
Universalismo e particolarismo
alle radici di un scontro
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Francesco Bertoldi
che cosa si intende (con universalismo)
L’universalismo come viene qui proposto, significa che le parti in (potenziale/attuale) conflitto, a qualsiasi livello (interpersonale, interno agli Stati, o tra Stati) non solo possono trovare una intesa, ma che proprio nell’intesa e solo in essa, possono realizzarsi. Detto in altri termini: esiste il bene comune. O in altri termini ancora: il vero bene di ogni parte coincide col vero bene di tutte le altre parti.
Il particolarismo dice il contrario: il conflitto è strutturale, originario, quindi insuperabile. Nessuna reale intesa è davvero possibile, perché ogni parte cerca inevitabilmente di dominare e sopraffare le altre. In altri termini: mors tua, vita mea (la tua morte è la mia vita).
L’universalismo non nega quindi che esista conflitto. Il confitto esiste: al punto che Eraclito poteva dire che Πόλεμος πάντων πατήρ εστί (“la guerra è la madre di tutte le cose”). Ed esiste, come accennato, pressoché ovunque: non solo tra gli Stati, o tra classi sociali, ma anche tra gruppi, e anche all’interno di gruppi, e anche all’interno delle famiglie.
Il punto è che non si tratta di una condizione originaria, e come tale insuperabile.
Il Cristianesimo lo spiega con l’effetto del peccato originale, e con l’influsso dello spirito ribelle.
le sue condizioni
Ci sono due condizioni perché l’universalismo sia possibile:
- ontologicamente occorre che tutti gli esseri umani siano una stessa umanità, un’unica famiglia umana (fratellanza universale),
- e gnoseologicamente occorre che ciò sia riconoscibile, e che sia riconoscibile la legge dinamica di tale comune appartenenza, ossia la legge naturale, le “regole” di una convivenza armoniosa.
la situazione effettiva
C’é chi sostiene l’universalismo, e chi invece il suo contrario, il particolarismo. Lo riassumiamo, con le conseguenza che ne derivano, nel seguente schema (che si sofferma sulla radice gnoseologica della differenza):
Per attualizzare la cosa, abbiamo che la maggior parte dei leader delle democrazie condivide con le autocrazie il presupposto che sia impossibile conoscere la verità e che esistano soltanto opinioni (particolaristiche).
La differenza viene in un secondo momento nel senso che per le democrazie dobbiamo rispettare tutte le opinioni per le autocrazie ognuno può/deve imporre la sua opinione.
Ma perché escludere che la verità sia riconoscibile? Se lo è, allora le parti potrebbero riconoscere qualcosa di comune tra di loro, al di sopra di loro e prima di loro. E trovare così un fondamento solido all’intesa, alla concordia.