CAPITOLO XXX

Don Chisciotte, 2° volume

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Table of Contents

Lo scudiere e il cavaliere, assai malinconici, raggiunsero le loro bestie; ma Sancio specialmente, cui stringeva il cuore nel mettere mano al denaro, parendogli che tutto quello che se ne consumava fosse tolto alle pupille degli occhi suoi. Finalmente, senza dir motto si posero a cavallo, e scostaronsi dal famoso fiume, restando don Chisciotte assorto nei pensamenti dei suoi amori, e Sancio in quelli della sua futura grandezza, dalla quale sembravagli essere tuttavia ben lontano: poiché quantunque goffo, comprendeva bene che tutte, o la più parte, delle azioni del suo padrone erano bestialità. Egli andava studiando qualche spediente per poterlo piantare come un cavolo, senza fare altri conti e senz'altri disgusti, e così tornarsene a casa sua: ma la fortuna ordì le cose molto diversamente da quello ch'ei supponeva.

Avvenne dunque che il giorno seguente, al tramontare del sole, uscendo dalla selva, distese don Chisciotte gli occhi per un verde prato, a capo del quale vide gente, che poi conobbe essere cacciatori. Avvicinatosi di più, scoprì ch'era fra loro una bellissima donna sopra un palafreno o chinea bianchissima, ornata di guarnizione verde e con sella messa ad argento. Anche la donna era vestita di verde, con sì grande bizzarria e ricchezza, che la stessa leggiadria pareva che si fosse in lei trasformata. Portava colla sinistra mano un falcone, d'onde argomentò don Chisciotte dover ella essere signora di alto grado e la padrona di tutti quei cacciatori, com'era veramente: e perciò disse a Sancio:

— Corri, figliuolo, e di' alla signora del palafreno e del falcone, che io, il cavaliere dai Leoni, mi dichiaro servitore alla sua esimia bellezza, e che se dalla grandezza sua si permette, io andrò a baciarle le mani; e a rendermi suo schiavo in quanto le forze mie si estenderanno, e quanto sarà per comandarmi l'altezza sua. Bada o Sancio, di non mescolare spropositi nella tua ambasciata, ed astienti affatto da ogni tuo proverbio.

— Vossignoria ha trovato l'uomo veramente che fa di ogni erba un fascio! rispose Sancio: a me questo, a me? Non è già adesso la prima volta che ho portate ambasciate ad alte e grandi signore di questo mondo.

— Se non intendi di quella che tu facesti alla signora Dulcinea, replicò don Chisciotte, non so di qual altra tu voglia dire, nel tempo almeno che sei al mio servigio.

— Signor mio, rispose Sancio, al buon pagatore non dolgo i pegni, e in casa piena presto si allestisce la cena: e voglio con ciò intender che con me non servono tanti avvertimenti, mentre io sono buono ad ogni cosa e di tutto m'intendo un poco.

— Te lo credo, Sancio, disse don Chisciotte, va pur in buon'ora e Dio ti conduca.

Partì Sancio di carriera, facendo trottar forte il leardo, e giunto alla bella cacciatrice, smontò e postesele ginocchioni dinanzi, le disse:

— Bella signora, quel cavaliere che si vede di là, chiamato il cavaliere dai Leoni, è il mio padrone, e io sono un suo scudiere, e al mio paese mi chiamano Sancio Pancia; ora questo tale cavaliere dai Leoni, che non è molto si chiamava quello dalla Trista Figura, mi manda a dire che piaccia alla vostra grandezza concedergli che con sua permissione e beneplacito e consentimento venga a mettere in esecuzione il suo desiderio; che ad altro non si estende, per quanto egli dice ed io penso, fuorché alla premura di servire alla vostra incimata altezzeria ed alla vostra stradiladdirara bellezza; se vostra signoria gli dà questa permissione, ne avrà gusto e riporterà segnalatissima mercede e contento.

— Per certo, o scudiere galante, rispose la signora, che compita avete di tutto punto la vostra ambasceria; alzatevi pure di terra che scudiere di sì alto cavaliere, come si è quello dalla Trista Figura, di cui abbiamo quivi gran novelle, non è dovere che stia ginocchioni: alzatevi, amico, e dite al vostro padrone che venga pure in buon'ora a favorire me ed il duca mio marito nella casa di campagna che abbiamo qui presso.»

Si levò Sancio, stupito sì della bellezza della buona signora, come della sua molta gentilezza e del molto buon garbo, e dall'avergli ella detto che l'era ben noto il suo padrone, il cavaliere dalla Trista Figura: e immaginò che se non lo chiamava col titolo di cavaliere dai Leoni, ciò doveva essere perché era un titolo di data ancor troppo fresca.

Gli replicò la duchessa (di cui s'ignora il nome tuttavia):

— Ditemi, di grazia, fratello scudiere, è egli questo vostro padrone un tale di cui va stampata una istoria, che si chiama: Dell'ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia, e che tiene per sovrana del suo cuore una tale Dulcinea del Toboso?

— Oh, egli è quello appunto, signora, rispose Sancio; e quello scudiere che va o deve andare in questa tale istoria, sono io, che mi chiamo Sancio Pancia, se non mi hanno cambiato il nome in culla, o a meglio dire se non lo hanno cambiato nella stampa.

— Molto mi compiaccio di tutto questo, disse la duchessa; andate, fratello Pancia, e dite al vostro padrone che egli sarà il benvenuto in queste mie terre, e che niuna cosa poteva succedermi che mi desse più piacere di questa.»

Sancio, per questa tanto gradita risposta, ritornò con grandissimo contento al padrone, cui replicò tutte le medesime espressioni di quella grande signora, innalzando coi suoi rozzi termini sino alle stelle la sua bellezza e grazia e cortesia.

Don Chisciotte si strinse in sella, pose fermo piè nelle staffe, si accomodò la visiera, spronò Ronzinante, e con molta galanteria volò a baciare le mani alla duchessa; la quale, fatto chiamare il duca suo marito, lo aveva informato, prima che don Chisciotte giungesse, della vicenda dell'ambasceria; e avendo letto ambidue la prima parte dell'istoria, ed essendo quindi al fatto del pazzo umore di don Chisciotte, lo attesero con indicibile piacere e con vivo desiderio di conoscerlo. Proposero seco stessi di secondarne le stravaganze, e di concedergli quanto chiedesse, trattandolo alla foggia de' cavalieri erranti in tutto il tempo che stesse con loro, e senza ommettere alcuna delle cerimonie descritte nei libri di cavalleria che avevano letti, ed ai quali portavano anche qualche affezione.

Arrivò intanto don Chisciotte con la visiera alzata, e facendo mostra di smontare, corse Sancio a tenergli la staffa, ma fu sì male avventurato, che nello andare giù dal leardo, gli rimase un piede attaccato alla fune della bardella, per modo che non poté sbarazzarsene, e restò penzolone con la bocca a terra e col petto. Don Chisciotte, non uso a discendere se non tenevano la staffa, credendo che già Sancio fosse giunto a fare il suo officio, abbandossi da un lato per ismontare; ma le cinghie allentaronsi sotto il peso e la sella e il cavaliere caddero a terra, non senza vergogna di lui e non senza scagliare molte maledizioni al disgraziato Sancio, il quale stava tuttavia col piede nella staffa inceppato. Ordinò il duca a suoi cacciatori che accorressero a trarre d'impaccio il cavaliere e lo scudiere: ed eglino rizzarono don Chisciotte, sciancato per lo stramazzone, il quale però alla meglio, si trascinò e si pose ginocchioni dinanzi a quei due signori. Il duca non voleva permettere in alcun modo tanta umiliazione, anzi, sceso prestamente di cavallo, abbracciò don Chisciotte e gli disse:

— Duolmi, signor cavaliere dalla Trista Figura, che abbia sì disgraziato successo il primo suo ingresso in queste mie terre; ma non è da maravigliarsene, ché i disattenti scudieri possono essere causa di peggiori successi.

— La fortuna che ho nel vedervi, principe valoroso, rispose don Chisciotte, non mi farebbe sentire alcun male, se pure la mia caduta mi avesse cacciato nel profondo degli abissi, dai quali tratto mi avrebbe la sola gloria di trovarmi al vostro cospetto. Il mio scudiere, che sia sempre maledetto, riesce assai meglio nello sciogliere la lingua per dire malizie, che nel legare e cingere bene una sella: in qualunque stato però che io mi trovi, caduto od alzato, a piedi o a cavallo, sarò sempre al servigio vostro e della signora duchessa, vostra degna consorte e meritissima signora della bellezza, e principessa universale della cortesia.

— Piano, piano, mio signor don Chisciotte della Mancia, padron mio, disse il duca, che dove trovasi di mezzo una signora Dulcinea del Toboso, non è dovere che abbiano encomi le altre bellezze.»

Durante questo primo colloquio, Sancio Pancia già liberato dal laccio che gl'involgeva il piede, e trovandosi avvicinato agli altri, prima che don Chisciotte facesse risposta, disse:

— Non si può negare, anzi si dee affermare ch'è molto bellissima la mia signora Dulcinea del Toboso: ma la lepre si leva di dove manco si pensa. Ho sentito dire che quella che si chiama natura è come un artigiano fabbricatore di vasi di terra, e quello che fa uno di bello, può fabbricarne due o trecento di eguali; e dico questo perché la mia signora duchessa non è per niente inferiore alla mia padrona signora Dulcinea del Toboso.»

Si voltò don Chisciotte alla duchessa e le disse:

— Sia noto alla grandezza vostra che niun cavaliere errante ebbe al mondo scudiere né più cicalone, né più grazioso del mio, e la celsitudine sua ne dovrà con me convenire, se si degnerà di servirsi per qualche giorno della mia opera.»

Rispose la duchessa:

— Fo grandissimo conto che il buon Sancio sia grazioso, ciò essendo prova che sarà anche discreto; mentre le grazie ed il brio, come ben sa vossignoria signor don Chisciotte, non hanno il loro seggio nei rozzi ingegni: e se questo buon Sancio è grazioso e galante, mi confermo che egli sarà pur pieno di moderazione.

— E di ciarle, aggiunse don Chisciotte.

— Tanto meglio, replicò il duca, mentre graziose cose non si possono dire con poche parole; ma perché non consumiamo adesso soverchiamente il tempo, venga con noi il gran cavaliere dalla Trista Figura...

— Dai Leoni, ha da dire vostra altezza, disse Sancio, ché non c'è più Trista Figura.

Soggiunse il duca:

— Venga dunque, e ben venga il signor cavaliere dai Leoni, a un mio castello ch'è qui appresso, dove sì alta persona riceverà ogni accoglimento che le è dovuto per giustizia, e quali soglionsi praticare a tutti gli erranti cavalieri che ci visitano.»

Aveva già Sancio poco prima cinta e assettata a dovere la sella a Ronzinante, montandovi don Chisciotte, e salito il duca sopra uno snello destriere, misero la duchessa in mezzo, ed al castello si avviarono. Ordinò la duchessa a Sancio che le andasse accanto, piacendole sommamente di sentire le sue curiose sentenze. Sancio non si fece pregare, e postosi fra loro entrò per quarto nella conversazione, con grande diletto della duchessa e del duca, che riputarono a somma ventura di ricettare nel loro castello un tale errante cavaliere ed un tale errato scudiere.

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  • CAPITOLO I: ESPERIMENTI DEL CURATO E DEL BARBIERE SOPRA LA MALATTIA DI DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO II: NARRASI IL NOTABILE CONTRASTO SEGUITO TRA SANCIO PANCIA, LA NIPOTE E LA SERVA DI DON CHISCIOTTE; CON ALTRI GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO III: DEL RIDICOLO DISCORSO TENUTO DA DON CHISCIOTTE, SANCIO PANCIA E IL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO.
  • CAPITOLO IV: VENGONO SCIOLTI DA SANCIO PANCIA I DUBBII PROMOSSI DAL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO E RESTANO SODDISFATTE LE SUE DOMANDE; CON LA GIUNTA Dl ALTRI SUCCESSI DEGNI DI ESSERE SAPUTI E RACCONTATI.
  • CAPITOLO V: DELL'ACCORTA E GRAZIOSA CONVERSAZIONE TENUTA DA SANCIO PANCIA CON TERESA SUA MOGLIE, E DI ALTRI AVVENIMENTI DEGNI DI FELICE RICORDANZA.
  • CAPITOLO VI: CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE, LA SUA NIPOTE, E LA SERVA: UNO DEI PIÙ IMPORTANTI CAPITOLI DI TUTTA L'ISTORIA.
  • CAPITOLO VII: DI CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE ED IL SUO SCUDIERE, CON ALTRI FAMOSISSIMI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO VIII: RACCONTASI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE RECANDOSI A VEDERE LA SIGNORA DULCINEA DEL TOBOSO.
  • CAPITOLO IX: SI RACCONTA QUELLO CHE STA SCRITTO NEL PRESENTE CAPITOLO.
  • CAPITOLO X: DELL'ARTE USATA DA SANCIO PER INCANTARE LA SIGNORA DULCINEA CON ALTRI AVVENIMENTI ALTRETTANTO GIOCOSI CHE VERI.
  • CAPITOLO XI: DELLA STRANA VENTURA CHE SUCCESSE AL VALOROSO DON CHISCIOTTE COLLA CARRETTA DELLA MORTE.
  • CAPITOLO XII: DELLA STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE COL VALOROSO CAVALIERE DAGLI SPECCHI.
  • CAPITOLO XIII: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO, E SI DESCRIVE IL GIUDIZIOSO, NUOVO E SOAVE COLLOQUIO SEGUITO FRA I DUE SCUDIERI.
  • CAPITOLO XIV: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO.
  • CAPITOLO XV: DOVE SI NARRA CHI FOSSE IL CAVALIERE DAGLI SPECCHI E IL SUO SCUDIERE.
  • CAPITOLO XVI: CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON UN GIUDIZIOSO CAVALIERE DELLA MANCIA.
  • CAPITOLO XVII: DIMOSTRASI L'ULTIMO PUNTO ED ESTREMO A CUI GIUNSE E POTÉ GIUGNERE L'INAUDITO ANIMO DI DON CHISCIOTTE, CON L'AVVENTURA DEI LEONI CONDOTTA A FORTUNATO FINE.
  • CAPITOLO XVIII: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE NEL CASTELLO O CASA DEL CAVALIERE DAL VERDE GABBANO CON ALTRI STRAORDINARI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XIX: AVVENTURA DEL PASTORE INNAMORATO, CON ALTRI VERI E GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XX: NOZZE DI CAMACCIO IL RICCO, ED AVVENIMENTO DI BASILIO IL POVERO.
  • CAPITOLO XXI: PROSEGUONO LE NOZZE DI CAMACCIO CON ALTRI GUSTOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXII: GRANDE AVVENTURA DELLA GROTTA DI MONTÉSINO SITUATA NEL CUORE DELLA MANCIA ALLA QUALE DIEDE IL VALOROSO DON CHISCIOTTE COMPIMENTO FELICE.
  • CAPITOLO XXIII: MARAVIGLIOSE COSE VEDUTE DAL CELEBRATISSIMO DON CHISCIOTTE NELLA PROFONDA GROTTA DI MONTESINO E DA LUI RACCONTATE, LA CUI GRANDEZZA E IMPOSSIBILITÀ VA A STABILIRE PER APOCRIFA LA PRESENTE VENTURA.
  • CAPITOLO XXIV: SI RACCONTANO MILLE CHIAPPOLERIE TANTO APPARTENENTI QUANTO NECESSARIE A BEN INTENDERE QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO XXV: AVVENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINO, E GRAZIOSO SUCCESSO DEL BAGATTELLIERE COLLE MEMORABILI DIVINAZIONI DELLO SCIMMIOTTO INDOVINO.
  • CAPITOLO XXVI: CONTINUA LA GRAZIOSA AVVENTURA DEL BURATTINAIO, CON ALTRE COSE IN VERITÀ MOLTO GUSTOSE.
  • CAPITOLO XXVII: SI FA SAPERE CHI FOSSE MAESTRO PIETRO E LO SCIMIOTTO, ED IL MAL SUCCESSO DI DON CHISCIOTTE NELLA VENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINOCHE NON LA FINÌ COM'EGLI AVREBBE VOLUTO, E COM'ERASI IMMAGINATO.
  • CAPITOLO XXVIII: COSE DETTE DA BEN-ENGELI CHE CHI LE LEGGERÀ LE SAPRÀ SE LE LEGGERÀ CON ATTENZIONE.
  • CAPITOLO XXIX: LA FAMOSA VENTURA DELLA BARCA INCANTATA.
  • CAPITOLO XXX: DI QUELLO CHE INTERVENNE A DON CHISCIOTTE CON UNA BELLA CACCIATRICE.
  • CAPITOLO XXXI: TRATTASI DI MOLTE E MOLTO IMPORTANTI COSE.
  • CAPITOLO XXXII: RISPOSTA DI DON CHISCIOTTE AL SUO RIPRENSORE, CON ALTRI IMPORTANTI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXIII: SAPORITO RAGIONAMENTO CHE LA DUCHESSA E LE SUE DONZELLE TENNERO CON SANCIO PANCIA DEGNO DI ESSERE LETTO E PONDERATO.
  • CAPITOLO XXXIV: PROGETTO PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA DEL TOBOSO CHE FORMA UNA DELLE PIÙ CELEBRI AVVENTURE DI QUESTO LIBRO.
  • CAPITOLO XXXV: SI SEGUITA A PARLARE DEL MODO INDICATO A DON CHISCIOTTE PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA, CON ALTRI MARAVIGLIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXVI: RACCONTASI LA STRANA E NON PRIMA IMMAGINATA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA, DETTA ALTRIMENTI LA CONTESSA TRIFALDI; E SI LEGGERÀ UNA LETTERA SCRITTA DA SANCIO PANCIA A SUA MOGLIE TERESA PANCIA.
  • CAPITOLO XXXVII: CONTINUA LA FAMOSA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA.
  • CAPITOLO XXXVIII: NARRASI CIÒ CHE FECE LA MATRONA DOLORIDA INTORNO ALLA SUA DISAVVENTURA.
  • CAPITOLO XXXIX: LA TRIFALDI CONTINUA IL RACCONTO DELLA SUA STUPENDA E MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XL: SI DICONO COSE APPARTENENTI A QUESTA AVVENTURA ED A SÌ MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XLI: VENUTA DI CLAVILEGNO E FINE DELLA PRESENTE PROLUNGATA VENTURA.
  • CAPITOLO XLII: DEI CONSIGLI DATI DA DON CHISCIOTTE A SANCIO PANCIA PRIMA CHE ANDASSE AL GOVERNO DELL'ISOLA CON ALTRE MEMORABILI COSE.
  • CAPITOLO XLIII: DEI SECONDI CONSIGLI DATI A SANCIO PANCIA DA DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLIV: SANCIO PANCIA È CONDOTTO AL GOVERNO. — STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLV: COME IL GRAN SANCIO PANCIA PRESE IL POSSESSO DELLA SUA ISOLA E IN QUALE MANIERA COMINCIÒ A GOVERNARLA.
  • CAPITOLO XLVI: FORMIDABILE TERRORE CHE DIEDERO I CAMPANACCI ED I GATTI A DON CHISCIOTTE NEL PROGRESSO DEGLI AMORI COLLA INVAGHITA ALTISIDORA.
  • CAPITOLO XLVII: SEGUITA IL RACCONTO DEL MODO CON CUI CONDUCEVASI SANCIO PANCIA NEL SUO GOVERNO.
  • CAPITOLO XLVIII: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON DONNA RODRIGHEZ, MATRONA DELLA DUCHESSA, CON ALTRE VENTURE DEGNE DI ESSERE SCRITTE E CONSERVATE PERPETUAMENTE.
  • CAPITOLO XLIX: NARRASI CIÒ CHE AVVENNE A SANCIO PANCIA VISITANDO LA SUA ISOLA.
  • CAPITOLO L: SI DICHIARA QUALI FURONO GL'INCANTATORI E I CARNEFICI CHE FRUSTARONO LA MATRONA E PIZZICARONO DON CHISCIOTTE, E SI NARRA QUANTO ACCADDE AL PAGGIO CHE PORTÒ LA LETTERA A TERESA, MOGLIE DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LI: DEL PROGRESSO NEL GOVERNO DI SANCIO PANCIA, CON ALTRI AVVENIMENTI IMPORTANTI E CURIOSI.
  • CAPITOLO LII: RACCONTASI L'AVVENTURA DELLA SECONDA MATRONA DOLORIDA, O ANGUSTIATA, CHIAMATA CON ALTRO NOME DONNA RODRIGHEZ.
  • CAPITOLO LIII: DEL TRAVAGLIOSO FINE CH'EBBE IL GOVERNO DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LIV: TRATTASI DI COSE APPARTENENTI A QUESTA E NON AD ALCUN'ALTRA ISTORIA.
  • CAPITOLO LV: AVVENIMENTI DI SANCIO NEL SUO VIAGGIO, ED ALTRE COSE TANTO SINGOLARI QUANTO MAI SI PUÒ DIRE.
  • CAPITOLO LVI: DELLA SANGUINOSA E NON PIÙ VISTA BATTAGLIA SEGUITA TRA DON CHISClOTTE E LO STAFFIERE TOSILO, E DEL CONGEDO CHE PRESE DON CHISCIOTTE DAL DUCA.
  • CAPITOLO LVII: COME PIOVVERO SOPRA DON CHISCIOTTE TANTE VENTURE CHE L'UNA NON ASPETTAVA L'ALTRA.
  • CAPITOLO LVIII: STRAORDINARIO CASO CHE SUCCESSE A DON CHISCIOTTE E CHE PUÒ TENERSI IN CONTO DI VENTURA.
  • CAPITOLO LIX: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ANDANDO A BARCELLONA.
  • CAPITOLO LX: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ENTRANDO A BARCELLONA, CON ALTRE COSE CHE HANNO PIÙ DEL VERO CHE DEL SAVIO.
  • CAPITOLO LXI: LA VENTURA DELLA TESTA INCANTATA, CON ALTRE BAGATTELLE CHE NON SI PUÒ FAR A MENO DI NON RACCONTARE.
  • CAPITOLO LXII: DEL MALE CHE OCCASIONÒ A SANCIO LA VISITA DELLE GALERE, E DELLA NUOVA VENTURA DELLA BELLA MORESCA.
  • CAPITOLO LXIII: DELLA VENTURA CHE DIEDE PIÙ MOLESTIA A DON CHISCIOTTE DI QUANTE ALTRE GLI ERANO SUCCESSE.
  • CAPITOLO LXIV: SI VIENE A SAPERE CHI FOSSE IL CAVALIERE DALLA BIANCA LUNA, LIBERAZIONE DI DON GREGORIO ED ALTRI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO LXV: TRATTASI DI QUELLO CHE VEDRÀ CHI LEGGE O SARÀ PER UDIRE CHI SI FARÀ LEGGERE.
  • CAPITOLO LXVI: SI DETERMINA DON CHISCIOTTE DI FARSI PASTORE, E DI CONDURRE LA VITA TRA LE CAMPAGNE, FINCHÉ SCORRA L'ANNO DI SUA PROMESSA, CON ALTRI AVVENIMENTI PIACEVOLI E GUSTOSI.
  • CAPITOLO LXVII: SI NARRA IL PIÙ RARO E IL PIÙ NUOVO SUCCESSO CHE NELL'INTERO CORSO DI QUESTA GRANDE ISTORIA AVVENUTO SIA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO LXVIII: CHE TIEN DIETRO AL CAPITOLO SESSANTASETTE, E TRATTA DI COSE NECESSARIE A SAPERSI PER MAGGIOR CHIAREZZA DI QUESTA STORIA.
  • CAPITOLO LXIX: DI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE CON SANCIO NEL RESTITUIRSI AL PAESE NATIVO.
  • CAPITOLO LXX: DON CHISCIOTTE E SANCIO ARRIVANO AL LORO PAESE.
  • CAPITOLO LXXI: DEGLI AUGURI CH'EBBE DON CHISCIOTTE ALL'ENTRARE NEL SUO PAESE CON ALTRI AVVENIMENTI CHE ADORNANO E ACCREDITANO QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO LXXII: COME DON CHISCIOTTE CADDE AMMALATO, E DEL TESTAMENTO CHE FECE E DELLA SUA MORTE.