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S.Bonaventura, testi

Se l'essere di Dio sia una verità indubitabile

[dal De Mysterio Trinitatis, q.1, a.1]

Si domanda anzitutto se l'essere di Dio sia una verità indubitabile. Che sia così si dimostra seguendo una triplice via. La prima è questa: ogni verità naturalmente impressa in tutte le menti è indubitabile. La seconda è la seguente: ogni verità proclamata da ogni creatura è indubitabile. La terza a ed evidentissima via è questa: ogni verità certissima in se stessa è indubitabile.

1) ogni verità naturalmente impressa in tutte le menti è indubitabile

Quanto alla prima via si procede in questo modo: dimostrando con argomenti di autorità e di ragione che l'essere di Dio è impresso in tutte le menti razionali.

1. Giovanni Damasceno, nel primo libro (De fide orthodoxa), al capitolo terzo, afferma che: "La cognizione dell'esistenza di Dio è impressa naturalmente in noi ".

2. Così Ugo di San Vittore (I De Sacram. p.III, c. 1) sostiene che: "Dio ha regolato a tal punto la nozione di sé presente nell'uomo che, siccome egli non avrebbe mai potuto comprenderne l'essenza nella sua totalità, non ne potesse almeno ignorare l'esistenza".

3. Parimenti Boezio (III De consolatione phil., prosa 2): "È impresso nelle menti degli uomini il desiderio del vero e del bene"; ma il desiderio del vero bene presuppone la conoscenza di esso; perciò nelle menti degli uomini sono impresse la nozione del vero bene ed un desiderio di ciò che è sommamente desiderabile. E questo bene è Dio; dunque ecc.

4. Agostino in più passi del De Trinitate (IX,2,2, ss.; XII,4,4 ss.; XIV,8,11 ss.), dice che l'immagine consiste nella mente, nella notizia e nell'amore, e che il carattere di immagine si scopre nell'anima in relazione a Dio; se dunque è naturalmente impressa nell'anima l'immagine di Dio, l'anima ha naturalmente innata la conoscenza di Dio. Ma la prima cosa che si conosce dí Dio è la sua esistenza; dunque la conoscenza di essa è naturalmente innata nella mente umana.

5. Aristotele (IIPoster. 15) afferma che "non sarebbe conveniente che possedessimo cose nobilissime e non lo sapessimo"; perciò, essendo l'esistenza di Dio una verità nobilissima, presentissima a noi, non è conveniente che tale verità rimanga nascosta all'intelletto umano.

6. Inoltre: è innato nelle menti degli uomini un desiderio di sapienza, poiché, dice Aristotele (I Metal.1): "Tutti gli uomini per natura desiderano sapere "; ma la sapienza sommamente desiderabile è quella eterna; perciò è profondamente insito nella mente umana il desiderio di tale sapienza. Ma, come si è detto prima, non c'è amore se non di ciò che è in qualche modo conosciuto; perciò è necessario che una qualche nozione di quella somma sapienza sia impressa nella mente umana. Ma questo è in primo luogo sapere che Dio stesso o quella sapienza esiste.

7. Inoltre, il desiderio della beatitudine è insito a tal punto in noi che a proposito di nessuno si può dubitare se voglia o no essere beato, come dice in me più passi S. Agostino (De Trin. X,Ii,3,3; 4, ss.; 20,25); ma la beatitudine consiste nel sommo bene che è Dio; perciò, se tale desiderio non può esistere senza una qualche notizia, è necessario che tale nozione mediante la quale si conosce che esiste il sommo bene, ossia Dio, sia impressa nella stessa anima.

8. È impresso pure nell'anima un desiderio di pace ed impresso a tal punto che lo si ricerca anche nel suo contrario; e questo desiderio non può essere neppure tolto ai dannati ed ai demoni, secondo quanto si dimostra nel libro diciannovesimo del De civitate Dei (13, 1ss.). Se, dunque, la pace di una mente razionale non si trova se non in un ente immutabile ed eterno ed il desiderio presuppone una nozione od una conoscenza, la conoscenza di un ente immutabile ed eterno è innata nello spirito razionale.

9. Inoltre, è insito nell'anima l'odio della falsità; ma ogni odio nasce dall'amore, perciò è molto più radicato nell'anima l'amore della verità e specialmente di quella verità per la quale l'anima è stata fatta. Se dunque Dio è la verità prima, consegue necessariamente che la nozione della prima verità è insita nell'intelligenza razionale. Che l'odio dell'errore, poi, sia insito nella mente umana, appare dal fatto che nessuno vuol essere ingannato, come dice Agostino nel libro decimo delle Confessioni (23,33 ss.). Che l'odio sia causato dall'amore mostra ancora Agostino nel libro quattordicesimo del De civitate Dei (7,2); nessuno infatti odia qualcosa se non perché ama il suo opposto.

10. Inoltre, è impressa nell'anima razionale la conoscenza di sé, perché l'anima è presente a se stessa e conoscibile per se stessa; ma Dio è presentissimo all'anima e conoscibile per se stesso; perciò è impressa nella stessa anima la nozione del. suo Dio. Se tu dicessi che non è la stessa cosa perché l'anima è proporzionata a sé ma Dio non è proporzionato all'anima, risponderei: la tua obiezione non vale, perché se la proporzionalità fosse necessaria alla conoscenza, l'anima non giungerebbe mai alla conoscenza di Dio poiché non può essere paragonata a Lui né per natura, né per grazia, né per gloria. Con queste ragioni, dunque, si dimostra che l'esistenza di Dio è una verità indubitabile naturalmente impressa nell'intelligenza umana; nessuno infatti dubita se non di ciò di cui non possiede una conoscenza certa.

2) ogni verità proclamata da ogni creatura è indubitabile

Questo si dimostra per la seconda via così: ogni verità proclamata da tutte le creature è indubitabile; ma creatura proclama l'esistenza di Dio. Che, poi, ogni creatura proclami l’esistenza di Dio, si dimostra in base a dieci aspetti delle cose ed a proposizioni immediatamente evidenti.

11. La prima è questa: se c'è l'ente che vien dopo c'è l'ente che viene prima, poiché l'ente che vien dopo dipende da quello che vien prima; se dunque vi è l'insieme degli enti che vengono dopo, è necessario che vi sia un primo ente. Se, pertanto, è necessario ammettere un prima e un poi nelle creature, è necessario che l'insieme delle creature implichi e proclami l'esistenza di un primo principio.

12. Inoltre, se esiste un ente che dipende da un altro, esiste anche l'ente che non dipende da un altro. Perché nulla può far passare se stesso dal non essere all'essere; dunque, è necessario che vi sia una prima ragion d'essere che è nell'ente primo, il quale non è stato prodotto da un altro. Se dunque l'ente che dipende da un altro è detto ente creato e l'ente che non dipende da un iltro è detto ente increato ed è Dio, tutti i diversi tipi di ente implicano l'esistenza di Dio.

13. Inoltre, se vi è l'ente possibile deve esserci l'ente necessario perché il possibile dice indifferenza all'essere e al non essere; ma non può un ente essere indifferente ad essere e a non essere se non in virtù di qualcosa che è pienamente determinato all'essere. Se dunque l'ente necessario che non ha assolutamente alcuna possibilità di non essere è soltanto Dio ed ogni altro ente ha qualche possibilità di non essere, ogni differente tipo di ente implica l'esistenza di Dio.

14. Inoltre, se vi è un ente relativo deve esserci anche l'ente assoluto poiché il relativo non è tale se non rispetto all'assoluto; ma l'ente assoluto non può essere detto dipendente da nessun altro se non perché non riceve nulla da un altro; e questo è l'ente primo; mentre ogni altro ente ha una qualche dipendenza; quindi è necessario che ogni differente tipo di ente implichi l'esistenza di Dio.

15. Inoltre, se vi è un ente limitato o parziale vi è l'ente che è assolutamente, perché l'ente parziale non può né essere, né essere concepito se non per mezzo dell'ente che è assolutamente; e l'ente limitato non può esistere ed essere concepito se non in virtù dell'ente perfetto, come la privazione non si concepisce se non per mezzo del positivo. Se pertanto ogni ente creato è parziale, solo l'ente increato è ente che è assolutamente e perfetto; perciò è necessario che ogni diverso tipo di ente implichi e supponga l'esistenza di Dio.

16. Inoltre, se vi è un ente ordinato ad altro deve esserci un ente autosufficiente, altrimenti non esisterebbe il bene; ma l'ente autosufficiente non è se non quell'ente di cui non può esservi migliore, cioè lo stesso Dio; perciò, poiché la totalità degli altri enti è ordinata a lui, la totalità degli enti implica l'esistenza e la nozione di Dio.

17. Inoltre, se vi è un ente per partecipazione deve esserci un ente per essenza, perché la partecipazione non si riferisce se non a qualcosa di posseduto essenzialmente da qualcos'altro poiché ogni predicato accidentale si riconduce a un predicato essenziale; ma qualunque ente diverso dall'ente primo che è Dio, ha l'essere per partecipazione, mentre, solo Lui ha l'essere per essenza.

18. Inoltre, se vi è l'ente in potenza deve esserci l'ente in atto poiché la potenza non può passare all'atto se non in virtù di un ente in atto e la potenza non sarebbe tale se non potesse passare all'atto; se, dunque, quell'ente che è atto puro e non ha in sé alcuna possibilità non può essere che Dio, è necessario che ogni ente diverso dal primo implichi l'esistenza di Dio.

19. Inoltre, se vi è un ente composto deve esserci un ente semplice perché il composto non ha l'essere da sé ed è perciò necessario che abbia la sua origine da un ente semplice; ma l'ente semplicissimo, che non ha in sé alcuna composizione, non può essere che l'ente primo; perciò ogni altro ente implica Dio.

20. Inoltre, se vi è un ente mutevole deve esserci un ente immutabile, perché, secondo quel che prova Aristotele (Fis. viii,5; Metal. xi,7), il moto proviene da un ente immobile e ha per fine un ente immobile; se, dunque, l'ente del tutto immutabile non può essere se non quell'ente primo che è Dio e gli altri enti creati per il fatto stesso di essere creati sono mutevoli, è necessario che l'esistenza di Dio sia inferita da ogni differente tipo di ente.

Da questi dieci presupposti necessari ed evidenti si inferisce che tutti i diversi tipi o zone dell'ente implicano e proclamano l'esistenza di Dio. Se, dunque, ognuna di queste verità è indubitabile, è necessario che l'esistenza di Dio sia una verità indubitabile.

3) ogni verità certissima in se stessa è indubitabile

La medesima conclusione è dimostrata per la terza via così: ogni verità così certa da non poter essere negata senza contraddizione è una verità indubitabile; ma l'esistenza di Dio è tale; dunque ecc. La maggiore è immediatamente evidente, la minore si dimostra in vari modi.

21. Infatti Anselmo, nel capitolo quarto del Proslogio, dice: "Ti ringrazio, Signore buono, poiché quello che prima credevo per tuo dono, ora lo capisco per influsso della tua luce, sicché, se anche non volessi credere che tu esisti, non potrei non saperlo".

22. E questa verità è provata da Anselmo come segue: Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore; ma ciò che non può essere pensato non esistente è più vero di ciò che può essere pensato non esistente; dunque, se Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore, Dio non può essere pensato non esistente.

23. Inoltre, l'ente di cui non si può pensare il maggiore è di tale natura che non può essere pensato se non esiste anche nella realtà; poiché se esistesse nel solo pensiero non sarebbe l'ente di cui non si può pensare il maggiore; dunque, se un tale ente è pensato, è necessario che esista in realtà in tal modo da non poter essere pensato non esistente.

24. Ancora Anselmo (Prosl. 5) afferma: " Tu sei tutto ciò che è meglio esista piuttosto che non esista "; ma ogni verità indubitabile è migliore di ogni verità dubbia; perciò a Dio si deve attribuire piuttosto l'essere indubitabile che l'essere dubitabile.

25. Inoltre Agostino dice nei Soliloqui (I,8,5) che nessuna verità può essere vista se non nella prima verità; ma la verità nella quale è vista ogni altra verità è sommamente indubitabile; perciò l'esistenza di Dio non è solo una verità indubitabile, ma anche una verità di cui non si può pensare nulla di più indubitabile; dunque è una verità tale da non poter essere pensata non esistente.

26. Agostino (Sol. I, 15,27 ss.; II,2,2; e 15,28) dimostra questa stessa verità come segue: tutto ciò che si può pensare si può anche enunciare; ma in nessun modo si può enunciare che Dio non esiste senza affermare insieme che Dio esiste. E questo si dimostra come segue: poiché se non vi è alcuna verità è vero che non c'è la verità, e, se è vero questo, esiste qualche verità e, se esiste qualche verità, esiste la verità prima, pertanto, se non si può affermare che Dio non esiste non lo si può neppure pensare.

27. Quanto maggiore e più universale è una verità, tanto è più nota; ma questa verità con la quale si dice che esiste il primo ente è la prima fra tutte le verità sia nell'ordine ontologico che in quello logico; perciò è necessario che essa stessa sia certissima ed evidentissima. Ma la verità degli assiomi e delle proposizioni più universali è a tal punto evidente a causa della loro priorità che essi non possono essere pensati come inesistenti; pertanto nessuna intelligenza può pensare che la stessa prima verità non esista o dubitare della sua esistenza.

28. " Nessuna proposizione è più vera di quella nella quale la stessa proprietà è predicata di se stessa " (Boezio, Periberm. Aristot. I,14); ma quando dico che Dio è, l'essere detto di Dio è identico con Dio perché Dio è il suo stesso essere; dunque nessuna proposizione è più vera ed evidente di quella che dice: Dio è; dunque nessuno può pensare che essa sia falsa o dubitarne.

29. Inoltre nessuno può ignorare che questa proposizione: l'ottimo è ottimo, sia vera, oppure pensare che sia falsa; ma l'ottimo è un ente completissimo ed ogni ente, per il fatto stesso di essere completissimo, è anche in atto; pertanto, se l'ottimo è ottimo, l'ottimo è. Similmente si può argomentare: se Dio è Dio, Dio è; ma l'antecedente è vero a tal punto che non può essere pensato non esistente; pertanto l'esistenza di Dio è una verità indubitabile [... ].

La spiegazione centrale (il Respondeo)

RISPONDO. Per la comprensione delle cose predette occorre notare che una cosa si dice indubitabile per privazione del dubitabile; ora il dubitabile si dice in due sensi: o per il discorso della ragione o per difetto di ragione. Il primo modo di intendere riguarda il conoscibile ed il conoscente; il secondo modo di intendere solo il conoscente. Dubitabile nel primo senso è detta qualche verità perché le manca il carattere di evidenza o in sé, o in rapporto ad un medio probante, o in rapporto all'intelletto che apprende. Ma in nessuno di questi modi di intendere manca la certezza a questa verità che è l'esistenza di Dio.

È certo infatti allo stesso intelletto conoscente che la conoscenza di questa verità è innata nella mente razionale in quanto la mente ha carattere di immagine grazie alla quale sono insiti in lei il naturale desiderio, la nozione e la memoria di Colui ad immagine del quale è stata creata e verso il quale tende naturalmente per poterne essere beatificata.

La verità dell'esistenza di Dio è ancora più certa in rapporto alla ragione probante. Infatti tutte le creature, sia considerate secondo le loro proprietà positive che difettive, con voci altisonanti proclamano l'esistenza di Dio del quale hanno bisogno a causa della loro mancanza di perfezione e dal quale ricevono perfezione. Per cui secondo la loro maggiore o minore perfezione proclamano alcune con grande, altre con maggiore, altre con grandissima voce che Dio esiste.

E tale verità è anche certissima in sé per il fatto che è una verità prima e immediatissima nella quale non solo la nozione del predicato è contenuta nel soggetto, ma è lo stesso l'essere che è predicato e il soggetto di cui è predicato. Perciò, come ripugna sommamente al nostro intelletto l'unire termini differentissimi fra loro, perché nessun intelletto può pensare che qualche cosa esista o non esista al tempo stesso, così ripugna la divisione di qualche cosa che è totalmente uno e indiviso; per cui, come è evidentissimamente falso che una stessa cosa esista e non esista, o che esista in modo sommo o non esista affatto, così è una verità evidentissima che il primo e sommo ente esiste. Pertanto, se si ritiene indubitabile ciò che toglie ogni dubbio per discorso della ragione, l'esistenza di Dio è una verità indubitabile poiché, sia che l'intelletto penetri in se stesso, sia che esca fuori di sé, sia che guardi sopra sé, se procede razionalmente conosce con certezza ed indubitabilmente l'esistenza di Dio.

Se poi si considera l'indubitabile nel secondo senso, in quanto cioè toglie il dubbio che deriva da un difetto di ragione, allora si può concedere che per un difetto degli uomini qualcuno possa dubitare che Dio esiste, e ciò per un triplice difetto dell'intelletto conoscente: o quanto all'atto dell'apprendere, o quanto all'atto del giudicare, o quanto all'atto di ricondurre a un primo principio. Quanto all'atto dell'apprendere, il dubbio si inserisce quando il significato del nome Dio non è assunto in modo retto e nella sua pienezza ma solamente per qualche suo aspetto, come hanno fatto i pagani i quali pensavano che Dio fosse tutto ciò che era superiore all'uomo e poteva prevedere in qualche modo il futuro e perciò credevano che gli idoli fossero dei e li adoravano come dei perché davano talvolta responsi veritieri sul futuro. Quanto all'atto del giudicare, il dubbio si ha quando il giudizio è parziale, come quando lo stolto vede che non si fa manifestamente giustizia dell'empio e ne conclude che non esiste provvidenza nell'universo e, perciò, che non esiste in esso un rettore primo e sommo come Dio eccelso e glorioso. Similmente, quanto al difetto nel ricondurre a un primo principio, il dubbio subentra quando un intelletto carnale non sa arrivare se non sino a quello che i sensi mostrano, vale a dire, alle realtà corporee; per il qual motivo alcuni ritennero che questo sole visibile che occupa un posto preminente fra le creature corporee fosse Dio, perché non erano capaci di giungere sino alla sostanza incorporea, né sino ai primi principi delle cose. E così nella preposizione Dio esiste può sorgere un dubbio causato da un difetto dell'intelletto che, apprende o che giudica, o chericonduce a un primo principio; e secondo un tale modo difettoso di intendere, qualche Intelletto può pensare che Dio non esiste, perché esso non comprende con sufficiente integrità il significato del termine Dio. Ma quell'intelletto che comprende appieno il significato di questo nome: Dio e ritiene che Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore, non solo non dubita cheDio esiste, ma anche in nessun modo può pensare che Dio non esiste. Perciò dobbiamo ammettere come vere le ragioni che lo dimostrano esistente."

Scansione di F.Bertoldi Tutti i diritti riservati.

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