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La seconda rivoluzione industriale

per una definizione

La seconda rivoluzione industriale si caratterizza anzitutto per nuove forme di energia impiegate: mentre la prima era basata soprattutto sul carbone e la macchina a vapore, la seconda vede lo sviluppo dell'energia elettrica e del petrolio.

Essa si colloca essenzialmente a fine Ottocento, a partire dai principali paesi occidentali (Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Francia).

elementi-simbolo delle due rivoluzioni industriali
1a rivoluzione industriale ferro carbone
2a rivoluzione industriale acciaio elettricità, petrolio

Nello schema seguente riassumiamo i principali fenomeni che la riguardano.

il legame scienza/tecnologia

Nella prima rivoluzione industriale il legame tra scoperte scientifiche e applicazioni tecnologiche era casuale, nel senso che capitava che una personalità geniale scoprisse qualcosa di potenzialmente utile in ambito industriale e poi tale scoperta veniva impiegata in tale ambito; con la seconda rivoluzione industriale il legame diventa stretto, organico, nel senso che sono le stesso industrie che commissionano delle ricerche mirate in partenza a sopperire a esigenze del mondo produttivo.

Questo aiuta una notevole fecondità di scoperte tecnologicamente utili: ne citiamo solo le più importanti.

aumenta la produzione e il mercato si globalizza

Le nuove scoperte, applicate alla realtà industriale, aiutano ad aumentare la produzione, affiancandosi alla diffusione della catena di montaggio e al connesso fenomeno del taylorismo (che fissava dettagliatamente i ritmi con cui svolgere le operazioni lavorative alla catena di montaggio). Inoltre conoscono uno sviluppo industriale anche zone in precedenza poco industrializzate.

Non solo aumenta la produzione, ma anche la commercializzazione dei prodotti conosce un notevole incremento: la rete ferroviaria è ormai capillarmente diffusa e si sviluppa la navigazione a vapore, sostituendo ormai quella a vela, più lenta.

Realizzazioni come il canale di Suez (1869) velocizzano i commerci tra Europa e Asia.

le crisi di sovrapproduzione

L'impatto combinato dei due precedenti fattori porta al verificarsi di un nuovo fenomeno: le crisi di sovrapproduzione. Fino a fine '800 l'umanità aveva conosciuto solo un tipo di crisi economica, quella di sottoproduzione agricola, quando la scarsezza dei raccolti provocava un deficit di alimenti, adesso compare questo nuovo genere di crisi, la sovraproduzione industriale, si produce cioè di più di quanto si riesca a smerciare.

La prima di queste crisi si verifica nel 1873, data di inizio di quella che alcuni contemporanei chiamarono la grande depressione (che sarebbe durata fino al 1896, periodo in effetti contrassegnato da deflazione). In realtà quel periodo non fu poi così negativo: i prezzi scendevano non tanto perché non si vendesse, ma soprattutto perché il progresso tecnologico permetteva di far scendere i costi di produzione e di commercializzazione. A partire da Stati Uniti e Germania si affermò, già dall'inizio degli anni '80 un impetuoso sviluppo della produzione, mentre i commercio mondiale non registrava rallentamenti nella crescita.

Certo, nel mondo industrializzato le crisi di sovrapproduzione continuarono a manifestarsi, con una certa regolarità, all'incirca ogni 11 anni.

le strategie per fronteggiarle

Per fronteggiare tali crisi si ricorse sostanzialmente a tre soluzioni:

le concentrazioni

Le crisi di sovrapproduzione rischiavano di rovinare delle aziende a motivo di una concorrenza spietata. Per ovviare tale problema si cercò di concentrare le aziende, così che non si facessero più concorrenza. Le concentrazioni potevano (/possono) essere di diverso genere:

Esempio di trust verticale fu, in Germania, la Krupp, una grande ditta (20.000 lavoratori), che riuniva diverse fasi di lavorazione del prodotto, dall'attività estrattiva alla siderurgia al settore meccanico. Esempio di trust orizzontale fu la Standard Oil, negli USA, che aveva il quasi monopolio della produzione petrolifera del paese.

Per formare queste grandi concentrazioni occorreva denaro e qui si colloca il ruolo della banche, che le finanziarono, creando così uno stretto rapporto di compenetrazione tra economia reale e capitale finanziario.

l'intervento statale

Esso significò anzitutto protezionismo: per fronteggiare la concorrenza dei prodotti stranieri, gli stati innalzarono della barriere doganali, elevando i dazi. Così fecero tutti i principali stati, dalla Germania all'Italia, alla Francia, alla Russia e agli Stati Uniti. Unica eccezione fu la Gran Bretagna, tradizionalmente liberoscambista, che però venne danneggiata dal protezionismo degli altri stati, vedendo diminuire la sua percentuale di partecipazione al commercio mondiale (dal 1880 alla prima guerra mondiale si dimezzò, passando dal 25% al 12%).

Ma gli stati aumentarono il loro intervento anche in altri ambiti; essenzialmente sviluppando delle politiche sociali, per garantire un crescente livello di benessere ad ampi strati di popolazione, che rischiavano di essere troppo penalizzati dalle crisi di sovrapproduzione: si inizia a sviluppare il sistema pensionistico, si attuano leggi a tutela della sicurezza e della dignità del lavoro (prevenzioni degli infortuni, assicurazioni, limite dell'orario lavorativo giornaliero, riposo festivo), si moltiplica la presenza del pubblico (stato o enti locali) nei settori dei nuovi servizi (luce, gas, acqua, igiene e medicina) e anche in ambito scolastico (scuole statali, obbligatorietà dell'istruzione elementare).

l'imperialismo

In un certo senso anche l'imperialismo può essere visto anche come una strategia per fronteggiare le crisi cicliche. In effetti, in tempi di concorrenza spietata e di protezionismo diffuso, risultava utili avere delle colonie, anzitutto per rifornirsi di materie prime, ma ove possibile anche come mercato di sbocco per le proprie eccedenze.

Così, negli ultimi due decenni dell'800 si formano i grandi imperi coloniali soprattutto di Francia e Gran Bretagna: l'Africa, che fino a metà '800 era colonizzata solo a livello costiero, viene pressoché interamente colonizzata; l'Asia viene in gran parte colonizzata: l'India agli inglesi, l'Indonesia agli olandesi, l'Indocina ai francesi, la Cina resta politicamente indipendente, ma viene assoggettata in modo sostanzialmente colonialistico dal punto di vista economico e divisa in zone di influenza dei vari paesi imperialisti; unica importante eccezione in Asia è il Giappone, che conosce, nella seconda metà dell'800, un impetuoso sviluppo, anzitutto economico, ma anche politico-militare, diventando in grado di competere coi paesi occidentali.

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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