Paolo VI
la coraggiosa fermezza di un uomo mite
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Francesco Bertoldi
avvertenza
Questa pagina non pretende di essere una presentazione completa della figura di Paolo VI (ne esistono già molte), ma solo la sottolineatura di quelli che mi sembrano i suoi tratti fondamentali, a partire dai miei stessi ricordi personali del suo pontificato.
👤 Cenni sulla vita
Giovanni Battista Montini nacque a Concesio, paese non lontano da Brescia, il 26 settembre 1897, da famiglia molto religiosa.
È ordinato sacerdote nel 1920, e si specializza poi in discipline giuridiche.
Assistente della FUCI (universitari dell’Azione Cattolica) dal 1925 al 1933, sarà stretto collaboratore di Eugenio Pacelli, che, divenuto papa (Pio XII) lo eleverà ad arcivescovo di Milano nel 1954.
Sarà Giovanni XXIII a conferirgli la dignità cardinalizia, nel 1958.
Alla morte di papa Roncalli, il 21 giugno 1963 viene eletto Papa, e assume il nome di Paolo, «con un chiaro riferimento all’apostolo evangelizzatore» (dice VaticanNews). E in effetti Paolo VI fu il primo papa a compiere molti viaggi fuori dal Vaticano.
il prudente timoniere del post-Concilio
Di temperamento mite e riservato, egli seppe comunque mantenere fermo il timone di una Chiesa che spinte contrastanti rischiavano di far infrangere sugli opposti scogli dell’ultra-progressimo e dell’ultra-conservatorismo. Tali opposte spinte su una cosa concordavano: la tesi che il Concilio Vaticano II fosse in rottura profonda con la tradizione.
Tale rottura era vista come benefica dai primi, mentre era stigmatizzata dai secondi. Ma entrambi sbagliavano: il Concilio cambiava sì, ma recuperando l’integrale tradizione (che precede di secoli il Concilio di Trento), e quindi la continuità prevaleva sulla discontinuità. E non c’era discontinuità sostanziale (nemmeno col periodo tridentino), bensì un recupero delle origini.
Questo papa Montini lo vide bene, come invece troppi non lo vollero vedere, al punto da fargli dire che un “Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa”.“pensiero non-cattolico”, se non in una omelia del 29 giugno 1972, Paolo VI affermò di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»“il fumo di satana” rischiava di penetrare nella Chiesa cattolica e di determinarla.
l’ecumenismo
Egli quindi promosse sì l’ecumenismo (contro le resistenza degli ultra-conservatori), ma senza con ciò mettere il cattolicesimo sullo stesso piano delle altre confessioni cristiane (contro le spinte “in avanti” degli ultra-progressisti).
Nel 1964 (il 5 gennaio) avvenne lo storico incontro tra lui e il patriarca di Costantinopoli, Atenagora (“capo” della Chiesa greco-ortodossa), che a Gerusalemme si abbracciarono fraternamente.
Si ponevano così le basi per quello che sarebbe avvenuto l’anno dopo: la reciproca revoca delle scomuniche intercorse nel 1054 tra Roma e Costantinopoli. La Chiesa cattolica e quella greco-ortodossa si riconoscevano così membra dell’Unico Corpo di Cristo. Pur nel permanere di divergenze su alcuni punti, dottrinali e disciplinari. Ma senza il rancore e l’avversione reciproci che avevano caratterizzato secoli di storia precedente.
una saggia e appassionata “apertura al mondo”
Paolo VI ebbe anzitutto una paterna cura pastorale per la Chiesa, ma non si disinteressò di quanto accadeva nel “mondo” (politico, e non solo).
il discorso all’ONU
Significativo di ciò fu il suo viaggio a New York e il discorso che tenne davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 4 ottobre 1965. In tale discorso egli disse le parole divenute famose: “Jamais plus la guerre" (mai più la guerra).
la lettera alle BR per Aldo Moro
Ma la sua trepidazione per le vicende dell’umanità emerse in modo molto nitido anche in occasione del rapimento di Aldo Moro, conclusosi poi - com’é noto - tragicamente. Memorabili furono le sue parole, dirette ai rapitori di Moro:
«Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: (...) vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, (...) in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella vostra coscienza, d'un vero progresso sociale, che non deve essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo dolore. (...)
Uomini delle Brigate Rosse, lasciate a me, interprete di tanti vostri concittadini, la speranza che ancora nei vostri animi alberghi un vittorioso sentimento di umanità. Io ne aspetto pregando, e pur sempre amandovi, la prova.»
Paolo VI, Lettera alle Brigate rosse,
Non è esagerato, probabilmente, immaginare che il dolore per la tragica fine dello statista italiano, a cui del resto era legato da sentimenti di personale stima e amicizia, abbia influito anche sulla sua salute, portandolo, pochi mesi dopo, alla morte, il 6 agosto 1978.
📖 Testi on-line
📚 Bibliografia essenziale
Jean Guitton,
Dialoghi con Paolo VI (), Paris 1967.
- Jean Guitton,
Paolo VI segreto (
), Paris 1979.
Hubert Jedin (diretta da),
Storia della Chiesa (vol.X/1): La Chiesa nel ventesimo secolo (1914-1975) (), Freiburg im Br. 1970.
🔜 to be continued ...