Per visualizzare questo contenuto devi accettare di utilizzare i cookie.
../../img/ritratti/Luigi-XIV.jpg

Luigi XIV

Il Regno di Luigi XIV rappresentò l'apogeo dell'assolutismo in Francia: analogamente all'assolutismo dei Tudor in Inghilterra, quello del Re Sole aveva l'appoggio ed esprimeva gli interessi dei ceti economicamente più dinamici, la borghesia medio-alta e la nobiltà di recente origine, la noblesse de robe.

preparazione

L'assolutismo di Luigi XIV fu preparato, nel '600, dall'azione accorta dei due cardinali che guidarono la Francia durante la sua minore età: Richelieu e Mazzarino.

Richelieu (1624/42)

Armand-Jean Du Plessis(1585/1642), vescovo di Luçon e card. Di Richelieu, sostenne una politica di uniformità religiosa, contrastando il potere degli Ugonotti: pur mantenendo in vigore l'Editto di Nantes abbatté la loro forza militare, assediando e espugnando La Rochelle, e distruggendo tutte le fortezze militari ugonotte.

Inoltre in politica interna si avvalse degli intendenti contro le autonomie dei poteri locali (Parlamenti).

Mazzarino (1643/60)

deve fronteggiare le due Fronde

Inoltre dovette affrontare la guerra contro la Spagna, strascico del dopo-Westfalia:

Re Sole

Sotto di lui la Francia conobbe un periodo di splendore, dominando la scena europea, e celebrata da una fiorente cultura artistico-letteraria nazionale (si pensi ai nomi di Molière, Racine, Jean de La Fontaine): fu per la Francia il grand siècle, come per la Spagna il '500 era stato el siglo de oro. Ma questo splendore fu pagato da una situazione di guerra quasi continua, il cui peso fu sostenuto soprattutto dal ceto popolare-contadino, che venne altresì colpito da ricorrenti carestie.

Comunque la Francia acquistò nuovi territori a Est e a Nord-est, giungendo a quelle che sono le sua attuali frontiere. E il francese divenne una lingua parlata da molti delle élites dell'Europa centro-orientale, inclusa la Russia.

aspetti politico-istituzionali

l'État c'est moi: l'accentramento del potere

Il giorno dopo morte di Mazzarino, il 10 marzo 1661, Luigi XIV, allora ventiduenne aveva le idee molto chiare sul suo futuro stile di governo: convocò i tre grandi dignitari che avevano condiviso con Mazzarino il governo della Francia e li informò che era sua intenzione tenere personalmente le redini del governo, non nominando alcun primo ministro, e consultando il loro parere, ma riservandosi di decidere che cosa fare del suo Regno. È rimasto famoso così il suo motto, l'État c'est moi, lo Stato sono Io. Tutto il potere doveva essere il più possibile concentrato nelle sue mani. Luigi XIV avrebbe regnato sulla Francia per oltre 54 anni, dal marzo 1661 al settembre 1715.

Il Re Sole per governare si avvalse soprattutto del Consiglio ristretto, formato, oltre che da lui stesso, dai ministri delle Finanze, il più importante, della Guerra e degli Esteri. Ricordiamo i nomi di Jean-Baptiste Colbert, a lungo (1665/83) ministro delle Finanze, e di François Michel marchese di Louvois, ministro della Guerra dal 1666 al 1691, che riorganizzò profondamente l'esercito.

contro la nobilità di spada e i parlamenti

Il progetto assolutistico di Luigi XIV prevedeva il massimo accentramento del potere nelle sue mani. Per affermarsi egli dovette vincere le resistenze dei poteri particolaristici, rappresentati dai nobili di antica origine, la nobiltà di spada, e i Parlamenti.

La nobilià in Francia, come già in Inghilterra, era divisa tra quella di antica origine, la la nobilità di spada e quella di recente nobilitazione, la nobiltà, di toga (in francese noblesse de robe), di origine borghese e con attitudini positive verso il lavoro e il denaro.

Mentre il Re Sole favorì la noblesse de robe, egli cercò di ridurre il potere della nobiltà di spada, eliminando il più possibile ciò restava della frammentazione feudale. I feudi dovevano cessare completamente di conservare autonomie quasi-statali: tutto il territorio francese doveva essere soggetto alle leggi emanate dal Re, né ci potevano essere, ad esempio, dazi o pedaggi tra una regione e un'altra della Francia. In questo senso i governatori provinciali, ruolo in genere ricoperto dai nobili di spada, persero importanza e si videro limitare la carica a tre anni.

la reggia di Versailles

Per realizzare questo disegno Luigi si valse anche della sua nuova, grandiosa, reggia di Versailles, con cui celebrava i suoi fasti, lontano dalle possibili turbolenze parigine (verificatesi al tempo delle Fronde), e nella quale egli attirò i nobili di spada, facendo di loro una nobilità cortigiana, succube della sua grandezza, sottolineata anche da un complesso e minuzioso cerimoniale, e costretta a dissanguare le proprie finanze per reggere alla vita sfarzosa di corte.

Egli poi cercò di svuotare il potere dei Parlamenti, organi regionali a cui tradizionalmente spettava di approvare le leggi emanate dal Re, filtrandole in base alle esigenze locali. Con Luigi XIV i Parlamenti vennero privati del potere di bloccare le leggi regie.

gli intendenti

Proseguendo una linea già intrapresa da Richelieu, egli si appoggiò agli intendenti, funzionari statali, appartenenti alla nobiltà di toga, e in tutto dipendenti da lui. Il loro potere crebbe, a discapito di figure come gli officiers, dei privati a cui lo stato aveva prima appaltato diversi compiti, tra cui la riscossione delle tasse.

politica religiosa

Dal punto di vista della religione Luigi XIV si mosse in due direzioni: da un lato cercò di sottomettere il più possibile la Chiesa cattolica francese alla Corona (politica gallicana), dall'altro contrastò le dissidenze religiose (giansenisti e ugonotti).

Personalmente Luigi XIV ebbe per molto tempo una religiosità piuttosto formale, tant'è che conviveva con molte amanti; tuttavia da un certo punto (1678/88) in poi venne accentuando la sua religiosità sotto l'influsso di Bossuet, e del suo confessore gesuita.

il gallicanesimo

Di fatto comunque per lui la Chiesa era essenzialmente uno strumento di unità del regno, ed egli accentuò la politica gallicana, di sottomissione della Chiesa alla Corona, già presente nella storia francese dai tempi di Filippo il Bello.

Ciò lo mise in contrasto con Roma, a partire dalla Declaratio cleri gallicani (1682), detta anche i Quattro articoli gallicani, preparata dal Bossuet, in cui si affermava

Innocenzo XI rigettò tale documento e non riconobbe come canoniche le investiture operate dal Re: si giunse nel 1688 a 35 sedi episcopali vacanti. Attivi nella polemica, a fianco del Papa, furono i gesuiti.

Nel 1693 si giunse ad un compromesso per cui il Re revocò la Declaratio, mentre il Papa si impegnava ad accettare il diritto di regalia (per cui il Re percepiva le rendite dei vescovadi, alla morte dei vescovi e nel periodo di vacanza delle sedi episcopali) e riconosceva i vescovi nominati dalla Corona dopo il 1682.

la lotta alle diversità religiose

gli ugonotti

Anzitutto venne impedita la loro propaganda attraverso la stampa. Poi negli anni 1675/85 vi fu il fenomeno delle dragonnades, acquartieramenti di dragoni, soldati del Re, presso le case e i quartieri ugonotti, con soprusi e angherie, condannate dallo stesso papa; vi furono episodi di sottrazione di minori e chiusura dei seminari.

Nel 1685 si giunse alla revoca dell'editto di Nantes (con l'editto di Fontainbleau) tutti gli edifici di culto dovevano essere distrutti, proibite le assemblee, i bambini educati al cattolicesimo. Ne seguì un esodo di 200.000 ugonotti verso Svizzera, Olanda, Brandeburgo, Inghilterra.

i giansenisti

Si tratta di una corrente, che voleva restare all'interno della Chiesa cattolica, ma di fatto accoglieva delle tesi che la avvicinavano molto al protestantesimo.

Fondata dal teologo e vescovo olandese Cornelio Giansenio (1565/1638), trovò la sua massima espressione nella di lui opera Augustinus (1640, postuma), che appunto si rifaceva, estremizzandole arbitrariamente, alle tesi dell'Ipponate, sottolineando la necessit├á della grazia per la salvezza, ma anche il fatto che essa veniva concessa solo ai predestinati. Ne conseguiva una morale quanto mai austera, rigoristica e, in fondo, triste. I giansenisti, in tal senso, furono molto polemici coi gesuiti che invece ammettevano, con un'indulgenza che scandalizzava i giansenisti, eccezioni alle regole morali universali, in dati casi particolari (donde la definizione di casuistica).

I giansenisti si diffusero nei Paesi Bassi e in altri paesi europei, tra cui appunto la Francia, dove fiorì il centro di Port-Royal, sede di due monasteri giansenisti.

Di fatto Port-Royal non fu solo un centro di spiritualità, ma anche un luogo di elaborazione culturale e di fermento politico, che ben presto vide affiorare forti critiche al Re Sole e alla mondanità della sua corte.

Anche per questo, oltre che in coerenza con la sua generale politica religiosa uniformizzante, Luigi XIV avversò Port-Royal, fino a giungere a chiuderlo d'autorità nel 1709.

politica economica

L'azione del Re fu quella di favorire al massimo il commercio interno alla Francia, limitando però le importazioni dall'estero (mercantilismo).

Per quanto riguarda il primo aspetto, venne potenziata la rete di strade e canali navigabili, abolendo ciò che restava dei dazi interni al Paese.

Il Colbert, responsabile principale delle scelte di politica economica, perseguì quella forma di protezionismo che è andata sotto il nome di mercantilismo o colbertismo.

Si trattò del primo progetto sistematico di uno stato sulla vita economica (benché già nella Rivoluzione inglese si era progettato qualcosa di ampio respiro, le recinzioni, la guerra con l'Olanda). Suo presupposto, rivelatosi poi falso, era che la ricchezza di una nazione consiste nella quantità di moneta pregiata nelle casse dello stato e/o circolante nel paese.

In pratica si trattava di proteggere i manufatti francesi (soprattutto prodotti di lusso, come arazzi, porcellane, specchi) dalla concorrenza straniera, mediante dazi doganali che rendessero i prodotti esteri non competitivi. Viceversa erano favorite le esportazioni.

Colbert patrocinò anche la nascita di compagnie commerciali, per il commercio con le colonie, sull'esempio inglese e olandese.

le colonie

Con Luigi XIV la Francia allargò i suoi possedimenti coloniali:

la politica estera: le guerre

Il Re Sole perseguì un ideale di grandezza della Francia, riuscendo ad espanderla verso Est e Nord-Est. Lo fece con grande spregiudicatezza: pur di contrastare gli Asburgo, non esitò a stringere alleanza col Sultano, che arrivò a minacciare Vienna (1683).

Sostenne così diverse guerre:

  causa eventi risultato
1) guerra di devoluzione  1667/8 per la mancata eredità spagnola, avendo sposato Maria Teresa di Spagna L'Olanda si schiera contro la Francia, seppur non militarmente guadagna territori fiamminghi (con Dunquerque, Cambrai, Tournai)
2) contro l'Olanda 1672/8 per motivi economici (danneggiati dal protezionismo francese, gli olandesi boicottano i prodotti francesi) alleatosi con l'Inghilterra (Carlo II), avendo contro gli Asburgo di Spagna e d'Austria, e il Brandeburgo pace di Nimega: guadagna la Franca Contea (ceduta dalla Spagna) e nuovi territori fiamminghi
3) contro la Lega di Augusta 1688/97 tentativo di espansione verso il Reno: contro di lui gli Asburgo, Olanda, Inghilterra, Svezia guerra molto impegnativa (500.000 soldati, nel momento più acuto, erano in lotta) pace di Rijswijk conserva solo parte dei territori acquistati (Strasburgo e parte dell'Alsazia)
4) guerra di successione spagnola  1702/14 l'ultimo Asburgo di Spagna, Carlo II, lascia in eredità il trono al nipote, Filippo di Angiò, che su pressione di Luigi XIV accetta e si insedia a Madrid col nome di Filippo V ma si forma una coalizione tra Impero, Olanda, Inghilterra, e poi Prussia, Portogallo e Svezia pace di Ultrecht e Radstatt: Filippo V di Borbone è riconosciuto come Re di Spagna

angelo con la falce per un giudizio

Molti sono gli aspetti negativi sul regno del Re Sole: dalla sua politica guerrafondaia, al suo tentativo di sottomettere a sé la Chiesa francese e alla sua intolleranza verso i dissidenti religiosi, dal suo colpire alle spalle l'Impero, mentre questi era impegnato a combattere i Turchi, facendo il tifo per questi ultimi. Senza contare che l'assolutismo è un tipo di regime intrinsecamente negativo, per la surrettizia quasi-divinizzazione di quello che resta solo un uomo.

È difficile trovare dei lati positivi in lui,ma sappiamo che Deus escreve direito por linhas tortas: le colonie francesi hanno comunque contribuito alla evangelizzazione di nuovi popoli, e la Francia a) si è confermata un paese cattolico e b) si è modernizzata.

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

Per visualizzare questo contenuto devi accettare di utilizzare i cookie.

f Condividi

Per condividere su Facebook questa pagina puoi copiarne l'indirizzo dalla barra degli indirizzi (la trovi in alto) e incollarlo sulla tua pagina facebook. In questo modo evitiamo di installare cookies sul tuo dispositivo, venendo incontro alle disposizioni legislative di recente introdotte.

seguici: f Blogger You Tube t

sostienici



Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons:
Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia
.

Gruppo Cultura nuova:
cultura nuova - cultura cristiana - filosofico.org - cara Belta' - eTexts - mydigitalia - mondo oggi

w3c XHTML | w3c CSS | cookies | privacy.

Per visualizzare questo contenuto devi accettare di utilizzare i cookie.