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il pensiero risorgimentale

Nell'800 l'Italia conobbe il suo Risorgimento, quasi una sua resurrezione: dopo 3 secoli di sottomissione all'egemonia straniera e molti di più di divisioni, l'Italia si scrolla il dominio straniero e ritrova la sua unità.

Come sempre i fatti sono preceduti dalle idee, e il Risorgimento è preceduto dal pensiero risorgimentale, che si può distinguere in due grandi rami: il pensiero moderato, che faceva affidamento sui “legittimi” sovrani, e quello democratico, che invece punta tutto sul “popolo” e la sua capacità rivoluzionario-insurrezionale.

il pensiero moderato

A sua volta vi si possono distinguere due anime, due diverse sensibilità:

  • il pensiero neoguelfo, che pensava di coinvolgere la Chiesa e il Papa nella lotta risorgimentale;
  • e quello laico (impropriamente detto neoghibellino), che invece da tale apporto prescindeva.

il neoguelfismo

V.Gioberti (1801/51)

Scrisse Del primato morale e civile degli italiani (1843). Da giovane simpatizzò per Mazzini; visse anche in Francia e Belgio. E in effetti riprese anche nel Primato da Mazzini il concetto di una speciale missione spettante al popolo italiano, identificando questa missione col ruolo della Chiesa: il primato infatti veniva all'Italia dall'essere sede del papato e dall'averne condiviso nel corso dei secoli la missione di civiltà.

Propose un federazione degli stati italiani esistenti sotto la presidenza (simbolica) del papa. In tal modo egli contava di neutralizzare la altrimenti prevedibile opposizione dell'Austria, che essendo uno stato fortemente cattolico, avrebbe invece finito per rassegnarsi davanti a una Italia la cui unità veniva suggellata dal Capo della Cristianità.

Ebbe una concezione interclassista della società, teorizzando una armonia tra plebe e borghesia.

A.Rosmini (1797/1855)

Scrisse Le cinque piaghe della S.Chiesa (1848).

Ciò che più gli preme, a differenza di Gioberti, che in qualche modo strumentalizzava il Papa, è la libertà e la purezza della Chiesa, avendo come modello quella primitiva.

La Chiesa avrebbe dovuto per Rosmini tornare alla semplicità dei primi secoli, liberandosi del fardello costituito dal potere temporale dei Papi e dall'eccessivo attaccamento al potere mondano.

In questo modo, pur senza formulare precise strategie politiche, Rosmini dava un prezioso contributo teorico al Risorgimento, col giustificare la rimozione di quel potere temporale del Papato che era stato per secoli ed era anche allora uno dei principali ostacoli all'unificazione italiana.

il pensiero laico

C.Balbo (1789/1853)

Ne Le speranze d’Italia (1843), Balbo apprezza molte idee di Gioberti, condividendone l'idea di fare dell'Italia una federazione, aggiungendovi però un tocco di pragmatismo: il maggiore ostacolo all'unificazione italiana era visto nella minacciosa e potente presenza austriaca, che pertanto andava affrontata con realismo. L'ideale sarebbe stato quello di offrire all'Austria, in cambio di un ritiro pacifico dall'Italia, una espansione verso Oriente balcanico, approfittando della decadenza dell'Impero Ottomano.

Ma se tale scambio si fosse rivelato impraticabile si sarebbe dovuto fare affidamento soprattutto sulle armi piemontesi, essendo il regno sabaudo quello più progredito e meglio attrezzato a sostenere uno scontro con l'Austria.

M.D'Azeglio (1798/1866)

Ne Gli ultimi casi di Romagna (1846), D’Azeglio lui pure esponente di un liberalismo moderato prendeva spunto dal fallimento dei moti del ’45 nelle Legazioni pontificie per formulare una dura critica sia del malgoverno pontificio sia delle iniziative insurrezionali, giudicate inutili e persino dannose per la causa nazionale.

La via giusta, invece, era quella delle riforme graduali, senza escludere, in prospettiva, una soluzione militare affidata alle armi del Regno sabaudo.

il pensiero democratico

Giuseppe Mazzini (1805/1872)

Giuseppe Mazzini

è colui che non solo più ampiamente ha elaborato il tema del Risorgimento italiano, ma ha anche dato un contributo fattivo come uomo anche d'azione al processo dell'unificazione nazionale.

concezione

Possiamo partire da ciò che Mazzini criticava, ossia:

  • i metodi della carboneria, che aveva fallito nei moti del '21: era vista come troppo elitaria ed esclusiva, occorreva divulgare le idee insurrezionali, coinvolgendo il popolo;
  • il classismo socialista: Mazzini era infatti interclassista, aveva una concezione unitaria del popolo; Mazzini da un lato non ignorava i problemi sociali ed era favorevole a riforme anche audaci (tra cui la divisione tra i contadini delle terre incolte), ma difendeva il diritto di proprietà, considerando pericolose quelle teorie che incrinavano l’unità del popolo. Per lui anche la questione sociale si sarebbe dovuta risolvere attraverso il principio di associazione: lui stesso, infatti, si impegnò nella promozione di cooperative e società di mutuo soccorso fra gli operai.
  • il riferimento alla Francia: bisognava far conto sulle proprie forze, non aspettare l'aiuto esterno di una eventuale Francia di nuovo rivoluzionaria.

Che cosa invece proponeva Mazzini? Vediamo anzitutto il quadro più teorico di riferimento.

Esso è condensato nel binomio Dio e il popolo

  • anzitutto Dio: ma il dio in cui Mazzini credeva non era quello della fede cristiana, piuttosto era inteso come Provvidenza immanente;
  • e il popolo, inteso come abbiamo detto in senso interclassista, e a cui Dio affida una missione, al servizio degli altri popoli (in ciò simile a Gioberti): il popolo italiano deve ora insegnare all'Europa il valore della libertà e dell'unità nazionale.

Quali erano poi obbiettivi concreti del programma mazziniano? Essi sono condensabili in due grandi obbiettivi:

  • l'unità e l'indipendenza nazionale, da anteporsi alla forma istituzionale (prioritario era cacciare gli austriaci e costruire un solo stato, anche monarchico, solo poi lottando per cambiare la costituzione);
  • la repubblica, che sola permette l'effettiva espressione della nazione, di cittadini uguali e uniti.

Vediamo infine quel era il metodo teorizzato da Mazzini; esso è condensato nel binomio pensiero e azione: ossia da un lato richiamo intransigente a principi ideali forti (pensiero, analogamente a Gioberti, e a differenza del pragmatico Cavour) e dall'altro sforzo per diffonderli tra il popolo (azione, a differenza della Carboneria, che teneva nascoste le proprie intenzioni al popolo).

Di fatto ciò significava fiducia in moti insurrezionali popolari (era il metodo rivoluzionario: educazione e insurrezione), al cui fine fondò la Giovine Italia (a Marsiglia, nel 1831), e poi la Giovine Europa (1834): la nuova epoca è destinata a organizzare l'Europa dei popoli liberi (...) associati tra loro a un intento comune.

azione

Sul piano pratico Mazzini non ebbe molto successo, se si fa eccezione di quella che può in qualche modo considerarsi la realizzazione di una sua idea, cioè l'impresa dei Mille, quando non un esercito regolare, ma dei volontari aiutati da insurrezioni popolari, attuò una parte importante del processo di unificazione italiana.

  • In un primo tempo tuttavia Mazzini e i suoi seguaci, non aspettando che maturassero condizioni internazionali favorevoli, organizzarono, negli anni ’30-40, una serie di tentativi insurrezionali in Italia, nel '33 e nel '34, tutti falliti.
  • Dal 1840 vi furono nuovi tentativi insurrezionali falliti, anche al Sud; in particolare nel 1844 vi fu il tentativo insurrezionale dei fratelli Bandiera.
  • Ancora possiamo ricordare l'azione di Mazzini nel dar vita alla Repubblica Romana nel 1849.
  • Anche dopo il '48 Mazzini cercò di smuovere le acque, ma sempre con esiti negativi. Parzialmente ispirata a idee mazziniane, ma anche a idee socialisteggianti fu la spedizione di Sapri del 1857, fallita.
  • Un influsso mazziniano può essere visto anche nelle vincenti insurrezioni del '59 in Emilia-Romagna e in Toscana, come pure la già ricordata, riuscita, spedizione dei Mille ad opera di quel mazziniano anomalo e polivalente che fu Garibaldi.

C.Cattaneo (1801/69)

Carlo Cattaneo, milanese, direttore dal ’39 al ’45 della rivista Il Politecnico, eredita contenuti dall'illuminismo lombardo del '700; molto attento alla realtà dell'Europa del centro-nord, ebbe una consapevolezza abbastanza acuta delle differenze tra il Nord e il Sud Italia, che gli fece diffidare da una soluzione unitaria, alla Mazzini, dal cui romanticismo del resto lo allontanava il suo solido pragmatismo (era in generale fautore di una primato della cultura scientifico-tecnica rispetto a quella umanistica). D'altra parte Cattaneo, repubblicano convinto, non si fidava nemmeno della monarchia sabauda, non sufficientemente democratica e laica.

Propose così un federalismo repubblicano, ispirato al modello di Svizzera e Stati Uniti, che lasciasse ampi spazi di autonomia a tutte le istanze della vita locale e fosse la premessa per la costituzione degli Stati Uniti d’Europa.

Pur sostenendo l'importanza anche di riforme graduali, Cattaneo credeva anche nella possibilità di una partecipazione del popolo alla guerra di indipendenza contro l'Austria.

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