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la rivoluzione inglese

La rivoluzione inglese, con quella francese, è uno degli eventi più importanti della storia moderna. Come la rivoluzione francese essa ha posto fine a un regime monarchico-assolutista, mirando a forme più avanzate di partecipazione democratica. Ma, come la rivoluzione francese, l'obbiettivo di una maggior democrazia è stato, in un primo tempo, disatteso (Cromwell si è rivelato un dittatore nemico della libera dialettica parlamentare), anche se l'eredità della rivoluzione è stata indubbiamente un cammino in quella direzione.

La società inglese, o meglio le sue componenti più avanzate (in termini sociologici borghesia e piccola nobiltà di recente origine, cioè gentry), aveva accettato l'assolutismo in un primo momento, sotto i Tudor (come lo avrebbe accettato in un primo momento la parte più avanzata della società francese con Luigi XIV): si trattava di fare quadrato contro una minaccia esterna, la minaccia cattolico-spagnola. Una volta che tale pericolo viene scemando, venne meno anche il bisogno di fare quadrato attorno al Re; inoltre matura la consapevolezza dei ceti emergenti, che chiedono più potere e in terzo luogo si verifica una reazione alle mosse maldestre dei nuovi re, gli Stuart, Giacomo I e Carlo I.

Gli Stuart in effetti irritarono i settori più avanzati della società sia contrastando la possibilità di un dissenso religioso (affermazione intransigente della Chiesa anglicana, sottomessa al Re, come confessione nettamente privilegiata), sia imponendo un carico fiscale troppo pesante, sia ricorrendo alla repressione del dissenso politico (attivando a pieno ritmo la Camera stellata).

gli schieramenti

Si possono, per comodità mnemonico-didattica anche se la realtà è più complessa e articolata, considerare sinteticamente due schieramenti, quello assolutista e quello parlamentare. Lo evidenziamo nel seguente schema, in cui esaminiamo i due diversi schieramenti a vari livelli.

i due schieramenti
s. filomonarchico s. filoparlamentare
a liv. politico mantenimento dell'assolutismo parlamentarismo (e nella frage più spinte repubblica)
a liv. giuridico possibilità di arrestare per reati politici, potere dello stato diritti dell'individuo, garantismo, limiti al potere dello stato
a liv. religioso cattolici e anglicani puritani e sette minori
a liv. valoriale valori gerarchico-comunitari valori individualistici e libertari
a liv. sociale alta nobiltà (Lords) e molto mondo contadino borghesia (urbana e rurale), gentry (per lo più)
a liv. economico freno alle enclosures e pressione fiscale spinta alle enclosures e alleggerimento fiscale

il livello politico-istituzionale

Carlo I Stuart

Vediamo di spiegare qualche punto dello schema. La posta in gioco, a livello politico-istituzionale, era la forma di stato: una monarchia assoluta, da una parte, era quanto voleva il Re, una monarchia parlamentare o una repubblica era quanto voleva lo schieramento antiassolutista, filoparlamentare, che era appunto diviso al suo interno.

Una monarchia assoluta, l'assolutismo, è un sistema in cui tutto il potere è concentrato nelle mani del Re, con il Parlamento ridotto a funzione sostanzialmente consultiva. Legato all'assolutismo è il principio del diritto divino: il Re regna per diritto divino, perché Dio stesso, la cui autorità è indiscutibile, gli ha conferito il potere.

Al diritto divino, al fondamento del potere dall'alto, si opporrà sempre di più, nella storia, il principio della sovranità popolare, il fondamento del potere dal basso, per cui chi governa riceve la legittimazione del suo potere dal popolo, che è la fonte del potere (o almeno è lo strumento necessario per determinare nel concreto come si esplichi la sovranità divina).

Legato al principio di sovranità popolare è in qualche modo la rivendicazione del suffragio universale, che venne sostenuta, negli anni della Rivoluzione inglese, dai levellers, i livellatori, che propugnavano una eguaglianza giuridico-politica tra tutti i cittadini: se il potere ha il suo fondamento nel popolo, è il popolo che deve esprimersi per decidere come si debba governare.

Ulteriormente legata alla sovranità popolare e al suffragio universale è la rivendicazione di una forma repubblicana, che tuttavia venne sostenuta solo da una parte dello schieramento antiassolutista.

il livello giuridico

Come abbiamo detto nello schema si fronteggiano due diverse concezioni del rapporto stato/individuo, quella assolutista, che dà grandi poteri allo stato e quella antiassolutista, che pone al centro l'individuo e le sue garanzie di libertà.

Gli Stuart in effetti avevano frequentemente fatto ricorso alla Star Chamber, la Camera stellata, tribunale che giudicava non reati comuni, come il furto o l'omicidio, ma reati politici, ricorrendo al concetto di lesa maestà per reprimere il dissenso politico. Ciò limitava fortemente la libertà individuale: un cittadino poteva essere arrestato e condannato semplicemente perché aveva criticato il Re.

Per cui lo schieramento antiassolutista propose una concezione garantista della funzione giudiziaria: l'arresto di un cittadino deve seguire ben precise procedure e non può avvenire arbitrariamente. Si vedano ad esempio i seguenti passaggi della Petition of rights, formulata dal Parlamento (1628):

whereas also by the statute called 'The Great Charter of the Liberties of England,' it is declared and enacted, that no freeman may be taken or imprisoned or be disseized of his freehold or liberties, or his free customs, or be outlawed or exiled, or in any manner destroyed, but by the lawful judgment of his peers, or by the law of the land.
IV. And in the eight-and-twentieth year of the reign of King Edward III, it was declared and enacted by authority of parliament, that no man, of what estate or condition that he be, should be put out of his land or tenements, nor taken, nor imprisoned, nor disinherited nor put to death without being brought to answer by due process of law.

il livello religioso

Schierarsi pro o contro il Re era una questione che riguardava anche l'ambito confessionale: dalla parte di Carlo I si schiera la chiesa anglicana, legata al monarca in modo speciale, essendo egli il suo capo supremo. Esisteva il detto no bishops, no kings, niente vescovi, cioè niente gerarchia episcopale (anglicana), niente Re: la chiesa anglicana in effetti si fonda sul valore dell'obbedienza a una autorità, e il potere monarchico implica essenzialmente una obbedienza all'autorità (del Re).

Col Re, come male minore, piuttosto che col Parlamento, dominato da frange protestanti più radicali, stava anche la residua realtà dei cattolici inglesi.

Contro il Re, invece, in nome della centralità e dell'indipendenza dell'individuo, stavano i puritani, cioè i calvinisti inglesi e le altre frange minori del protestantesimo britannico.

Del resto la mentalità puritana, con la sua venerazione per il lavoro e il profitto, era strettamente legata al nascente capitalismo e non a caso era diffusa soprattutto presso l'emergente borghesia.

il livello valoriale

In effetti lo schieramento filomonarchico era permeato di valori gerarchico-comunitari, sosteneva che l'individuo deve inserirsi in un contesto più ampio e accettare una autorità più grande di sé (lo vediamo tra poco parlando della difesa delle tradizioni comunitarie in ambito economico); lo schieramento parlamentare era invece animato da valori individualistici: rifiuto o almeno forte ridimensionamento di un riferimento a un'autorità e a legami comunitari.

il livello sociale

Dalla parte del Re stava anzitutto l'aristocrazia di antica origine, i Lords, un po' come col Re sarebbero stati i nobili in Francia una volta iniziata la Rivoluzione. In effetti lo schieramento parlamentare voleva una società egualitaria e non strutturata gerarchicamente, come invece è quel feudalesimo, in cui i nobili di antica origina si rispecchiavano.

Col Re stava anche gran parte del mondo contadino, i non possidenti, che temevano che la vittoria del fronte antiassolutista, impregnato di valori individualistico-capitalistici, avrebbe significato una accelerazione ai processi di privatizzazione delle terre, le enclosures, che li danneggiava.

Contro il Re stava soprattutto la borghesia, con i suoi interessi a promuovere le privatizzazioni, ad alleggerire il peso del fisco, a garantire la massima libertà per l'individuo. Ma vi stava anche buona parte della nobiltà di recente origine, la gentry, che essendo appunto di recente origine, conservava una mentalità imprenditoriale di matrice borghese e quindi condivideva gran parte degli obbiettivi della borghesia.

il livello economico

Lo schieramento antiassolutista voleva limitare il carico fiscale (odiata ad esempio era la ship-money, la tassa per finanziare la flotta regia, che originariamente era pagata solo dalle città portuali e che poi venne estesa, senza l'approvazione del Parlamento, anche a Londra e a tutte le altre città del Regno) e agevolare il processo di privatizzazione delle terre un tempo comuni (gli open fields), cioè il processo delle enclosures, le recinzioni. Ad avvantaggiarsi delle enclosures non erano i contadini, ma i borghesi, e in taluni casi la gentry, che avevano il denaro necessario per comprare i terreni.

Viceversa i contadini meno abbienti venivano gravemente danneggiati, e non di rado rovinati, dal processo delle recinzioni, ed erano costretti ad abbandonare la loro casa e il loro paese per cercare fortuna nelle città, dove finivano o a vagabondare o a trovare lavoro a basso costo.

Lo schieramento filomonarchico al contrario, voleva il mantenimento del fiscalismo regio e frenava sulle privatizzazioni.

aspetti dinamici

La Rivoluzione scoppia sotto il secondo sovrano della dinastia Stuart, Carlo I, che si era mosso con particolare arroganza su diversi fronti:

la guerra civile

La guerra civile, quindi la fase armata della Rivoluzione, comincia nel 1642, dopo il fallito tentativo del Re di esautorare il Parlamento (quel lungo Parlamento, che era riuscito alla fine a resistergli e ad imporgli di arretrare su tutto il fronte), irrompendovi con i propri soldati: i capi del Parlamento si misero in salvo, Londra insorse e fu il Re a dover abbandonare la capitale.

mappa dell'inghilterra nel 1643

L'inghilterra nel 1643: in arancio le zone
controllate dal Re, in viola quelle dal Parlamento

La Rivoluzione inglese venne combattuta, a differenza di quella francese, non tanto dalla popolazione civile, quanto da eserciti, quello del Re e quello del Parlamento.

Quest'ultimo venne a un certo punto comandato da Olivier Cromwell (1599/1658), che lo riorganizzò nel New Model Army, caratterizzato da grande fervore ideale-religioso (leggevano insieme brani della Bibbia ed erano convinti di combattere "dalla parte di Dio") e da spirito democratico (erano i soldati a eleggere gli ufficiali).

Dopo alterne vicende decisiva fu la battaglia di Naseby (1645), che vide la sconfitta del Re. Questi si consegnò agli scozzesi, che però lo trasferirono agli inglesi. Due anni dopo, nel '47 il Re riuscirà a fuggire ancora in Scozia, ma Cromwell, che di fatto era diventato l'autorità suprema in Inghilterra, sconfisse gli scozzesi e rifece prigioniero il Re, che nel 1649 venne processato, condannato a morte e giustiziato.

l'iniziale lacerazione del fronte parlamentare

Dopo la battaglia di Naseby si manifestarono all'interno dello schieramento parlamentare, varie lacerazioni. Sul problema della religione si contrapponevano il fronte presbiteriano, favorevole alla sostituzione della chiesa di stato anglicana con una nuova chiesa di stato, calvinista, e il fronte degli indipendenti, che propugnava un pluralismo e una grande libertà confessionale.

Sul problema della forma di stato si fronteggiavano coloro che non volevano abbandonare la forma monarchica, limitandosi a chiedere un superamento dell'assolutismo, e coloro che spingevano per forme più avanzate di stato: ad esempio i levellers, che propugnavano il suffragio universale e la repubblica, superati a sinistra dai diggers, che volevano una eguaglianza anche economica, abolendo la proprietà privata.

la dittatura di Cromwell

Cromwell, ritratto

Olivier Cromwell

Dopo l'esecuzione del Re però il potere venne saldamente tenuto da Cromwell, che esautorò le frange estremiste dei levellers e dei diggers, e pacificò, con spietata durezza, le ribellioni di Irlanda (1649) e Scozia (1650-1).

In politica estera egli proseguì la linea di espansionismo, funzionale agli interessi dei ceti emergenti, iniziata da Elisabetta I:

In politica interna Cromwell usò il pugno di ferro contro il Parlamento, epurandolo a più riprese dagli elementi a lui ostili: si arrivò così prima al Rump Parliament, poi al Barebone Parliament per giungere infine al suo scioglimento, nel 1653. Fu un paradosso della rivoluzione inglese che questa, iniziata per dare più potere al Parlamento, finisce con l'annullarne del tutto il potere, un paradosso del resto simile a quello della rivoluzione francese, che, nella sua fase centrale, limitò fortemente i diritti democratici.

la seconda (gloriosa) rivoluzione inglese

Morto Cromwell nel 1658, l'edifico da lui costruito si rivelò fragile: egli avrebbe voluto che gli succedesse, come capo del Commonwealth, il figlio Richard, ma questi si rivelò subito incapace e ne seguì un periodo di torbidi, a cui mise fine un intervento dei militari, col generale Monk, che richiamò in Inghilterra, nel 1660, l'erede di Carlo I, Carlo II Stuart (1660-85).

Il ritorno degli Stuart non significò però il ritorno dell'assolutismo: il Parlamento conservò un potere, che non aveva avuto ai tempi di Giacomo I e Carlo I, e quando il successore di Carlo II, Giacomo II Stuart tentò di rafforzare il proprio potere in senso assolutistico, venne costretto dalla seconda, gloriosa Rivoluzione del 1688, ad abbandonare il potere consentendo che l'Inghilterra diventasse, definitivamente, una monarchia parlamentare.

Carlo II

Carlo II Stuart (1630/1685), in effetti, chiamato sul trono inglese nel 1660, dopo la morte di Cromwell e i disordini a quella succedutisi, operò con una certa saggia moderazione, non pretendendo di tornare all'assolutismo di suo padre, Carlo I.

In effetti, durante il regno di Carlo II l'importanza della religione andò decisamente scemando, e si diffuse un clima di indifferentismo religioso. Lo stesso re fu di costumi piuttosto liberi e alla sua corte si respirava un clima di mondanità.


D'altra parte però Carlo II era ritenuto troppo vicino a Luigi XIV di Francia, che il Parlamento considerava pericoloso, perché cattolico e perché assolutista. Il problema era acuito dal fatto che Carlo II non aveva figli legittimi che potessero succedergli sul trono, e il fratello, che avrebbe ereditato perciò la corona, si era convertito al cattolicesimo e aveva per di più sposato in seconde nozze una cattolica italiana.

Per scongiurare un sovrano cattolico, il Parlamento votò un Test act (1673), che escludeva dalle cariche pubbliche i non anglicani (dunque anche i cattolici). Inoltre votò l'Habeas Corpus (1679), per tutelare i sudditi dall'arbitrio del potere regio: era infatti previsto che una persona arrestata dovesse in breve tempo essere portata davanti a un giudice, per convalidare o meno, in modo coscienzioso e indipendente, l'arresto.

Nel frattempo si erano formate due fazioni politiche, i tories, legati alla Chiesa anglicana e al mondo rurale, e i whigs, espressione degli interessi commerciali delle città, fautori di un pluralismo religioso e più accesamente anti-cattolici. Nel 1681 ebbero la meglio i tories, che accettavano che sul trono britannico salisse un cattolico, Giacomo II. E così fu.

Giacomo II (1685/88)

Egli fu molto meno prudente del fratello Carlo II: diverse suo mosse fecero temere che egli volesse reintrodurre in Gran Bretagna il cattolicesimo, ad esempio nominando dei cattolici a importanti cariche pubbliche.

Finché egli ebbe solo due figlie protestanti e sposate con protestanti, Maria e Anna, il Parlamento sopportò la sua linea. Ma quando gli nacque, dalle seconde nozze con una cattolica, un figlio maschio, la situazione precipitò. Sia i tories sia i whigs, si rivolsero a Guglielmo d'Orange, marito della figlia di Giacomo II, Maria, perché intervenisse.

la gloriosa Rivoluzione

Guglielmo accolse l'invito e sbarcò in Inghilterra, mentre Giacomo II fuggì (1688). Il Parlamento inglese allora offrì la corona congiuntamente a Maria Stuart e al marito.

Così in modo incruento si passò da una monarchia ancora tentata da avventure assolutistiche a una monarchia costituzionale, col Parlamento riconosciuto come decisivo fulcro della vita istituzionale inglese, e i sovrani che accolsero il Bill of Rights, 1689.

angelo con la falce per un giudizio

Da un lato la contestazione dell'assolutismo e l'aspirazione a una maggiore democrazia, con un minor carico fiscale e maggiori garanzie per i diritti individuali, può essere valutata positivamente.

Dall'altro non si può apprezzare la contestuale ulteriore protestantizzazione della vita sociale e politica inglese, l'intolleranza verso i cattolici, la spietatezza verso gli irlandesi, la spinta alla privatizzazione delle terre comuni e il piglio antidemocratico di Cromwell in politica interna.

testi

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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