una foto di Paolo VI

Paolo VI

la coraggiosa fermezza di un uomo mite

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Table of Contents

avvertenza

Questa pagina non pretende di essere una presentazione completa della figura di Paolo VI (ne esistono già molte), ma solo la sottolineatura di quelli che mi sembrano i suoi tratti fondamentali, a partire dai miei stessi ricordi personali del suo pontificato.

👤 Cenni sulla vita

Giovanni Battista Montini nacque a Concesio, paese non lontano da Brescia, il 26 settembre 1897, da famiglia molto religiosa.

È ordinato sacerdote nel 1920, e si specializza poi in discipline giuridiche.

Assistente della FUCI (universitari dell’Azione Cattolica) dal 1925 al 1933, sarà stretto collaboratore di Eugenio Pacelli, che, divenuto papa (Pio XII) lo eleverà ad arcivescovo di Milano nel 1954.

Sarà Giovanni XXIII a conferirgli la dignità cardinalizia, nel 1958.

Alla morte di papa Roncalli, il 21 giugno 1963 viene eletto Papa, e assume il nome di Paolo, «con un chiaro riferimento all’apostolo evangelizzatore» (dice VaticanNews). E in effetti Paolo VI fu il primo papa a compiere molti viaggi fuori dal Vaticano.

il prudente timoniere del post-Concilio

Di temperamento mite e riservato, egli seppe comunque mantenere fermo il timone di una Chiesa che spinte contrastanti rischiavano di far infrangere sugli opposti scogli dell’ultra-progressimo e dell’ultra-conservatorismo. Tali opposte spinte su una cosa concordavano: la tesi che il Concilio Vaticano II fosse in rottura profonda con la tradizione.

Tale rottura era vista come benefica dai primi, mentre era stigmatizzata dai secondi. Ma entrambi sbagliavano: il Concilio cambiava sì, ma recuperando l’integrale tradizione (che precede di secoli il Concilio di Trento), e quindi la continuità prevaleva sulla discontinuità. E non c’era discontinuità sostanziale (nemmeno col periodo tridentino), bensì un recupero delle origini.

Questo papa Montini lo vide bene, come invece troppi non lo vollero vedere, al punto da fargli dire che un “Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa”.“pensiero non-cattolico”, se non in una omelia del 29 giugno 1972, Paolo VI affermò di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»“il fumo di satana” rischiava di penetrare nella Chiesa cattolica e di determinarla.

l’ecumenismo

l’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora
l’abbraccio tra Paolo VI e Atenagora

Egli quindi promosse sì l’ecumenismo (contro le resistenza degli ultra-conservatori), ma senza con ciò mettere il cattolicesimo sullo stesso piano delle altre confessioni cristiane (contro le spinte “in avanti” degli ultra-progressisti).

Nel 1964 (il 5 gennaio) avvenne lo storico incontro tra lui e il patriarca di Costantinopoli, Atenagora (“capo” della Chiesa greco-ortodossa), che a Gerusalemme si abbracciarono fraternamente.

Si ponevano così le basi per quello che sarebbe avvenuto l’anno dopo: la reciproca revoca delle scomuniche intercorse nel 1054 tra Roma e Costantinopoli. La Chiesa cattolica e quella greco-ortodossa si riconoscevano così membra dell’Unico Corpo di Cristo. Pur nel permanere di divergenze su alcuni punti, dottrinali e disciplinari. Ma senza il rancore e l’avversione reciproci che avevano caratterizzato secoli di storia precedente.

una saggia e appassionata “apertura al mondo”

il papa all’ONU nel 1965

Paolo VI ebbe anzitutto una paterna cura pastorale per la Chiesa, ma non si disinteressò di quanto accadeva nel “mondo” (politico, e non solo).

il discorso all’ONU

Significativo di ciò fu il suo viaggio a New York e il discorso che tenne davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 4 ottobre 1965. In tale discorso egli disse le parole divenute famose: “Jamais plus la guerre" (mai più la guerra).

la lettera alle BR per Aldo Moro

Ma la sua trepidazione per le vicende dell’umanità emerse in modo molto nitido anche in occasione del rapimento di Aldo Moro, conclusosi poi - com’é noto - tragicamente. Memorabili furono le sue parole, dirette ai rapitori di Moro:

«Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: (...) vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, (...) in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella vostra coscienza, d'un vero progresso sociale, che non deve essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo dolore. (...)

Uomini delle Brigate Rosse, lasciate a me, interprete di tanti vostri concittadini, la speranza che ancora nei vostri animi alberghi un vittorioso sentimento di umanità. Io ne aspetto pregando, e pur sempre amandovi, la prova.»

Paolo VI, Lettera alle Brigate rosse,

Non è esagerato, probabilmente, immaginare che il dolore per la tragica fine dello statista italiano, a cui del resto era legato da sentimenti di personale stima e amicizia, abbia influito anche sulla sua salute, portandolo, pochi mesi dopo, alla morte, il 6 agosto 1978.

📖 Testi on-line

📚 Bibliografia essenziale

🔜 to be continued ...

📂 In questa sezioneIn this section

  • Gli errori della Chiesa, il dogma non cambia, la dottrina sì: La Chiesa è al tempo stesso divina e umana: custodisce un tesoro non soggetto al tempo, ma è anche dentro la storia e i credenti non possono pretendere di avere certezze definitive su tutto
  • La Chiesa delle origini, una comunità unita e perseguitata: la Chiesa nasce con la Pentecoste: Maria e gli Apostoli riuniti in preghiera nel “cenacolo” e si diffonde tra mille difficoltà, ma inesorabilmente
  • La alleanza tra Franchi e Papato, un intreccio temporaneamente benefico: l'intreccio tra potere imperiale e Chiesa non è in sé stesso positivo, ma in quel contesto, almeno temporaneamente, ebbe effetti più benefici che negativi.
  • Il monachesimo cristiano, una equilibrata tensione alla perfezione: il monachesimo, iniziato il Oriente poco prima della fine delle persecuzioni, e sviluppatosi specie dopo tale evento è la documentazione della possibilità di una vita “eroicamente” cristiana, cristiana fino in fondo, cioè di una fiducia e di un abbandono a una Misura più grande della nostra
  • La “santa” Inquisizione, l'equivoco legame Stato/Chiesa: Sull'Inquisizione si sono dette molte cose inesatte, e mosse da faziosità anticattolica. Certo, non è stato qualcosa privo di aspetti discutibili e negativi. Qui si abbozzano alcune linee per impostare un approccio bilanciato al tema
  • Lutero e la Riforma, una lacerazione dolorosa, non senza qualche ragione: La Riforma protestante ha diviso la Chiesa. Iniziata da Martin Lutero, essa insiste soprattutto sulla interiorità individuale come luogo dove poter incontrare Cristo, sottovalutando la funzione della oggettività ecclesiale
  • La Controriforma, uno sforzo generoso, ma “troppo umano”: la Controriforma cattolica fu la risposta che il cattolicesimo diede alla Riforma protestante, essa vide il Concilio di Trento e il nascere di nuovi ordini religiosi, in particolare i gesuiti; ma fu caratterizzata uno spirito controversistico, per cui era più importante andare contro il protestantesimo che aderire alla proposta cristiana nella sua interezza
  • La Chiesa tridentina, una sistematica parzialità: Per periodo tridentino non si intende solo quello in cui si svolse il Concilio di Trento, ma soprattutto quello che ne seguì, da quello influenzato. Il suo tratto essenziale fu una ossessiva volontà di contrapporsi al protestantesimo, accentuando in modo unilaterale e sblianciato i tratti simmetricamente opposti a quello. Da ciò seguirono un tendenziale razionalismo e un tendenziale moralismo, che tanto compromisero la credibilità dell'annuncio cristiano nei secoli moderni. Anche in tali secoli peraltro non mancarono numerosi e grandi Santi, la cui esperienza fu molto più autentica della interpretazione che essi stessi finirono col darne
  • Leone XIII, le prime crepe nel riduzionismo tridentino: il papa che non ebbe paura di dialogare, in modo intelligente, con il meglio della modernità
  • Pio XII, l'ultimo papa “tridentino”: papa Pacelli da un lato ha subito accuse riguardo ai suoi silenzi sull’Olocausto, d’altro lato tuttavia ha effettivamente dimostrato una chiusura al necessario rinnovamento teologico
  • Giovanni XXIII, la svolta del “papa buono”: papa Roncalli è stato sul soglio pontificio per poco tempo, poco più di quattro anni, ma il suo pontificato ha segnato profondamente la vita della Chiesa, segnando di fatto la fine “istituzionale” del “periodo tridentino”
  • Il Concilio Vaticano II, il ritorno alla totalità cristiana: Il Vaticano II corona gli sforzi di decenni di riflessione teologica che spingevano a recuperare la totalità cattolica, oltre le angustie razionalistico-moralistiche del periodo tridentino: essere cattolici è essere cristiani, è essere per, non essere, non anzitutto almeno, contro
  • Paolo VI, la coraggiosa fermezza di un uomo mite: papa Montini dovette guidare la Chiesa nella fase burrascosa del post-Concilio, tenendo saldo il timone tra le opposte spinte di un “progressismo” dilagante e l’arroccamento dei nostalgici del pre-Concilio
  • Il mondo teo-con, la nostalgia di un impossibile ritorno al passato: i teo-con sono quanti pensano che l’assetto politico-legislativo sia condizione, e non conseguenza della fede
  • Chiesa e modernità, un rapporto possibile: Ci può essere compatibilità tra Chiesa (Cristianesimo) e modernità? O la modernità è inevitabilmente antireligiosa e anticristiana? Qui si cerca di spiegare che non esiste una incompatibilità assoluta tra i due poli: nella modernità ci sono aspetti negativi, ma anche aspetti positivi