Introduzione alla psicoanalisi
Table of Contents
Sigmund Freud
Traduzioni telematiche a cura di Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
(Casa di reclusione - Opera)
prefazione
Ciò che presento qui al pubblico come "Introduzione alla psicoanalisi" non vuole in alcun modo entrare in competizione con le già esistenti esposizioni generali di questo ramo del sapere (1). Si tratta della fedele riproduzione di lezioni da me tenute nei due semestri invernali 1915-16 e 1916-17 dinanzi a un uditorio composto da medici e profani di entrambi i sessi. Tutte le particolarità destinate a sorprendere i lettori di questo libro si spiegano con le condizioni in cui esso ebbe origine. Non era possibile conservare nell'esposizione la fredda calma di una dissertazione scientifica; l'oratore dovette anzi proporsi di non lasciar ristagnare l'attenzione degli ascoltatori dato che le lezioni duravano quasi due ore. Per motivi contingenti si rese inevitabile ripetere la trattazione di uno stesso argomento, affrontandolo per esempio una prima volta in rapporto all'interpretazione dei sogni e poi ancora in rapporto ai problemi delle nevrosi. La disposizione della materia fece anche sì che alcuni temi importanti, come ad esempio quello dell'inconscio, non potessero venire trattati esaurientemente in un unico punto, ma dovessero essere ripresi e abbandonati varie volte, nell'attesa che si presentasse una nuova occasione per aggiungere qualcosa alla loro conoscenza . Chi ha familiarità con la letteratura psicoanalitica troverà in questa "Introduzione" poche cose di cui non potrebbe venire a conoscenza da altre pubblicazioni assai più particolareggiate. Pure, un bisogno di compiutezza e di sintesi ha costretto l'autore ad avvalersi per alcuni punti (ì etiologia dell' angoscia, le fantasie isteriche) anche di materiale finora non divulgato.
NOTA 1: HITSCHMANN, Freuds Neurosenlehre (Vienna, seconda edizione 1913); O. PFISTER, Die psychoanalytische Methode (Lipsia e Vienna 1913); L. KAPLAN, Grundz¸ge der Psychoanalyse (Vienna 1914); E. REGIS e H. HESNARD, La psychoanalyse des né vroses et des psychoses (Parigi 1914); A. F. MEIJER, De Behandeling van Zenuwzieken door Psycho-Analyse (Amsterdam 1915).
Lezione 1
introduzione
Signore e Signori, non so quanto ognuno di voi sappia sulla psicoanalisi dalle sue letture o per sentito dire. Sono comunque obbligato dalla formulazione letterale del programma annunciato "Introduzione elementare alla psicoanalisi" - a trattarvi come se non ne sapeste nulla e aveste bisogno di una prima informazione. Posso, tuttavia, presupporre quanto meno che voi sappiate che la psicoanalisi é un procedimento per il trattamento medico delle malattie nervose, e quindi darvi subito un esempio di come in questo campo parecchie cose procedano in modo diverso, spesso addirittura opposto, che altrove nella medicina. Altrove, quando sottoponiamo un malato a una tecnica medica a lui nuova, siamo soliti svalutargliene gli inconvenienti e fargli rassicuranti promesse circa i risultati del trattamento. Ritengo che ne abbiamo il diritto, perché con questa condotta aumentiamo le probabilità di successo. Quando invece prendiamo un nevrotico in trattamento psicoanalitico, ci comportiamo diversamente. Gli prospettiamo le difficoltà del metodo, la sua lunga durata, gli sforzi e i sacrifici che esso costa e, per quanto concerne il risultato, diciamo di non poterglielo promettere con certezza, che esso dipende dal suo comportamento, dalla sua comprensione, dalla sua docilità , dalla sua perseveranza. Per comportarci in modo apparentemente così assurdo, abbiamo naturalmente i nostri buoni motivi, di cui forse in seguito potrete rendervi conto. Non abbiatevene dunque a male se all'inizio vi tratterò in modo simile a questi malati nevrotici. In fondo, vi sconsiglio di venire ad ascoltarmi la prossima volta. In accordo con tale intento, vi prospetterò le imperfezioni inevitabilmente connesse con l'insegnamento della psicoanalisi e le difficoltà che si oppongono all'acquisizione da parte vostra di un giudizio personale in proposito. Vi mostrerò come tutto l'indirizzo della vostra precedente formazione e tutte le vostre abitudini mentali debbano inevitabilmente rendervi avversari della psicoanalisi, e quanto resti da superare in voi stessi per aver ragione di questa avversione istintiva. Non posso naturalmente predirvi quale profitto per la comprensione della psicoanalisi trarrete dalle mie comunicazioni, ma vi assicuro che il loro ascolto non potrà insegnarvi a intraprendere un'indagine o a eseguire un trattamento psicoanalitico. Se poi tra voi dovesse trovarsi qualcuno che non si sentisse soddisfatto di un simile contatto fuggevole con la psicoanalisi ma volesse entrare con essa in una relazione durevole, non solo lo sconsiglierei, ma lo metterei in guardia in modo specifico. Allo stato attuale delle cose egli si distruggerebbe, con una simile scelta professionale, ogni probabilità di successo universitario e, se entrasse nella vita come medico praticante, si troverebbe in una società che non comprende i suoi sforzi, considera con diffidenza e ostilità chi li compie e gli sguinzaglia contro tutti gli spiriti maligni che covano in lei. Forse proprio i fenomeni concomitanti della guerra che infuria oggi in Europa possono darvi un'idea di quanto questi spiriti maligni siano numerosi. C'é tuttavia un buon numero di persone per le quali tutto ciò che può diventare un nuovo elemento di conoscenza mantiene, nonostante questi inconvenienti, le sue attrattive. Se alcuni di voi sono di questa tempra e vorranno ripresentarsi qui la prossima volta, non curandosi dei miei ammonimenti, saranno i benvenuti. Tutti, però , avete il diritto di apprendere in cosa consistano le difficoltà della psicoanalisi cui ho accennato.
Comincerò con le difficoltà dell'insegnamento, dell'addestramento
nella psicoanalisi. Nelì insegnamento della medicina siete stati abituati a
vedere. Vedete il preparato anatomico, il precipitato nella reazione chimica, l'
accorciamento del muscolo come risultato della stimolazione dei suoi nervi. Più
tardi viene presentato ai vostri sensi l'ammalato, i sintomi del suo male, gli esiti
del processo morboso, in numerosi casi persino gli agenti della malattia allo stato
puro. Nelle discipline chirurgiche siete testimoni degli interventi con i quali si
presta aiuto al malato, e potete tentarne voi stessi l'esecuzione. Anche nella
psichiatria la presentazione del malato, con la sua mimica alterata, il suo modo di
parlare e il suo comportamento, vi forniscono una quantità di osservazioni che
lasciano in voi impressioni profonde. Così il docente di medicina svolge
prevalentemente la parte di una guida e di un commentatore che vi accompagna attraverso
un museo mentre voi ottenete il contatto immediato con gli oggetti e siete certi che la
vostra convinzione dell'esistenza dei nuovi fatti sia frutto della vostra percezione.
Purtroppo tutto va diversamente nella psicoanalisi. Nel trattamento analitico non si
procede a nient'altro che a uno scambio di parole tra l'analizzato e il medico. Il
paziente parla, racconta di esperienze passate e di impressioni presenti, si lamenta,
ammette i propri desideri e impulsi emotivi. Il medico ascolta, cerca di dare un
indirizzo ai processi di pensiero del paziente, lo esorta, sospinge la sua attenzione
verso determinate direzioni, gli fornisce alcuni schiarimenti e osserva le reazioni di
comprensione o di rifiuto che in tal modo suscita nel malato. I parenti incolti dei
nostri malati, inoltre, cui fa impressione solo ciò che si può vedere e
toccare- di preferenza azioni come quelle che si vedono al cinematografo, - non
trascurano mai di esternare i loro dubbi che "soltanto con dei discorsi si possa
concludere qualcosa contro la malattia". Naturalmente questo é un modo di
pensare tanto ristretto quanto incoerente. Si tratta di quelle stesse persone che sono
sicurissime che i sintomi dei malati "non sono altro che immaginazioni".
Originariamente le parole erano magie e, ancora oggi, la parola ha conservato molto del
suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice l'altro o
spingerlo alla disperazione, con le parole l'insegnante trasmette il suo sapere agli
allievi, con le parole l'oratore trascina con sé l'uditorio e ne determina i
giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale
gli uomini si influenzano tra loro. Non sottovaluteremo quindi l'uso delle parole
nella psicoterapia e saremo soddisfatti se ci verrà data l'occasione di
ascoltare le parole che si scambiano l'analista e il suo paziente. Ma nemmeno questo
ci é possibile. Il colloquio nel quale consiste il trattamento psicoanalitico
non ammette alcun ascoltatore, non si presta a dimostrazioni. E'vero che anche un
nevrastenico o un isterico può essere presentato agli studenti, in una lezione
di psichiatria, ma allora racconta le sue pene e i suoi sintomi, nient'altro. Le
comunicazioni dl cui l'analisi ha bisogno, egli le fa solo a condizione che esista un
particolare legame emotivo con il medico; ammutolirebbe non appena notasse un solo
testimone a lui indifferente. Queste comunicazioni riguardano infatti la parte
più intima della sua vita psichica, tutto ciò che, come persona
socialmente autonoma, egli deve nascondere di fronte ad altri, e inoltre tutto
ciò che, come personalità unitaria, non vuole confessare a sé
stesso. Voi non potete dunque essere presenti come ascoltatori a un trattamento
psicoanalitico. Potete soltanto sentirne parlare, e farete conoscenza con la
psicoanalisi - in senso stretto - solo per sentito dire. Con questo insegnamento, per
così dire di seconda mano, venite a trovarvi in condizioni del tutto insolite ai
fini della formazione di un giudizio. Quest'ultimo dipenderà evidentemente, per
la maggior parte, dalla fede che potete prestare all'informatore. Supponete per un
attimo di non esservi recati a una lezione di psichiatria, ma di storia, e che il
relatore vi parli della vita e delle imprese militari di Alessandro Magno. Che motivi
avreste per credere alla veridicità delle sue comunicazioni? A tutta prima la
situazione sembra essere ancora più sfavorevole che nel caso della psicoanalisi,
poiché il professore di storia non ha preso più parte di voi alle
spedizioni di Alessandro; lo psicoanalista, almeno, vi parla di cose in cui egli stesso
ha svolto una funzione. Ma allora si tratta di sapere ciò che conferisce
credibilità allo storico. Egli può rimandarvi ai resoconti di antichi
scrittori, che furono contemporanei o almeno più vicini nel tempo agli
avvenimenti in questione, ossia ai libri di Diodoro, Plutarco, Arriano, e altri,
può mostrarvi riproduzioni delle monete e delle statue del re che si sono
conservate e farvi passare di mano in mano una fotografia del mosaico pompeiano della
battaglia di Isso. A rigore, però , tutti questi documenti dimostrano soltanto
che già generazioni precedenti hanno creduto all'esistenza di Alessandro e alla
realtà delle sue gesta; e a questo punto la vostra critica potrebbe ricominciare
da capo. Essa troverà allora che non tutto quanto é stato riferito su
Alessandro é degno di fede o é accertabile nei particolari; eppure non
posso credere che per questo lascerete l'aula dubitando della realtà di
Alessandro Magno. La vostra decisione sarà determinata principalmente da due
considerazioni: in primo luogo che il relatore non ha alcun motivo pensabile per
spacciare per vero davanti a voi ciò che egli stesso non ritiene tale, e, in
secondo luogo, che tutti i libri di storia reperibili espongono gli avvenimenti in modo
pressappoco simile. Se poi vi addentrerete nell'esame delle fonti più antiche,
prenderete in considerazione gli stessi fattori, cioè i possibili motivi degli
informatori e la concordanza delle testimonianze. Nel caso di Alessandro, l'esito
dell'esame sarà senz'altro rassicurante; sarà probabilmente diverso se
si tratta di personalità come Mosé o Nembrod. Quanto invece ai dubbi che
potrete sollevare circa la credibilità del vostro informatore psicoanalitico,
avrete in seguito l'opportunità di individuarli con sufficiente chiarezza. Ora
avete il diritto di domandare: se non esiste alcuna convalida oggettiva della
psicoanalisi e alcuna possibilità di dimostrarne l'attendibilità , come
si può mai apprenderla e convincersi della verità delle sue affermazioni?
Questo apprendimento, effettivamente, non é facile, e infatti non sono molte le
persone che hanno appreso la psicoanalisi come si deve. Eppure una via d'accesso
esiste, naturalmente. La psicoanalisi si impara innanzitutto su sé stessi,
mediante lo studio della propria personalità . Ciò non coincide
perfettamente con quello che si usa definire autosservazione, ma, all'occorrenza,
può essere compreso in essa. Esiste tutta una serie di fenomeni psichici molto
frequenti e universalmente noti che, dopo un certo addestramento tecnico, possono
essere fatti oggetto di analisi in noi stessi. In tal modo ci si riesce a persuadere
della realtà dei processi descritti dalla psicoanalisi e dell'esattezza delle
sue concezioni. Comunque, al progredire su questa strada sono posti determinati limiti.
Si progredisce molto di più se ci si fa analizzare da un analista esperto, se si
esperimentano gli effetti dell'analisi sul proprio Io cogliendo simultaneamente l'
opportunità di carpire al proprio analista le più sottili regole tecniche
del procedimento. Quest'ottimo metodo, naturalmente, é accessibile sempre
soltanto a una persona per volta, mai a un intero corso.
Di una seconda difficoltà nel vostro rapporto con la psicoanalisi non posso
più ritenere responsabile quest'ultima, ma voi stessi, miei ascoltatori, almeno
quelli di voi che finora si sono occupati di studi di medicina. La vostra precedente
formazione ha dato alla vostra attività intellettuale un determinato indirizzo,
che conduce lontano dalla psicoanalisi. Siete stati addestrati a dare un fondamento
anatomico alle funzioni dell'organismo e ai suoi disturbi, a spiegarli chimicamente e
fisicamente e a concepirli biologicamente, mentre neanche un briciolo del vostro
interesse é stato indirizzato verso la vita psichica, nella quale pure culminano
le prestazioni di questo organismo meravigliosamente complesso. Perciò vi
é rimasto estraneo il modo di pensare psicologico in generale, essendovi voi
abituati a considerarlo con diffidenza, a contestargli il carattere di
scientificità e a lasciarlo ai profani, ai poeti, ai filosofi della natura e ai
mistici. Questa limitazione costituisce certamente un danno per la vostra
attività medica, dal momento che il malato, come sempre avviene nei rapporti
umani, vi mostrerà dapprima la sua facciata psicologica, e io temo che sarete
costretti, per castigo, a lasciare una parte dell'influsso terapeutico al quale
aspirate ai medici dilettanti, ai guaritori empirici e ai mistici, tutta gente che voi
disprezzate. Non mi é ignota la scusante che si può invocare per questa
lacuna della vostra preparazione. Manca una scienza ausiliaria filosofica che possa
soccorrervi nei vostri intenti medici. Né la filosofia speculativa né la
psicologia descrittiva o la cosiddetta psicologia sperimentale connessa alla fisiologia
degli organi di senso, così come vengono insegnate nelle scuole, sono in grado
di dirvi qualcosa di utile sulla relazione tra il corporeo e lo psichico nonché
di fornirvi la chiave per la comprensione di un eventuale disturbo delle funzioni
psichiche. Nelì ambito della medicina, la psichiatria si occupa bensì di
descrivere i disturbi psichici osservabili e di raggrupparli in determinati quadri
clinici, ma nei loro momenti di sincerità gli stessi psichiatri dubitano che le
loro esposizioni puramente descrittive meritino il nome di scienza. I sintomi che
compongono questi quadri morbosi sono sconosciuti per quanto riguarda la loro origine,
il loro meccanismo e i loro reciproci legami, a essi non corrisponde alcuna
dimostrabile alterazione dell'organo anatomico della psiche, oppure vi corrispondono
alterazioni dalle quali non si può trarre alcun chiarimento. Questi disturbi
psichici sono accessibili a un influsso terapeutico solo quando possono venir
riconosciuti come effetti collaterali di una qualsiasi altra affezione organica Ecco la
lacuna che la psicoanalisi si sforza di colmare. Essa vuole dare alla psichiatria il
fondamento psicologico che le manca; spera di scoprire il terreno comune sulla cui base
divenga comprensibile la convergenza del disturbo fisico con quello psichico. A questo
scopo deve tenersi libera da ogni ipotesi preconcetta di natura anatomica, chimica o
fisiologica a essa estranea, e deve operare esclusivamente con concetti ausiliari di
natura meramente psicologica; appunto per questo, temo che in un primo tempo vi
apparirà peregrina.
Per ciò che riguarda un'ultima difficoltà , non voglio rendere
corresponsabili voi, la vostra precedente formazione o il vostro atteggiamento mentale.
Con due delle sue affermazioni la psicoanalisi offende il mondo intero e se ne attira
l'avversione; una di esse urta contro un pregiudizio intellettuale, l'altra contro un
pregiudizio estetico-morale. Dobbiamo stare attenti a non trascurare troppo questi
pregiudizi: essi sono potenti, sono sedimenti di evoluzioni utili, o addirittura
necessarie, dell'umanità . Vengono mantenuti in vita da forze affettive e la
lotta contro di essi é una lotta difficile. La prima di queste sgradevoli
affermazioni della psicoanalisi é che i processi psichici sono di per sé
inconsci e che di tutta la vita psichica sono consce soltanto alcune parti e alcune
azioni singole. Tenete presente che, al contrario, noi siamo abituati a identificare lo
psichico con il cosciente. La coscienza é da noi ritenuta addirittura la
caratteristica che definisce lo psichico, la psicologia la dottrina dei contenuti della
coscienza. Anzi, questa equiparazione ci sembra talmente ovvia che crediamo di
avvertire come un palese controsenso ogni sua contestazione; tuttavia la psicoanalisi
non può fare a meno di sollevare questa contestazione, né può
accettare l'identità di cosciente e psichico. Secondo la sua definizione, lo
psichico consiste in processi quali il sentire, il pensare, il volere ed essa deve
sostenere che esiste un pensiero inconscio e un volere di cui si é
inconsapevoli. Con questo si é però giocata fin dall'inizio la simpatia
di tutti gli amici della sobrietà scientifica e si é attirata il sospetto
di essere una fantasiosa dottrina occulta, che vorrebbe costruire al buio e pescare nel
torbido. Voi naturalmente, miei ascoltatori, non potete ancora capire con quale diritto
io possa tacciare di pregiudizio una proposizione di natura così astratta come
"lo psichico é il cosciente"; né potete indovinare per quale strada si
sia giunti al disconoscimento dell'inconscio, ammesso che esso esista, e quale
vantaggio sia potuto risultare da questo disconoscimento. La questione se si debba far
coincidere lo psichico con il cosciente o estenderlo al di là di esso, suona
come una vuota disputa verbale; e tuttavia posso assicurarvi che, con l'ammissione di
processi psichici inconsci, si é aperto un nuovo, decisivo orientamento nel
mondo e nella scienza. Non può non esservi altrettanto nascosta l'intima
connessione che collega questa prima audacia della psicoanalisi alla seconda, di cui
sto per parlarvi. Quest'altra proposizione, che la psicoanalisi rivendica come una
delle proprie scoperte, afferma che alcuni moti pulsionali, i quali non possono essere
chiamati che sessuali, sia in senso stretto che in senso più lato, hanno una
grandissima parte, finora non apprezzata a sufficienza, nella determinazione delle
malattie nervose e mentali. Afferma inoltre che questi stessi impulsi sessuali
forniscono un contributo che non va sottovalutato alle più alte creazioni
culturali, artistiche e sociali dello spirito umano. Stando alla mia esperienza, l'
avversione per questo risultato della ricerca psicoanalitica é il più
importante motivo della resistenza che essa ha incontrato. Volete sapere come ce lo
spieghiamo? Noi riteniamo che la civiltà si sia formata sotto l'urgenza delle
necessità vitali a spese del soddisfacimento delle pulsioni, e che essa venga in
gran parte continuamente ricreata "ex novo", quando il singolo, che fa il suo primo
ingresso nella comunità umana, ripete il sacrificio del soddisfacimento delle
pulsioni a favore della società . Tra le forze pulsionali così impiegate,
quelle degli impulsi sessuali hanno un ruolo importante; in questo processo esse
vengono sublimate, ossia distolte dalle loro mete sessuali e rivolte a mete socialmente
superiori, non più sessuali. Questa costruzione però é labile, le
pulsioni sessuali sono domate a fatica, in ciascun individuo che debba associarsi all'
opera di civilizzazione sussiste il pericolo che le sue pulsioni sessuali si rifiutino
di essere impiegate in questo modo. La società crede che non vi sia minaccia
più forte alla sua civiltà di quella che deriverebbe dalla liberazione
delle pulsioni sessuali e dal loro ritorno alle mete originarie. La società non
ama quindi che le si rammenti questa instabile componente del suo fondamento, non ha
alcun interesse che venga riconosciuta la forza delle pulsioni sessuali e resa
esplicita l'importanza della vita sessuale per il singolo; anzi, con intento
educativo, ha seguito la via di distogliere l'attenzione da tutto questo campo.
Perciò essa non tollera il risultato della ricerca psicoanalitica che abbiamo
testé menzionato, preferirebbe di gran lunga stigmatizzarlo come esteticamente
ributtante e moralmente riprovevole o come qualcosa di pericoloso. Ma queste obiezioni
non intaccano per nulla quello che pretende di essere il risultato oggettivo di un
lavoro scientifico. La contestazione deve essere portata sul piano intellettuale, se
vuol farsi sentire. Ora, l'inclinazione a ritenere non vero quello che non piace
é propria della natura umana, per cui é facile trovare argomenti che si
pongono in contrasto con ciò . La società fa quindi diventare non vero
ciò che é spiacevole, contesta le verità della psicoanalisi con
argomenti logici e obiettivi, ma scaturiti da fonti affettive, e, trasformandole in
pregiudizi, mantiene salde queste obiezioni contro ogni tentativo di confutazione. Noi
tuttavia possiamo affermare, Signore e Signori, che formulando questa proposizione
controversa non abbiamo seguì to assolutamente alcun partito preso. Abbiamo
inteso soltanto dare espressione a un dato di fatto che ritenevamo di aver stabilito
grazie a un lavoro faticoso. Inoltre reclamiamo il diritto di respingere
incondizionatamente l'ingerenza di considerazioni pratiche nel lavoro scientifico,
ancor prima di aver indagato se il timore che vuol dettarci queste considerazioni sia
giustificato o meno.
Queste, dunque, sono alcune delle difficoltà che incontrerete nell'occuparvi di
psicoanalisi. Forse sono più che sufficienti per un inizio. Se siete in grado di
superare l'impressione che vi hanno fatto, potremo andare avanti.