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Glossario

Perchè questo glossario

Non per reduplicare informazioni agevolmente reperibili anche altrove, sia su cartaceo sia on-line.
Ma per spiegare termini importanti soprattutto in una filosofia cristiana, e per esplicitare, ove possibile, un giudizio esistenzializzante altrove non reperibile.

abito

In latino: habitus. Disposizione stabile di una certa facoltà o potenza a compiere atti di un certo tipo: se si tratti di atti buoni si chiama virtù, se invece di atti cattivi vizio.
Un abito si forma, secondo Aristotele, che per primo ne trattò, mediante la ripetizione di atti simili (esempio: la virtù della giustizia si forma compiendo atti giusti), e una volta formatasi rende più facile compierne in futuro.

Il formarsi in noi di "abiti" non annulla il gioco drammatico della libertà, che è chiamata a scegliere ad ogni istante di fronte al Tu di Cristo.
Tuttavia rende più agevole compiere il bene, in modo che la vita possa essere una costruzione e un cammino, in cui il passato possa essere di aiuto e di supporto.

Eccedere nella sottolineatura dell'importanza degli habitus porterebbe a smarrire la dimensione drammatica della vita, per cui la scelta deve essere (ri-)fatta ad ogni istante (per cui in qualche modo "solo il presente esiste"); d'altro lato dimenticare la realtà degli habitus renderebbe la vita qualcosa di simile al poco serio, ultimamente sconfortante, inganno di un "genio maligno"

accidenti
Nella metafisica classica sono quegli enti, quelle caratteristiche che possono esiste solo appoggiandosi ad altro, cioè alla sostanza.
angelo
In senso generico ogni creatura puramente spirituale (e perciò di perfezione ontologica superiore all'uomo). Di angeli parlano sia la Rivelazione ebraico-cristiana sia l'Islam. Ma il concetto di angelo come creatura intermedia tra Dio e l'uomo non è filosoficamente confutabile, e appare anzi come possibile e probabile. Nulla vieta infatti di pensare che Dio abbia completato l'ideale piramide che ha come base la materia inerte, come gradini successivamente ascendenti i vegetali, gli animali, e l'uomo, e come vertice Lui stesso, con un livello creaturale puramente spirituale.
    In senso specifico quella creatura spirituale che ha liberamente scelto (in modo definitivo e irreversibile [si veda il concetto di eviternità]), a differenza del diavolo, di obbedire a Dio Creatore.
antropocentrismo
Benché impropriamente usato da molti manuali scolastici in un senso generico di esaltazione dell'uomo e della sua dignità, in senso filosofico e specifico invece questo termine indica una impostazione che fa dell'uomo la misura di tutte le cose, al posto di Dio e dunque contro Dio, contro Dio almeno come lo concepisce il Cristianesimo, ossia il Mistero infinitamente perfetto che fa tutte le cose (se si concepisse un “dio” dormiente, come fa l'odierna teologia del sonno di Dio, ossia un “dio” finito e non onnipotente, allora un uomo come misura di tutte le cose non sarebbe incompatibile con la fede; ma questo “dio” sonnacchioso non è quello del Cristianesimo).
astrazione
Secondo Aristotele e Tommaso d'Aquino è l'attività (la cosiddetta "prima operazione dell'intelletto: la seconda essendo il giudizio, e la terza il ragionamento) con cui l'uomo, mediante l'intelletto agente, coglie degli aspetti intelligibili universali presenti nel dato sensibile, che vengono espressi in concetti. Mentre per Tommaso (cfr. il nostro contributo su Filosofico.org) si tratta di una operazione spontanea, per l'impostazione agostiniana (fatta propria nelle sue linee essenziali anche da Bonaventura e da Blondel) il soggetto in qualche modo pilota il processo astrattivo.
ateismo

Concezione che nega l'esistenza di Dio.

/assoluto (o positivo) quando, come nel caso di Marx, Comte, Nietzsche, pretende di sostituire, con uno sforzo titanico, alla totalità trascendente una totalità immanente, divinizzando l'uomo, infinitizzandolo
Viene distinto in
\indifferentista (o negativo), quando non si pone il problema di sostituire alla totalità negata un'altra totalità, ma si "accontenta" di una vita basata sul finito, sull'immediato, sul banale, negando che nell'uomo ci sia un desiderio di totalità.
atto

Nel senso più ampio, ontologico, nella metafisica classica è il correlativo di potenza: è ciò che effettivamente esiste, mentre potenza è ciò che semplicemente potrebbe esistere.

In un senso più specifico è l'estrinsecarsi concreto della facoltà (o potenza) di un ente vivente (ed esempio l'atto di vedere, l'atto di pensare o di volere).

bello (/Bellezza)
Aspetto trascendentale della realtà: tutto ciò che esiste è in qualche modo bello, se collocato nel contesto totale. Questa è almeno la tesi di von Balthasar, che ha riscoperto questo "trascendentale dimenticato".
sintesi di conoscenza e affettività

Per Tommaso "puchra dicuntur quae visa placent": sono dette belle le cose che, viste, piacciono. Questa definizione ci fa individuare due tratti della bellezza: il vedere (quae visa) e il riverbero affettivo positivo (placent).

La bellezza differisce dal vero, che è oggetto essenzialmente dell'intelletto, per il fatto di essere invece percepibile sensibilmente. Il bello non lo si pensa, lo si sente (nel senso di sensazione), o con la vista (bello iconico), o con l'udito (bello musicale), o con l'immaginazione che ricostruisce una vicenda verosimile (bello letterario).

La bellezza suscita un riverbero di soddisfazione, di gioia: il bello piace. In qualche modo dunque la bellezza sintetizza in sè la conoscenza (il vero) e la affettività (il bene).

i fattori della bellezza

Per Tommaso sono tre: la claritas, o splendor formae, la debita proportio e ll'integritas (per approfondire il tema della bellezza).

bene

[in senso ontologico] Per la filosofia scolastica è uno dei trascendentali, e in quanto tale non passibile di esatta definizione. In questo senso ontologico tutto ciò che esiste è bene (convertibilità reciproca dell'essere e del bene). Solo una metafisica teistica e creazionistica può fondare questa trascendentalità del bene, questo senso ottimistico del reale, per cui tutto è positivo, perchè creato da un Mistero buono. Infatti nè Platone nè Aristotele sono giunti a dire questo: per loro niente può assicurare che tutto ciò che esiste sia buono.

[in senso etico-antropologico] Nel senso più ampio il bene coincide con l'essere, ma in un senso più ristretto il bene è ciò che siamo chiamati a realizzare, ciò verso cui tendere perchè ci realizza e realizza la realtà (che è buona, ma non è attuata "tutto in un colpo"). La scolastica fornisce questa formula (da intendere come imperfetta e introduttiva): bonum est quod omnes appetunt, il bene è l'oggetto della volontà (o appetito razionale, nell'uomo); in altri termini come l'oggetto dell'intelletto è il vero, così il bene è l'oggetto della volontà.

Noi non possiamo cioè non volere se non il bene, ovvero qualsiasi cosa la nostra volontà voglia, la può volere solo a condizione di percepirla come bene; con formula scolastica: "vogliamo necessariamente il bene sub communi ratione boni".

In effetti il bene è ciò che ci compie, ciò che ci soddisfa, ciò che attua la nostra natura e i bisogni e i desideri che la costituiscono.

bisogno
È la percepita mancanza di qualcosa di determinato e di circoscritto. Si distingue in tal senso dal desiderio.
concetto
Unità discreta minima del pensiero. È colto per astrazione dall'intelletto. Esempi di concetto:  rosso, ape,  mare, sinfonia, parola. Secondo la concezione scolastica tutti i concetti sono universali.
cosa
Unità minima in cui si può, metafisicamente parlando, scomporre la realtà. Equivale (grosso modo) a ente.
dato
Si oppone a costruito, o elaborato come ciò che precede l'intervento attivo del soggetto, elaborante e volente. Dato sensibile è l'oggetto della sensazione, dato intelligibile è l'oggetto dell'intellezione (/dell'attività intellettiva), dato di fede (vedasi dogma, rivelazione) è l'oggetto della fede: in tutti i casi il dato si impone al soggetto (senziente, intelligente o credente) come qualcosa che ne precede ogni possibile manipolazione attiva.
deismo

Concezione del rapporto finito/Infinito secondo cui esiste sì un Dio trascendente, ma se ne esclude una possibile rivelazione soprannaturale.

Sostenuto soprattutto nel '600 e nel '700, in particolare da alcuni illuministi, tra cui, per un certo tratto, da Voltaire, esso incorre nella contraddizione di affermare e negare al tempo stesso che il Mistero è, cioè è Infinito. Se infatti Gli si riconosce l'essere Infinito, come si pretende poi di porGli dei limiti, che non siano, almeno, quelli del principio di identità/non-contraddizione? In altri termini se Dio è onnipotente perchè non potrebbe rivelarsi?

desiderio

È un concetto analogo a quello di appetizione (tendere a), ma indica più specificamente il vertice della appetizione, della tensione-verso, vertice rivolto a un "oggetto" di tipo elevato, nobile: solo impropriamente ad esempio si può dire di avere desiderio di cibo. In questo senso il desiderio di distingue anche dal bisogno: quest'ultimo ha un oggetto circoscritto e di tipo esclusivamente o prevalentemente finito (materiale o psichico), il desiderio invece si protende ultimamente a un Oggetto infinito.

desiderio naturale di vedere Dio

Riscoperto nel '900 da Henri De Lubac, indica il movente più profondo della ricerca umana, del desiderio che è naturalmente (=prima ancora che la grazia soprannaturale intervenga) nell'uomo. In virtù di questo desiderio il cuore dell'uomo si può acquietare solo nell'Infinito (come già esclamava S.Agostino all'inizio delle Confessioni: "il nostro cuore è inquieto finché non riposi in Te"). Nessun bene finito può dunque saziare il desiderio umano. Ma l'Infinito si rende incontrabile all'uomo solo per grazia, in un evento soprannaturale: in Gesù Cristo. Dunque vi è un desiderio naturale che la natura non può soddisfare: questo è il paradosso, ammesso dalla Tradizione, ma che costituì per pietra di inciampo per molti teologi neotomisti moderni (si veda la discussione sul soprannaturale).

diavolo
Per il Cristianesimo e l'Islam

Creatura puramente spirituale [vedi angelo], che ha operato una scelta definitiva e irreversibile [vedi eviternità] di ribellione a Dio Creatore, e si trova pertanto "fissato" per l'eternità nel male, e dunque nella sofferenza. Tale irreversibile, interminabile sofferenza spinge il diavolo a trascinare in una condizione analoga alla sua quanti più esseri umani possibile.

l'opera del diavolo

Non agisce sulla realtà materiale. Se non in casi eccezionali, permessi da Dio: come nelle possessioni diaboliche, allorchè un essere umano diviene ad esempio dotato di una forza fisica che altrimenti non avrebbe (una forza violenta e distruttiva).
Ordinariamente invece il diavolo agisce sullo spirito umano, sul pensiero. E lo può solo se l'uomo in qualche modo acconsente (non può forzare la volontà umana, anche se il suo modo di presentare "idee" e "progetti" è contrassegnato da astuzia e inganno).

/ far apparire il bene come male presentando la proposta di Cristo come noiosa, o come troppo gravosa (implicante una dipendenza inaccettabile, o la convivenza fraterna con persone di cui accentua i tratti negativi, facendole apparire come odiose), o come inaccessibilmente difficile (in particolare la sua azione persuasoria cerca di distruggere il concetto cristiano di misericordia, spingendo l'uomo alla disperazione e all'intestardimento nel peccato)
La sua opera ha due tratti costanti:    
\ far apparire il male come bene è un compito non facile perché tutto ciò che esiste, è da Dio: l'essere gioca, per così dire, dalla parte di Dio, mentre il diavolo ha la forza del nulla; tuttavia l'uomo, indebolito dal primo inganno del peccato originale, si lascia ingannare presumendo e assumendo la parte invece del tutto, ritenendo, d'accordo col diavolo, la dipendenza da Cristo come il massimo male.

l'inganno del diavolo

Il diavolo è un essere potente? Sì, molto più dell'uomo, se anche l'uomo fosse nel suo stato di natura integra, e non ci fosse stato il peccato originale. Tanto più trovandosi nella debolezza di una natura decaduta l'uomo si trova facilmente esposto alle tentazioni e agli inganni del grande falsario infernale.
È bene ricordare perciò che con le sue forze l'uomo si illude di contrastare questa Forza invisibile. Illusorio è pensare di addomesticare il diavolo entro i limiti di una razionalità "puramente naturale", di un equilibrio "naturale" di geometrica armonicità. Come il topo non può vincere il gatto, che talvolta si diverte a giocare con lui, dandogli l'illusione di essere suo amico, così l'uomo non può pensare realisticamente di venire a patti col diavolo per sfruttarlo ai suoi fini: sarà lui, uomo, ad essere alla fine fagocitato.

Solo in Cristo c'è vittoria sul diavolo. Solo indirizzandosi con sincerità al suo Tu che non è una idea, ma una Presenza che perdona, l'uomo può attuare sè stesso, capendo di essere amato e perdonato da Colui a cui appartiene e che è il suo Destino buono.

plausibilità della sua esistenza

Il tipo di crudeltà di cui l'uomo è stato artefice nella storia è un argomento imponente a favore dell'esistenza del diavolo, come colui che ("omicida fin dal principio") lo "tenta", istigandolo al male.
In questo senso ammettere l'esistenza di un Tentatore, che usa della sua superiore capacità conoscitiva e operativa, per rovinare l'uomo, devastando l'opera di Dio, che egli odia, e trascinando l'uomo nella sua eterna infelicità, aiuta a vedere con più misericordia l'uomo stesso.
Su questo argomento consigliamo vivamente l'opera di C.S.Lewis, Le lettere di Berlicche, ed. Mondadori.

Dio

Dio è il Mistero che sta all'origine di tutte le cose, è il Tutto, la totalità infinitamente perfetta dell'Essere. È la pienezza del Bene (Colui che è sommamente buono, infinitamente buono), la pienezza della Verità e dell'intelligenza (Colui che sa tutto, in modo infinitamente perfetto) la pienezza della Potenza (Colui che può tutto, in modo infinitamente perfetto).

1. Di fatto si parla di Dio solo con la Rivelazione: la filosofia greca e romana parla di divino, di dei, talvolta anche di Dio (del Dio), ma in senso ben diverso da quello ebraico e cristiano. Quello di cui parla la filosofia greca è quanto meno un dio finito, cioè limitato (come il Demiurgo di Platone, che non crea), che quindi anche quando vuole il bene dell'uomo non può attuarlo che in modo imperfetto; ma in diversi filosofi greci dio non solo non può il bene dell'uomo, ma nemmeno lo vuole: così il Motore Immobile di Aristotele non si interessa della vicenda umana, così gli dei di Epicuro.

2. Eppure dopo che il Cristianesimo si diffuse molti filosofi hanno cercato di dimostrare l'esistenza di Dio così come la Rivelazione lo presenta, ossia come il Mistero infinito e onnipotente che ha creato tutte le cose per un disegno buono. Hanno elaborato cioè prove dell'esistenza di Dio. E anche hanno cercato anche di capire il più possibile con la ragione come Dio sia, come debba essere pensato, cioè appunto come pienezza infinita ed eterna di conoscenza, di amore, di potenza, hanno cioè cercato di elaborare gli attributi di Dio.

3. Qualcuno ha preteso di dimostrare che Dio non esiste? Una tale dimostrazione è strutturalmente impossibile, e infatti nessuno l'ha mai tentata. I filosofi atei hanno piuttosto cercato di spiegare perché l'uomo può fare a meno di Dio, o perché deve farne a meno (come Nietzsche, per il quale Dio non deve esistere affinché il superuomo sia). Molti hanno ritenuto che la stessa domanda su Dio, il senso religioso, sia da negarsi alla radice: non bisogna più pensarci, los tesso porre tale questione è già negativo (così, pur in modi diversi, Comte e Marx).

4. Il secolo XX ha dimostrato a suo modo l'esistenza di Dio, rendendo evidente a quali tragedie giunga l'uomo quando pretende di negare radicalmente Dio: come già aveva profeticamente visto Dostojevskj, senza Dio tutto è permesso (si veda anche il Caligola di Camus).

dramma
Lo è la vita, piaccia o non piaccia. Il dramma non è né tragedia né commedia: cioè non è assicurato ("automaticamente") nè un esito negativo (tragedia) nè un esito positivo (commedia). Impegna la libertà ad ogni istante in un rapporto con un Tu. Implica la continua possibilità di sbagliare, ma anche la continua possibilità di vincere (con la grazia) il male che è in noi.
dualismo
vedi scheda relativa
elementi

Nella fisica classica sono quattro: la terra (freddo e secco), l'acqua (freddo e umido), l'aria (caldo e umido) e il fuoco (caldo e secco).

caldo freddo
umido aria (caldo e umido) acqua (freddo e umido)
secco fuoco (caldo e secco) terra (freddo e secco)
ente
Ciò che è (/la cosa). Secondo la metafisica Scolastica si compone di due principi: l'essenza e l'esistenza (/essere).
epistemologia

Studio filosofico della natura, dei limiti e della suddivisione del sapere umano. É parte della gnoseologia . Uno dei problemi più importanti della epistemologia è determinare il rapporto tra filosofia e scienza (in senso stretto): in età antico-medioevale tale rapporto aveva visto una netta prevalenza della filosofia, che assorbiva in sè e pretendeva di giudicare anche nel merito la scienza; l'età moderna ha visto l'errore inverso, di un sapere scientifico che ha preteso di invadere il campo filosofico. Esempi eclatanti di tale invasione sono le seguenti pretese

  • di eliminare la dimensione qualitativa dalla realtà, dichiarandola inesistente in quanto non matematizzabile (vedi scheda su Galileo);
  • di ridurre il pensiero ad attività cerebrale;
  • di ridurre il problema dell'origine dell'uomo a quello dell'origine del suo corpo (derivazione integrale dalla scimmia: vedi su filosofico.org)
essenza
Principio metafisico: ciò per cui una cosa è così. Con l'altro principio, l'esistenza, entra a comporre l'ente reale (=ogni ente ha una essenza e una esistenza).
essere

Termine fondamentale in filosofia, originario (trascendentale) e polisenso. Può designare

  • ciò che esiste (sinonimo di realtà)
  • ciò per cui ciò, che esiste, esiste (sinonimo di esistenza, in termini scolastici di actus essendi, polarmente correlato, nell'ente, a essenza)
  • il fatto (/l'atto) di esistere
eviternità
Condizione delle creature puramente spirituali (vedi angelo e diavolo), intermedia il tempo, proprio della condizione dell'uomo, creatura corporeo-spirituale, e l'eternità, propria di Dio. L'eviternità non conosce successione di istanti, come accade per il tempo, che si dispiega in una molteplicità, ma si avvicina in qualche modo all'unità del presente eterno. In particolare l'eviternità delle creature spirituali, di cui pure si può dire che abbiano "cominciato a esistere", ne spiega l'irreversibilità di scelta loro caratteristica.
facoltà
[Ovvero potenza] Funzione attraverso cui l'anima (/l'uomo) compie atti di tipo non [esclusivamente] materiale (/non transitivo], come sentire, ricordare, immaginare, pensare, volere, amare.
Schematizzando:
atto facoltà che lo compie
sentire sensi
ricordare memoria
immaginare immaginazione
pensare (/capire/ragionare/giudicare) intelligenza (/intelletto/mente/pensiero, ragione)
volere, amare volontà

In qualche modo quindi le facoltà stanno all'anima come gli organi (polmoni, cuore, stomaco, etc.) stanno al corpo (considerato come tutto, come organismo).

fede
Virtù soprannaturale (teologale) con cui l'energia dello Spirito, che ci assimila a Cristo, ci abilita a riconoscere, in una realtà umana, la Presenza eccezionale, divina, di Gesù, che corrisponde alle attese del cuore.
Non può essere dimostrata dalla ragione; tuttavia non solo non è in contraddizione con essa, bensì la illumina e consente la soluzione di problemi che altrimenti per la sola ragione resterebbero insolubili, come quello del male e della morte.
finito
Opposto a Infinito, e quindi in ogni filosofia teista (tra cui quella cristiana) sinonimo di creato. Per negare la identità tra finito e creato occorre sostenere una concezione panteista, che confonde Infinito e finito.
forma
Principio ontologico che fornisce a una sostanza la sua determinatezza. In ogni sostanza quindi la materia è il fattore di determinabilità, e la forma quello di determinazione.
giudizio

Secondo la Scolastica è la "seconda operazione" dell'intelletto (la prima è l'astrazione, la terza il ragionamento), consistente nell'unire più concetti. Esempio: quell'automobile è molto veloce. Il g. è fondamentale per Agostino e Blondel, mentre è semplice conseguenza del concetto per il tomismo.

In senso esistenziale, un giudizio è dato quando il soggetto stabilisce in modo certo e nitido una verità, su cui può impostare una azione sicura (/sicuramente convergente all'unitario destino, al fine ultimo, dell'esistenza). Di fatto tutta la conoscenza intellettiva concreta si suddivide in opinioni e giudizi.

schematizzando quindi:

/ giudizio in senso stretto (esistenziale) certezza pace
giudizio
in senso lato
\ opinione incertezza inquietudine
gnoseologia

Settore della filosofia che si occupa della conoscenza (gnosis, in greco). Nella concezione scolastica equivale a una parte della logica, detta logica maior, secondo lo schema seguente

/ Logica minor (o logica scientifica, o l. in senso stretto) studio della forma del pensiero (=delle regole formali)
Logica (studio del logos=pensiero)    
\ Logica maior (o logica filosofica, o gnoseologia, o teoria della conoscenza) studio dei contenuti del pensiero (di quanto/come il pensiero rispecchi la realtà)
  1. studio del concetto la natura della astrazione, l'esistenza o meno di concetti universali, e la loro natura (trasparenza delle cose o oggetto ultimo della conoscenza)
La gnoseologia sua volta si suddivide in 2. studio del giudizio primato dei giudizi universali o di quelli particolari; possibilità di giudizi universali come certezze stabili
3. studio del ragionamento rapporto tra deduzione e induzione
4.epistemologia (o studio del "prodotto finale": la scienza) rapporto tra scienza e filosofia

In epoca moderna la gnoseologia ha avuto uno sviluppo esorbitante, di fatto sostituendosi alla metafisica. Segno del ripiegamento su di sè della corrente egemone nell'umanità moderna e del suo tentativo di neutralizzare la verità, la Presenza da cui solo peraltro può venire la salvezza dell'uomo.

Grazia

Per il Cristianesimo è l'energia soprannaturale con cui lo Spirito Santo assimila l'uomo a Cristo, Uomo-Dio, risanandone la natura dagli effetti del peccato originale e rendendolo capace di un giudizio, di una libertà e di un amore gratuito altrimenti impossibili.

La sua necessità per la salvezza dell'uomo viene negata dal pelagianesimo e dall'Islam.

Illuminazione
Per Agostino è il fenomeno che accompagna ogni giudizio umano retto e certo. Essa è operata nell'interiorità dello spirito umano da Dio stesso, o meglio dal maestro Interiore, Cristo. Infatti solo Colui che è assolutamente immutabile può consentire all'intelligenza dell'uomo un giudizio immutabile, stabile e vero, mentre non lo possono né gli oggetti dei sensi, intrinsecamente mutevoli, né la stessa anima umana, essa pure soggetta a fluttuazioni.
Infinito

0. Ciò che è senza limiti (/oltre ogni possibile limite).

1. Nella concezione filosofica greca è sinonimo di imperfezione. Già Pitagora associa l'idea di infinito all'indeterminatezza, al pari e agli altri fattori imperfetti. Viceversa per i filosofi greci il divino, cioè il perfetto deve essere finito: così l'essere di Parmenide, così le idee di Platone, così il Motore Immobile di Aristotele. Eccezione a tale regola è possibile trovarla solo in Plotino, non per nulla influenzato dal Cristianesimo.

2. Per il Cristianesimo e anche per la filosofia successiva (a riprova di quanto forte sia stato il suo influsso, e dunque di quanto ingiustamente si cerchi di bandire la conoscenza della filosofia medioevale cristiana) Infinito è invece sinonimo di perfezione. Dio può essere solo Infinito.

Intellezione
Attività con cui l'intelligenza (/intelletto, /ragione, /mente, /pensiero) coglie il suo oggetto, in qualche modo afferrandolo e comprendendolo. Per Aristotele e Tommaso d'Aquino essa è resa possibile dall' astrazione, per Agostino piuttosto per una illuminazione, operata dal Maestro interiore.
Libertà
Se ne possono distinguerne tre tipi:
1) libertà esteriore

(sono libero se gli altri [/circostanze esterne] mi lasciano libero) qui si radica la questione politica della libertà (vedi liberalismo/liberismo/diritti)

2) libertà interiore
/
libertà come forma
Detta anche "libertas minor", o libertà di scelta, o libero arbitrio (=in ogni istante sono libero tra più alternative: anche se fossi privo della libertà esteriore, murato vivo senza poter muovere un dito, potrei scegliere che cosa pensare e che cosa volere, desiderare, amare).
Tutti gli esseri intelligenti hanno questa libertà, sempre e comunque.
a sua volta suddivisibile in
\
libertà come contenuto
Detta anche "libertas maior", o libertà di autonomia (= libertà di essere ciò che sono, di attuare la mia vera [/interiore/profonda] essenza /natura; = possibilità di autenticità; = soddisfazione del desiderio [fondamentalmente di essere sè stesso/ciò che veramente si è]).
Non tutti gli esseri intelligenti hanno questa libertà = va conquistata, e la si possiede, di fatto, sempre "più o meno", può crescere o diminuire.

Per approfondire il tema della libertà

Mente
Vedi alla voce ragione.
Male

Assenza (/mancanza, /privazione) di bene, cioè di essere (/non essere). Classica è la distinzione agostiniana tra tre tipi di male

m. metafisico = assenza di essere nella propria realtà strutturale, nel punto di partenza. Ogni creatura ne è affetta, in quanto non è la Pienezza dell'Essere, non è Dio.

m. morale = assenza di essere nella azione intrapresa, in un segmento di cammino percorso: l'azione non è come dovrebbe (e potrebbe). Manca, difetta. Difetta di qualcosa che dovrebbe avere; é impoverita, carente, zoppicante. Ma lo zoppicare non è relativo ad una fine di poco conto, o a un livello "tecnico", è relativo al destino ultimo, perciò è una ferita seria, profonda, che produce il male fisico o sofferenza, è, in termini teologici il peccato.

m. fisico = assenza di essere nel risultato dell'azione intrapresa, nella meta (provvisoria [relativa a un segmento] o definitiva [vedi morte, inferno]): se l'azione compiuta è carente di essere il risultato che ne consegue è carente di essere; e la carenza di essere a livello di risonanza emotiva è la sofferenza.

Il male fisico è conseguenza del male morale, ma non nel senso che nella vita presente vi sia esatta corrispondenza tra l'uno e l'altro (si veda il tema della sofferenza del giusto e della [apparente] felicità del malvagio). Tale corrispondenza vi sarà, nella prospettiva cristiana (ma in genere monoteistica) solo nella vita futura e definitiva.

Materia

In senso specifico, per la filosofia classica, è il correlativo di forma: è il principio ontologico di determinabilità che si compone con la forma in ogni sostanza corporea. In altri termini la materia è un sostrato indeterminato, e in quanto tale è recettivo di qualsivoglia forma.

Le diverse filosofie hanno comunque diversamente interpretato il concetto di materia: Aristotele e i suoi seguaci (come Tommaso d'Aquino) riducono decisamente la materia a pura potenzialità, totalmente indeterminata; Platone e l'indirizzo filosofico agostiniano e francescano attribuiscono alla materia una qualche sorta di seppur germinale determinatezza e attualità.

Memoria

Gnoseologicamente = una facoltà conoscitiva atta a trattenere i ricordi.

  • secondo Aristotele e Tommaso d'Aquino è uno dei sensi interni (dunque è nettamente meno importante di intelletto e volontà, che sono facoltà dell'anima razionale, sono insomma a livello superiore)
  • secondo la tradizione agostiniana e francescana è facoltà dell'anima razionale, di pari livello quindi dell'intelletto e della volontà.

Esistenzialemente = stato (/atteggiamento) dell'animo per cui il presente viene vissuto sulla scorta di un passato visto non come gravosa palla al piede, ma come ricchezza esistenziale, prezioso punto di partenza per non essere alienati dal potere.

Metafisica

Parte della filosofia che considera la realtà nei suoi aspetti più universali (/sintetici), ovvero come totalità (/intero). Coltivata da quasi tutti i filosofi antichi e medioevali, è di fatto stata accantonata (in favore della gnoseologia) da buona parte della filosofia moderna, e rigettata (a partire da Hume e da Kant) da una parte importante della filosofia contemporanea. Per il pensiero di matrice cristiana essa resta un momento irrinunciabile della riflessione filosofica, col compito essenziale di chiarire come la stessa ragione possa riconoscere l'esistenza di Dio.

È una grave perdita per la filosofia e per la civiltà l'attuale disprezzo per la metafisica (basta vedere la sua pressoché totale irreperibilità sui siti web filosofici, per non parlare dei portali più noti): significa disprezzare la verità e aprire la porta alla barbarie, perchè, tolta la verità tutto diventa lecito, anche il peggior crimine.

Modernità

La ratio essendi della civiltà seguita a quella medioevale, ossia il ciò per cui l'epoca postmedioevale è un quid in qualche modo unitario e sviluppa una parabola almeno per certi aspetti intelligibile e coerente.

Un primo problema in proposito è appunto determinare se esista una modernità, o non ci si debba limitare a parlare di epoca moderna e contemporanea, come un insieme di vicende e strutture (materiali e spirituali) di cui è impossibile cogliere un logos unitario.

In secondo luogo si tratta di determinare se vi siano più modernità ed eventualmente quali. A questo proposito studiosi del '900 hanno evidenziato l'esistenza, accanto ad una m. "laica" e antropocentrica, di una m. teocentrica e cristiana (si veda il contributo che proponiamo).

Natura

Termine polisenso:

  • metafisicamente significa essenza,
  • cosmologicamente (ed è questo il significato più corrente) equivale a mondo (/cosmo, = insieme di tutte le cose [materiali, o più precisamente sensibili]),
  • teologicamente designa l'insieme e ognuna delle realtà create, in quanto distinte dal Creatore e dal soprannaturale.

sulla natura umana si veda alla voce uomo

Ontologia
Sapere riferito all'essere. Per alcuni sinonimo di metafisica; rispetto a tale concetto quello di ontologia è però, secondo la suddivisione aristotelica, più specifico, configurandosi come una parte della metafisica, quella concernente l'essere in quanto essere, distinta dalla teologia, dalla aitiologia e dalla usiologia (cfr. Aristotele).
Panteismo
Concezione metafisica che confonde Dio (/l'Infinito) col mondo (/il finito). Sostenuto in modo pienamente esplicito solo in età postmedioevale ha avuto come rappresentanti più noti Giordano Bruno, Spinoza, gli idealisti (in particolare Hegel, mentre Fichte e soprattutto Schelling se ne allontanarono per riapprodare a una visione teistica). Gli si oppone il teismo.
Peccato originale

Secondo la concezione cristiana è il fatto che, all'origine della storia umana, ha segnato una ribellione al Disegno di Dio da parte dei progenitori di tutto il genere umano. Tale ribellione, comunque lo si immagini (assumendo più o meno letteralmente l'episodio del Genesi), è consistita essenzialmente in un peccato di superbia (voler "essere come Dio", mettersi al posto del Creatore, usurpandone il posto e non accettando il limite della propria creaturalità) e ha prodotto nell'intero genere umano, che dai progenitori è disceso, una debilitante alterazione del proprio stato: la natura umana si è trovata cioè in uno stato di non-integrità, ovvero di malattia, per cui conoscere integralmente e rettamente il vero e volere il bene sono diventati, in tutti gli esseri umani, qualcosa di difficoltoso e di non attingibile adeguatamente senza un aiuto da parte di Dio (vedasi grazia, redenzione).

Argomento correlato: il monogenismo (/poligenismo). Un'unica coppia ha dato origine a tutto il genere umano? Per la fede cattolica la risposta è affermativa, pena il non fondare due dati irrinunciabili: la fratellanza universale e l'universalità degli effetti del peccato originale (quindi l'universale bisogno di redenzione: diversamente Cristo sarebbe venuto solo per alcuni, per i discendenti cioè dell'unica coppia responsabile. A meno che più coppie umane originarie (da cui deriverebbero più ceppi razziali, la cui unità a quel punto deriverebbe solo da un intervento provvidenziale speciale e non da un dato anzitutto naturale) abbiano commesso (più o meno contemporaneamente, a quel punto sarebbe indifferente) lo stesso peccato.

Pelagianesimo

Concezione teologica, riguardante il rapporto tra natura e soprannaturale, secondo cui l'uomo ha già nella sua natura (nelle forze della sua natura), non intaccata dal peccato originale, quanto basta per salvarsi. In tal modo l'Incarnazione del Verbo, Gesù Cristo non avrebbe avuto il valore di redimere l'uomo, perchè non ce n'era bisogno, ma solo di fornire un esempio di eticità pienamente attuata, a cui tutti gli uomini dovrebbero ispirarsi.

Fondata dal monaco irlandese Pelagio, questa concezione venne affrontata con particolare vigore da S.Agostino e condannata come eretica dalla Chiesa: senza la redenzione operata da Cristo infatti l'uomo non potrebbe salvarsi. Come dice la sequenza liturgica Veni Sancte Spiritus: "sine Tuo numine/ nihil est in homine /nihil est innoxium", "senza la Tua forza nell'uomo non vi è nulla, nulla che sia senza colpa".

Seppur non espressa nei termini precisi condannati dalla Chiesa, il pelagianesimo ha continuato a serpeggiare, e serpeggia tuttora più di quanto si creda, nella mentalità di molti cristiani (omiletica "della domenica" inclusa) nella forma secondo cui il Cristianesimo non sarebbe altro che una serie di valori (o di regole) affidati alla buona volontà dell'uomo, che, se raggiunge un certo livello di coerenza, merita la salvezza eterna.

Mentre Cristo non è il premio alla bontà dell'uomo (senza alcun nostro merito ci sceglie, gratuitamente, per pura, inesplicabile, preferenza), bensì è la condizione, la conditio sine qua non, perchè l'uomo possa essere buono.

Su questo punto si veda la lettura che del "Sì di Pietro" da mons. Giussani ne L'attrattiva Gesù, ed. BUR 1999.

Pensiero
Vedi alla voce ragione.
Potenza
Vedi atto.
Principio
Metafisicamente è, in un ente, un fattore distinguibile da altri, ma non separabile, e che concorre a costuire l'ente stesso. Con termine inelegante la Scolastica lo definisce "ens ut quibus", opponendolo a "ens ut quae": non è una cosa, ma la componente di una cosa. Non essendo separabile non si può ad esempio dire che un principio sta alla cosa (principiata) come una particella elementare sta all'atomo (che essa concorre a comporre).
Ragionamento

Terza operazione dell'intelletto, secondo la scolastica: dopo l'astrazione del concetto, che prepara gli elementi per così dire semplici del pensiero, e dopo il giudizio, che ricompone più concetti, il ragionamento raccorda più giudizi in una concatenazione logica complessa.

Ve ne sono, secondo la logica aristotelica, due tipi fondamentali: l'induzione e la deduzione. La prima passa da molti casi particolare per giungere a una legge (/un giudizio) universale. La seconda parte da un giudizio universale per applicarlo a un caso particolare.

Ragione

È la capacità di rendersi conto di ciò che esiste (/della realtà) ricercandone un significato adeguato (/cercando di capirne il senso).

Termini simili:
intelletto Secondo l'etimologia di Tommaso è la capacità di intus-legere, di leggere-dentro il reale, quasi radiografandone l'ossatura intellligibile, radicata nel principio della forma.
intelligenza Semanticamente prossimo a intelletto, a cui aggiunge una sottolineatura dinamica: l'intelletto in quanto operante.
pensiero Sottolinea la capacità della conoscenza intellettiva di pesare la realtà, evidenziando come non si possa inventare niente, ma solo prendere atto di ciò che oggettivamente esiste (come uno che pesa con la bilancia non può imbrogliare con ciò che pesa).
mente Analogamente a pensiero: là era la metafora del "pesare", qui è quella della misura. La mente è intelligenza in quanto menssura, misura la realtà, piegandosi a riconoscerne le oggettive fattezze.
razionalismo
cfr. scheda.
Rivelazione

Evento soprannaturale con cui il Mistero rivela la Sua più profonda realtà all'uomo, la cui ragione naturale si ferma ad aspetti generici come l'esistenza e alcune caratteristiche essenziali (Infinità, assoluta perfezione, onnipotenza).

In realtà senza la Rivelazione la ragione umana, anche in seguito al peccato originale, sarebbe esistenzialmente malferma anche sulla stessa esistenza di Dio e sulle sue caratteristiche essenziali.

Parlano di R. anche l'Ebraismo, che tuttavia ha rifiutato di considerare la stessa possibilità che il Mistero si rivelasse in Cristo, Uomo-Dio, e l'Islam. Il primo ha ammesso che il Mistero si riveli in fatti storici (il roveto ardente o la traversata del Mar Rosso, per esempio), il secondo ha ristretto la possibilità della R. nella forma di apparizioni angeliche a uomini scelti da Allah, i profeti.

Solo il Cristianesimo ha parlato di R. come di un venire di Dio verso l'uomo, preparato dagli eventi e dalle profezie veterotestamentari e culminante nell'Incarnazione del Verbo, Gesù Cristo, nel farsi Uomo di Dio.

Scienza

In senso lato è cognitio certa per causas, una conoscenza certa e (tendenzialmente) compiuta su un dato settore della realtà. Un scienza per essere certa deve saper dimostrare le sue affermazioni, in modo oggettivamente verificabile da chiunque usi correttamente dei suoi strumenti conoscitivi naturali, e per essere compiuta non deve limitarsi ad alcuni aspetti frammentari, ma deve abbracciare in modo esauriente il tema affrontato.

/ scienza in senso stretto (matematica, fisica, chimica, biologia, etc.) è la base della scienza: ha un *oggetto settoriale, e usa di un *metodo osservativo specifico
La scienza in senso lato si suddivide in
\ sapienza (filosofia e teologia) è il vertice della scienza: il suo *oggetto è la totalità del reale, e il suo *metodo richiede ragione ed esperienza (esistenziale)
lo "scientismo" moderno

In età moderna la scienza in senso stretto ha preteso di essere l'unica vera forma di conoscenza. Molta filosofia contemporanea, con Kant prima e soprattutto col positivismo, ha riconosciuto tale pretesa, che invece è ingiusta, e taglia via l'esigenza, pienamente razionale e pienamente filosofica, di trovare il senso della realtà, rispondendo alle domande ultime che costituiscono il cuore dell'uomo.

Scolastica

In senso proprio la filosofia e la teologia cristiane del Basso Medioevo, soprattutto del XIII secolo. Detta così per il suo essersi sviluppata nelle Scuole (scholae) cattedrali, anche se poi ha trovato la sua piena fioritura nelle Università, in particolare quella di Parigi. Tale cultura attuò un notevole sviluppo della architettura logica e della razionalità, esprimendosi nelle grandiose sintesi dette Summae, di cui la più famosa è la Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino.

La Scolastica dimostra in modo particolarmente evidente come la fede cristiana non rinneghi o accechi la razionalità, ma al contrario la valorizzi e la esalti.

Esponenti della S., oltre al già citato Tommaso, furono Alberto Magno, Bonaventura, Duns Scoto.

In senso più ampio si parla di Scolastica per indicare il pensiero filosofico-teologico cristiano cattolico accumunato da alcune grandi idee-forza, come l'oggettività della verità, il nesso fede /ragione, l'esistenza di una natura umana e di una moralità oggettiva.

Da notare che "Scolastica" indica qualcosa di più ampio che tomismo: propriamente quest'ultimo è solo una componente della Scolastica, accanto ad altre, come la Scuola francescana.

Significato
Ciò a cui rimanda un segno come suo senso in qualche modo esauriente. Il significato di una parola è ciò che quella parola significa (ciò di cui quella parola è segno), il significato della realtà è ciò che la realtà significa (ciò di cui la realtà è segno). Il significato della realtà è solo nella totalità: per capire qualcosa devo vederne il nesso con altro, ultimamente con la totalità.
Sostanza
Nella metafisica classica tipo di ente dotato di una certa autosufficienza, contrariamente agli accidenti, che possono esistere solo inerendo (appoggiandosi) ad essa. Secondo Aristotele l'autosufficienza della sostanza è solo relativa, per Cartesio essa è più accentuata (res quae nulla alia re indiget ad existendum), per Spinoza essa è assoluta (tant'è che esiste una sola sostanza).
Soprannaturale
Teologicamente è il correlativo di natura: designa Dio, nella Sua intima Vita (/in Sè stesso) e la partecipazione che Dio fà di Sè alla Sua creatura spirituale (uomo e angelo). In quest'ultimo senso soprannaturale è, in larga misura, coestensivo a grazia.
Teismo

Concezione metafisica che distingue Dio, l'Infinito Mistero dalla realtà finita, che solo da Lui ha potuto prendere origine mediante la Sua scelta di creare (vedi creazione).

Vi si oppongono l'ateismo, il deismo e il panteismo.

Teologia

Si possono considerare almeno due sensi maggiori della parola:

  1. teologia razionale (/filosofica), che è la parte della metafisica che concerne Dio (sua esistenza, caratteri essenziali razionalmente conoscibili, e rapporto col mondo creato).
  2. teologia cristiana, o teologia senza ulteriori specificazioni: è il discorso che l'intelligenza credente sviluppa a partire dalla fede e dentro la fede su Dio, in quanto Lui stesso si è comunicato all'uomo, in Cristo; i principi della teologia, in questo senso soprannaturale, sono dunque
    • la fede, garantita dal Magistero e avente come oggetto la Rivelazione, testimoniata nella Sacra Scrittura,
    • e la ragione (filosofica e scientifica: archeologia, linguistica, storia, ecc.)
Tolleranza

L'idea di tolleranza è tipicamente moderna: da un lato consegue storicamente il periodo delle guerre di religione, esprimendo l'anelito a una ricomposizione pacifica della società, dall'altro però esprime non meno una certa indifferenza alla verità del dogma, uno scetticismo sulla possibilità che esista una fede vera.
Se la prima componente può essere vista positivamente (uccidersi in nome della fede non è giusto, tale non è stato il metodo della Chiesa delle origini), la seconda è invece inaccettabile.

Uno dei maggiori teorici della tolleranza è stato J.Locke, preceduto in qualche modo dalla interessante figura di Thomas More, in cui l'aspirazione alla pace e al rispetto reciproco non assume i tratti dell'indifferentismo religioso (morì martire per non abiurare la fede cattolica)

Nella versione illuministica (illuminata!) significa di fatto sop-portazione (tollo, -is, sustuli, sub-latum) che si ferma agli aspetti epidermici (ciò che l'altro pensa di essere, ciò che l'altro appare). Corollario (/atteggiamenti implicati): ti odio (/ti disprezzo) ma faccio finta di rispettarti, vorrei tanto che tu non ci fossi ma...

Nella versione cristiana: considero non aspetti epidermici, ma la verità di te, perciò amo la tua verità (=la verità di te), disponibile ad essere sincero sugli aspetti in cui tu tradisci la tua verità, ma per amore a ciò che davvero tu sei.

Tomismo

Sistema filosofico e teologico ispirato al pensiero di Tommaso d'Aquino. È stato per secoli (dalla fine del Medioevo all'800) punto di riferimento privilegiato della Chiesa cattolica. Integrando Aristotele dentro una sintesi cristiana, conferisce alla natura una autonomia molto maggiore di quella riconosciutale da Agostino (e dai suoi discepoli).

Si parla anche di neotomismo per indicare il tomismo dei secoli XIX e XX, con una sfumatura negativa. Per alcuni autori cattolici (come De Lubac, von Balthasar e altri) infatti, che usano il termine neotomismo in tal senso, il sistema elaborato da molti dei suoi pretesi discepoli si allontanerebbe dal maestro in misura notevole, accentuandone eccessivamente la distanza dalla tradizione patristico-agostiniana.

Trascendentali
Gli aspetti estesi a tutto ciò che esiste (per Kant: a tutto ciò che è conoscibile): l'essere (tutto ciò che esiste è, è dell'essere), l'unità (tutto ciò che esiste è uno: se ne possiamo parlare è perché è uno; anche un mucchio di sassi è un mucchio, uno sciame di api è uno sciame), il bene e il vero (tutto ciò che esiste è buono ed è vero). Questi ultimi due sono di fatto riconosciuti come trascendentali solo da chi ammette Dio: solo se Lui ha creato tutto si può sapere in partenza che tutto è buono (perché Dio lo vuole) e vero (perché Dio lo conosce).
Trinità

Il Mistero più profondo della vita divina: il suo essere, in un modo che la ragione umana non può capire fino in fondo, al tempo stesso Uno, nella natura infinitamente perfetta, e Trino, nella comunione delle Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo.

sua non-contraddittorietà

Se non si può capire il Mistero trinitario, se ne può e se ne deve intendere anzitutto la non-contraddittorietà, la non-ripugnanza alle leggi della ragione, se si tiene presente la parola Infinito e la parola Mistero. Dio è Mistero Infinito: perciò pretendere di capirNe tutto, questa è la vera illogicità, la vera bestemmia.

sua consonanza all'essere

In secondo luogo, pur senza poterLo capire, l'uomo può intravvedere la profonda consonanza del Mistero trinitario con la natura creata e specialmente la natura umana. Il mondo non è fatto da essere non-comunicanti, solitari, ma è una famiglia; e alla comunione aspira l'uomo, che non può non vedere nella desolazione un limite, una tristezza. Perciò che Dio non sia solitario appare profondamente giusto alla ragione; che Dio sia comunione, e così realizzi in modo infinitamente perfetto l'aspirazione a una piena comunicazione di sè e a un pieno dono di sè appare consono alla natura dell'essere.

Universale

Valido per molti casi particolari (secondo la definizione scolastica: id quod est aptum praedicari de pluribus), o per tutti i casi particolari di una certa specie, ovvero ancora per la realtà intera. In quest'ultimo senso è più preciso usare il termine trascendentale.

Può essere detto di un concetto: ad esempio il concetto di blu, che non è limitato a un solo caso (il blu del cielo di quel dato giorno, ma è vero di molti casi: il blu del cielo di qualsiasi altro giorno, il blu del mare, il blu insomma di qualsiasi cosa blu).
Oppure di un giudizio: abbiamo allora le verità universali, le verità il cui soggetto è un concetto universale, valide in una molteplicità di casi. Esempio: le verità matematiche e geometriche. Hume chiamava queste verità universali relations of ideas, Leibniz verità di ragione, Kant giudizi a-priori (sia quelli analitici sia quelli sintetici).

Uomo

Problemi filosofici e teologici riguardo all'uomo:

  • esiste una natura umana?
  • come va concepita tale natura, nel contesto della totalità cosmica (vedi umanesimo/naturalismo - animalismo-ecologismo)
  • l'uomo è essenzialmente spirito, o unità di spirito e corpo, o soltanto corpo?
  • esiste una libertà di scelta?
  • l'uomo è destinato a un fine ultimo trascendente e infinito? Come ciò si riverbera sulla sua esistenza attuale (vedi desiderio, felicità)?
natura umana

Non esiste per pensatori come Sartre, per il quale l'uomo è assoluto Per Sé, libertà capace di totale autocreazione. In un certo senso già altri pensatori avevano anticipato questo esito, ad esempio Fichte, per il quale l'Io si autopone come assoluta attività. In generale molta modernità è pervasa dal desiderio di svincolarsi dall'oggettività in cui rientra in qualche modo la stessa natura umana, in quanto dato.

Esiste per la tradizione ellenica e cristiano-medioevale, come pure per parte della filosofia moderna (incluso Pico della Mirandola) e contemporanea. Il problema principale allora non è inventare qualcosa che non c'è, ma accettare quello che c'è, quello che siamo: accettare noi stessi, come il primo dono che il Creatore ci ha fatto.

rapporto anima/corpo

Già la filosofia greca parlava di anima per definire il livello più specifico dell'uomo, quello che lo distingue dagli animali. L'anima è in effetti quella dimensione (ontologica) che rende l'uomo
    a) superiore al resto del cosmo naturale e
    b) simile a Dio (biblicamente "immagine e somiglianza di Dio").

Riconoscono che esiste un'anima, superiore al corpo (tra gli altri): Socrate, Platone, Aristotele, gli stoici, Plotino, S.Agostino, S.Tommaso, S.Bonaventura, Duns Scoto, Marsilio Ficino, Cartesio, Leibniz, Spinoza, Kant (come postulato), Fichte, Schelling, Hegel, Kierkegaard.

Negano che esista un'anima (qualitativamente superiore al corpo), tra gli altri: Leucippo e Democrito, Epicuro, Comte, Marx, Nietzsche.

L'esistenza dell'anima è affermabile filosoficamente a partire dalla constatata esistenza di fenomeni che implicano un livello non materiale: tale il pensiero, tale la libertà, tale il pudore, tale la capacità di gratuità.

Vero (/verità)

1. In senso ontologico. Uno degli aspetti trascendentali della realtà, con l'essere, il bene e il bello: tutto ciò che esiste è, in quanto tale, vero, perchè intelligibile, oggetto del pensiero di Dio.

2. In senso logico. È la "adaequatio mentis ad rem", la conformità del soggetto pensante alla oggettività dell'esistente.

Virtù
Abito positivo, nel senso di abito che abilita a compiere atti buoni (vedi la voce bene).
Volontà

Facoltà di tendere verso il bene. Detta dalla scolastica anche "appetito razionale" (o "intellettivo"), in parallelo con gli "appetiti sensitivi": come questi ultimi, ossia "l'irascibile" e il "concupiscibile" sono la conseguenza nella sfera affettivo-appetitiva di quella conoscenza che è la sensazione, così la volontà consegue quella forma di conoscenza che è la ragione, l'intelligenza.

In effetti, secondo un adagio scolastico: nihil volitum quin praecognitum, niente può essere voluto se non sia prima stato conosciuto. Infatti la volontà, pur libera nell'uomo, non è una forza che possa arbitrariamente inventarsi il suo oggetto: essa non può non volere il bene, ovvero non può non desiderare la felicità. Certo, se tale è il suo necessario orientamento generale, essa può giocare il dramma della sua libertà guidando l'intelligenza, la ragione nella ricerca della determinazione di ciò in cui di fatto, concretamente, in particolare, consista il bene, la felicità. Per questo la filosofia cristiana, a differenza dell'intellettualismo greco, riconosce il peso della volontà nell'orientamento fondamentale della vita: ciò che decide è l'oggetto dell'amore, per questo l'importante è avere il cuore buono, cioè un atteggiamento di semplicità e di sincerità, che assecondi e non intorbidi o censuri le evidenze ed esigenze fondamentali di cui siamo costituiti.

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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