Il sogno: 2a lezione
premesse e tecnica dell'interpretazione
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Sigmund Freud
PRIMA SERIE DI LEZIONI
Parte seconda
IL SOGNO
premesse e tecnica dell'interpretazione
Signore e Signori, abbiamo dunque bisogno di una nuova strada, di un metodo per procedere nell' indagine sul sogno. Vi faccio una proposta semplicissima. Poniamo come premessa a quanto segue che IL SOGNO NON SIA UN FENOMENO SOMATICO, MA PSICHICO. Voi sapete cosa ciò significhi; ma che cosa ci autorizza a questa supposizione? Nulla, ma nulla anche ci impedisce di farla. Le cose stanno così : se il sogno é un fenomeno somatico, non ci riguarda; esso può interessarci solo se vale la premessa che si tratta di un fenomeno psichico. Procediamo quindi in base alla premessa che esso sia veramente tale, e vediamo cosa ne vien fuori. Sarà il risultato del nostro lavoro a decidere se abbiamo il diritto di attenerci a questa ipotesi, e di considerarla pertanto un dato acquisito. Ma cosa vogliamo raggiungere in effetti? a che cosa mira il nostro lavoro? Aspiriamo a ciò cui mira in genere la scienza: comprendere i fenomeni, istituire delle connessioni fra di essi, e in ultima istanza, dove ciò sia possibile, ampliare il nostro potere su di essi. Procediamo dunque nel nostro lavoro con l' ipotesi che il sogno sia un fenomeno psichico. In tal caso esso é una produzione e un'espressione del sognatore, tale però da non dirci nulla, da risultarci incomprensibile. Ora, cosa fate voi nel caso che io mi esprima in modo per voi incomprensibile? Mi interrogate, non é vero? Perché non dovremmo fare lo stesso e CHIEDERE AL SOGNATORE CHE COSA IL SUO SOGNO SIGNIFICHI? Vi ricorderete che già un'altra volta ci siamo trovati in questa situazione. Fu nell' esame di certi atti mancati, in un caso di lapsus verbale. Qualcuno aveva detto: "Poi alcuni fatti vennero in LURCHE", al che noi gli chiedemmo - anzi, per fortuna, non noi, ma altri che sono del tutto estranei alla psicoanalisi, gli chiesero che cosa intendesse con questo discorso incomprensibile. Egli rispose subito di avere avuto l' intenzione di dire che erano "porcherie", ma che aveva cacciato indietro questa intenzione in favore della versione attenuata: "Poi alcuni fatti vennero in luce". Già vi spiegai che questa raccolta di informazioni é il modello di ogni indagine psicoanalitica, e voi comprendete adesso che la psicoanalisi segue la tecnica di farsi comunicare da coloro stessi che vengono esaminati, almeno per quanto é possibile, la soluzione dei loro enigmi. Così , anche il sognatore deve dirci cosa significhi il suo sogno. Ma questo, come é noto, non é così semplice nel caso del sogno. Negli atti mancati tale metodo funzionò per un certo numero di esempi; poi ci se ne presentarono altri in cui l' interrogato non voleva dire nulla, anzi rifiutava addirittura indignato la risposta che gli suggerivamo. Nel caso del sogno ci mancano completamente gli esempi della prima specie; il sognatore dice sempre di non sapere nulla. Rifiutare la nostra interpretazione non può , dal momento che non abbiamo alcuna interpretazione da prospettargli. Dovremmo dunque abbandonare di nuovo il nostro tentativo? Dal momento che il sognatore non sa nulla, noi non sappiamo nulla e una terza persona meno che mai può saperne qualcosa, non c'é prospettiva di venire a capo di alcunché . Ebbene, se volete, rinunciate pure al tentativo. Ma se invece non é questa la vostra intenzione, potete proseguire il cammino con me. Io vi dico infatti che é effettivamente possibile, anzi molto probabile, che il sognatore sappia che cosa significhi il suo sogno, SOLO NON SA DI SAPERLO E PER QUESTO CREDE DI NON SAPERLO.
Mi farete osservare che a questo
punto introduco nuovamente una ipotesi, già
la seconda in questo breve contesto, e che riduco enormemente
le pretese di credibilità del mio procedimento. Posta
la premessa che il sogno sia un fenomeno psichico, e l' ulteriore
premessa che esistano nell' uomo fatti psichici che egli
conosce senza sapere di conoscerli... e così
via. A questo punto sarà sufficiente considerare l'
intrinseca inverosimiglianza di queste due premesse per
distogliere tranquillamente il proprio interesse dalle conclusioni che
ne scaturiscono. Sia chiaro, Signore e Signori, che non vi ho fatto
venire qui per darvi a intendere o nascondervi qualcosa. Ho annunciato,
é vero, delle "lezioni elementari di introduzione alla
psicoanalisi", ma non ho inteso con ciò un'esposizione
"in usum delphini' ove tutto corra liscio, ove siano state
nascoste accuratamente tutte le difficoltà ,
riempite le lacune, ritoccati i dubbi, tale che voi possiate
credere con animo tranquillo di aver appreso qualcosa di nuovo.
No, proprio perché voi siete
principianti, ho voluto mostrarvi la nostra scienza così
com'essa é , con i suoi dislivelli e asperità , le
sue esigenze e le sue perplessità
. So che, particolarmente agli inizi, in nessuna scienza
le cose vanno, né possono andare diversamente. So anche
che di solito l' insegnamento si sforza a tutta
prima di nascondere queste difficoltà
e imperfezioni a chi impara. Ma
ciò non é possibile nella
psicoanalisi. Io ho posto realmente due premesse, una all' interno
dell' altra, e se a qualcuno tutto ciò
riesce troppo faticoso e incerto, o se vi é chi é
abituato a più alte certezze e a più
eleganti deduzioni, costui consideri che
non ha bisogno di proseguire con me. Penso,
tuttavia, che dovrebbe tralasciare i problemi psicologici in
genere, perché c'é da temere che qui trovi vie
impraticabili, e non le strade precise e sicure che é disposto
a percorrere. D'altronde é del tutto superfluo che una scienza
che ha qualcosa da offrire vada in cerca di uditorio
e di seguaci: saranno i suoi risultati a
crearle intorno un'atmosfera favorevole,
ed essa può ben aspettare finché
questi si saranno accattivati l' attenzione del pubblico. A quelli di voi
che vogliono perseverare nell' argomento desidero ricordare
che le mie due ipotesi non sono equivalenti. La prima, che il sogno
sia un fenomeno psichico, é la premessa che vogliamo
dimostrare per mezzo del risultato del nostro lavoro;
l' altra é già stata dimostrata
in un altro campo e io
mi prendo semplicemente la libertà di trasportarla
ai nostri problemi. Dove, in quale campo é stata portata la
prova che c'é un sapere di cui l' uomo non sa
nulla, come abbiamo stabilito di supporre nel caso del sognatore?
Se ciò é vero, si tratterebbe di
un fatto singolare, sorprendente, tale da mutare la nostra concezione
della vita psichica e che non avrebbe bisogno di nascondersi: un
fatto, tra l' altro, che si annullerebbe nella sua stessa denominazione,
e che tuttavia vorrebbe essere qualcosa di reale, una "contradictio
in adjecto". Ebbene, questo fatto non fa nulla per nascondersi.
Non é colpa sua se la gente non lo conosce per niente o se
non se ne cura abbastanza. Così come non
é colpa nostra se tutti questi problemi psicologici vengono
giudicati negativamente da persone che si
sono mantenute estranee a tutte le osservazioni
e le esperienze decisive in proposito. La prova é stata portata
nel campo dei fenomeni ipnotici. Quando, nell' anno 1889,
assistetti alle dimostrazioni straordinariamente impressionanti di
Lié beault e Bernheim a Nancy,
fui anche testimone del seguente esperimento. Un
uomo veniva trasposto in stato di sonnambulismo e in tale stato gli
si faceva vivere in forma allucinatoria
ogni possibile esperienza. Poi lo si
svegliava, e dapprima egli sembrava non sapere nulla di quanto era avvenuto
durante il sonno ipnotico. Bernheim lo invitava allora
direttamente a raccontare che cosa gli fosse
accaduto durante l' ipnosi. Egli affermava di non poter ricordare nulla.
Ma Bernheim insisteva, faceva pressione su di lui, gli
assicurava che lo sapeva, che doveva
ricordarsene; ed ecco, l' uomo diveniva titubante,
cominciava a riflettere, si ricordava
dapprima nebulosamente una delle esperienze suggeritegli,
poi un altro pezzo, il ricordo diveniva sempre più chiaro,
sempre più completo, e alla fine veniva portato alla luce
senza lacune. Ma, poiché dopo costui sapeva,
nonostante nel frattempo non avesse appreso
alcunché da nessun'altra fonte, é
giustificato concludere che anche prima egli sapesse di questi ricordi.
Essi gli erano solo inaccessibili, non sapeva
di saperli, credeva di non saperli. Dunque, in tutto
e per tutto il caso che noi supponiamo
nel sognatore. Spero che vi sorprenda che questo fatto sia stato
accertato e che mi domandiate: "Perché Lei non si é
richiamato a questa prova già precedentemente, a proposito
degli atti mancati, quando a un certo punto attribuimmo al
discorso dell' uomo che aveva commesso un lapsus verbale intenzioni
di cui egli non sapeva nulla e che
smentiva? Se una persona crede di non
sapere nulla di certe esperienze delle quali tuttavia porta in sé
il ricordo, il fatto che non sappia nulla
anche di altri processi psichici del suo intimo cessa di essere
inverosimile. Questo argomento avrebbe senza
dubbio fatto impressione su di
noi e ci avrebbe avvantaggiati nella comprensione degli
atti mancati". Certo, avrei potuto richiamarmi a questo fatto già
allora, ma lo tenni in serbo per un'altra occasione, in cui fosse
più necessario. Alcuni atti mancati si sono
spiegati in parte da sé ; quanto agli altri ne abbiamo
ricavato il suggerimento che, al fine
di preservare l' interconnessione tra i fenomeni, occorre supporre
l'esistenza di processi psichici di cui non si sa nulla. Nel caso del sogno
siamo costretti ad attingere spiegazioni altrove, e inoltre
conto sul fatto che qui voi ammetterete più facilmente
una trasposizione dall' ipnosi al nostro campo. Lo stato nel
quale viene eseguito un atto mancato non può non apparirvi
normale; si tratta invero di uno stato che non
ha alcuna somiglianza con quello ipnotico. Una chiara affinità
, al contrario, esiste tra lo stato ipnotico e lo stato
di sonno, il quale é la condizione necessaria per sognare.
L'ipnosi viene chiamata, anzi, un sonno artificiale; alla persona
che ipnotizziamo diciamo: "dorma", e le suggestioni che
ad essa provengono da parte nostra sono paragonabili ai sogni
del sonno naturale. Le situazioni psichiche
in entrambi i casi sono realmente analoghe.
Nel sonno naturale ritiriamo il nostro interesse
da tutto il mondo esterno; in quello
ipnotico lo ritiriamo ugualmente da tutto il mondo, a eccezione di quell'
unica persona che ci ha ipnotizzato, con la quale rimaniamo in rapporto.
Del resto il cosiddetto "sonno della nutrice", durante il quale la nutrice
rimane in rapporto con il bambino e può essere
svegliata solo da lui, é un corrispettivo normale
del sonno ipnotico. Non sembra quindi un'idea tanto azzardata
quella di trasporre una situazione dall' ipnosi
al sonno naturale. La supposizione che anche nel sognatore
esista una conoscenza circa il proprio sogno, conoscenza che
gli resta inaccessibile tanto che egli non ci crede,
non é completamente campata in aria.
Prendiamo nota, inoltre, che a questo punto si apre una terza
via di accesso allo studio del sogno: dopo gli stimoli che turbano il
sonno, dopo i sogni a occhi aperti,
ora anche i sogni indotti dello stato ipnotico.
Ora torniamo, forse con maggior fiducia, al nostro compito. E' dunque molto probabile che il sognatore sappia qualcosa del suo sogno; si tratta solo di metterlo in grado di scoprire quello che sa e di comunicarcelo. Non pretendiamo che ci dica subito il senso del suo sogno, ma egli potrà scoprirne l' origine, la cerchia di pensieri e di interessi da cui proviene. Ricordate che nel caso dell' atto mancato fu chiesto al soggetto come fosse giunto alla parola sbagliata "lurche" e la prima idea che ci fu comunicata chiarì il lapsus. La nostra tecnica nel caso del sogno é dunque molto semplice, ricalcata su questo esempio. Anche qui, chiederemo al sognatore come sia giunto a quel determinato sogno e, di nuovo, la sua prima affermazione dovrà essere considerata come una spiegazione. Pertanto sorvoliamo sulla distinzione se egli creda o non creda di sapere qualcosa e trattiamo entrambi i casi allo stesso modo. Questa tecnica é certamente molto semplice, ma temo che susciterà la vostra più netta opposizione. Voi direte: "Una nuova ipotesi, la terza! E' la più inverosimile di tutte! Se io chiedo al sognatore che cosa gli viene in mente a proposito del sogno, dev'essere proprio la sua prima idea a fornire la spiegazione desiderata? Non é affatto necessario che gli venga un'idea, oppure può passargli per la testa Dio sa che cosa. Non possiamo comprendere su che basi si regga una simile aspettativa. Ciò significa veramente mostrare troppa fiducia nella Provvidenza quando sarebbe meglio avere un po' più di senso critico. Oltre a ciò , un sogno non é una singola parola sbagliata, ma si compone di molti elementi. E allora, su quale idea che passa per la mente del sognatore ci baseremo?". Avete ragione in tutto ciò che é secondario. Un sogno si differenzia da un lapsus verbale anche per la molteplicità dei suoi elementi. Di questo la tecnica deve tener conto. Vi propongo quindi di scomporre il sogno nei suoi elementi e di esaminare ogni elemento separatamente; in tal modo viene ristabilita l' analogia con il lapsus verbale. Avete ragione anche nel fatto che la persona interrogata sui singoli elementi del sogno può rispondere che non le viene in mente nulla. Ci sono casi in cui accettiamo come valida questa risposta e apprenderete in seguito quali sono; val la pena di osservare che si tratta di casi nei quali idee ben definite possono venire in mente a noi. In generale, però , contraddiremo il sognatore quando afferma di non avere alcuna idea, faremo pressione su di lui, gli assicureremo che non può non venirgli in mente qualcosa e... ci darà ragione. Egli produrrà un'idea in proposito, una qualsiasi, per noi é indifferente quale. Certi ragguagli, che si possono chiamare "storici", li comunicherà con particolare facilità . Dirà : "Si tratta di qualcosa che é successo ieri" (come nei due sogni "lucidi" che ci sono noti; oppure: "Ciò mi ricorda qualcosa che é accaduto poco tempo fa", e in questo modo noteremo che i legami dei sogni con impressioni degli ultimi giorni sono di gran lunga più frequenti di quanto abbiamo creduto inizialmente. Infine, a partire dal sogno, egli si ricorderà anche di avvenimenti più lontani, eventualmente persino di avvenimenti che appartengono a epoche assai remote. In ciò che é essenziale, però , avete torto. Se pensate che sia arbitrario supporre che la prima idea che viene in mente al sognatore debba fornire proprio l' elemento ricercato o condurre a esso, e ritenete invece che tale idea possa essere del tutto fortuita e senza connessione con ciò che si cerca, e che l' aspettarsi qualcosa di diverso sia, da parte mia, solo un'espressione di fiducia nella Provvidenza, allora vi sbagliate di grosso. Già una volta mi sono preso la libertà di farvi osservare che in voi c'é una fede profondamente radicata nella libertà psichica e nell' arbitrio, fede però che non ha nulla di scientifico e deve ammainare le vele di fronte all' esigenza di un determinismo che domina anche la vita psichica. Alla persona interrogata é venuta in mente questa cosa e non un'altra, e io vi prego di rispettare ciò come un dato di fatto. Però non contrappongo a una fede un'altra fede, giacché é possibile dimostrare che l' idea prodotta dalla persona interrogata non é arbitraria, indeterminabile, priva di connessione con ciò che cerchiamo. Ho anzi appreso non molto tempo fa - senza del resto annettervi troppo valore - che anche la psicologia sperimentale ha addotto tali prove.
Data l' importanza
dell' argomento che segue, chiedo che
mi prestiate un'attenzione particolare. Quando invito qualcuno a dire ciò
che gli viene in mente a proposito di un determinato elemento del
sogno, é come se pretendessi
da lui che si abbandoni all' associazione
libera tenendo fissa una rappresentazione
iniziale. Questo richiede uno speciale atteggiamento dell'
attenzione, che é del tutto diverso da quello che si ha nella
riflessione e che esclude la riflessione.
Alcuni assumono facilmente tale atteggiamento;
altri, quando ci si provano, si rivelano incredibilmente e
sommamente incapaci. Ora, vi é un più
alto grado di libertà d'associazione,
e cioé io posso lasciar cadere l' insistenza su una rappresentazione
iniziale e stabilire magari solo il genere
e la specie dell' idea che richiedo al soggetto
(per esempio stabilisco che egli
debba pensare liberamente un nome proprio o un numero). L'idea
che allora gli si presenta dovrebbe essere ancora
più arbitraria, ancora più
imprevedibile di quella utilizzata dalla
nostra tecnica. E' possibile però dimostrare
che essa viene ogni volta rigorosamente determinata da importanti atteggiamenti
interni, i quali non ci sono noti nel momento in cui
agiscono, o tanto poco noti quanto lo sono le tendenze
perturbatrici degli atti mancati e le tendenze che provocano le azioni
casuali. Io e molti altri dopo di me abbiamo svolto ripetute
ricerche di questo genere su nomi e
numeri lasciati affiorare senza alcun punto di riferimento, e alcune di
queste ricerche sono state anche pubblicate. In esse si procede in
modo da risvegliare continue associazioni con il nome
che é emerso; tali associazioni non sono dunque più
completamente libere, ma hanno un vincolo, come le idee connesse con gli
elementi del sogno. Si continua così finché
si trova che l' impulso é esaurito; ma a questo punto si sono
chiariti anche la motivazione e il significato
del nome liberamente presentatosi. Gli esperimenti riescono
sempre tutti allo stesso modo; il risultato
comprende spesso un ricco materiale e rende necessari commenti circostanziati.
Le associazioni connesse con numeri liberamente
emersi sono forse quelle più probanti: esse procedono
così velocemente, si lanciano con
tanta incredibile sicurezza verso un obiettivo
nascosto, da fare un effetto veramente
sbalorditivo. Voglio riferirvi solo un esempio
di un'analisi di questo genere riferita a un nome, dal
momento che fortunatamente il materiale necessario a liquidarla é
scarso. Nel corso della cura di un giovanotto, vengo a parlare di
questo argomento e accenno alla tesi
che, nonostante l' apparente arbitrarietà ,
non é possibile farsi venire in mente nome alcuno
che non si dimostri strettamente condizionato
dalle immediate circostanze, dalle particolarità del
soggetto esaminato e dalla sua situazione attuale.
Poiché egli manifesta delle perplessità , gli propongo
di sottoporsi senza indugio a un esperimento
del genere. So che intrattiene un numero particolarmente
elevato di relazioni di ogni tipo con donne e ragazze, e penso
perciò che avrà una scelta
particolarmente vasta se dovrà farsi venire in mente
un nome di donna. E' d'accordo. Con mio, o forse con
suo stupore, a questo punto egli non m'investe affatto con una valanga
di nomi femminili, ma rimane per un tratto silenzioso e confessa
poi che un unico nome gli é venuto in
mente e nessun altro: Albina. "Che strano!
Ma che cosa si collega per Lei con questo nome? Quante Albine
conosce?". Curioso! non conosceva nessuna Albina
e anche in seguito non riuscì ad associare nulla con questo
nome. Si poteva così supporre che l' analisi fosse fallita;
invece no, semplicemente era già terminata,
non occorrevano altri elementi. Il giovanotto aveva
colori straordinariamente chiari e nei colloqui durante la cura io lo avevo
varie volte chiamato per scherzo "Albino". Noi eravamo per
l' appunto intenti a determinare la parte femminile della sua costituzione.
Egli stesso era dunque questa "Albina", la donna che in quel momento più
lo interessava. Allo stesso modo si rivelano condizionate,
e appartenenti a un giro di pensieri che ha diritto a occupare l' individuo
senza che egli sappia di questa attività
, le melodie che gli risuonano dentro all' improvviso.
E' facile dimostrare che la relazione con la melodia
é basata sul testo o sulla provenienza della melodia
stessa. Ammetto però che questa affermazione non va estesa
ai veri intenditori di musica, sui quali si dà
il caso che non abbia alcuna esperienza.
Può darsi che in tali persone sia il contenuto musicale
della melodia ciò che determina
il suo affiorare. Certamente é più
frequente il primo caso. So, ad esempio, di un giovanotto
che per un certo tempo fu addirittura perseguitato
dalla melodia, invero deliziosa, del canto di Paride nella "Belle
Héléne", finché l' analisi non gli
fece rivolgere l' attenzione sulla "Ida" e la "Elena"
che si contendevano a quell' epoca il suo interesse. Se dunque le
idee che affiorano del tutto liberamente
sono condizionate in tal modo e sono
inserite in un determinato contesto, concluderemo certamente
a ragione che le idee che sono sottoposte a un
unico vincolo, quello con una rappresentazione iniziale, non possono
esserlo di meno. L'indagine mostra in realtà che, oltre
al collegamento che abbiamo assegnato loro con
la rappresentazione iniziale, esse consentono di
individuare una seconda dipendenza da cerchie di pensieri e interessi potenti
dal punto di vista affettivo, da complessi il cui concorso non é
noto al momento, ossia é inconscio. Il presentarsi di idee
con collegamenti di questo genere é stato fatto
oggetto di indagini sperimentali molto istruttive, che hanno svolto
un ruolo notevole nella storia della psicoanalisi.
La scuola di Wundt aveva introdotto il
cosiddetto "esperimento associativo", nel quale viene prescritto
al soggetto di rispondere il più rapidamente
possibile con una reazione qualsiasi a una parola-stimolo
propostagli. E' allora possibile
studiare l' intervallo che corre tra stimolo e reazione,
la natura della risposta data come reazione, l' eventuale errore
in una successiva ripetizione dello stesso esperimento, e via dicendo.
La scuola di Zurigo, sotto la guida di Bleuler e Jung ha fornito la spiegazione
delle reazioni che hanno luogo nell' esperimento associativo.
A questo scopo, quando le reazioni di
un soggetto presentavano qualcosa che dava nell' occhio, essi
lo invitavano a chiarirle mediante successive
associazioni. Ne risultò allora che queste reazioni
appariscenti erano determinate in modo nettissimo
dai complessi del soggetto. Bleuler e Jung avevano con ciò
gettato il primo ponte che dalla psicologia
sperimentale porta alla psicoanalisi . Avendo
ottenuto questi chiarimenti, potreste dire:
"Adesso riconosciamo che le idee che si presentano
liberamente sono determinate, non arbitrarie come abbiamo creduto.
Ammettiamo che le cose stiano così anche
per le idee che si presentano a proposito
degli elementi del sogno. Ma non é questo quello che
ci interessa. Lei infatti afferma che l' idea che
si presenta a proposito di un elemento del sogno
sarà determinata dallo sfondo psichico, a noi sconosciuto,
di quel particolare elemento. Ciò non ci sembra dimostrato.
Siamo pronti ad aspettarci che quel che viene
in mente in relazione all' elemento del sogno
si mostri determinato da uno dei complessi del sognatore, ma questo a che
ci serve? Non ci porta alla comprensione del
sogno bensì , come l' esperimento associativo,
alla conoscenza di questi cosiddetti complessi. Ma cosa hanno a che
fare questi ultimi con il sogno?". Avete ragione, ma trascurate
un fattore. Proprio quello, del resto, a
causa del quale non ho scelto l' esperimento associativo come punto di
partenza per questa esposizione. In tale esperimento una delle due
determinanti della reazione, ossia la parola-
stimolo, viene scelta da noi arbitrariamente. La reazione é
quindi una mediazione tra questa parola-stimolo e il complesso destato
in quel momento nella persona esaminata. Nel sogno la parola-stimolo
é sostituita da qualche cosa che proviene essa stessa
dalla vita psichica del sognatore, da fonti a lui sconosciute,
che quindi a sua volta potrebbe essere molto facilmente
un "derivato del complesso". Per questo non é
irragionevole aspettarsi che anche le ulteriori idee che
si ricollegano agli elementi del sogno siano determinate dallo stesso complesso
di cui fa parte l' elemento onirico portino alla
sua scoperta. Permettetemi di dimostrare con un
altro esempio che le cose rispondono effettivamente alle nostre
aspettative. La dimenticanza di nomi propri é in effetti un
eccellente modello per l' analisi del sogno;
con la differenza che là si trova riunito in una sola persona
ciò che nell' interpretazione onirica é ripartito
tra due persone. Se dimentico temporaneamente
un nome, ho purtuttavia l' intima certezza di sapere quel nome, mentre
questa certezza, nel caso di chi sogna, é acquisibile, come
abbiamo visto, solo per la via traversa dell' esperimento
di Bernheim. Il nome obliato e tuttavia conosciuto mi
é , però , inaccessibile. L'esperienza
mi dice subito che il rifletterci, per quanto mi sforzi non
serve a nulla. Ogni volta posso però , al posto del nome dimenticato,
farmi venire in mente uno o più nomi sostitutivi. A questo
punto, quando mi si é presentato spontaneamente un
nome sostitutivo, diviene evidente la
conformità di questa situazione con
quella dell' analisi del sogno. Anche l' elemento onirico non é
l' elemento vero, ma solo un sostituto di qualcos'altro,
della cosa vera e propria, che io non conosco e
che devo scoprire attraverso l' analisi del sogno.
La differenza sta ancora una volta solo nel fatto che nel caso della dimenticanza
di un nome riconosco senza esitare il sostituto come improprio,
mentre per l' elemento onirico abbiamo dovuto conquistarci questa
nozione a fatica. Ora, anche nella dimenticanza di un nome,
esiste una via per giungere dal sostituto alla
cosa vera e propria che é inconscia,
al nome dimenticato. Se rivolgo la mia
attenzione a questi nomi sostitutivi
e mi faccio venire in mente altre
associazioni riguardo a essi giungo, dopo giri più
o meno lunghi, al nome dimenticato, e trovo
allora che i nomi sostitutivi spontanei, non meno di quelli da me evocati,
sono connessi col nome dimenticato, e sono stati da esso determinati. Vi
presenterò un'analisi di questo genere. Un giorno mi accorgo
di non riuscire a ricordare il nome
di quel minuscolo stato in Riviera che ha per capitale MONTECARLO.
E' davvero irritante, ma é così . Mi sprofondo
in tutto quanto so di questo paese, penso al principe Alberto
della casa dei Lusignano, ai suoi matrimoni, alla sua predilezione
per le esplorazioni delle profondità marine e a quant'altro
so mettere insieme, ma non mi serve a nulla. Rinuncio quindi a riflettere
e, al posto di quello dimenticato, mi faccio venire in mente
nomi sostitutivi. Vengono rapidamente: lo stesso MONTECARLO,
poi PIEMONTE, ALBANIA, MONTEVIDEO, COLICO. In questa serie mi colpisce
dapprima Albania, che viene sostituita subito da Montenegro, certo
per la contrapposizione di "bianco" [albus] e "nero". Poi vedo
che quattro di questi nomi sostitutivi contengono la stessa
sillaba MON; improvvisamente afferro la
parola dimenticata ed esclamo ad alta voce: "MONACO!". I nomi sostitutivi
sono dunque veramente scaturiti da quello dimenticato:
i primi quattro dalla prima sillaba mentre l' ultimo riproduce
la sequenza delle sillabe e l' intera sillaba finale. Inoltre
sono in grado anche di trovare facilmente
che cosa mi ha temporaneamente sottratto il nome.
MONACO, in italiano, é anche
il nome di "München [Monaco di Baviera];
é questa città che ha esercitato l' influsso
inibitorio. L'esempio é certamente bello, ma troppo semplice.
Ci sono casi in cui occorre far ricorso a una serie più ampia
di idee associate ai primi nomi sostitutivi, e
allora l' analogia con l' analisi del sogno appare più
evidente. Ho fatto anche esperienze di questo genere.
Una volta che uno straniero mi invitò a bere con lui
del vino italiano, avvenne che, nella locanda, egli dimenticò
il nome del vino di cui gli era rimasto un ottimo ricordo e che intendeva
ordinare. Dai numerosi e disparati pensieri sostitutivi che
gli vennero in mente al posto del nome dimenticato
potei trarre la conclusione che il nome del vino gli era stato
sottratto da un riguardo per una certa Edvige. Egli,
in realtà , non solo confermò che aveva assaggiato
questo vino per la prima volta in compagnia di una
donna così chiamata, ma per merito di questa scoperta
ne ritrovò anche il nome. Egli era allora
felicemente sposato e quella Edvige apparteneva
a tempi precedenti, che non ricordava volentieri. Ciò
che é possibile nel caso dell' oblio di un
nome deve poter riuscire anche nell' interpretazione
dei sogni: rendere cioè accessibile il
materiale autentico e nascosto procedendo
dal sostituto attraverso associazioni che si
ricollegano a tale materiale. Seguendo l' esempio della dimenticanza
di nomi, possiamo supporre che le idee associate
all' elemento onirico saranno determinate sia dall'
elemento onirico stesso sia dal materiale inconscio che gli
sta dietro. Ne risulterebbe quindi una certa giustificazione
della nostra tecnica.