
il pentimento in Giussani
solo guardando il Tu
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Luigi Giussani
guardare in faccia Cristo, non coltivare la propria perfezione
«Non arzigogolare e tendere alla perfezione, ma guardare in faccia Cristo: se uno guarda in faccia a Cristo, se uno guarda in faccia a una persona a cui vuol bene, tutto in lui si rimette a posto, tutto corre a posto, e si mette i capelli in un certo modo, e si allaccia il bottone, e ha vergogna delle scarpe sporche, e dice: «Scusami se sono così trasandato». La sorgente della morale è voler bene a uno, non realizzare delle leggi.
Scusate, possiamo immaginarci l’origine della moralità concepita in modo più semplice di così? Non progetti di perfezione, ma guardare in faccia Cristo, guardare in faccia uno!»
Giussani, Si può vivere così? (), cap. 6, La fiducia
il pentimento non è appiccicoso rimorso
Il disegno del maligno non è tanto — come dice benissimo Berlicche (...) il farci commettere un errore, ma che l’errore diventi la definizione di noi stessi.
Giussani, Affezione e dimora (), “l’affermazione amorosa”, p. 171-2
testo esteso
si può solo redimere
Crediamo che eliminare il male in noi – eliminarne l’orma, il ricordo, la memoria, l’ombra – sia una cosa bella, faccia respirare di nuovo. No, non fa respirare di nuovo, ma soffoca, è un’impostura. (...) Non si può più costruire, si può solo ricostruire.
Per questo l’uomo non è mai contento: perché evita (...) di riconoscere (...) questa condizione storica. È come una madre che amasse di avere il bambino senza avere le doglie e senza avere il dolore del parto.
Giussani, Dal temperamento un metodo (), “Si può solo redimere”, §§ 21-29
testo esteso
Crediamo che eliminare il male in noi – eliminarne l’orma, il ricordo, la memoria, l’ombra – sia una cosa bella, faccia respirare di nuovo. No, non fa respirare di nuovo, ma soffoca, è un’impostura. Mi capisci, Cristina? _Non ho capito quest’ultima cosa._ Eh, lo credo! Partecipare all’azione con cui Cristo redime il mondo, partecipare all’avventura con cui Cristo ricostituisce il mondo, sempre significa partecipare alla vittoria che Cristo ha sul male attraverso la croce. È l’«attraverso la croce» che qualifica la collaborazione a salvare dal male. Fare il bene, come tale, non implica questo: fare il bene è fare il bene. Ti metti davanti una tela pulita e nuova e ci dipingi su secondo l’impeto del tuo cuore e secondo l’_envergure_ della tua immaginazione. Ma se è una tela sporcata, tagliata e rotta, bisogna prima ricostituirla. Questo ricostituire, questo lavorare per ricostituire, che sarebbe persino un perdere tempo, questo è la croce. Partecipare, perciò, alla redenzione è partecipare a quell’amore al mondo che si gioca attraverso la croce. **Non si può più costruire, si può solo ricostruire**. Si costruirà quando ci sarà tutto perfetto; quando la ricostruzione sarà tutta perfetta, allora si potrà ricominciare a costruire. _A me questa sembra già una cosa bella, perché vuol dire che la realtà ha già una faccia buona._ Può averla. Se Cristo non morisse _hic et nunc_, se l’avvenimento della morte di Cristo non accadesse _hic et nunc_, saremmo una palta. Per accadere _hic et nunc_, dev’essere croce. Certo che il risultato "fotoscopico" è per sua natura ultimamente positivo. Per arrivare a questo risultato ultimamente positivo **devi passare attraverso la via della croce**. Allora significa che la via della croce è come la natura _primo vere_, è come la natura a primavera, che vien fuori dal gelo dell’inverno, che vien fuori dal soffocamento dell’aria greve di ossido di carbonio. Per questo l’uomo non è mai contento: perché evita di pensare, di riconoscere e di amare questa condizione storica. È come una madre che amasse di avere il bambino senza avere le doglie e senza avere il dolore del parto. È come uno che pretendesse di scrivere una poesia perfetta – perfetta! – come L’infinito di Leopardi, senza metterci fatica (perché è durata otto mesi la costruzione di questa poesia).