Il sogno: 1a lezione
difficolta' e primi approcci
Table of Contents
Sigmund Freud
PRIMA SERIE DI LEZIONI
Parte seconda
IL SOGNO
difficolta' e primi approcci
Signore e Signori, un giorno qualcuno fece la scoperta che i sintomi patologici di certi pazienti nervosi hanno un senso (1). Su tale scoperta fu fondato il procedimento terapeutico psicoanalitico. Durante questo trattamento avvenne che gli ammalati, al posto dei loro sintomi, producessero anche sogni. Nacque così il sospetto che anche questi sogni avessero un senso. Noi però non procederemo secondo questo cammino storico, ma prenderemo la strada opposta. Vogliamo dimostrare il senso dei sogni a titolo di preparazione allo studio delle nevrosi. Questa inversione é giustificata, poiché non soltanto lo studio del sogno é la migliore preparazione a quello delle nevrosi, ma il sogno stesso é anche un sintomo nevrotico e precisamente un sintomo che ha il vantaggio, per noi inestimabile, di presentarsi in tutte le persone sane. Anzi, se tutti gli uomini fossero sani e sognassero soltanto, noi potremmo desumere dai loro sogni quasi tutte le scoperte alle quali ha condotto l' investigazione delle nevrosi. Il sogno diventa dunque in tal modo oggetto d'indagine psicoanalitica: abbiamo qui ancora una volta un fenomeno usuale, tenuto in poca considerazione e apparentemente senza valore pratico come gli atti mancati, con i quali il sogno ha in comune il fatto di verificarsi nelle persone sane. Ma, quanto al resto, le condizioni per il nostro lavoro sono assai più sfavorevoli. Gli atti mancati erano stati trascurati dalla scienza, ci si era poco interessati a essi, ma, in fin dei conti, non era una vergogna occuparsene. La gente diceva che esistono cose più importanti, ma che forse anche da questi atti si può trarre qualche insegnamento. Occuparsi del sogno, invece, non é giudicato semplicemente un fatto superfluo e privo di valore pratico, ma qualcosa di decisamente riprovevole che attira l' odio riservato a ciò che non é scientifico e risveglia il sospetto di un'inclinazione personale al misticismo. Possibile che un medico debba interessarsi del sogno mentre nella stessa neuropatologia e psichiatria ci sono tante cose più serie: tumori che raggiungono la grossezza di una mela e che comprimono l' organo della vita mentale, travasi di sangue, infiammazioni croniche, ove le alterazioni dei tessuti possono essere dimostrate al microscopio! No, il sogno é troppo insignificante e non merita di essere fatto oggetto d'indagine. Il sogno é per di più una cosa la cui stessa natura contrasta con tutti i requisiti di una ricerca esatta, perché nella sua indagine, oltre tutto non si é nemmeno sicuri dell' oggetto. Un'idea delirante, per esempio, si presenta in modo chiaro e con contorni definiti. "Io sono l' imperatore della Cina", dice esplicitamente il paziente. Ma il sogno? Perlopiù non lo si può affatto raccontare. Quando qualcuno racconta un sogno, ha forse una garanzia di averlo raccontato esattamente e di non averlo invece modificato nel raccontarlo, di non avervi aggiunto qualcosa d'inventato, costretto dall' indeterminatezza del proprio ricordo? La maggior parte dei sogni non possono venire ricordati affatto, sono dimenticati a eccezione di alcuni piccoli frammenti. E sull' interpretazione di questo materiale si dovrebbe fondare una psicologia scientifica o un metodo per curare gli ammalati? Una critica in qualche modo eccessiva finisce col metterci in sospetto. Le obiezioni contro il sogno quale oggetto d'indagine vanno palesemente troppo in là . Del problema dell' irrilevanza ci siamo già occupati a proposito degli atti mancati. Grandi cose, ci siamo detti, possono manifestarsi anche con piccoli indizi. Per ciò che riguarda l' indeterminatezza del sogno, essa é per l' appunto un carattere come un altro; non si può prescrivere alle cose di avere un certo carattere. Del resto ci sono anche sogni chiari e distinti. Esistono anche altri oggetti dell' indagine psichiatrica che hanno lo stesso carattere di indeterminatezza; in molti casi, per esempio, le rappresentazioni ossessive, delle quali, dopo tutto, si sono occupati psichiatri rispettabili ed eminenti. Voglio ricordare l' ultimo caso che mi si é presentato nella mia attività di medico. L'ammalata esordì con le parole: "Ho una certa sensazione, come di aver fatto del male o di aver voluto fare del male a un essere vivente... a un bambino? ma no, a un cane piuttosto... forse di averlo spinto giù da un ponte.. o qualcos'altro". Allo svantaggio dell' incertezza nel ricordare i sogni si può rimediare: basta stabilire che come sogno debba valere precisamente ciò che il sognatore racconta, a prescindere da tutto ciò che egli può aver dimenticato o modificato nel ricordo. Infine, non é nemmeno giusto affermare in maniera così generale che il sogno é qualcosa di irrilevante. Ci é noto per nostra personale esperienza che lo stato d'animo nel quale ci si sveglia da un sogno può protrarsi per l' intera giornata; i medici hanno osservato casi nei quali una malattia mentale ha tratto origine da un sogno e un'idea delirante originata da questo sogno si é conservata; di personaggi storici si narra che abbiano attinto da sogni l' incitamento a imprese memorabili. Chiediamoci dunque donde provenga il disprezzo dei circoli scientifici per il sogno. A mio parere si tratta di una reazione alla sopravvalutazione dei sogni in epoche precedenti. La ricostruzione del passato non é facile, come é noto, ma possiamo presumere con certezza - mi si passi la battuta - che già i nostri antenati di tremila e più anni fa abbiano sognato in modo simile al nostro. Per quanto ne sappiamo, tutti gli antichi popoli hanno attribuito ai sogni una grande importanza e li hanno ritenuti utilizzabili da un punto di vista pratico. Ne hanno tratto indizi per il futuro, vi hanno cercato presagi. Probabilmente per i Greci e per gli altri popoli orientali una campagna militare senza interpreti di sogni era inconcepibile, così come al giorno d'oggi lo sarebbe senza ricognizione aerea. Quando Alessandro Magno intraprese la sua campagna di conquiste, al suo seguito si trovavano i più famosi interpreti di sogni. La città di Tiro, che a quei tempi si trovava ancora su un'isola, oppose al re una resistenza così violenta che a costui venne in mente di rinunciare all' assedio. Ma una notte sognò un satiro che ballava come in trionfo, e quando riferì questo sogno ai suoi interpreti, gli venne risposto che gli era stata annunciata la vittoria sulla città . Ordinò l' assalto e occupò Tiro. Presso gli Etruschi e i Romani erano in uso altri metodi per scrutare il futuro, ma durante tutto il periodo ellenistico-romano l' interpretazione dei sogni fu praticata e tenuta in alta considerazione. Della letteratura che se ne é occupata ci é rimasta fortunatamente l' opera principale, il libro di Artemidoro di Daldi che visse presumibilmente durante il regno dell' imperatore Adriano. Come sia avvenuto poi che l' arte dell' interpretazione onirica decadesse e il sogno venisse in discredito, non so dirvelo. La rinascita della cultura non può avervi avuto gran parte, poiché l' oscura età di mezzo ha conservato fedelmente cose ben più assurde dell' antica interpretazione dei sogni. Fatto é che l' interesse per il sogno decadde a poco a poco al rango di superstizione e poté sussistere solo nelle persone incolte. L'ultimo abuso dell' interpretazione onirica, ancora ai giorni nostri, é quello che cerca di sapere dai sogni i numeri che saranno estratti al lotto. Per contro, la scienza esatta dell' epoca attuale si é occupata ripetutamente del sogno, ma sempre soltanto con l' intento di applicarvi le sue teorie fisiologiche. Per i medici, naturalmente, il sogno ha il valore di un atto che non é psichico, di un'espressione di stimoli somatici nella vita mentale. Binz (2) definisce il sogno come "un processo somatico, in tutti i casi inutile, in molti casi addirittura morboso, rispetto al quale l' anima dell' universo e l' immortalità sono tanto in alto quanto l' azzurro etere rispetto a un terreno sabbioso coperto di erbacce situato nella più bassa depressione". Maury lo paragona ai sobbalzi disordinati del ballo di san Vito confrontati con i movimenti coordinati della persona normale. Un antico paragone fa un parallelo tra il contenuto del sogno e i suoni che produrrebbero "le dieci dita di una persona del tutto ignara di musica che scorrono sulla tastiera dello strumento". Interpretare significa trovare un senso nascosto. Naturalmente non si può parlare di interpretazione qualora si valuti nel modo su riportato l' attività onirica. Andate a leggere le descrizioni del sogno fatte da Wundt, da Jodl e da altri filosofi più recenti; esse si accontentano di fare un'elencazione dei punti di divergenza fra la vita onirica e il pensiero vigile con un intento svalutativo nei riguardi del sogno, e mettono in risalto lo sgretolamento delle associazioni, la sospensione della critica, l' esclusione di ogni sapere, e altri segni di impoverimento delle funzioni psichiche. L'unico prezioso contributo alla conoscenza del sogno di cui siamo debitori alla scienza esatta si riferisce all' influenza che sul contenuto del sogno hanno determinati stimoli somatici attivi durante il sonno. Possediamo due grossi volumi di ricerche sperimentali sul sogno di un autore norvegese morto da poco, J. Mourly Vold (3), che trattano quasi esclusivamente degli effetti prodotti sul sogno dai cambiamenti di posizione delle membra. Questi libri ci vengono decantati come modelli di ricerca esatta sul sogno. Potete ora figurarvi che cosa direbbe la scienza esatta se apprendesse che vogliamo fare il tentativo di trovare il senso dei sogni! Può darsi persino che si sia già espressa al riguardo. Tuttavia non ci lasceremo intimidire. Se gli atti mancati potevano avere senso, anche il sogno può averlo, e in moltissimi casi gli atti mancati hanno un senso che é sfuggito alla ricerca esatta. Atteniamoci quindi al pregiudizio degli antichi e del popolo e seguiamo le orme degli antichi interpreti dei sogni.
Innanzitutto dobbiamo trovare il modo di orientarci circa il compito che ci sta di fronte e guardarci intorno nel campo dei sogni. Che cos'é dunque un sogno? E' difficile dirlo in una frase. Ma non vogliamo tentare una definizione quando può bastare un accenno a qualcosa che tutti conoscono. E' piuttosto nostro dovere mettere in rilievo ciò che é essenziale nel sogno. Dove trovarlo? Ci sono diversità talmente enormi entro la cornice del nostro campo, e queste diversità le scopriamo ovunque volgiamo lo sguardo. Essenziale sarà ciò che avremo indicato come comune a tutti i sogni. Ebbene, il primo tratto comune a tutti i sogni potrebbe essere il fatto che nel sognare dormiamo. Il sogno costituisce evidentemente la vita della psiche durante il sonno, vita che ha certe somiglianze con quella della veglia e che d'altra parte se ne discosta per grandi differenze. Questa era già la definizione di Aristotele. Ma forse tra sogno e sonno esistono relazioni ancora più strette. Da un sogno si può venir destati; si ha molto spesso un sogno quando ci si sveglia spontaneamente o quando si viene strappati violentemente dal sonno. Il sogno sembra quindi essere uno stato intermedio tra sonno e veglia. Così la nostra attenzione viene richiamata sul problema del sonno. Che cos'é dunque il sonno? E' questo un problema fisiologico o biologico che ha ancora molti aspetti controversi. Su questo punto non possiamo decidere nulla, anche se penso che possiamo tentare una caratterizzazione psicologica del sonno. Il sonno é uno stato nel quale io non voglio sapere nulla del mondo esterno, ho ritirato da esso il mio interesse. Nel mettermi a dormire mi ritraggo dal mondo esterno e tengo lontani da me i suoi stimoli. Mi addormento, anche, quando ne sono stanco. Nell' addormentarmi dico dunque al mondo esterno: lasciami in pace perché voglio dormire. Il bambino al contrario dice: non vado ancora a dormire, non sono stanco, voglio avere qualche altra esperienza. La tendenza biologica del sonno sembra essere quindi il ristoro, il suo carattere psicologico il venir meno dell' interesse per il mondo. Il nostro rapporto con il mondo, nel quale siamo entrati così malvolentieri, sembra implicare il fatto che non lo sopportiamo senza interruzioni. Ci ritiriamo perciò di tanto in tanto nello stato prenatale, ossia nell' esistenza endouterina. O almeno, ci creiamo condizioni del tutto simili a quelle di allora: calore, oscurità e assenza di stimoli. Alcuni di noi si raggomitolano ancora strettamente in sé stessi e assumono per dormire una posizione corporea simile a quella assunta nel grembo materno. Sembra quasi che il mondo non ci possegga interamente, anche noi adulti, ma solo per due terzi; per un terzo non siamo ancora nati. Ogni risveglio al mattino é come una nuova nascita. Infatti indichiamo lo stato che succede al sonno con le parole: "é come se fossimo appena nati", ma é questa un'asserzione, circa le sensazioni del neonato, probabilmente sbagliatissima, poiché é da supporre che questi si senta invece molto a disagio. Del nascere diciamo anche: "venire alla luce" del mondo. Se questo é il sonno, il sogno non rientra affatto nel suo programma; esso sembra piuttosto un ingrediente indesiderato. E' anche opinione comune che il sonno privo di sogni sia il migliore, l' unico veramente tale. Nel sonno non deve esserci alcuna attività psichica; e se invece c'é lo stesso, vuol dire che l' attuazione dello stato di quiete fetale non é riuscita; non si sono potuti evitare completamente residui di attività psichica. Questi residui sono presumibilmente il sogno. Ma allora sembra realmente che non sia necessario che il sogno abbia un senso. Nel caso degli atti mancati la situazione era diversa: si trattava dopo tutto di attività svolte durante la veglia. Quando invece io dormo, quando ho sospeso completamente l' attività psichica, senza riuscire però a reprimerne certi residui, allora non é affatto necessario che questi residui abbiano un senso. Non saprei neanche che farmene di un tale senso, poiché il resto della mia vita psichica dorme. In realtà non può trattarsi che di una specie di reazione di soprassalto, che di fenomeni psichici risultanti direttamente da stimoli somatici. I sogni sarebbero quindi i residui dell' attività psichica della veglia che disturbano il sonno, e potremmo prendere la risoluzione di abbandonare quanto prima questo argomento non adatto per la psicoanalisi. Cionondimeno, anche se é superfluo, il sogno esiste lo stesso e possiamo tentare di renderci ragione di questa esistenza. Perché la vita psichica non si addormenta? Probabilmente perché qualcosa non lascia in pace la psiche. Su di essa agiscono stimoli ai quali bisogna reagire. Il sogno é quindi il modo con il quale la psiche reagisce agli stimoli che agiscono durante lo stato di sonno. Notiamo qui una prima via d'accesso alla comprensione del sogno. Possiamo ora cercare in diversi sogni quali siano gli stimoli che vogliono disturbare il sonno e ai quali si reagisce sognando. Fin qui ci ha condotto l' esame di ciò che sembrerebbe il primo tratto comune a tutti i sogni.
Esiste un altro tratto comune?
Sì , ed é un tratto inconfondibile, ma molto più
difficile da afferrare e da descrivere. I processi psichici
nel sonno hanno anche un carattere del tutto diverso da quelli della
veglia. Nel sogno si sperimentano ogni sorta
di fatti, e a essi si crede, mentre in effetti non si é
sperimentato nulla tranne forse quell' unico stimolo perturbatore.
Prevalentemente si vive il sogno in immagini
visive; possono esservi anche sentimenti, qua e là anche
pensieri; anche gli altri sensi possono esperire qualcosa, ma in
prevalenza si tratta di immagini. Una parte
delle difficoltà nel raccontare il sogno
proviene dal fatto che queste immagini devono essere tradotte
in parole. "Potrei disegnarlo ci dice spesso il sognatore - ma non so come
dirlo". Non si tratta dunque, in realtà
, di un'attività psichica ridotta, come quella
del deficiente in confronto al genio; é
qualcosa di qualitativamente diverso, ma é difficile dire
dove stia la differenza. Fechner formulò una volta
l' ipotesi che la scena sulla quale si svolgono i
sogni (nella psiche) sia diversa da quella
della vita rappresentativa vigile. A dire il vero, questo non lo
comprendiamo, non sappiamo cosa pensarne, però rende l' impressione
di stranezza che ci dà la maggior parte
dei sogni. Nemmeno il paragone fra l' attività onirica e le
prestazioni di una mano ignara di musica qui regge. Il pianoforte
risponderà pur sempre con le stesse note, anche
se non con melodie, non appena il caso
scorra con la mano sui suoi tasti.
Teniamo accuratamente presente questo secondo tratto comune
a tutti i sogni, anche se possiamo non averlo compreso.
Ce n'é altri, di aspetti comuni? Io
non ne trovo; vedo dappertutto solo differenze, e sotto
ogni profilo: tanto per ciò che si riferisce
alla durata apparente, quanto anche alla chiarezza, alla partecipazione
affettiva, alla possibilità di ritenzione, e altro. Tutto
ciò non é propriamente quanto
avremmo potuto aspettarci dalla reazione di difesa contro uno
stimolo, reazione necessitata, povera, del tipo a sobbalzi.
Per ciò che concerne la dimensione dei sogni, ce ne
sono di molto brevi, che contengono solo una o poche immagini,
un pensiero, persino solo una parola; altri che sono straordinariamente
ricchi di contenuto, che mettono in scena interi romanzi
e sembrano durare a lungo. Ci sono sogni chiari come l' esperienza
concreta, così chiari che per un bel tratto dopo il risveglio
continuiamo a non riconoscerli come sogni; altri che sono indicibilmente
tenui, nebulosi e vaghi; in uno stesso e medesimo
sogno possono anzi alternarsi parti fortemente marcate e parti
indistinte, a malapena afferrabili. Alcuni sogni possono
essere perfettamente sensati o perlomeno coerenti, anzi
perfino spiritosi, belli in modo fantastico; altri, invece, sono
confusi, quasi idioti, assurdi, spesso addirittura pazzi. Ci sono sogni
che ci lasciano completamente freddi, altri in cui tutti gli
affetti si fanno sentire con forza, un dolore fino a piangere, un'angoscia
fino a svegliarsi, meraviglia, rapimento eccetera. I sogni vengono perlopiù
dimenticati rapidamente dopo il risveglio,
oppure resistono per una giornata così da venir ricordati
fino a sera, ma sempre più vagamente e con sempre
maggiori lacune; altri, ad esempio certi sogni
infantili, si conservano così bene da essere presenti
alla memoria, trent'anni dopo, come
un'esperienza recente. I sogni, come gli individui, possono
comparire un'unica volta e mai più , oppure ripresentarsi
immutati o con piccole varianti nella stessa
persona. In breve, questo briciolo di attività
psichica notturna dispone di un gigantesco repertorio, ed é
ancora capace, in effetti, di tutto ciò che la
psiche produce durante il giorno; tuttavia non é mai
la stessa cosa. Si potrebbe tentare di rendere
ragione di queste varietà di aspetti del sogno
supponendo che essi corrispondano a diversi
stadi intermedi tra il sonno e la veglia, a diversi gradi di sonno incompleto.
Sì , ma allora assieme al valore, al contenuto e alla chiarezza
della produzione onirica, anche la certezza
che si tratta di un sogno dovrebbe aumentare dal momento che
in sogni di questo genere la psiche si avvicina al risveglio, e non
dovrebbe succedere che immediatamente accanto a un frammento onirico logico
e chiaro ne emerga un altro privo di senso o indistinto, al quale
segua poi nuovamente un pezzo di lavoro ben fatto. La psiche
non può certamente cambiare con tanta rapidità
la profondità del suo sonno. Pertanto, questa spiegazione
non porta a nulla; le cose non sono così semplici.
Rinunciamo provvisoriamente al "senso" del sogno e tentiamo invece di aprirci una via verso una migliore comprensione dei sogni partendo da quanto abbiamo trovato in essi di comune. Dal rapporto dei sogni con lo stato di sonno abbiamo concluso che il sogno é la reazione a uno stimolo che disturba il sonno. Come abbiamo visto, questo é anche l' unico punto sul quale la psicologia sperimentale, esatta, può venirci in aiuto; essa fornisce la dimostrazione che stimoli provocati durante il sonno compaiono nel sogno. Molte ricerche di questo genere sono state condotte, oltre a quelle del già menzionato Mourly Vold; anche ognuno di noi ha probabilmente avuto l' opportunità di confermare questo risultato con proprie occasionali osservazioni. Maury fece eseguire tali esperimenti sulla propria persona. Durante il sonno gli fu fatta odorare dell' acqua di colonia: sognò di essere al Cairo nel negozio di Giovanni Maria Farina, e seguirono altre straordinarie avventure. Oppure, gli si pizzicò lievemente la nuca: sognò che gli applicavano un cataplasma bollente, e di un medico che lo aveva curato da bambino. Ancora, gli versarono una goccia d'acqua sulla fronte: si trovava in Italia, sudava abbondantemente e beveva vino bianco d'Orvieto. Quello che ci colpisce in questi sogni prodotti sperimentalmente potremo afferrarlo forse ancor più chiaramente in un'altra serie di sogni provocati da stimoli. Si tratta di tre sogni riferiti da uno spiritoso osservatore, Hildebrandt, consistenti tutti in reazioni al rumore della sveglia: "Sogno dunque di andarmene pian piano a passeggio una mattina di primavera per i campi rigogliosi, finché arrivo a un villaggio lì vicino, dove vedo gli abitanti vestiti a festa, col libro di preghiere in mano, avviarsi in gran numero verso la chiesa. E' vero! Oggi é domenica e sta per incominciare la funzione del mattino. Decido di assistervi, ma prima, essendo un po' accaldato, vado a prendere il fresco nel cimitero che circonda la chiesa. Mentre sto leggendo alcune epigrafi, sento il campanaro salire sul campanile e lassù scorgo la piccola campana del paese che segnerà l' inizio della funzione. Per un po' rimane immobile, poi incomincia a dondolare: improvvisamente i suoi rintocchi risuonano chiari e penetranti, tanto chiari e penetranti da porre fine al mio sonno. Ma lo scampanio proviene dalla sveglia. Seconda combinazione. E' una chiara giornata d'inverno, le strade sono coperte da un alto strato di neve e io ho accettato di prender parte a una corsa in slitta, ma devo attendere a lungo, finché mi si dice che la slitta é alla porta. Ecco ora i preparativi per salirvi - indosso la pelliccia, tiro fuori il sacco a pelo per i piedi - e sono pronto, seduto al mio posto. La partenza ritarda ancora, ma finalmente le redini danno il via ai cavalli in attesa: i campanelli scossi con forza attaccano la loro ben nota musica turca con un'intensità che lacera immediatamente la lieve trama del mio sogno. Anche questa volta, é solo il trillo della sveglia. Ecco il terzo esempio. Vedo passare per il corridoio una sguattera che si dirige verso la sala da pranzo con qualche dozzina di piatti messi l' uno sopra l' altro. Ho l' impressione che la colonna di porcellana che essa regge sulle braccia stia per perdere l' equilibrio. 'Attenta - le grido-finirà tutto per terra'. Naturalmente non manca la risposta d'obbligo: é già abituata a questi lavori, e così via. Preoccupato, continuo a seguirla con lo sguardo ed ecco, giunta davanti alla porta, la ragazza incespica, le fragili stoviglie cadono rovinando fragorosamente in mille pezzi sul pavimento. Ma il suono che si propaga senza fine non é , me ne accorgo ben presto, di stoviglie in frantumi, bensì un autentico trillo: il trillo, come ora chi é desto può riconoscere, della sveglia che fa il suo dovere". Questi sogni sono davvero graziosi, perfettamente sensati, nient'affatto incoerenti come sono di solito i sogni. Non vogliamo criticarli per questo. Ciò che li accomuna é il fatto che la situazione si risolve ogni volta in un rumore che al risveglio viene riconosciuto per quello della sveglia. Qui vediamo dunque come viene prodotto un sogno, ma apprendiamo anche qualcos'altro. Il sogno non riconosce la sveglia - questa non compare neppure, nel sogno - ma sostituisce il rumore della sveglia con un altro rumore, interpreta lo stimolo che fa cessare il sonno ma lo interpreta ogni volta in un modo diverso. Perché ? A questa domanda non c'é risposta, sembra trattarsi di un fatto arbitrario. Comprendere il sogno, però , significa poter indicare perché esso abbia scelto proprio questo rumore e nessun altro per interpretare lo stimolo provocato dalla sveglia. In modo del tutto analogo, agli esperimenti di Maury si deve obiettare che pur mostrando bene che lo stimolo indotto si presenta nel sogno, non dicono tuttavia perché esso si presenti proprio in quella forma, e il perché non sembra affatto dipendere dalla natura dello stimolo che disturba il sonno. Inoltre, negli esperimenti di Maury, all' effetto diretto dello stimolo si riconnette perlopiù una gran messe di altro materiale onirico - per esempio, le straordinarie avventure nel sogno dell' acqua di Colonia - di cui non si sa render ragione. Vogliate ora considerare che i sogni di risveglio offrono le migliori possibilità di rilevare l' influenza di stimoli esterni perturbanti il sonno. Nella maggior parte degli altri casi ciò sarà più difficile. Non da tutti i sogni si viene risvegliati, e se al mattino si ricorda un sogno della notte, come si farà a scoprire uno stimolo perturbatore che forse ha agito durante la notte? Sono riuscito una volta a costatare a posteriori uno stimolo sonoro di questo genere, naturalmente solo grazie a particolari circostanze. Mi svegliai un mattino in una località d'alta montagna del Tirolo sapendo d'aver sognato che il Papa era morto. Non ero capace di chiarirmi il sogno, ma poi mia moglie mi chiese: "Hai sentito verso mattina il terribile scampanio che si é diffuso da tutte le chiese e cappelle?". No, non avevo udito nulla, il mio sonno é più resistente, ma grazie a questa informazione compresi il mio sogno. Con quale frequenza stimolazioni di questo tipo possono indurre il dormiente a sognare, senza che costui in seguito se ne renda conto? Forse molto spesso e forse no. Se lo stimolo non può più essere dimostrato, é impossibile persuadersi della sua esistenza. Indipendentemente da questo, ci siamo ricreduti circa l' importanza degli stimoli esterni che disturbano il sonno da quando sappiamo che essi possono chiarirci solo una piccola parte del sogno e non l' intera reazione onirica. Non occorre per questo che abbandoniamo completamente tale teoria. Tanto più che essa é passibile di essere portata oltre. E' chiaro che é indifferente che cosa possa disturbare il sonno e spingere la psiche a sognare. Se non può essere ogni volta uno stimolo sensoriale proveniente dall' esterno, al suo posto può subentrare uno stimolo proveniente dagli organi interni, uno stimolo cosiddetto corporeo. Questa supposizione risulta molto ovvia; essa corrisponde anche all' opinione più popolare sull' origine dei sogni: "i sogni provengono dallo stomaco", si sente dire spesso. Purtroppo anche qui é da supporre frequente il caso che uno stimolo corporeo che ha agito durante la notte non sia più accertabile dopo il risveglio e sia quindi diventato indimostrabile. Non vogliamo con ciò trascurare tutte quelle valide esperienze che appoggiano la provenienza dei sogni da stimoli corporei. E' indubbio che, in genere, lo stato degli organi interni può influire sul sogno. Il rapporto del contenuto di alcuni sogni con un eccessivo riempimento della vescica o con uno stato di eccitamento degli organi genitali é tanto chiaro che non può venir disconosciuto. Da questi casi trasparenti si giunge ad altri, nei quali dal contenuto del sogno si può se non altro dedurre fondatamente che abbiano agito stimoli corporei di tal genere, poiché nel contenuto onirico c'é qualcosa che può essere concepito come rielaborazione, raffigurazione, interpretazione di questi stimoli. Scherner, uno studioso dei sogni, ha sostenuto con particolare vigore la derivazione di essi da stimoli organici e ne ha portato alcuni begli esempi (4). Quando egli per esempio vede in un sogno: "due file di bei ragazzi biondi e dalla carnagione delicata fronteggiarsi con desiderio di lotta, scagliarsi gli uni contro gli altri, afferrarsi reciprocamente, svincolarsi di nuovo, riprendere la posizione di prima e ripetere da capo l' intera operazione", interpretare queste due file di ragazzi come quelle dei denti é plausibile di per sé e sembra trovare piena convalida quando, dopo questa scena, il sognatore "estrae dalla sua mascella un lungo dente". Anche il fatto che "lunghi, stretti, tortuosi corridoi" siano un'allusione a stimoli intestinali sembra reggere e confermare la tesi di Scherner che il sogno cerchi soprattutto di rappresentare l' organo che provoca lo stimolo per mezzo di oggetti a esso simili. Dobbiamo quindi essere pronti ad ammettere che gli stimoli interni possono svolgere per il sogno la stessa funzione di quelli esterni. Purtroppo anche il giudizio sul loro valore soggiace alle stesse obiezioni. In un gran numero di casi la nostra interpretazione dello stimolo corporeo rimane incerta o indimostrabile. Non tutti i sogni, ma solo una certa parte di essi desta il sospetto che nella loro formazione siano implicati stimoli organici interni. Infine, lo stimolo corporeo interno, proprio come lo stimolo sensoriale esterno, sarà in grado di spiegare solo quella parte del sogno che corrisponde a una reazione diretta allo stimolo stesso; da dove provenga poi il resto del sogno, rimane oscuro. Teniamo però presente una peculiarità della vita onirica che viene alla luce studiando questi effetti degli stimoli. Il sogno non riproduce semplicemente lo stimolo, ma lo rielabora, vi allude, lo inserisce in un contesto, lo sostituisce con qualcos'altro. E' questo un aspetto del lavoro onirico che deve interessarci, perché forse conduce più vicino all' essenza del sogno. Se un individuo fa qualcosa spintovi da uno stimolo, non é detto che questo stimolo sia sufficiente a dar ragione di tutto ciò che egli fa. Il "Macbeth" di Shakespeare, per esempio, é un dramma d'occasione, composto per l' ascesa al trono del re che per la prima volta riuniva sul suo capo le corone dei tre paesi. Ma questo spunto storico corrisponde al contenuto del dramma, ce ne spiega la grandezza e gli enigmi? Forse anche gli stimoli esterni e interni che agiscono sul dormiente suggeriscono soltanto il sogno e nulla ci rivelano della sua essenza. L'altro aspetto comune ai sogni, la loro peculiarità psichica, mentre da una parte é difficilmente afferrabile, dall' altra non offre alcun punto di appoggio per procedere ulteriormente. Perlopiù nel sogno sperimentiamo qualcosa in forme visive. Possono gli stimoli darci una spiegazione di questo? Ciò che noi viviamo é davvero lo stimolo? Perché allora l' esperienza é di tipo visivo, se solo in rarissimi casi é stata una stimolazione ottica a suggerire il sogno? Oppure, quando ascoltiamo in sogno dei discorsi, é davvero accertabile che durante il sonno siano giunti al nostro orecchio una conversazione o rumori a essa somiglianti? Credo di poter respingere decisamente questa eventualità . Se ciò che i sogni hanno in comune non ci consente di procedere, tentiamo di farlo con le loro diversità . E' vero che i sogni sono spesso insensati, confusi, assurdi, ma ce ne sono anche di sensati, lucidi, logici. Cerchiamo di vedere se questi ultimi, i sogni sensati, possono darci qualche schiarimento su quelli insensati. Vi riferisco l' ultimo sogno ragionevole che mi é stato raccontato, il sogno di un giovane: "Sono andato a passeggio per la Korntnerstrasse, là ho incontrato il signor X., al quale mi sono accompagnato per un tratto di strada, quindi sono andato al ristorante. Due donne e un uomo si sono seduti al mio tavolo. Dapprima mi sono seccato per questo e non ho voluto guardarli. Poi li ho guardati e ho trovato che erano simpatici". Il sognatore osserva in proposito che la sera precedente il sogno era andato veramente nella Körntnerstrasse, che é la strada che fa solitamente, e vi aveva incontrato il signor X. L'altra parte del sogno non é una reminiscenza diretta, ma ha solo una certa somiglianza con un episodio di parecchio tempo prima. Oppure, ecco qui un altro sogno lucido, di una signora: "Suo marito chiede: 'Non é il caso di far accordare il pianoforte?'. Lei: 'Non ne vale la pena; tanto bisogna far ricoprire i martelletti'". Questo sogno ripete senza modificarla molto, una conversazione che si é svolta il giorno prima del sogno tra la signora e suo marito. Che cosa apprendiamo da questi due sogni lucidi? Nient'altro se non che in essi si trovano ripetizioni di avvenimenti della vita quotidiana o riferimenti a essa. Sarebbe già qualcosa se si potesse dire lo stesso dei sogni in genere. Neanche da parlarne! Anche questo vale solo per una minoranza di sogni; nella maggior parte di essi non si trova alcun riferimento al giorno precedente, e non scaturisce di qui alcuna luce sui sogni insensati e assurdi. Tutto quel che sappiamo é che ci siamo imbattuti in un nuovo compito. Non solo vogliamo sapere ciò che un sogno dice, ma quando (come nei nostri esempi) un sogno dice qualcosa chiaramente, vogliamo sapere altresì perché e a che scopo il materiale noto e vissuto di recente viene ripetuto nel sogno.
Penso che sarete stanchi quanto me di continuare con tentativi come questi da noi fatti sinora. Abbiamo qui la conferma che non basta avere un grande interesse per un problema se non si sa quale via imboccare per giungere alla sua soluzione. Finora questa via non l' abbiamo trovata. La psicologia sperimentale non ci ha fornito nulla all' infuori di alcune pregevoli indicazioni sull' importanza degli stimoli che istigano il sogno. Dalla filosofia non abbiamo da aspettarci nulla, se non che ci rinfacci ancora una volta altezzosamente l' inferiorità intellettuale del nostro oggetto d'indagine; alle scienze occulte non vogliamo certo chiedere alcun prestito. La storia e l' opinione popolare ci dicono che il sogno ha un senso e un significato; che getta uno sguardo nel futuro: tutte cose difficili da ammettere e certamente non dimostrabili. Così il nostro primo sforzo ci lascia completamente sconcertati. Inaspettatamente ci giunge un'indicazione da una parte verso cui non abbiamo finora guardato. L'uso linguistico - il quale non é affatto qualcosa di casuale, ma é il sedimento di antiche conoscenze il cui impiego non può certamente essere incauto - il nostro linguaggio, dunque, conosce qualcosa che chiama stranamente "sognare a occhi aperti". I sogni a occhi aperti sono fantasie (prodotti dalla fantasia); sono fenomeni molto generali, osservabili anch'essi tanto in persone sane che malate e facilmente accessibili allo studio sulla propria persona. Ciò che più colpisce in queste formazioni della fantasia é che abbiano ricevuto il nome di "sogni a occhi aperti", poiché non hanno nulla in sé dei due aspetti comuni ai sogni. Già il nome nega una loro relazione con lo stato di sonno e, per quanto riguarda il secondo aspetto comune, in esse non c'é alcuna esperienza, alcuna allucinazione, bensì la rappresentazione di qualcosa; si sa di fantasticare, non si vede nulla ma si pensa. Questi sogni a occhi aperti fanno apparizione nella prepubertà , spesso già nella tarda infanzia, persistono fino agli anni della maturità , poi vengono o abbandonati o mantenuti fino all' età più avanzata. Il contenuto di queste fantasie é dominato da una motivazione molto trasparente. Sono scene e avvenimenti in cui trovano soddisfacimento i bisogni egoistici, di ambizione e di potenza, oppure i desideri erotici della persona. Nei giovani uomini prevalgono perlopiù le fantasie ambiziose; nelle donne, che usano riversare la loro ambizione nei successi amorosi, quelle erotiche. Ma abbastanza spesso anche negli uomini il bisogno erotico fa apparizione sullo sfondo; tutte le gesta eroiche e i successi mirano sempre e soltanto a ottenere l' ammirazione e il favore delle donne. Peraltro questi sogni a occhi aperti sono molto vari e subiscono alterne vicende: o vengono abbandonati, uno a uno, dopo breve tempo e sostituiti con nuove fantasie, oppure vengono conservati, sviluppati in lunghe vicende e adattati ai mutamenti delle circostanze della vita. Essi, per così dire, vanno di pari passo con il tempo e ne ricevono una impronta, che attesta l' influsso di ogni nuova situazione. Sono il materiale grezzo della produzione poetica, poiché dai suoi sogni a occhi aperti il poeta, mediante certi rimodellamenti, travestimenti e omissioni, crea le situazioni che inserisce nelle sue novelle, nei suoi romanzi, nei lavori teatrali. L'eroe dei sogni a occhi aperti é però sempre la persona stessa del poeta, sia direttamente sia in trasparente identificazione con un'altra persona. Forse i sogni a occhi aperti portano questo nome perché hanno la medesima relazione con la realtà ; per indicare che il loro contenuto é da ritenersi tanto poco reale quanto quello dei sogni. Forse però questa comunanza di nome é basata su una caratteristica psichica del sogno a noi ancora sconosciuta, una di quelle che stiamo cercando. Può anche darsi che abbiamo torto a volerci servire di questa simiglianza di denominazione come se fosse significativa. Tutte cose che comunque potranno venir chiarite solo in seguito.
NOTA 1: Josef Breuer negli anni 1880-82. Vedi in proposito le mie "Cinque conferenze sulla psicoanalisi" tenute in America nel 1909, e "Per la storia del movimento psicoanalitico" (1924).
NOTA 2: C. Binz, "?ber den Traum", (Bonn 1878) pagina 35.
NOTA 3: J. M. Vold, "?ber den Traum", traduzione tedesca di O. Klemm (Lipsia 1910-12).
NOTA 4: K. A. Scherner, "Das Leben des Traumes" (Berlino 1861).