CAPITOLO XI

Don Chisciotte, 2° volume

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Don Chisciotte proseguiva tutto pensoso il suo viaggio, considerando la trista burla che gli avevano fatta gl'incantatori trasformando la sua signora Dulcinea nella brutta figura di una contadina; né sapea immaginarsi il modo che dovesse tenere per restituirla alla primitiva sua forma. Questi pensieri lo traevano tanto fuori di sé, che senza avvedersene lasciò andar la briglia a Ronzinante: il quale approfittando della libertà che gli era concessa, fermavasi ad ogni passo a pascere la verde erbetta di cui abbondavano quelle campagne.

All'ultimo poi Sancio lo trasse da quel suo concentramento, dicendogli:

— Signore, la malinconia non è fatta né per le bestie né per gli uomini: ma se questi vi si abbandonano disperatamente, diventano bestie. Torni in sé vossignoria, ripigli la briglia di Ronzinante, si faccia coraggio, si desti e spieghi quella gagliardìa che è tutta propria dei cavalieri erranti. Che diamine è questo? Che avvilimento è quello di vossignoria? Siamo noi qua, o in Francia? Il diavolo si porti quante Dulcinee si trovano al mondo, ché la salute di un solo cavaliere errante deve andare innanzi agl'incanti ed alle trasformazioni tutte del mondo.

— Taci, Sancio, rispose don Chisciotte con voce fiacca: taci, ripeto, né proferire bestemmie contro quella incantata signora, mentre io solo sono cagione della sua disavventura: la trista sua sorte è opera dell'invidia che mi portano i malevoli.

— Così diceva anch'io, rispose Sancio: chi la vide una volta e la vede adesso, con qual cuore potrà tralasciare di piangere?

— Tu puoi ben parlare in tal guisa, soggiunse don Chisciotte, poiché la vedesti nel più perfetto ed intero stato di sua bellezza; né l'incanto si estese ad ottenebrare la tua vista, né a celarti la sua leggiadrìa; contro me solo e contro i miei propri occhi rivolse la sua forza il veleno dell'incantagione. Per altro io conobbi, o Sancio, che non mi dipingesti fedelmente le sue prerogative, perché, se male non mi ricordo, dicesti che gli occhi suoi sembravano perle ma erano piuttosto da cheppia che da signora. Quelli di Dulcinea, per quanto mi sovviene, debbono essere di verde smeraldo e grandi, e servono loro di ciglia due archi celestiali; levale dunque queste perle dagli occhi e passale ai denti, perché t'ingannasti fuori d'ogni dubbio prendendo gli occhi pei denti.

— Tutto può darsi, rispose Sancio, mentre io rimasi tanto confuso al mirare la sua bellezza, quanto vossignoria all'aspetto della sua bruttezza; ma rimettiamo ogni cosa nella mano di Dio che solo conosce tutte le azioni che hanno a succedere in questa valle di lagrime da noi abitata, dove non saprei dire se si muova foglia la quale non sia avvelenata da malvagità, da imbrogli e da ribalderie. Di una cosa poi mi duole piucché d'ogni altra, signor mio, ed è il pensare al partito da prendersi allorché la signoria vostra resterà vincitore di qualche gigante o di altro cavaliere, e gli comanderà che vadi a presentarsi davanti alla bellezza della signora Dulcinea. Dove la troverà mai questo povero gigante, o questo povero e vinto cavaliere? A me pare di vederli girare come tanti storditi qua e là pel Toboso cercando la nostra signora Dulcinea; e poi se anche la incontreranno in mezzo alla strada sarà come se avessero le traveggole.

— Potrebbe anche darsi, o Sancio, rispose don Chisciotte, che non si estendesse l'incantesimo a togliere la conoscenza di Dulcinea ai vinti giganti e cavalieri che io costringerò di presentarsi a lei. Faremo una prova se la veggano o no con uno o due dei primi ch'io vincerò, ordinando loro di tornare a darmi conto di ciò che sarà precisamente accaduto.

— Mi persuade, disse Sancio, la risoluzione che prende la vossignoria, e con sì bell'artifizio noi potremo conoscere quanto desideriamo: e se così è che Dulcinea si trasformi unicamente dinanzi a vossignoria, la disgrazia sarà più di lei che nostra. Intanto purché la signora Dulcinea goda buona salute e viva in buona letizia, noi altri ce la passeremo alla meglio, cercando le nostre venture e lasciando al tempo che faccia le sue; ch'esso è il medico più valente a sanare queste e più gravi infermità.»

Si accingea don Chisciotte a rispondere un'altra volta a Sancio, quando ne lo sturbò una carretta che attraversava il cammino, carica dei più strani personaggi e figure che possano mai immaginarsi. Colui che guidava le mule, e faceva l'ufficio di carrettiere, avea ciera di brutto demonio: ed era la carretta scoperta tutta senza cielo, né graticcia alcuna al di sopra.

La prima figura che apparve agli occhi di don Chisciotte fu quella della Morte sotto umane sembianze; accanto ad essa era un angelo con due grandi ale dipinte; stava da un lato un imperadore portando in testa una corona che pareva d'oro; appiè della Morte era situato quel nume che si chiama Cupido, senza benda agli occhi, ma con arco, frecce e turcasso.

Eravi pure un cavaliere armato di tutto punto, eccetto che non portava morione o celata, ma un cappello adorno di piume di vari colori; e con questi vi erano altri personaggi, di vestiti e sembianti tra loro diversi.

Si sbigottì alquanto don Chisciotte a questa repentina comparsa, e tremò il cuore a Sancio, ma il primo presto presto si rallegrò credendo che gli si presentasse qualche nuova e inaudita ventura; e su questa supposizione, e con animo deliberato di cimentarsi a qualsivoglia pericolo, postosi dinanzi alla carretta con alta e minacciosa voce si fece a dire:

— Carrettiere, cocchiere, o demonio qual tu ti sia, rispondimi; chi sei? dove vai? che gente è quella che guidi in questa che pare piuttosto la barca di Caronte che una carretta?»

Tranquillamente rispose il Diavolo fermandosi:

— Signore, noi siamo commedianti della compagnia dell'Angelo il Cattivo, e nel paese posto dietro quella collina abbiamo fatta stamane, in cui cade la ottava del Corpus Domini, la rappresentazione della Dieta della Morte, e dobbiamo rifarla questa sera al tardi nel paese ch'è qua vicino. Per la prossimità e per risparmiare la fatica di spogliarci e di rivestirci, andiamo cogli abiti stessi che usiamo nel recitare, e questo giovane rappresenta la Morte, quello un Angelo; quella donna, ch'è la moglie dell'autore, è la Regina; quegli che vedete là fa da Soldato; questi da Imperadore, ed io da Demonio; e sono io una delle principali figure della rappresentazione, perché in questa compagnia sostengo le prime parti: se altro desidera da noi sapere la signoria vostra ce lo domandi, che io le risponderò con tutta esattezza, perché essendo io il Demonio so e m'intendo di tutto.

— In fede di errante cavaliere, rispose don Chisciotte, che alla comparsa di questo carro mi figurai subito che offerta mi si sarebbe qualche grande occasione, ma dico adesso che conviene toccare con mano le apparenze per illuminarsi bene nelle venture. Andate in pace, buone genti, fate la vostra festa, e se valgo a servirvi lo farò di buon cuore e di buona voglia, perché fino da ragazzo io fui affezionato alle maschere, e nella mia gioventù solevo intervenire alle commedie con gran piacere.»

Tra questi discorsi volle la sorte che arrivasse uno della compagnia vestito da Mattaccino con molti sonagli; e portava sulla punta di un bastone, tre vesciche di vacca rigonfie. Accostatasi questa maschera a don Chisciotte cominciò a schermire col bastone e a dar in terra dei gran colpi colle vesciche, facendo ad un tempo gran salti e gran rumore con quei sonagli; di che si spaventò Ronzinante per modo che don Chisciotte non lo poté più reggere a patto alcuno, e non sentendo più il freno, si mise a correre per la campagna con tale velocità da non potersi mai supporre in una bestia ch'era un sacco di ossa. Sancio, che conobbe il pericolo in cui trovavasi il suo padrone, saltò giù dal leardo e corse ad assisterlo; ma quando il raggiunse egli era già in terra, e accanto a lui il cavallo che stramazzato era insieme col suo padrone: solito fine delle bizzarrie e delle prodezze di Ronzinante.

Intanto che Sancio lasciata aveva la sua cavalcatura per aiutare don Chisciotte, quel demonio di ballerino dalle vesciche, saltato sopra il leardo cominciò a percuoterlo quanto poteva con quel suo singolare strumento. Lo spavento ed il fracasso, piucché il dolore dei colpi, lo fecero volare per la campagna fin là dove seguire doveva la festa.

Guardava Sancio la gran carriera del suo leardo e la caduta del suo padrone, e stava irresoluto a quale dei due dovesse prima porgere aiuto: ma come leale scudiere e buon servidore sentì con maggior efficacia il debito verso il padrone che l'affetto pel suo asino, quantunque ogni volta che vedeva alzarsi nell'aria le vesciche e poi cadere sulle groppe dell'animale, fossero per lui le angosce della morte: avrebbe voluto che piombassero quei colpi sulle pupille degli occhi suoi piuttostoché sul più corto pelo della coda del suo giumento. In questa perplessa tribolazione egli raggiunse don Chisciotte, il quale trovavasi pesto più di quello che avesse voluto, e Sancio aiutandolo a montare su Ronzinante, gli disse:

— Signore, il Demonio ha portato via l'asino.

— Che demonio? domandò don Chisciotte.

— Quello dalle vesciche, rispose Sancio.

— Lo raggiungerò ben io, replicò don Chisciotte, quand'anche si rinserrasse nelle più profonde ed oscure grotte dell'inferno: seguimi, Sancio, ché la carretta va adagio, e con le mule di essa ti compenserò della perdita della tua bestia.

— Non si pigli questa briga, rispose Sancio, e rattemperi vossignoria la sua collera; la rattemperi, le ripeto; ché, a quanto mi sembra, il Diavolo ha lasciato ora il leardo, e già torna verso di noi.»

Così era infatti, perché essendo il Diavolo caduto insieme coll'asino, per non essere da meno di don Chisciotte e di Ronzinante, il Diavolo s'era messo ad andare coi suoi piedi, e tornò l'asino spontaneamente al suo padrone.

— Con tutto questo, disse don Chisciotte, sarà ben fatto castigare la temerità di quel Diavolo in alcun altro di quelli della carretta, foss'anche lo stesso Imperadore.

— Si tolga di capo questa idea, replicò Sancio, ed accolga il mio consiglio: non se la pigli mai contro i recitanti, poiché questa è gente che trova sempre molto favore; ed io ho veduto uno di costoro portarsela fuori netta, quantunque avesse commessi due omicidî. Sappia vossignoria, che siccome sono brigate allegre e di passatempo, ognuno le favorisce, le difende, le protegge, e massimamente quelle della Compagnia del re e titolate, che tutti nel loro abito e attillatura paiono tanti principi.

— Sia com'essere si voglia, disse don Chisciotte, non permetterò che il commediante Demonio vada vantando la sua soperchieria, quand'anche sia protetto da tutto il genere umano.»

Nel dire questo, si volse alla carretta che stava già presso al villaggio, e con sonora voce esclamò:

— Fermatevi, aspettate, turba buffona impertinente, che voglio insegnarvi come si hanno a trattare le bestie che servono di cavalcatura agli scudieri dei cavalieri erranti.»

Sì grande era lo schiamazzo di don Chisciotte che fu presto inteso da quelli della carretta; i quali arguendo dalle parole l'intenzione di chi le proferiva, cacciarono tosto fuori dalla carretta la Morte, e dietro a lei l'Imperadore, il Demonio carrettiere e l'Angelo, senza che restasse indietro la Regina e il dio Cupido, e caricatisi tutti di pietre si posero in ischiere aspettando di fare a don Chisciotte un magnifico ricevimento coi loro sassi. Don Chisciotte che li vide posti in sì formidabile squadrone, colle braccia inalberate e in atto di fargli piovere addosso un monte di pietre, tirò le redini a Ronzinante, e stette perplesso sul modo di eseguire la nuova prodezza col minore pericolo della sua propria persona.

Sopravvenne Sancio sul fatto, e vedendo don Chisciotte così apparecchiato all'assalto, gli disse:

— Sarebbe grande pazzia, o signore, il mettersi a questa impresa; consideri vossignoria, signor mio, che contro piena di torrente e furia di frombola non vi ha difesa al mondo, e meglio sarebbe cacciarsi e rinchiudersi in una campana di bronzo; e poi consideri ch'è più temerità che valore che un uomo solo assalga tutto un esercito dove combatte la morte, sono in arme gl'imperadori e dànno aiuto gli angeli buoni e cattivi. Se queste considerazioni non persuadono vossignoria a far alto, la persuada senz'altro il sapere di certo che fra tutti quelli che stanno quivi, tuttoché rassembrino principi, re e imperadori, non v'è un solo cavaliere errante.

— Sancio, tu hai dato nel punto, disse don Chisciotte, e non occorre di più per rimovermi dalla mia opinione. Io non posso né debbo metter mano alla spada, come tante altre volte dissi, contro chi non sia armato cavaliere; tocca a te se vuoi pigliarti vendetta del torto che al tuo leardo si è fatto; ed intanto ti presterò opportuno soccorso colle parole e col consiglio.

— Qua non c'è da pigliar vendetta di sorta, o signore, rispose Sancio, mentre non è da buon cristiano il volere rifarsi delle offese ricevute: e tanto più che impetrerò il mio asino che anch'egli rimetta le sue ragioni nella mia volontà, ch'è quella di terminare tranquillamente i giorni che il cielo mi concede di vita.

— Poiché, replicò don Chisciotte, così hai risolto, o Sancio buono, o Sancio discreto, o Sancio cristiano, o Sancio sincero, abbandoniamo siffatte fantasime, volgiamci a cercare migliori e più importanti avventure, ché veggo già apparecchiarsene in questi luoghi e in quantità e più ammirabili.

Detto questo, voltò la briglia e Sancio andò a ripigliare il suo asino. La Morte e tutto lo squadrone volante tornò alla carretta, e questo fu il termine fortunato che ebbe il formidabile caso della Carretta della Morte, grazie al salutare consiglio dato da Sancio al suo padrone, cui nel dì seguente accadde poi un'altra avventura con un innamorato errante cavaliere di non minore importanza della già riferita.

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  • CAPITOLO I: ESPERIMENTI DEL CURATO E DEL BARBIERE SOPRA LA MALATTIA DI DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO II: NARRASI IL NOTABILE CONTRASTO SEGUITO TRA SANCIO PANCIA, LA NIPOTE E LA SERVA DI DON CHISCIOTTE; CON ALTRI GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO III: DEL RIDICOLO DISCORSO TENUTO DA DON CHISCIOTTE, SANCIO PANCIA E IL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO.
  • CAPITOLO IV: VENGONO SCIOLTI DA SANCIO PANCIA I DUBBII PROMOSSI DAL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO E RESTANO SODDISFATTE LE SUE DOMANDE; CON LA GIUNTA Dl ALTRI SUCCESSI DEGNI DI ESSERE SAPUTI E RACCONTATI.
  • CAPITOLO V: DELL'ACCORTA E GRAZIOSA CONVERSAZIONE TENUTA DA SANCIO PANCIA CON TERESA SUA MOGLIE, E DI ALTRI AVVENIMENTI DEGNI DI FELICE RICORDANZA.
  • CAPITOLO VI: CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE, LA SUA NIPOTE, E LA SERVA: UNO DEI PIÙ IMPORTANTI CAPITOLI DI TUTTA L'ISTORIA.
  • CAPITOLO VII: DI CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE ED IL SUO SCUDIERE, CON ALTRI FAMOSISSIMI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO VIII: RACCONTASI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE RECANDOSI A VEDERE LA SIGNORA DULCINEA DEL TOBOSO.
  • CAPITOLO IX: SI RACCONTA QUELLO CHE STA SCRITTO NEL PRESENTE CAPITOLO.
  • CAPITOLO X: DELL'ARTE USATA DA SANCIO PER INCANTARE LA SIGNORA DULCINEA CON ALTRI AVVENIMENTI ALTRETTANTO GIOCOSI CHE VERI.
  • CAPITOLO XI: DELLA STRANA VENTURA CHE SUCCESSE AL VALOROSO DON CHISCIOTTE COLLA CARRETTA DELLA MORTE.
  • CAPITOLO XII: DELLA STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE COL VALOROSO CAVALIERE DAGLI SPECCHI.
  • CAPITOLO XIII: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO, E SI DESCRIVE IL GIUDIZIOSO, NUOVO E SOAVE COLLOQUIO SEGUITO FRA I DUE SCUDIERI.
  • CAPITOLO XIV: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO.
  • CAPITOLO XV: DOVE SI NARRA CHI FOSSE IL CAVALIERE DAGLI SPECCHI E IL SUO SCUDIERE.
  • CAPITOLO XVI: CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON UN GIUDIZIOSO CAVALIERE DELLA MANCIA.
  • CAPITOLO XVII: DIMOSTRASI L'ULTIMO PUNTO ED ESTREMO A CUI GIUNSE E POTÉ GIUGNERE L'INAUDITO ANIMO DI DON CHISCIOTTE, CON L'AVVENTURA DEI LEONI CONDOTTA A FORTUNATO FINE.
  • CAPITOLO XVIII: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE NEL CASTELLO O CASA DEL CAVALIERE DAL VERDE GABBANO CON ALTRI STRAORDINARI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XIX: AVVENTURA DEL PASTORE INNAMORATO, CON ALTRI VERI E GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XX: NOZZE DI CAMACCIO IL RICCO, ED AVVENIMENTO DI BASILIO IL POVERO.
  • CAPITOLO XXI: PROSEGUONO LE NOZZE DI CAMACCIO CON ALTRI GUSTOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXII: GRANDE AVVENTURA DELLA GROTTA DI MONTÉSINO SITUATA NEL CUORE DELLA MANCIA ALLA QUALE DIEDE IL VALOROSO DON CHISCIOTTE COMPIMENTO FELICE.
  • CAPITOLO XXIII: MARAVIGLIOSE COSE VEDUTE DAL CELEBRATISSIMO DON CHISCIOTTE NELLA PROFONDA GROTTA DI MONTESINO E DA LUI RACCONTATE, LA CUI GRANDEZZA E IMPOSSIBILITÀ VA A STABILIRE PER APOCRIFA LA PRESENTE VENTURA.
  • CAPITOLO XXIV: SI RACCONTANO MILLE CHIAPPOLERIE TANTO APPARTENENTI QUANTO NECESSARIE A BEN INTENDERE QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO XXV: AVVENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINO, E GRAZIOSO SUCCESSO DEL BAGATTELLIERE COLLE MEMORABILI DIVINAZIONI DELLO SCIMMIOTTO INDOVINO.
  • CAPITOLO XXVI: CONTINUA LA GRAZIOSA AVVENTURA DEL BURATTINAIO, CON ALTRE COSE IN VERITÀ MOLTO GUSTOSE.
  • CAPITOLO XXVII: SI FA SAPERE CHI FOSSE MAESTRO PIETRO E LO SCIMIOTTO, ED IL MAL SUCCESSO DI DON CHISCIOTTE NELLA VENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINOCHE NON LA FINÌ COM'EGLI AVREBBE VOLUTO, E COM'ERASI IMMAGINATO.
  • CAPITOLO XXVIII: COSE DETTE DA BEN-ENGELI CHE CHI LE LEGGERÀ LE SAPRÀ SE LE LEGGERÀ CON ATTENZIONE.
  • CAPITOLO XXIX: LA FAMOSA VENTURA DELLA BARCA INCANTATA.
  • CAPITOLO XXX: DI QUELLO CHE INTERVENNE A DON CHISCIOTTE CON UNA BELLA CACCIATRICE.
  • CAPITOLO XXXI: TRATTASI DI MOLTE E MOLTO IMPORTANTI COSE.
  • CAPITOLO XXXII: RISPOSTA DI DON CHISCIOTTE AL SUO RIPRENSORE, CON ALTRI IMPORTANTI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXIII: SAPORITO RAGIONAMENTO CHE LA DUCHESSA E LE SUE DONZELLE TENNERO CON SANCIO PANCIA DEGNO DI ESSERE LETTO E PONDERATO.
  • CAPITOLO XXXIV: PROGETTO PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA DEL TOBOSO CHE FORMA UNA DELLE PIÙ CELEBRI AVVENTURE DI QUESTO LIBRO.
  • CAPITOLO XXXV: SI SEGUITA A PARLARE DEL MODO INDICATO A DON CHISCIOTTE PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA, CON ALTRI MARAVIGLIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXVI: RACCONTASI LA STRANA E NON PRIMA IMMAGINATA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA, DETTA ALTRIMENTI LA CONTESSA TRIFALDI; E SI LEGGERÀ UNA LETTERA SCRITTA DA SANCIO PANCIA A SUA MOGLIE TERESA PANCIA.
  • CAPITOLO XXXVII: CONTINUA LA FAMOSA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA.
  • CAPITOLO XXXVIII: NARRASI CIÒ CHE FECE LA MATRONA DOLORIDA INTORNO ALLA SUA DISAVVENTURA.
  • CAPITOLO XXXIX: LA TRIFALDI CONTINUA IL RACCONTO DELLA SUA STUPENDA E MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XL: SI DICONO COSE APPARTENENTI A QUESTA AVVENTURA ED A SÌ MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XLI: VENUTA DI CLAVILEGNO E FINE DELLA PRESENTE PROLUNGATA VENTURA.
  • CAPITOLO XLII: DEI CONSIGLI DATI DA DON CHISCIOTTE A SANCIO PANCIA PRIMA CHE ANDASSE AL GOVERNO DELL'ISOLA CON ALTRE MEMORABILI COSE.
  • CAPITOLO XLIII: DEI SECONDI CONSIGLI DATI A SANCIO PANCIA DA DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLIV: SANCIO PANCIA È CONDOTTO AL GOVERNO. — STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLV: COME IL GRAN SANCIO PANCIA PRESE IL POSSESSO DELLA SUA ISOLA E IN QUALE MANIERA COMINCIÒ A GOVERNARLA.
  • CAPITOLO XLVI: FORMIDABILE TERRORE CHE DIEDERO I CAMPANACCI ED I GATTI A DON CHISCIOTTE NEL PROGRESSO DEGLI AMORI COLLA INVAGHITA ALTISIDORA.
  • CAPITOLO XLVII: SEGUITA IL RACCONTO DEL MODO CON CUI CONDUCEVASI SANCIO PANCIA NEL SUO GOVERNO.
  • CAPITOLO XLVIII: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON DONNA RODRIGHEZ, MATRONA DELLA DUCHESSA, CON ALTRE VENTURE DEGNE DI ESSERE SCRITTE E CONSERVATE PERPETUAMENTE.
  • CAPITOLO XLIX: NARRASI CIÒ CHE AVVENNE A SANCIO PANCIA VISITANDO LA SUA ISOLA.
  • CAPITOLO L: SI DICHIARA QUALI FURONO GL'INCANTATORI E I CARNEFICI CHE FRUSTARONO LA MATRONA E PIZZICARONO DON CHISCIOTTE, E SI NARRA QUANTO ACCADDE AL PAGGIO CHE PORTÒ LA LETTERA A TERESA, MOGLIE DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LI: DEL PROGRESSO NEL GOVERNO DI SANCIO PANCIA, CON ALTRI AVVENIMENTI IMPORTANTI E CURIOSI.
  • CAPITOLO LII: RACCONTASI L'AVVENTURA DELLA SECONDA MATRONA DOLORIDA, O ANGUSTIATA, CHIAMATA CON ALTRO NOME DONNA RODRIGHEZ.
  • CAPITOLO LIII: DEL TRAVAGLIOSO FINE CH'EBBE IL GOVERNO DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LIV: TRATTASI DI COSE APPARTENENTI A QUESTA E NON AD ALCUN'ALTRA ISTORIA.
  • CAPITOLO LV: AVVENIMENTI DI SANCIO NEL SUO VIAGGIO, ED ALTRE COSE TANTO SINGOLARI QUANTO MAI SI PUÒ DIRE.
  • CAPITOLO LVI: DELLA SANGUINOSA E NON PIÙ VISTA BATTAGLIA SEGUITA TRA DON CHISClOTTE E LO STAFFIERE TOSILO, E DEL CONGEDO CHE PRESE DON CHISCIOTTE DAL DUCA.
  • CAPITOLO LVII: COME PIOVVERO SOPRA DON CHISCIOTTE TANTE VENTURE CHE L'UNA NON ASPETTAVA L'ALTRA.
  • CAPITOLO LVIII: STRAORDINARIO CASO CHE SUCCESSE A DON CHISCIOTTE E CHE PUÒ TENERSI IN CONTO DI VENTURA.
  • CAPITOLO LIX: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ANDANDO A BARCELLONA.
  • CAPITOLO LX: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ENTRANDO A BARCELLONA, CON ALTRE COSE CHE HANNO PIÙ DEL VERO CHE DEL SAVIO.
  • CAPITOLO LXI: LA VENTURA DELLA TESTA INCANTATA, CON ALTRE BAGATTELLE CHE NON SI PUÒ FAR A MENO DI NON RACCONTARE.
  • CAPITOLO LXII: DEL MALE CHE OCCASIONÒ A SANCIO LA VISITA DELLE GALERE, E DELLA NUOVA VENTURA DELLA BELLA MORESCA.
  • CAPITOLO LXIII: DELLA VENTURA CHE DIEDE PIÙ MOLESTIA A DON CHISCIOTTE DI QUANTE ALTRE GLI ERANO SUCCESSE.
  • CAPITOLO LXIV: SI VIENE A SAPERE CHI FOSSE IL CAVALIERE DALLA BIANCA LUNA, LIBERAZIONE DI DON GREGORIO ED ALTRI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO LXV: TRATTASI DI QUELLO CHE VEDRÀ CHI LEGGE O SARÀ PER UDIRE CHI SI FARÀ LEGGERE.
  • CAPITOLO LXVI: SI DETERMINA DON CHISCIOTTE DI FARSI PASTORE, E DI CONDURRE LA VITA TRA LE CAMPAGNE, FINCHÉ SCORRA L'ANNO DI SUA PROMESSA, CON ALTRI AVVENIMENTI PIACEVOLI E GUSTOSI.
  • CAPITOLO LXVII: SI NARRA IL PIÙ RARO E IL PIÙ NUOVO SUCCESSO CHE NELL'INTERO CORSO DI QUESTA GRANDE ISTORIA AVVENUTO SIA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO LXVIII: CHE TIEN DIETRO AL CAPITOLO SESSANTASETTE, E TRATTA DI COSE NECESSARIE A SAPERSI PER MAGGIOR CHIAREZZA DI QUESTA STORIA.
  • CAPITOLO LXIX: DI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE CON SANCIO NEL RESTITUIRSI AL PAESE NATIVO.
  • CAPITOLO LXX: DON CHISCIOTTE E SANCIO ARRIVANO AL LORO PAESE.
  • CAPITOLO LXXI: DEGLI AUGURI CH'EBBE DON CHISCIOTTE ALL'ENTRARE NEL SUO PAESE CON ALTRI AVVENIMENTI CHE ADORNANO E ACCREDITANO QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO LXXII: COME DON CHISCIOTTE CADDE AMMALATO, E DEL TESTAMENTO CHE FECE E DELLA SUA MORTE.