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il monachesimo

le origini

L'origine del monachesimo cristiano non va cercata nella neoplatonica φυγη μονος προς μονον: il monaco cristiano non cerca un suo (egoistico) refrigerio spirituale, che lo porti a disinteressarsi di ciò che accade agli altri esseri umani; essa va piuttosto vista come supplenza di martirio: allorché l'Impero Romano attenuò e poi cessò del tutto le sue persecuzioni anticristiane, si sentì il bisogno di una vita spiritualmente intensa, che permettesse di vivere una tensione alla perfezione cristiana: il monachesimo, appunto, dove un credente si dedicava totalmente alla sua santificazione, per il bene proprio e di tutta la Chiesa (e dunque di tutta l'umanità).

in Oriente

Le prime esperienze monastiche sono in Oriente, in Egitto e in Siria, che offrivano territori desertici ma in prossimità di centri urbani: quanto bastava cioè per vivere la solitudine come dimensione abituale, senza essere impossibilitati ad avere qualche forma di contatto col “mondo”.

Il monachesimo orientale aveva, in alcune sue punte estreme, una certa asprezza di richieste, che arrivarono in qualche caso a dei veri e propri eccessi, come nel caso dei monaci stiliti. Tuttavia nel suo insieme esso fu ricco di esperienze equilibrate e tutt'altro che disumane. Il caso più importante e noto è quello di Antonio d'Egitto.

Antonio (251ca./356ca.)

Della sua vita abbiamo una fonte nella Vita Antonii. Tratti dominanti della sua esperienza monastica furono la sequela di Cristo e la lotta col Maligno nel luogo in cui uno può affrontare sino in fondo sé stesso e l'abisso della propria iniquità, appoggiandosi allo Spirito di Cristo.

Il tutto in una grande semplicità e equilibrio umano, alieno da eccessi. Si veda ad esempio il seguente brano, tratto dalla Vita Antonii

C'era un tale che cacciava animali selvatici nelle vicinanze di un eremo e vide che l'abate Antonio scherzava con i fratelli. Il vecchio, volendo convincerlo che talvolta occorre essere condiscendenti, gli ordinò: «Metti una freccia nel tuo arco e tendilo». Egli fece così. Gli disse: «Tendilo ancora». E questi lo tese. Gli tornò a ripetere: «Tendilo». E il cacciatore gli rispose: «Se lo tendo oltre il limite, l'arco si spezza».

Il vecchio concluse: «Lo stesso accade per le opere di Dio: se le tendiamo troppo oltre, per quel che riguarda i fratelli, presto si rompono». Sentito questo il cacciatore fu preso da compunzione e, tratto molto giovamento dalle parole del vecchio, se ne andò. Anche i fratelli se ne tornarono indietro alle loro celle confortati.

il monachesimo benedettino

Si può vedere sul sito Cultura cristiana una scheda su S.Benedetto e la sua impostazione monastica.

S.Benedetto riceve la regola Qui possiamo ricordare che, ancor più che nel caso di Antonio, in Benedetto troviamo una modalità equilibrata e umanizzante di vivere la tensione alla perfezione monastica: lo si vede nelle indicazioni date sul trattamento dei malati, degli anziani, dei minori, indicazioni piene di attenzione all'umanità concreta, ad esempio la possibilità di dar loro carne anche in giorni “di magro”.

Inoltre il monastero deve essere un luogo di vita sobria, ma non misera, un luogo di povertà personale, del singolo monaco, ma non di indigenza o di squallore collettivo: il monastero deve sorgere possibilmente in un luogo bello (amoenitas loci), così da aiutare a pensare a Dio, creatore della bellezza, deve avere una struttura architettonica funzionale e completa, può avere delle terre in proprietà, come di fatto molti monasteri ebbero.

Non vi è insomma, nell'autentico monachesimo cristiano, alcun gusto per la sofferenza, o per l'orrido, come ha invece insinuato Eco ne Il nome della rosa; Benedetto ad esempio non vieta il riso, ma un riso sguaiato e senza pensiero (risum multum aut excussum); non vieta il vino, ma solo un suo eccesso (il monaco non deve essere vinolentum), non vieta di mangiare carne, anche se in alcuni periodi una prescrive una limitazione, non impone di dormire un tempo inferiore a quello che l'organismo umano possa sopportare, solo chiede al monaco di non essere somnulentum, cedendo al vizio dell'accidia.

effetti benefici del monachesimo

È storicamente constatabile una serie di influssi benefici del monachesimo a livello civile. Ne elenchiamo solo alcuni, valendoci anche del testo Con le nostre mani, ma con la Tua forza (Milano, 2005).

sollecitudine per i poveri

poco importa che le nostre chiese svettino nel cielo (...) se non abbiamo cura dei membri di Cristo e se Cristo stesso è lì che muore nudo davanti alla nostra porta

Ricordiamo alcuni fatti:

la cura dei malati

Nei monasteri si curavano anche persone esterne. A testimonianza di quanto fosse coltivata la medicina, indizio della stima per la realtà tutta, corpo compreso, ricordiamo ad esempio che la biblioteca di St.Amand, in Belgio, conteneva più di 30 opere di medicina, compreso un trattato di chirurgia illustrato.

scuole (anche per gli esterni)

I monasteri erano centri non solo di trasmissione ed elaborazione culturale per i monaci, ma anche per gli esterni, in particolare dall'XI secolo spesso le foresterie delle abbazie possedevano una scuola, dove si insegnava ai poveri.

Così, ad esempio Guglielmo da Volpiano († 1031) nei suoi monasteri di Normandia istituì delle scuole dove i monaci istruiti davano gratuitamente lezioni a tutti (ibi, 1/5).

In S.Anselmo troviamo indicazioni pedagogiche alla dolcezza verso i fanciulli, da affiancare alla severità (ibidem).

Fitti erano i rapporti tra le scuole monastiche (tra Canterbury, York, Jarrow, Parigi, Tours, Lione, Fulda, Reichenau, Reims, Ferrières, Cluny): segno che non c'era gelosia del proprio sapere, ma apertura caritatevole e condivisione

il canto gregoriano

notazione gregoriana Altro apporto importante dato dai monaci fu l'invenzione della notazione musicale, che ci ha permesso di trasmettere opere musicali in assenza di strumenti di registrazione.

Noi non sappiamo come era la musica presso i greci e i romani, mentre sappiamo come era la musica del medioevo, grazie alla notazione musicale.

Merito ebbe, nell'invenzione di tale sistema, il monaco Guido d'Arezzo (991ca-1050ca), a cui si devono anche i nomi delle sette note, desunti dalla sillabe iniziali delle sette righe dell'inno a S.Giovanni Battista:

ut queant laxis,
resonare fibris,
mira gestorum,
famuli tuorum,
solve polluti
labii reatum,
sancte Johannes.

la gestione delle acque

i mulini

I monaci diedero un contributo anche al perfezionamento dei mulini, in particolare di quelli ad acqua, a cui contribuirono soprattutto i cistercensi.

Il mulino ad acqua veniva utilizzato per macinare le sementi, ma anche per la frangitura delle olive, la frantumazione delle noci o la follatura della lana.

le marcite

Si tratta di una tecnica di irrigazione dei campi, che sfrutta il dislivello per far scorrere l'acqua. Pare siano state inventate dai monaci: per la prima volta, sembra, a Clairvaux, per poi diffondersi in tutto l'Occidente cristiano.


le bonifiche

I monaci, soprattutto cistercensi, furono tra i protagonisti della grande stagione di bonifiche dopo il Mile: fu così, tra l'altro a Morimondo, presso Milano, dove i monaci bonificarono molte terre, giungendo a coltivarne 1700 ettari coltivati.

Imponente fu anche il lavoro dei monaci nella costruzione di dighe nei Paesi Bassi, che permisero di sottrarre al mare vaste aree: verso il 1000 l'abbazia di Hohorst e quella di Egmont iniziarono a costruire delle dighe per respingere l'acqua del mare da zone acquitrinose al confine col mare, creando così i primi polder (aree sotto il livello del mare) .

lo sviluppo del commercio

I monasteri non si limitavano a produrre per la propria sussistenza, ma ben presto iniziarono a commercializzare i loro prodotti, ed ebbero un ruolo nella fondazione delle fiere (la più famosa, appannaggio di monaci, era quella di St.Denis, che durava parecchie settimane), in cui convergeva un traffico commerciale internazionale e lo ebbero in generale nella rinascita del commercio in Occidente (secondo l'autorevole parere di Léo Moulin).

L'indicazione di S.Benedetto era quella di vendere «a un prezzo un po' più basso di quello dei secolari, “perchè in tutto venga glorificato Dio”» (Regola, cap.57)

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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