le vie per la formazione dei sintomi

Lezione 23

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Table of Contents

VOLUME SECONDO - PRIMA SERIE DI LEZIONI

Parte terza
TEORIA GENERALE DELLE NEVROSI





Lezione 23

le vie per la formazione dei sintomi






Signore e Signori, per il profano sono i sintomi a costituire l'essenza della malattia e la guarigione é per lui la soppressione dei sintomi. Il medico mira a tenere separati i sintomi dalla malattia e sostiene che l'eliminazione dei sintomi non é ancora la guarigione della malattia. In verità ciò che di tangibile resta della malattia, una volta eliminati i sintomi, é soltanto la capacità di formare nuovi sintomi. Perciò vogliamo metterci per ora dal punto di vista del profano e ritenere che l'approfondimento dei sintomi equivalga alla comprensione della malattia. I sintomi - naturalmente ci occupiamo qui di sintomi psichici (o psicogeni) e di malattie psichiche - sono, per la vita nel suo insieme, atti dannosi o perlomeno inutili, deplorati spesso dal soggetto perché sgraditi e forieri di dispiacere o sofferenza. Il loro principale danno sta da una parte nel dispendio psichico che per sé stessi comportano e dall'altra nel dispendio che si rende ulteriormente necessario per combatterli. Nel caso in cui la formazione di sintomi sia cospicua, questi due costi possono avere come conseguenza uno straordinario impoverimento del malato quanto a energia psichica disponibile, e possono quindi paralizzarlo rispetto a tutti i compiti importanti della vita. Poiché questo risultato dipende principalmente dalla quantità di energia che viene così assorbita, é facile riconoscere che "essere ammalati" é un concetto essenzialmente pratico. Se però vi mettete dal punto di vista della teoria e prescindete da questa quantità, vi sarà facile dire che tutti noi siamo ammalati, cioè nevrotici, poiché anche nelle persone normali si possono riscontrare le condizioni per la formazione dei sintomi. Sappiamo già che i sintomi nevrotici sono il risultato di un conflitto che sorge a proposito di un nuovo modo di soddisfacimento della libido. Le due forze che si sono disgiunte s'incontrano di nuovo nel sintomo, si conciliano, se così si può dire, attraverso il compromesso della formazione del sintomo. E' anche per questo che il sintomo é così resistente: viene sostenuto da entrambe le parti. Sappiamo anche che una delle due parti in conflitto é la libido insoddisfatta e respinta dalla realtà, che é ora costretta a cercare altre vie per il suo soddisfacimento. Se la realtà rimane irremovibile anche quando la libido é disposta ad accettare un altro oggetto al posto di quello che le é stato rifiutato, quest'ultima sarà costretta alla fin fine a imboccare la via della regressione e a perseguire il soddisfacimento in una delle organizzazioni già superate o mediante uno degli oggetti precedentemente abbandonati. La libido viene attirata sulla via della regressione dalla fissazione che si é lasciata dietro in determinati punti del suo sviluppo. Qui la via che porta alla perversione si separa nettamente da quella che porta alla nevrosi. Se queste regressioni non suscitano l'opposizione dell'Io, non si arriva alla nevrosi e la libido giunge a un qualsiasi soddisfacimento reale, seppure non più normale. Se invece l'Io, il quale dispone non solo della coscienza, ma anche degli accessi all'innervazione motoria e quindi alla realizzazione delle aspirazioni psichiche, non é d'accordo con queste regressioni, ecco che allora sorge il conflitto. La libido é come tagliata fuori e deve cercare una scappatoia, una strada in cui, conformandosi alle richieste del principio di piacere, sia possibile trovare uno sfogo per il proprio investimento di energia. La libido deve sottrarsi all'Io. Una scappatoia del genere le é comunque consentita dalle fissazioni verificatesi lungo la via del suo sviluppo, ora percorso regressivamente, fissazioni contro le quali l'Io a suo tempo si era protetto mediante rimozioni. Investendo, nel suo fluire a ritroso, queste posizioni rimosse, la libido si é sottratta all'Io e alle sue leggi, rinunciando però nel contempo a tutta l'educazione acquisita sotto l'influsso di questo Io. Essa era docile finché le arrideva il soddisfacimento; sotto la duplice pressione della frustrazione interna ed esterna, diventa insubordinata e rammenta i tempi migliori del passato. Tale é il suo carattere, fondamentalmente immutabile. Le rappresentazioni sulle quali la libido trasferisce ora la sua energia sotto forma di investimento appartengono al sistema dell'inconscio e sottostanno ai processi che sono ivi possibili, in particolare alla condensazione e allo spostamento. In tal modo si stabiliscono condizioni perfettamente equiparabili a quelle che si hanno nella formazione del sogno. Come al sogno vero e proprio giunto a compimento nell'inconscio - l'appagamento di una fantasia di desiderio inconscia - si contrappone una porzione di attività (pre)conscia, che esercita le funzioni di censura e, dopo essere stata tacitata, permette la formazione di un sogno manifesto come compromesso, così anche ciò che tiene il posto della libido nell'inconscio deve fare i conti con il potere dell'Io preconscio. L'opposizione che si era sollevata nell'Io contro di essa la incalza come "controinvestimento", e la costringe a scegliere quella forma espressiva che può diventare contemporaneamente la sua propria espressione. Così il sintomo sorge come un derivato più volte deformato dell'inconscio appagamento libidico di desiderio, un'ambiguità scelta con arte, avente due significati che si contraddicono completamente l'un l'altro. A questo punto, tuttavia, si può discernere una differenza tra la formazione del sogno e quella del sintomo: infatti, nella formazione del sogno l'intenzione preconscia tende solo a preservare il sonno, a non lasciar penetrare nella coscienza nulla che possa disturbarlo; ma non insiste nel gridare all'inconscio impulso di desiderio un netto: "No, al contrario!". Essa può essere tollerante, perché la situazione del dormiente é meno esposta a pericoli. Lo sbocco nella realtà é sbarrato dallo stesso stato di sonno. Come vedete, la scappatoia, nelle condizioni di conflitto, é consentita alla libido dalla presenza di fissazioni. L'investimento regressivo di queste fissazioni porta all'aggiramento della rimozione e a una scarica - o soddisfacimento - della libido in cui vanno rispettate le condizioni del compromesso. Passando per la via indiretta dell'inconscio e delle precedenti fissazioni, la libido é riuscita alla fine a farsi strada fino a un soddisfacimento reale, invero straordinariamente limitato e quasi irriconoscibile. Permettetemi di aggiungere due osservazioni su questo esito finale. Vogliate in primo luogo notare come la libido e l'inconscio da una parte, e l'Io, la coscienza e la realtà dall'altra si mostrino intimamente connessi, pur non facendo parte all'inizio di un tutto unico. E tenete inoltre bene a mente che tutto quello che si é detto qui, e che ancora seguirà, si riferisce esclusivamente alla formazione di sintomi nella nevrosi isterica.

Dove trova dunque la libido le fissazioni di cui ha bisogno per aprirsi il varco attraverso le rimozioni? Nelle attività e nelle esperienze della sessualità infantile, nelle tendenze parziali abbandonate, e negli oggetti dell'infanzia cui ha rinunciato. A essi fa dunque ritorno la libido. L'importanza di questo periodo infantile é duplice: da un lato si sono allora manifestati per la prima volta gli indirizzi pulsionali che il bambino recava in sé nella sua disposizione innata; in secondo luogo, pulsioni diverse da quelle congenite sono state destate, attivate per la prima volta da influssi esterni e da episodi accidentali. Credo che non ci sia alcun dubbio che abbiamo il diritto di stabilire questa bipartizione. L'affermazione della disposizione innata non é soggetta ad alcuna perplessità critica; tuttavia l'esperienza analitica ci costringe anche a supporre che episodi puramente casuali dell'infanzia siano in grado di lasciarsi indietro fissazioni della libido. In questo non vedo alcuna difficoltà teorica. Anche le disposizioni costituzionali sono sicuramente effetti postumi delle esperienze di lontani antenati, anch'esse sono state acquisite; senza tale acquisizione non ci sarebbe eredità. Ed é concepibile che tale acquisizione destinata all'ereditarietà abbia fine proprio nella generazione da noi considerata? Pertanto l'importanza delle esperienze infantili non dovrebbe essere completamente trascurata, come di norma si preferisce fare, a vantaggio delle esperienze degli antenati e della propria maturità; al contrario, dovrebbe essere presa in particolare considerazione. Le esperienze infantili sono tanto più dense di conseguenze in quanto si verificano in epoche di sviluppo incompleto, e proprio per questa circostanza sono atte ad agire in senso traumatico. I lavori di Roux e altri sulla meccanica dello sviluppo ci hanno mostrato che una puntura di spillo in uno strato germinale in fase di riproduzione per divisione cellulare ha come conseguenza un grave disturbo dello sviluppo. La stessa lesione, inferta alla larva o all'animale compiuto, sarebbe tollerata senza danno. La fissazione libidica dell'adulto, che abbiamo introdotta come rappresentante del fattore costituzionale nell'equazione etiologica delle nevrosi, si scompone ora per noi in due ulteriori elementi: la disposizione ereditata e la disposizione acquisita nella piccola infanzia. Sappiamo che gli schemi sono utili a chi studia. Riassumiamo quindi la situazione in uno schema:
Costituzione sessuale (esperienza preistorica) + Esperienza infantile = Disposizione dovuta alla fissazione della libido + Esperienza accidentale (traumatica) dell'adulto = Nevrosi.

La costituzione sessuale ereditaria ci offre una grande varietà di disposizioni, a seconda che questa o quella pulsione parziale, di per sé sola o unitamente ad altre, sia dotata di particolare intensità. A sua volta, la costituzione sessuale forma con il fattore dell'esperienza infantile una "serie complementare" del tutto simile a quella (che abbiamo conosciuto per prima) nella quale si combinano disposizione ed esperienza accidentale dell'adulto. Qui come là si trovano i medesimi casi estremi e le medesime relazioni tra i fattori presenti. Viene dunque spontanea la domanda se la più appariscente fra le regressioni della libido, quella a stadi precedenti dell'organizzazione sessuale, non sia condizionata prevalentemente dal fattore costituzionale ereditario; ma sarà meglio rimandare la risposta a questa domanda al momento in cui potremo prendere in considerazione una rosa più ampia di manifestazioni morbose di natura nevrotica. Soffermiamoci ora sul fatto che l'esplorazione analitica mostra la libido dei nevrotici legata alle loro esperienze sessuali infantili. Esse appaiono in tal modo straordinariamente importanti per la vita e per la malattia dell'uomo; e tale importanza conservano intatta sotto il profilo del lavoro terapeutico. Se però prescindiamo da questo compito, ci é facile riconoscere che vi é qui il pericolo di un malinteso, il quale potrebbe indurci a considerare la vita troppo unilateralmente, sulla base della situazione nevrotica. Non si può non detrarre dall'importanza delle esperienze infantili il fatto che la libido é ritornata a esse regressivamente, dopo essere stata cacciata dalle sue posizioni successive. Allora però, sembra plausibile la conclusione opposta, e cioè che le esperienze libidiche non hanno avuto a suo tempo alcuna importanza, ma l'hanno acquisita solo regressivamente. Ricordate che abbiamo già preso posizione, di fronte a un'alternativa simile, quando abbiamo parlato del complesso edipico. Anche questa volta, la decisione non sarà difficile. L'osservazione che l'investimento libidico (e quindi il significato patogeno) delle esperienze infantili é stato rafforzato in gran parte dalla regressione della libido, é indubbiamente fondata, ma ci indurrebbe in errore se ne facessimo l'unica osservazione determinante. Devono essere tenute in conto altre considerazioni. In primo luogo l'osservazione ci mostra, in modo da escludere qualsiasi dubbio, che le esperienze infantili hanno un'importanza di per sé, che già dimostrano negli anni dell'infanzia. Anche i bambini hanno le loro nevrosi, nelle quali il fattore della retrocessione nel tempo é necessariamente molto ridotto o manca del tutto in quanto l'inizio della malattia segue immediatamente le esperienze traumatiche. Lo studio di queste nevrosi infantili ci preserva da più di un pericoloso malinteso circa le nevrosi degli adulti, allo stesso modo come i sogni dei bambini ci hanno dato la chiave per comprendere i sogni degli adulti. Ora, le nevrosi dei bambini sono molto frequenti, molto più frequenti di quanto si creda. Passano spesso inosservate, vengono giudicate come segno di cattiveria o maleducazione, spesso vengono anche tenute a freno dall'autorità dei grandi; comunque, a un esame retrospettivo, sono sempre facilmente riconoscibili. Esse si presentano perlopiù in forma di "isteria d'angoscia". Che cosa ciò significhi, lo apprendiamo in un'altra occasione. Se in epoche successive scoppia una nevrosi, essa si rivela regolarmente attraverso l'analisi la diretta continuazione della malattia infantile che si era manifestata forse solo in forma umbratile e allusiva. Come abbiamo detto, ci sono però dei casi in cui questo nervosismo infantile si protrae senza interruzione in uno stato morboso che dura tutta la vita. Ci é stato possibile analizzare qualche raro esempio di nevrosi infantile durante l'infanzia stessa, nello stato di attualità; ma molto più spesso abbiamo invece dovuto accontentarci che l'ammalato in età matura ci permettesse uno sguardo differito sulla sua nevrosi infantile, e in questi casi non abbiamo potuto trascurare determinati aggiustamenti e cautele. In secondo luogo dobbiamo pur dire che sarebbe inconcepibile che la libido regredisse così regolarmente a epoche dell'infanzia, se non ci fosse là qualcosa in grado di esercitare un'attrazione su di essa. La fissazione, che supponiamo abbia avuto luogo in singoli punti del cammino evolutivo, significa qualcosa solo se la facciamo consistere nell'immobilizzazione di un certo importo di energia libidica. Infine, posso farvi presente che tra l'intensità e l'importanza patogena delle esperienze infantili e di quelle successive esiste un rapporto di complementarietà simile a quello delle serie precedentemente studiate. Ci sono casi in cui tutto il peso della determinazione ricade sulle esperienze sessuali dell'infanzia, in cui queste impressioni manifestano un effetto sicuramente traumatico e non hanno bisogno in ciò di alcun altro sostegno, tranne quello che possono offrire loro la costituzione sessuale media e un suo sviluppo incompiuto. Accanto a questi, ce ne sono altri ove l'accento é posto tutto sui conflitti successivi e il rilievo che nell'analisi hanno le impressioni infantili appare esclusivamente opera della regressione. Dunque, abbiamo da una parte la "inibizione evolutiva" e dall'altra la "regressione" e, tra questi due estremi, tutte le possibili combinazioni in cui tali fattori agiscono congiuntamente. Questi dati hanno un certo interesse per la pedagogia, che si propone la prevenzione delle nevrosi intervenendo per tempo nello sviluppo sessualedel bambino. Finché l'educatore rivolge la propria attenzione prevalentemente alle esperienze sessuali infantili, riterrà di aver fatto tutto il possibile per la profilassi delle malattie nervose se sarà riuscito a dilazionare lo sviluppo del bambino e a risparmiargli esperienze del genere. Tuttavia, sappiamo già che le condizioni per l'insorgere della nevrosi sono complicate e non possono essere influenzate, in generale, tenendo conto di un unico fattore. La severa protezione dell'infanzia diminuisce di valore perché é impotente di fronte al fattore costituzionale; oltre a ciò, é più difficile da realizzare di quanto gli educatori immaginino e implica due ulteriori pericoli che non vanno sottovalutati: il rischio che essa ottenga troppo, ossia favorisca un eccesso di rimozione sessuale nocivo per il futuro, e il rischio di immettere il bambino nella vita completamente disarmato rispetto all'assalto delle esigenze sessuali che é logico attendersi nella pubertà. Così rimane estremamente dubbio fino a che punto la profilassi attuata nell'infanzia possa risultare vantaggiosa, e viene da domandarsi se un diverso atteggiamento di fronte a questa situazione non costituisca, tutto sommato, un modo migliore di affrontare la prevenzione delle nevrosi.

Ritorniamo ora ai sintomi. Essi creano dunque un sostituto per il soddisfacimento frustrato mediante la regressione della libido a epoche precedenti, e a ciò é inseparabilmente congiunto il ritorno a precedenti stadi di sviluppo della scelta oggettuale o dell'organizzazione sessuale. Abbiamo appreso per tempo che il nevrotico rimane ancorato a un qualche punto del suo passato; ora sappiamo che c'é un periodo di questo in cui alla sua libido non mancò il soddisfacimento, in cui il malato fu felice. Egli cerca nella storia della sua vita finché trova un tale periodo - dovesse pur risalire fino al tempo in cui era lattante - così come egli se lo ricorda o come se lo immagina in base a posteriori suggerimenti. Il sintomo ripete in certo qual modo quel tipo di soddisfacimento della prima infanzia, deformato dalla censura procedente dal conflitto, tramutato di regola in sensazione di sofferenza e mescolato a elementi provenienti dal motivo occasionale della malattia. Il tipo di soddisfacimento apportato dal sintomo ha in sé molte cose strane. Possiamo prescindere dal fatto che esso non é riconoscibile come tale dalla persona in questione, la quale percepisce e lamenta il preteso soddisfacimento piuttosto come sofferenza. Questa trasformazione in sofferenza é opera del conflitto psichico, sotto la cui pressione il sintomo é stato costretto a formarsi. Pertanto ciò che una volta era per l'individuo soddisfacimento, per forza suscita oggi resistenza o repulsione. C'é un modello poco appariscente ma istruttivo di tale cambiamento di significato. Lo stesso bambino, che ha succhiato con avidità il latte dal seno materno, é solito manifestare alcuni anni più tardi una forte avversione per il latte, che l'educazione ha difficoltà a superare. Questa avversione aumenta fino alla ripugnanza, se il latte o la bevanda con esso mescolata é ricoperto da una pellicola: non é da escludere che questa pellicola evochi il ricordo del seno materno, una volta così ardentemente desiderato. Ricordiamo tuttavia che nel frattempo si é verificata l'esperienza dello svezzamento, con il suo effetto traumatico. E' qualcos'altro, piuttosto, che fa sì che i sintomi ci appaiano strani, e incomprensibili in quanto mezzi di soddisfacimento libidico. Essi non hanno nulla in comune con ciò da cui normalmente siamo soliti aspettarci un soddisfacimento. Perlopiù prescindono dall'oggetto e rinunciano così a ogni relazione con la realtà esterna. Ci spieghiamo questo fatto come conseguenza del distacco dal principio di realtà e del ritorno al principio di piacere. Ma é anche un ritorno a una specie di autoerotismo allargato, simile a quello che offrì i primi soddisfacimenti alla pulsione sessuale. I sintomi sostituiscono un cambiamento del mondo esterno con un'alterazione del corpo, pongono quindi un'azione interna al posto di una esterna, un adattamento invece di un'azione, il che corrisponde ancora una volta a una regressione estremamente significativa dal punto di vista filogenetico. Comprenderemo tutto questo soltanto connettendolo con una novità che ancora ci riservano le indagini analitiche sulla formazione dei sintomi [e che sarà esposta tra breve]. Non dimentichiamo inoltre che a questa formazione dei sintomi hanno cooperato i medesimi processi dell'inconscio che si sono verificati nella formazione del sogno, cioè la condensazione e lo spostamento. Come il sogno, il sintomo raffigura qualcosa come appagato, un soddisfacimento alla maniera infantile; ma questo soddisfacimento può essere compresso, mediante condensazione massima, in un'unica sensazione o innervazione, ed essere limitato, mediante spostamento estremo, a un piccolo particolare dell'intero complesso libidico. Non c'é da meravigliarsi se anche noi abbiamo spesso difficoltà a riconoscere nel sintomo il soddisfacimento libidico che avevamo supposto e di cui troviamo ogni volta conferma.

Vi ho annunciato che abbiamo ancora in serbo qualcosa di nuovo; si tratta, in realtà, di una cosa sorprendente e sconcertante. Mediante l'analisi, come sapete, partendo dai sintomi giungiamo alla conoscenza delle esperienze infantili alle quali é fissata la libido e dalle quali vengono costruiti i sintomi. Ora, la sorpresa consiste nel fatto che non sempre queste scene infantili sono vere. Anzi, non sono vere nella maggioranza dei casi e in casi singoli sono in diretto contrasto con la verità storica. Vi rendete conto che questa scoperta é adatta come nessun'altra o a screditare l'analisi, che ha portato a tale risultato, o gli ammalati, sulle cui dichiarazioni é fondata l'analisi nonché la comprensione delle nevrosi nel suo insieme. Ma, oltre a ciò, vi é in questo qualcosa di enormemente sconcertante. Se gli episodi infantili portati alla luce dall'analisi fossero sempre reali, avremmo la sensazione di muoverci su un terreno sicuro. Se fossero invariabilmente falsati, se si rivelassero invenzioni, fantasie dell'ammalato, dovremmo abbandonare questo terreno malfermo e metterci in salvo altrove. Ma le cose non stanno né in un modo né nell'altro, bensì é dimostrabile che gli episodi infantili costruiti o ricordati nell'analisi certe volte sono incontestabilmente falsi, certe altre volte invece altrettanto sicuramente veri e, nella maggior parte dei casi, un misto di vero e di falso. I sintomi raffigurano dunque ora episodi che hanno realmente avuto luogo e cui si può attribuire un influsso sulla fissazione della libido, ora fantasie dell'ammalato, che naturalmente non sono affatto adatte a svolgere un ruolo etiologico. E' arduo raccapezzarcisi. Un primo punto di riferimento può forse essere trovato in un'altra scoperta simile, e cioè che i singoli ricordi dell'infanzia, che gli uomini hanno in sé consciamente da tempo immemorabile e prima di ogni analisi, possono ugualmente essere falsati o, quanto meno, possono mescolare abbondantemente il vero con il falso. La dimostrazione della loro inesattezza raramente presenta difficoltà; e così, almeno, abbiamo l'assicurazione che non l'analisi, bensì in qualche modo gli ammalati sono responsabili di questa nostra inaspettata delusione. Basta riflettere un momento per comprendere che cosa ci rende così sgomenti in questa situazione. E' lo scarso conto in cui é tenuta la realtà, la trascuranza della differenza tra realtà e fantasia. Siamo tentati di offenderci perché l'ammalato ci ha fatto perdere del tempo raccontandoci delle storie. La realtà ci appare come qualcosa di infinitamente diverso dall'invenzione e gode presso di noi di tutt'altra valutazione. Anche l'ammalato, del resto, vede le cose in questo modo nel suo pensiero normale. Quando il paziente esibisce quel materiale che dietro ai sintomi rivela le situazioni di desiderio modellate sull'esempio delle esperienze infantili, all'inizio ci sorge il dubbio se si tratti di realtà o di fantasie. Successivamente la decisione ci é resa possibile da certi segni caratteristici, e ci troviamo di fronte al compito di renderli noti anche al paziente. Ciò, tuttavia, non avviene mai senza difficoltà. Se gli sveliamo subito che é in procinto di palesare le fantasie con le quali ha avvolto la storia della sua infanzia (come ogni popolo elabora leggende sui tempi remoti che ha dimenticato), notiamo che all'improvviso il suo interesse a proseguire l'argomento declina in modo allarmante. Anch'egli vuole apprendere fatti reali e disprezza tutte le "immaginazioni". Se invece gli lasciamo credere, fino all'espletamento di questa parte del lavoro, che ci stiamo occupando d'indagare gli avvenimenti reali degli anni della sua infanzia, rischiamo che più tardi ci rinfacci di esserci sbagliati e ci derida per la nostra apparente credulità. Per molto tempo non prende sul serio la nostra proposta di equiparare fantasia e realtà e di non curarci in un primo tempo se gli episodi infantili da chiarire siano l'una o l'altra cosa. Eppure questo é evidentemente l'unico atteggiamento corretto di fronte a tali produzioni psichiche. Anche queste possiedono una specie di realtà; resta il fatto che l'ammalato si é creato tali fantasie, il che ha per la sua nevrosi un'importanza di poco inferiore che se egli avesse realmente vissuto ciò che contengono le fantasie. Queste fantasie possiedono una realtà PSICHICA in contrasto con quella MATERIALE, e noi giungiamo a poco a poco a capire che nel mondo delle nevrosi 1a realtà psichica é quella determinante.

Tra gli avvenimenti che ricorrono continuamente e non sembrano mancare quasi mai nella storia giovanile dei nevrotici, alcuni sono di particolare importanza e pertanto anche degni, ritengo, di esser posti in maggior rilievo rispetto ad altri. Quali campioni di questa specie vi enumererò: l'osservazione del rapporto sessuale tra i genitori, la seduzione da parte di una persona adulta, e la minaccia di evirazione. Sarebbe un grave errore supporre che a essi non vada mai attribuita una realtà materiale; al contrario, questa e spesso dimostrabile senz'ombra di dubbio se si svolgono indagini presso congiunti più anziani. Così, ad esempio, non é affatto raro che al figlioletto maschio che prende il vizio di giocare con il suo membro e non sa ancora che tale occupazione va tenuta celata, venga fatta la minaccia, dai genitori o da chi ha cura di lui, che gli si taglierà il membro o la mano che ha commesso il peccato. Interrogati, i genitori confessano spesso la loro persuasione di aver agito, con tale intimidazione, in modo assai opportuno; alcuni soggetti hanno un ricordo preciso, cosciente, di questa minaccia, particolarmente quando é stata subita in età un po' più avanzata. Se é la madre o un'altra persona di sesso femminile a profferire la minaccia, abitualmente ne deferisce l'esecuzione al padre o al... medico. Nel noto "Struwwelpeter" di Heinrich Hoffmann, pediatra di Francoforte, che deve la sua popolarità proprio alla comprensione dei complessi sessuali e non, dell'età infantile, trovate l'evirazione mitigata, sostituita con la recisione dei pollici come punizione per l'ostinazione del ciucciarli. E' tuttavia altamente improbabile che la minaccia di evirazione sia fatta ai bambini tanto spesso quanto risulta nelle analisi dei nevrotici. Su questo punto ci basti sapere che il bambino mette insieme nella fantasia una simile minaccia in base ad allusioni, con l'aiuto della conoscenza che il soddisfacimento autoerotico é proibito, e sotto l'impressione della scoperta del genitale femminile. Parimenti non é in alcun modo escluso che il bambino piccolo, per il fatto che non gli si attribuisce alcuna capacità di comprendere e alcuna memoria, diventi testimone anche in famiglie non proletarie di un atto sessuale tra i genitori o tra altri adulti, e non si può negare che, RETROSPETTIVAMENTE, egli possa comprendere questa impressione e reagire ad essa. Quando però questo commercio viene descritto con i più esaurienti dettagli, che sono difficili da osservare, oppure quando, come nella maggior parte dei casi, esso risulta essere un rapporto dal dietro, "more ferarum", non rimane alcun dubbio che questa fantasia é basata sull'osservazione del rapporto tra animali (cani) ed é motivata dall'insoddisfatto piacere di guardare, proprio del fanciullo negli anni della pubertà. Il prodotto estremo di questo genere di fantasie é l'asserzione di aver osservato il coito dei genitori mentre ancora ci si trovava nel grembo materno. Particolare interesse riveste la fantasia della seduzione, perché fin troppo spesso non é una fantasia bensì un ricordo reale. Ma, per fortuna, essa non é reale così spesso come i risultati dell'analisi sembravano attestare all'inizio. La seduzione ad opera di bambini più grandi o coetanei é pur sempre più frequente di quella a opera di adulti, e se, nel caso di ragazze che riferiscono un fatto simile nella storia della loro infanzia, il padre compare abbastanza regolarmente come seduttore, non ci può essere alcun dubbio né sulla natura fantastica di questa accusa né sul motivo che ha spinto a farla. Con la fantasia di seduzione, quando non ha avuto luogo alcuna seduzione, il bambino copre di solito il periodo autoerotico della sua attività sessuale. Egli si risparmia la vergogna che gli procura la masturbazione fantasticando retrospettivamente un oggetto desiderato in quell'epoca lontanissima. Non crediate, del resto, che l'abuso del bambino ad opera dei parenti prossimi di sesso maschile appartenga interamente al regno della fantasia. La maggior parte degli analisti ha trattato casi in cui tali rapporti erano reali e potevano essere accertati in maniera ineccepibile; ma é pur vero che anche allora essi appartenevano ad anni più tardi dell'infanzia ed erano stati trasportati in un periodo precedente. L'impressione che sempre si riceve é che tali avvenimenti infantili siano in qualche modo richiesti come qualcosa di necessario, appartenente al nucleo essenziale della nevrosi. Se fanno parte della realtà, tanto meglio; se la realtà non li ha forniti, allora vengono elaborati in base ad accenni e completati con la fantasia. Il risultato é lo stesso, e a tutt'oggi non siamo riusciti a dimostrare una diversità di conseguenze a seconda che la parte maggiore in questi avvenimenti infantili spetti alla fantasia oppure alla realtà. C'é qui, semplicemente, un altro dei tanto spesso menzionati rapporti di complementarietà; il più strano, in verità, tra tutti quelli di cui siamo venuti a conoscenza. Da dove proviene il bisogno di queste fantasie e il materiale per esse? Sulla natura pulsionale delle loro fonti non possono certo esservi dubbi, ma occorre spiegare perché vengano create ogni volta le medesime fantasie con lo stesso contenuto. Ho qui pronta una risposta che so già vi apparirà azzardata. Reputo che queste FANTASIE PRIMARIE così vorrei chiamarle, senza dubbio insieme ad alcune altre siano un patrimonio filogenetico. In esse l'individuo, scavalcando la propria esperienza, attinge all'esperienza della preistoria, là dove la propria storia é troppo rudimentale. Mi sembra assolutamente plausibile che tutto quanto oggi ci viene raccontato nell'analisi come fantasia - la seduzione di bambini, l'accendersi dell'eccitamento sessuale osservando i rapporti tra i genitori, la minaccia di evirazione (o, meglio, l'evirazione stessa) - sia stato una volta realtà nei primordi della famiglia umana, e che il bambino, con la sua fantasia abbia semplicemente colmato le lacune della verità individuale con la verità preistorica. Ripetutamente ci é venuto il sospetto che la psicologia delle nevrosi ci abbia conservato, più di tutte le altre fonti, antiche testimonianze dell'evoluzione umana.

Signori, le cose or ora discusse ci costringono ad addentrarci più a fondo nell'origine e nell'importanza di quell'attività dello spirito che viene chiamata "fantasia". Com'é noto, essa gode universalmente di un'alta considerazione pur non essendosi chiarita la sua posizione nella vita psichica. Su questo argomento posso dirvi quanto segue. Come sapete, l'Io dell'uomo viene lentamente educato, sotto l'incalzare della necessità esterna, ad apprezzare la realtà e a uniformarsi al principio di realtà, e, nel far questo, deve rinunciare, transitoriamente o permanentemente, a diversi oggetti e mete cui aspira il suo piacere, non solo quello sessuale. Ma la rinuncia al piacere é sempre riuscita difficile all'uomo che non si acconcia a essa senza una compensazione di qualche tipo. Egli si é perciò riservato un'attività psichica nella quale a tutte queste fonti di piacere e vie per conseguirlo cui ha dovuto rinunciare é concessa un'esistenza ulteriore, una forma di esistenza nella quale esse sono esentate dalle esigenze della realtà e da ciò che chiamiamo "esame di realtà". Ogni aspirazione raggiunge ben presto la forma di un'immagine di appagamento; non c'é alcun dubbio che il soffermarsi su appagamenti di desiderio fantastici implica una soddisfazione, anche se la consapevolezza che non si tratta di realtà non ne risulta turbata. Nell'attività della fantasia l'uomo continua dunque a godere di quella libertà dalla costrizione esterna alla quale ha rinunciato da lungo tempo nella realtà. Egli é riuscito a trovare il modo di essere, alternativamente, ora un animale dedito al piacere, ora un essere ragionevole. Con la scarsa soddisfazione che é capace di carpire alla realtà l'uomo infatti non se la cava. "Impossibile farcela senza costruzioni ausiliarie", ha detto una volta Theodor Fontane. L'aver creato il regno psichico della fantasia trova pieno riscontro nell'istituzione di "riserve", di "parchi per la protezione della natura", là dove le esigenze dell'agricoltura, delle comunicazioni e dell'industria minacciano di cambiare rapidamente la faccia originaria della terra fino a renderla irriconoscibile. Il parco per la protezione della natura mantiene l'antico assetto, il quale altrove é stato ovunque sacrificato, con rincrescimento, alla necessità. Tutto vi può crescere e proliferare come vuole, anche l'inutile, perfino il nocivo. Anche il regno psichico della fantasia é una riserva di questo tipo, sottratta al principio di realtà. Le più note produzioni della fantasia sono i cosiddetti "sogni a occhi aperti" che conosciamo già, soddisfacimenti immaginari di desideri ambiziosi, megalomani ed erotici, che prosperano tanto più rigogliosi quanto più la realtà ammonisce alla moderazione o alla pazienza. L'assenza della felicità procurata dalla fantasia- poter di nuovo conseguire il piacere, liberi dall'assenso della realtà - vi si manifesta in maniera inconfondibile. Noi sappiamo che tali sogni a occhi aperti sono il nucleo e il prototipo dei sogni notturni. In fondo, il sogno notturno non é altro che un sogno diurno diventato fruibile perché di notte le pulsioni sono libere di scatenarsi, e alterato per via della forma che di notte assume l'attività psichica. Ci siamo già familiarizzati con l'idea che anche un sogno a occhi aperti non é necessariamente cosciente, che ci sono anche sogni a occhi aperti inconsci. Tali sogni diurni inconsci sono dunque la fonte tanto dei sogni notturni quanto dei sintomi nevrotici. Vi renderete conto dell'importanza della fantasia per la formazione dei sintomi grazie alla comunicazione seguente. Abbiamo detto che in caso di frustrazione la libido investe regressivamente le posizioni da essa abbandonate, alle quali tuttavia é rimasta attaccata con certi contingenti. Non ritratteremo né rettificheremo questa asserzione nella quale va però inserito un elemento. Come trova la libido la strada verso questi punti di fissazione? Ebbene, tutti gli oggetti e gli orientamenti abbandonati dalla libido non sono stati ancora definitivamente abbandonati in ogni senso. Essi o i loro derivati vengono ancora trattenuti con una certa intensità nelle rappresentazioni della fantasia. Basta quindi che la libido si ritiri nelle fantasie, perché a partire da esse trovi via libera a tutte le fissazioni rimosse. Queste fantasie hanno goduto di una certa tolleranza; tra esse e l'Io, per quanto acuti potessero essere i contrasti, non si é giunti a un conflitto fintantoché venne rispettata una certa condizione. Una condizione di natura quantitativa, che ora viene turbata dal riflusso della libido sulle fantasie. A causa di questo sovrappiù, l'investimento energetico delle fantasie aumenta al punto che esse diventano esigenti, sviluppano una spinta in direzione della realizzazione. Questo rende però inevitabile il conflitto tra esse e l'Io. Preconsce o consce che fossero precedentemente, esse soggiacciono ora alla rimozione dell'Io e sono lasciate in balia dell'attrazione esercitata dall'inconscio. Dalle fantasie ora diventate inconsce, la libido ritorna alle loro origini nell'inconscio, ossia ai suoi stessi punti di fissazione. La retrocessione della libido sulla fantasia é una tappa intermedia nella via verso la formazione dei sintomi, che ben merita una particolare denominazione. C. G. Jung ha coniato per essa il termine appropriatissimo di "introversione", ma lo ha inopportunamente usato anche con altro significato. Noi ci atterremo all'accezione secondo cui introversione designa sia il distacco della libido dalle possibilità di soddisfacimento reale, sia il sovrainvestimento di fantasie fino ad allora tollerate come innocue. Un introverso non é ancora un nevrotico, ma si trova in una situazione labile; al prossimo spostamento di forze, se non trova altri sbocchi per la sua libido ingorgata, svilupperà certamente dei sintomi. Il carattere irreale del soddisfacimento nevrotico, e la trascuranza della differenza tra fantasia e realtà, sono invece già determinati dal fatto che ci si sofferma nello stadio dell'introversione. Avete certamente notato che nelle ultime discussioni ho introdotto un nuovo fattore nella compagine della concatenazione etiologica, ossia la quantità, la grandezza delle energie che entrano in gioco. E' nostro dovere tener conto, in tutte le occasioni, di questo fattore. Un'analisi puramente qualitativa delle condizioni etiologiche non ci basta. O, per dirla altrimenti, una concezione puramente DINAMICA di questi processi psichici é insufficiente: occorre anche il punto di vista ECONOMICO. Dobbiamo dirci che il conflitto tra due tendenze non scoppia, per quanto le condizioni relative al contenuto siano presenti da lungo tempo, se non sono raggiunte certe intensità d'investimento. Analogamente, l'importanza patogena dei fattori costituzionali varia a seconda che nella disposizione sia MAGGIORMENTE presente una data pulsione parziale piuttosto che un'altra. Si può addirittura immaginare che le disposizioni di tutti gli uomini siano qualitativamente affini e si distinguano solo per questi rapporti quantitativi. Non meno decisivo é il fattore quantitativo per quanto riguarda la capacità di resistenza alla malattia nevrotica. Ciò che conta é QUALE IMPORTO di libido inutilizzata una persona é capace di tenere in sospeso e QUANTO GRANDE E' LA FRAZIONE della sua libido che essa é in grado di convogliare dalla sessualità verso le mete della sublimazione. La meta ultima dell'attività psichica, meta che qualitativamente può essere descritta come tendenza a conseguire piacere e a evitare dispiacere, considerata dal punto di vista economico si prospetta invece come il compito di dominare le quantità di eccitamento (la massa di stimoli) operanti nell'apparato psichico e di impedirne l'ingorgo che genera dispiacere.

Questo é dunque quanto intendevo dirvi sulla formazione dei sintomi nelle nevrosi. Non devo però trascurare di sottolineare espressamente, ancora una volta, che tutte quanto é stato detto qui si riferisce solo alla formazione dei sintomi nell'isteria. Già nella nevrosi ossessiva - pur restando fermo l'essenziale si possono riscontrare molte cose diverse. I controinvestimenti che agiscono in senso contrario alle esigenze pulsionali (di essi abbiamo parlato anche in relazione all'isteria) erompono nella nevrosi ossessiva e dominano il quadro clinico con le cosiddette ''formazioni reattive". Divergenze analoghe e ancora più profonde si scoprono nelle altre nevrosi, ove le indagini sui meccanismi della formazione dei sintomi non sono ancora, in alcun punto, giunte a conclusione.

Prima di congedarvi per oggi, vorrei per un istante richiamare la vostra attenzione su un aspetto della vita fantastica che é degno dell'interesse più generale. C'é un modo di ritornare dalla fantasia alla realtà, e questo modo é l'arte. Anche l'artista é in germe un introverso, non molto distante dalla nevrosi. Incalzato da fortissimi bisogni pulsionali, vorrebbe conquistare onore, potenza, ricchezza, gloria e amore da parte delle donne; gli mancano però i mezzi per raggiungere queste soddisfazioni. Perciò, come un qualsiasi altro insoddisfatto, egli si distacca dalla realtà e trasferisce tutto il suo interesse, nonché la sua libido, sulle formazioni di desiderio della vita fantastica, dalle quali potrebbe essere condotto alla nevrosi. Anzi, é necessario il concorso di parecchi fattori affinché questo non diventi l'esito del suo sviluppo; tutti sappiamo quanto spesso proprio gli artisti soffrano, per nevrosi, di una parziale inibizione della loro capacità di produrre. Probabilmente la loro costituzione possiede una forte capacità di sublimazione e una certa labilità quanto a rimozioni che determinano il conflitto. L'artista, tuttavia, trova la via di ritorno alla realtà nel modo seguente. Egli non é certo l'unico a condurre una vita di fantasia. Il regno intermedio della fantasia é accessibile a tutti per generale consenso, e chiunque soffra di privazioni se ne aspetta sollievo e conforto. Ma per coloro che non sono artisti la messe di piacere che possono ricavare dalle fonti della fantasia é molto limitata. L'inesorabilità delle loro rimozioni li costringe ad accontentarsi di quei magri sogni a occhi aperti che ancora riescono a diventare coscienti. Se uno é un vero artista dispone di qualcosa in più. In primo luogo, sa elaborare i propri sogni a occhi aperti in modo che essi perdano gli elementi troppo personali e diventino godibili anche per gli altri. Sa inoltre mitigarli al punto che essi non tradiscano facilmente la loro origine dalle fonti proibite. Possiede altresì il misterioso potere di modellare un certo materiale fino a renderlo la fedele immagine della sua rappresentazione fantastica, e sa poi congiungere a questa descrizione della sua fantasia inconscia un tale conseguimento di piacere che le rimozioni ne vengono, almeno temporaneamente, sopraffatte e abolite. Se é in grado di fare tutto ciò, egli offre agli altri la possibilità di attingere nuovamente conforto e sollievo dalle fonti di piacere ormai inaccessibili del loro inconscio; si guadagna la loro riconoscenza e ammirazione, e ottiene ora, per mezzo della sua fantasia, ciò che prima aveva ottenuto solo nella sua fantasia: onore, potenza e amore.

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