
Platone: interpretazioni principali
cenni sintetici
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evoluzione storica
Schematizziamo senza pretesa di completezza alcuni momenti-cardine della recezione del pensiero platonico.
a) in età antica: Aristotele e la prima Accademia privilegiano il Platone metafisico delle Idee;
b) il neoplatonismo, la Patristica e il Medioevo, come molti rinascimentali, sottolinearono la componente mistico-religiosa di Platone (l'Idea del bene-Uno identificata a Dio, e una idea di ascesi accostata a quella cristiana);
c) nell'Ottocento si scopre l'evoluzione del pensiero platonico: ad opera di Hermann (nel 1839), L.Campbell (fine '800) e soprattutto del suo discepolo Lutoslawski (L'origine e lo sviluppo della logica di Platone, Londra 1897), che inventò il criterio stilometrico.
d) nel Novecento si verificò una esplosione di studi platonici:
- Natorp e i neokantiani, che interpretarono le idee come criteri mentali;
- Wilamowitz Moellendorf, filologo, scrisse un Platon, sein Leben und seine Werke, 1919, focalizzandone l'aspetto politico;
- W.Jaeger, in Paideia evidenziò il Platone educatore e politico;
- M.Heidegger focalizzò il concetto di verità;
- Léon Robin diede importanza alle dottrine non-scritte e alle idee-numeri (Platon, 1907, 1955);
- Hans Kraemer lo riprese (scuola di Tubinga, ripresa da G.Reale).
interpretazioni riduttive
Capita su certi manuali scolastici di leggere interpretazioni riduttive del pensiero platonico che fanno dell'interesse per la politica l'interesse non solo prevalente e centrale in Platone (tesi tutt'altro che pacifica), ma addirittura l'unico ed esclusivo. Tagliando così completamente fuori la componente metafisica, la ricerca platonica dell'assoluto, che ha dei riverberi sulla politica solo perché prima di tutto interessa la ragione e il cuore dell'uomo, assetato di significato pieno e totale.
In Platone invece esiste una forte componente metafisica, che a nostro avviso (alla scuola di studiosi di riconosciuto valore come Giovanni Reale, E.Berti, che pur da forte rilievo alla componente politica, e altri) è addirittura centrale.
Per avere un esempio di una interpretazione che abbiamo definito riduttiva rimandiamo al commento fatto del mito della caverna sul sito dello SWIF (mi auguro non condiviso da tutto lo staff).
un problema: le dottrine non scritte
Si tratta di quanto Platone non avrebbe scritto, ma trasmesso oralmente ai suoi discepoli. Come vanno intese, anzitutto, queste dottrine non-scritte?
Secondo alcuni si tratterebbe di concezioni di non particolare rilievo nell'architettura complessiva del pensiero platonico; la loro importanza sarebbe stata esagerata essenzialmente per interpretazioni equivoche di certi passi aristotelici.
Secondo altri al contrario è proprio nella dottrine non-scritte che si troverebbe il vero Platone, rispetto a cui i dialoghi scritti non sarebbe che una introduzione provvisoria (è la tesi, sopra citata, del Kraemer). Secondo altri ancora (tra gli altri Berti) le dottrine non-scritte hanno avuto una certa importanza nel pensiero platonico, ma solo nella sua fase più tarda (nei dialoghi successivi alla Repubblica).
Quel che è certo è che si tratta di dottrine in cui molto forte sarebbe l'influsso pitagorico e l'importanza dei numeri. Al vertice della realtà vi sarebbero l'Uno e la Diade (grande-piccolo), l'Uno essendo il principio di ordine e di misura, e la Diade essendo una sorta di informe materia intelligibile. Da tali due fattori supremi deriverebbero dapprima le idee-numeri, poi le Idee vere e proprie, con la loro interna gerarchia già sopra accennata. Tale mondo intelligibile costituirebbe nel suo insieme un principio di limite (limitante) che si unirebbe poi (grazie al Demiurgo) all'illimite della materia sensibile per dar luogo al mondo sensibile che noi conosciamo.