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La colonizzazione spagnola dell'America

Una "leggenda nera"

1a premessa

E' toccato all'Europa unificare il mondo. Può piacere o no, ma è così: non la Cina, non l'India, non il Giappone, non l'Islam, ma l'Europa ha avuto in sorte di unificare il pianeta. Nell'unico modo che, da che mondo è mondo, ha caratterizzato il rapporto tra due civiltà di dispari livello di sviluppo: la colonizzazione. E' un fenomeno antico quanto il mondo: praticato già dai Babilonesi, dagli Egizi, dai Fenici, dai Persiani, dai Greci, dai Romani, dagli Arabi, dai Cinesi.

Però l'Europa aveva un motivo in più, analogo a quello della civiltà islamica: tanto il Cristianesimo, che è alla base dell'Europa, quanto l'Islam hanno infatti una vocazione universalistica. Concependosi come frutto dell'iniziativa del Creatore del Cielo e della Terra, entrambi aspirano a portare la loro verità ai confini del mondo. L'Europa, pur essendo animata anche da motivi economico-materiali, ha avuto, più consapevolmente nel caso della Spagna, meno nel caso di altri paesi, una motivazione ideale molto forte, e che forte è rimasta anche quando la laicizzazione della vita pubblica sembrava averla completamente scalzata.

Da notare che a voler unificare il mondo, sottomettendolo, aspirava anche la civiltà islamica, appunto per la sua vocazione universalistica. L'Islam non può pertanto essere visto come "Sud" del mondo, ma come un Nord mancato: avrebbe voluto, ma non ha potuto assoggettare a sé l'Europa e il mondo intero. L'Islam era riuscito a sottomettere l'intero Nord Africa e ampie zone dell'Africa orientale e dell'Asia che si affacciano sull'Oceano Indiano, era giunto a espandersi dal Senegal all'Indonesia, dall'Ungheria al Mozambico. Poi, in epoca moderna, l'Europa ha vinto la sfida.

E' giusto riconoscere tutti i limiti della colonizzazione europea (delle Americhe e non solo). Ma c'è un fatto da non dimenticare mai: non è che senza l'espansione coloniale europea il mondo sarebbe stato un paradiso di fraternità, fatto di popoli pacifici e ognuno pago dei suoi confini. Era in atto una lotta micidiale per l'egemonia, e non è detto che se l'egemonia fosse arrisa ad altri, il destino del mondo sarebbe stato migliore.

2a premessa

Com'è noto il nuovo mondo venne scoperto da un cattolico, Cristoforo Colombo, per conto di uno stato che si autodefiniva "cattolicissimo", la Spagna. E di tale vantaggio iniziale le potenze cattoliche, Spagna e Portogallo si avvalsero quanto poterono, per colonizzare la maggior parte del Nuovo Mondo, dalla Florida alla Terra del Fuoco, conquistando aree civilizzate e soprattutto, ricche di metalli preziosi.

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Il modo con cui è avvenuta tale colonizzazione è stato fatto oggetto di spietate critiche, per la presunta brutalità soprattutto dei conquistadores spagnoli che avrebbe causato la fine di una civiltà già abbastanza avanzata ed evoluta, come quella degli Aztechi e degli Incas.

Non che tali critiche siano del tutto infondate, ma ci sono molti motivi per credere che, più che di una serena valutazione dei fatti oggettivi, ci si trovi spesso di fronte, a una interessata campagna di aggressione, propagandisticamente orchestrata. Anzitutto c'è da tener presente il fatto che Olanda e Inghilterra hanno, nei secoli moderni, alimentato una leggenda nera antispagnola (e anticattolica), mal digerendo di non essere arrivati loro per primi e cercando, col demolire la Spagna, di legittimare un loro subentrare al posto degli spagnoli. In tempi più recenti la leggenda nera  è stata rialimentata da tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, odiano l'idea di America latina, con una sua identità specifica, distinta dall'America anglosassone. Ad esempio, molte lobbies statunitensi, non da oggi, considerano come fumo negli occhi il radicamento del cattolicesimo in America latina, perché questo fornisce alla gente un criterio con cui contestare l'idea, protestante e anglosassone, di un individualismo esasperato e volto al solo profitto individuale.

appunti per un giudizio

1. Contro ogni sfruttamento, per la verità storica integrale

Sia chiaro: noi non vogliamo difendere alcuna forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, alcuna ingiustizia, alcuna violenza.

Ma proprio per questo riteniamo doveroso e sacrosanto fornire elementi per un giudizio completo sulla vicenda della colonizzazione dell'America latina, troppo spesso deformata in questi ultimi anni, che
a) non assolve dei colpevoli reali,
b) concentrandosi falsamente su un unico "colpevole", quale capro espiatorio di ogni colpa.

Quale giudizio passa infatti, non tanto presso gli storici seri, ma presso la divulgazione scolastica e giornalistica? Passa questa leggenda: che gli spagnoli sarebbero stati un concentrato di ottusità, brutalità, ferocia, a differenza di inglesi, olandesi e portoghesi, a cui spetterebbe la palma della civiltà e del rispetto dei diritti umani.

Dunque: inglesi buoni, spagnoli cattivi. Chiediamoci: è così vero questo schema o si tratta di una leggenda propagandistica costruita ad arte?

2. Inglesi buoni?

Parliamo di inglesi, ma, come accennavamo, includiamo sinteticamente in tale voce anche altri stati europei non spagnoli, come Olanda, Portogallo e Francia. È ovvio poi che parlando di "inglesi" non intendiamo parlare del popolo inglese nella sua totalità, ma di esponenti della classe dirigente inglese in età moderna, in quanto guidati da una certa visione della realtà, quella protestante. Non esistono in effetti popoli buoni e popoli cattivi, ma persone, e il bene e il male sono presenti ovunque, e possibili a chiunque.

Chiediamoci anzitutto se gli inglesi, in prima fila nell'accusare gli spagnoli, furono così rispettosi degli “indigeni” d'America.

La cultura protestante che animava i colonizzatori inglesi li spingeva non a convertire, ma a estirpare i popoli amerindi, ai loro occhi predestinati alla dannazione eterna.

Le cifre che abbiamo visto sopra parlano da sole: quanti sono e come sono ridotti i “pellerossa” negli USA? E inoltre che ne è della loro cultura: non è forse vero che ne è stata fatta terra bruciata?

Chi ha praticato la schiavitù fino al 1860 non è stata la Spagna, ma gli Stati Uniti d'America. E chi ha discriminando i neri con l'Apartheid fino a pochi anni fa, fino alla fine del '900 non è stata la Spagna, ma il Sudafrica anglosassone.

Chi ha definito con fierezza il proprio popolo come una "razza estirpatrice", che non si mescola ai popoli assoggettati ma ne elimina brutalmente la cultura e, se necessario, anche la popolazione, non è stato uno spagnolo, ma un inglese, Charles Dilke (nel suo celebre Greater Britain).

3. Spagnoli, concentrato di ogni brutalità?

Noi abbiamo molti elementi per dire che gli spagnoli rispettarono il valore della persona umana molto più degli inglesi.

1) Dal punto di vista teorico

Mentre gli inglesi, protestanticamente legati all'idea di predestinazione di alcuni, ritennero in effetti che i "pellerossa" non appartenessero al novero degli "eletti" e perciò con loro era lecito, anzi giusto, usare metodi brutali, gli spagnoli invece, cattolicamente convinti che non sia possibile sapere in questa vita chi sia eletto e chi no, cercarono, pur tra mille errori, la conversione degli indios.

2) Uno sguardo alle cifre

Si guardi a tal riguardo la percentuale di discendenti degli abitanti originari nei paesi latinoamericani (i morenos). La seguente tabella confronta la percentuale di discendenti di abitanti originari in diversi paesi del Nuovo Mondo (fonte ADN-Kronos):

comparazione popolazione nei paesi colonizzati dalle varie potenze europee nel 1990
  paese colonizzatore % amerindi % meticci % europei % discendenti di schiavi (africani o altro)
Messico Spagna 39% 60% 9%  
Perù Spagna 45% 37% 15%  
Haiti Francia 0% 0% < 5% 95%
Brasile Portogallo <3%      
Guyana br. Inghilterra 0% 0% <4% 96%
Stati Uniti Inghilterra <1% ? 85% ca. 12% ca.

I dati parlano chiaro: se l'intento della Spagna fosse stato un genocidio dei popoli amerindi, perché mai la percentuale di discendenti di tali popoli sarebbe così elevata? Viceversa, perché è così scarsa nei paesi colonizzati da altri popoli europei, tanto pronti a puntare il dito contro la ferocia spagnola?

3) Uno sguardo alla cultura

Si guardi a quanto l'arte, la musica e la cultura latinoamericana ha recepito della cultura indigena. Nei paesi di civiltà ispanica si è creata una nuova cultura, in cui elemento originario ed elemento europeo si sono fusi.

Documento inequivocabile di tale fusione è l'esistenza di una ampia percentuale di meticci, nati dall'unione tra europei e indios. Altri europei, di matrice protestante, disdegnavano i matrimoni misti, mai si sarebbero uniti con degli esseri subumani e predestinati alla dannazione; gli spagnoli, di cultura cattolica, no: segno che riconoscevano negli amerindi degli esseri pienamente umani.

Simbolo di tale fusione, a chiunque guardi con prospettiva di fede è il miracolo della Madonna di Guadalupe: la Madre di Dio appare appunto nella sembianza di una meticcia, profezia di un incontro positivo e arricchente tra due mondi e due culture.

Cinismo insensibile?

Da chi sappiamo degli abusi degli spagnoli? Dagli spagnoli stessi, e in particolare da padre Bartolomeo de Las Casas: segno che per loro non era affatto giusto maltrattare gli indios. Inglesi e olandesi sfruttarono poi tali documenti per fini propagandistici antispagnoli.

Bisogna in effetti distinguere le responsabilità della Corona di Spagna, che cercò sempre di tutelare i diritti umani dei popoli assoggettati, avendo come fine la loro conversione al Cattolicesimo, dalle colpe di certi avventurieri spagnoli, andati nel Nuovo Mondo per avidità di ricchezze e di potere.

Quanto Carlo V tenesse ad evitare la brutalità nei confronti degli Indios lo si vede dalla posizione che assunse nel dibattito, avvenuto davanti a lui per appurare la verità di quanto stava accadendo nel Nuovo Mondo, tra Bartolomeo de Las Casas e Juan Gines de Sepulveda.

4. Paradisiaca innocenza degli Imperi precolombiani?

scultura di dio azteco: abbondano i teschi e i tratti terrificantiCerte asprezze degli spagnoli vanno inquadrate nel contesto storico di allora. Non tutti gli indios erano creature paradisiacamente innocenti (altro mito da sfatare): pensiamo soprattutto ai sacrifici umani.

Ricerche attendibili attestano come cifra plausibile di sacrifici umani la bellezza di 50.000 vittime all'anno (almeno in certi anni). Basta del resto guardare qualche immagine delle divinità azteche per rendersi conto della ferocia sanguinaria che da esse promanava. Non per nulla i popoli assoggettati dagli Aztechi, che fornivano il "materiale umano" di tali sacrifici furono ben contente di potersi unire agli Spagnoli per liberarsi da un giogo così disumano, contribuendo in modo non secondario alla vittoria spagnola.

Riportiamo qui un brano in proposito

"Collocatisi tutti e sei dinnanzi all'idolo, genuflettevano e si disponevano intorno alla pietra piramidale convessa che [...] era collocata davanti alla porta della camera dell'idolo. Questa pietra era talmente incurvata, che collocando su di essa di spalle colui che doveva essere sacrificato, il suo corpo si piegava in due, in modo che lasciato cadere il coltello sul suo petto esso si apriva a metà con grande facilità. Dispostisi ordinatamente questi sacrificatori, prendevano tutti quelli che avevano catturato in guerra ed erano stati destinati al sacrificio per quella data festa e, dietro scorta di molte persone armate, li facevano salire per quella lunga gradinata ai piedi della palizzata, tutti in fila e completamente nudi. Subito scendeva un dignitario del tempio nominato per svolgere quel compito, e portando in braccio un idoletto [...] lo mostrava a coloro che si avviavano a morire.
Quindi andavano tutti dietro di lui e, giunti al luogo dove erano pronti i sacrificatori, questi ultimi afferravano una alla volta le vittime umane: due la prendevano per i piedi due per le mani e poi la collocavano supina sull'anzidetta pietra angolare mentre il quinto sacrificatore poneva alla gola della vittima il collare di legno. Quindi con rapidità straordinaria il sommo sacerdote le apriva il petto, le strappava il cuore con le mani e lo mostrava al sole. Si volgeva poi verso l'idolo e gli cospargeva il volto di sangue. Frattanto il corpo del sacrificato rotolava giù dai gradini del tempio con gran facilità, in quanto la pietra del sacrificio era collocata così vicino alla gradinata, che non distava dai primo gradino più di due piedi: bastava un calcio per buttar giù i cadaveri. È in tal modo che sacrificavano i prigionieri di guerra. Una volta giunti i corpi ai piedi della scala, coloro che li avevano catturati li afferravano, se ne spartivano le carni e le mangiavano, e così celebravano la festività.

Si veda una scena tratta dal film Apocalypto sui sacrifici umani.

  Per pochi che fossero i sacrificati erano almeno quaranta o cinquanta ogni volta, dal momento che vi erano dei guerrieri assai abili nel catturare i nemici. [...] Finiti i sacrifici, subito uscivano i ragazzi del tempio preparati come si è già detto, tutti in ordine e in fila gli uni di fronte agli altri, e danzavano e cantavano al suono di un loro tamburo in onore della solennità e del dio che celebravano. Al loro canto rispondevano tutti i nobili, gli anziani e i maggiorenti, danzando nel cerchio da essi formato, costituendo uno splendido colpo d'occhio secondo il loro costume, tenendo sempre nel mezzo fanciulli e fanciulle. A tale spettacolo assisteva l'intera popolazione della città. Questo giorno del dio Huitzilopochtli era una festa di precetto assai osservata in tutta la regione."

5. Genocidio ?

Alcuni libri di testo scolastici, per fortuna pochi e poco diffusi, parlano di genocidio, a proposito della implosione demografica avvenuta in seguito alla colonizzazione dell'America latina.

Qui davvero si cade nella farsa: come potrebbe la popolazione del Messico essere composta quasi al 90% da discendenti (puri o meticciati) degli antichi amerindi se gli Spagnoli li avessero voluti estirpare?

E in base a quale teoria lo avrebbero dovuto programmare? Non c'erano Mein Kampf in circolazione, ma idee che parlavano di conversione, di battesimo, di una nuova civiltà da creare non contro o senza, ma con i popoli amerindi.

D'altronde se l'intento degli Spagnoli fosse stato di sterminare gli Indios è immaginabile che questi ultimi stessero lì a guardare, loro che erano milioni, mentre gli spagnoli erano poche migliaia?

La verità è che non c'è stato nessun genocidio. E infatti nessuno storico serio ne parla. Anzi uno storico autorevole come Franco Cardini ha precisato che il numero di amerindi volontariamente uccisi dagli Spagnoli (nella fase di conquista dell'America) si può contare non in termini di milioni, non in termini di centinaia di migliaia, non in termini di decine di migliaia, ma in termini di "qualche centinaio" (intervista a Il Sabato, num. del Meeting 1992, pp. 5/12).

Ci fu un crollo demografico? Si, ma è difficile valutarne con esattezza la portata (si “sparano” cifre inverificabili e quasi certamente esagerate, come quelle di un brusco passaggio da più di 70 milioni a meno di 5 milioni per tutto il continente).
Quello che è certo è che non ci fu alcuna volontà di sterminio da parte spagnola. Non solo la loro cultura glielo rendeva impensabile, ma il loro stesso interesse economico rendeva controproducente e assurda tale politica. Sterminare manodopera non risponde ad alcuna logica.
Perché allora ci fu un calo demografico? Soprattutto per lo "choc microbico", dato che gli amerindi non erano in grado di risollevarsi da malattie che per gli europei non erano mortali (come il morbillo, ma la stessa influenza).

Si può immaginare che anche i ritmi di lavoro imposti dagli spagnoli nelle" Encomiendas" abbiano predisposto il fisico degli Indios a maggiore vulnerabilità alle malattie infettive.
Ma anche qui non si può nascondersi che i medesimi ritmi, per un europeo o un africano da un lato e un amerindio dall'altro, risultavano ben diversamente tollerabili. La quantità di fatica che risultava sopportabile a un bianco o a un nero, poteva risultare gravemente insopportabile ad un indio. In questo senso lo sfruttamento degli indios, praticato, senza il consenso della Corona spagnola, da molti encomenderos, era sì un fatto deprecabile e odioso, ma non mirava intenzionalmente a provocare la morte degli Indios. Se non altro, ripetiamolo, perché tale non era l'interesse economico dell'Encomendero. Tra una encomienda e un lager nazista, insomma, passa una gran bella differenza!

in sintesi

Bisogna distinguere tra , diciamo così, danni a) alle culture precolombiane e b) alle persone degli antichi amerindi.

"danni alle culture" precolombiane

Certamente al stessa Corona di Spagna può essere ritenuta responsabile di una brusca soppressione di molti aspetti delle civiltà precolombiane: quegli aspetti legati alla religione, che non era solo alternativa al Cristianesimo, ma violentemente antiumana. Quegli aspetti però che potevano essere sganciati dalla religione non sono stati distrutti, come abbiamo sopra detto.

"danni alle persone"

La elevata mortalità che si sarebbe verificata in seguito alla colonizzazione spagnola è da attribuire pressoché totalmente a cause involontarie, e cioè: a) lo choc microbico, responsabile della quasi totalità dell'implosione demografica nel continente, e b) un tragico errore di valutazione circa i ritmi di lavoro, che, sopportabili per gli esseri umani fino allora conosciuti, si rivelarono imprevedibilmente eccessivi per la complessione fisica degli amerindi; e questa fu, con lo choc microbico, la causa della elevatissima mortalità nelle isole antillane.

La Corona di Spagna intervenne, già con Isabella e poi con Carlo V, per proteggere le popolazioni indigene. Il suo intento era integrazionista: si voleva fare degli indios dei buoni sudditi della Spagna. Non certo sterminarli. Lo stesso Cristoforo Colombo, pur essendo un personaggio di grande prestigio, venne arrestato perché ritenuto responsabile di maltrattamenti agli indios. E non a caso Bartolomé de las Casas si rivolge proprio alla Corona per ottenere giustizia per gli indios, e gli viene data ragione dall'Imperatore.

Gli abusi che ci furono, perciò, vanno attribuiti alla perversa volontà di singole personalità, andate nel Nuovo Mondo con intenti rapaci, e non alla Corona di Spagna, che ovunque potè intervenne a difesa degli indios, sanzionando gli abusi conosciuti e documentati.

testi

per approfondire

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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