALTRE COSE TANTO SINGOLARI QUANTO MAI SI PUÒ DIRE.
  • CAPITOLO LVI: DELLA SANGUINOSA E NON PIÙ VISTA BATTAGLIA SEGUITA TRA DON CHISClOTTE E LO STAFFIERE TOSILO, E DEL CONGEDO CHE PRESE DON CHISCIOTTE DAL DUCA.
  • CAPITOLO LVII: COME PIOVVERO SOPRA DON CHISCIOTTE TANTE VENTURE CHE L'UNA NON ASPETTAVA L'ALTRA.
  • CAPITOLO LVIII: STRAORDINARIO CASO CHE SUCCESSE A DON CHISCIOTTE E CHE PUÒ TENERSI IN CONTO DI VENTURA.
  • CAPITOLO LIX: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ANDANDO A BARCELLONA.
  • CAPITOLO LX: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ENTRANDO A BARCELLONA, CON ALTRE COSE CHE HANNO PIÙ DEL VERO CHE DEL SAVIO.
  • CAPITOLO LXI: LA VENTURA DELLA TESTA INCANTATA, CON ALTRE BAGATTELLE CHE NON SI PUÒ FAR A MENO DI NON RACCONTARE.
  • CAPITOLO LXII: DEL MALE CHE OCCASIONÒ A SANCIO LA VISITA DELLE GALERE, E DELLA NUOVA VENTURA DELLA BELLA MORESCA.
  • CAPITOLO LXIII: DELLA VENTURA CHE DIEDE PIÙ MOLESTIA A DON CHISCIOTTE DI QUANTE ALTRE GLI ERANO SUCCESSE.
  • CAPITOLO LXIV: SI VIENE A SAPERE CHI FOSSE IL CAVALIERE DALLA BIANCA LUNA, LIBERAZIONE DI DON GREGORIO ED ALTRI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO LXV: TRATTASI DI QUELLO CHE VEDRÀ CHI LEGGE O SARÀ PER UDIRE CHI SI FARÀ LEGGERE.
  • CAPITOLO LXVI: SI DETERMINA DON CHISCIOTTE DI FARSI PASTORE, E DI CONDURRE LA VITA TRA LE CAMPAGNE, FINCHÉ SCORRA L'ANNO DI SUA PROMESSA, CON ALTRI AVVENIMENTI PIACEVOLI E GUSTOSI.
  • CAPITOLO LXVII: SI NARRA IL PIÙ RARO E IL PIÙ NUOVO SUCCESSO CHE NELL'INTERO CORSO DI QUESTA GRANDE ISTORIA AVVENUTO SIA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO LXVIII: CHE TIEN DIETRO AL CAPITOLO SESSANTASETTE, E TRATTA DI COSE NECESSARIE A SAPERSI PER MAGGIOR CHIAREZZA DI QUESTA STORIA.
  • CAPITOLO LXIX: DI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE CON SANCIO NEL RESTITUIRSI AL PAESE NATIVO.
  • CAPITOLO LXX: DON CHISCIOTTE E SANCIO ARRIVANO AL LORO PAESE.
  • CAPITOLO LXXI: DEGLI AUGURI CH'EBBE DON CHISCIOTTE ALL'ENTRARE NEL SUO PAESE CON ALTRI AVVENIMENTI CHE ADORNANO E ACCREDITANO QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO LXXII: COME DON CHISCIOTTE CADDE AMMALATO, E DEL TESTAMENTO CHE FECE E DELLA SUA MORTE.