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la scuola ionica

La maggior parte di coloro che hanno filosofato per i primi, reputarono princìpi di tutte le cose soltanto quelli di specie materiale: giacché quello di cui tutti quanti gli esseri sono costituiti, ed è il primo da cui si generano, e l'ultimo in cui si corrompono, permanendo la sostanza anche se muta di affezioni, quello dicono elemento, quello principio degli esseri; e perciò credono che, serbandosi sempre tal natura, niente cominci a essere o perisca del tutto.

(Aristotele, Metafisica 1, 938b)

Talete

Talete da Mileto (vissuto tra il VII e il VI secolo a.C.) è il primo filosofo che la storia ricordi. Si interessò anche di scienza e di politica. Le sue idee possono apparire ingenue, ma è ricordato come filosofo per il metodo da lui per la prima volta applicato, di dare le ragioni di ciò che afferma. In ciò appunto distingue il suo pensiero, che si configura come un vero λoγoς, dal μυθoς.

  • Talete si pose il problema di quale fosse l'origine (ἀρχή) di tutte le cose, convinto che dietro la molteplicità (le tante cose) esiste una, più fondamentale, unità: tutto si raccoglie e riannoda in un unico centro, che è l'origine. In altri termini Talete per primo avverte e tematizza la non-ovvietà del molteplice.
  • A tale problema rispose che l'origine di tutto è l'acqua, da cui tutto proviene, e a cui tutto ritorna. Infatti l'acqua è il fattore senza del quale non può darsi la vita, e l'umido è l'ambito da cui nasce ogni vivente (come i semi, che hanno bisogno di un terreno umido). Dunque senza acqua non c'è vita, ma poichè tutto è vivo (concezione ilozoistica), tutto ha origine dall'acqua, che è dunque l'archè di tutto.
  • A Talete viene anche attribuita la tesi che tutto è pieno di Dei e che anche il magnete possiede un'anima (in quanto muove, e l'anima è principio di movimento).

Anassimandro

Mirò, l'origine del mondo

Probabilmente discepolo di Talete (611 ca. a.C.), scrisse la prima opera filosofica, dal titolo poi imitato: Περι φυσεως. Anche lui si occupò di politica.

  • Pare abbia usato per primo la parola archè (il cui concetto però era di Talete).
  • Compiendo un passo vero una maggior elaborazione astrattiva, pose l'archè in un elemento non visibile (come l'acqua) e non determinato: l'apeiron (cioè il privo di limite e determinazione, parola composta dall'alfa "privativo" più peras, cioè limite). Infatti solo una origine priva di determinazioni può assumere le varie determinazioni che vediamo.
  • L'apeiron è senza limiti tanto spaziali, quanto temporali (senza nascita e morte) e qualitativi (è l'indefinito, l'indeterminato); esso è divino e tutto permea di sè.
  • La trasformazione dell'apeiron nella molteplicità che noi conosciamo (il mondo) è vista da A. come negativa: vi è nelle cose molteplici un tentativo di reciproca sopraffazione (cfr. l'amore-odio di Empedocle e i contrari di Pitagora), dunque una colpa, che implica la necessità, secondo la Giustizia che regge tutto, di una espiazione.
  • In campo cosmologico A. ipotizzò l'esistenza di infiniti mondi, uno dei quali è quello che noi conosciamo; la Terra è di forma cilindrica, al centro del nostro universo per un equilibrio di forze; essa è avvolta immediatamente dall'acqua (freddo-umido), poi dall'aria (caldo-umido), in cui piccoli spiragli lasciano intravedere il fuoco (caldo-secco), che più leggero occopa lo spazio più estremo.
  • in campo psicologico vide l'origine della vita dall'elemento umido.

Anassimene

Anche lui, come Talete e Anassimandro, di Mileto. Visse nel VI secolo e scrisse un Περι φυσεως, di stile molto sobrio.

  • Principio di tutto per A. è l'aria. Infatti l'apeiron, omogeneo, non spiegherebbe la molteplicità differenziata delle cose. L'aria invece rende ragione dei mutamenti: per rarefazione si giunge al fuoco, e per condensazione si ottiene l'acqua, e ulteriormente la terra. Così come rende ragione della vita (non c'è vita senza aria; si muore prima per mancanza di aria che di acqua).
  • L'aria come archè è invisibile e infinita, vicina all'incorporeo, in quanto senza limite corporeo.

angelo con la falce per un giudizio

Pur nella sua primordiale ingenuità (ma ricordiamo che il pensiero progredisce, finché almeno non abbia un aiuto "dall'alto", lentamente) la scuola ionica è importante perché

  1. si pone e pone alla filosofia successiva il problema metafisico: che cos'è la realtà? che cos'è l'essere? qual'è il vero volto delle cose, oltre l'apparenza immediata, a cui si fermerebbe lo sguardo ottuso di un ebete naturalismo?
  2. riconosce che oltre la apparenza della molteplicità deve esistere una unità, che tutto spiega e permea tutto

testi

Si dice che Talete di Mileto, il primo filosofo nella natura, nacque nella 35a olimpiade (640-637) e affermano che la sua vita si protrasse fino alla 58a (548-545).
(D11 A7)

Talete di Mileto fu senza dubbio il più importante tra quei sette uomini famosi per la loro sapienza (e infatti tra i Greci fu il primo scopritore della geometria, l'osservatore sicurissimo della natura, lo studioso dottissimo delle stelle): con poche linee scoprì cose grandissime, la durata delle stagioni, il soffiare dei venti, il cammino delle stelle, il prodigioso risuonare del tuono, il corso obliquo delle costellazioni, l'annuale ritorno del sole: fu lui a scoprire il crescere della luna che nasce, il diminuire di quella che cala e gli ostacoli di quella che s'eclissa.
(D11 A19)

Siccome, povero com'era, gli rinfacciavano l'inutilità della filosofia, dicono che, avendo previsto in base a computi astronomici un abbondante raccolto di olive, ancora nel cuore dell'inverno, disponendo di una piccola somma di denaro, si accaparrò tutti i frantoi di Mileto e di Chio, dando una cifra irrisoria perché non ce n'era richiesta alcuna. Ma quando giunse il tempo della raccolta, poiché molti cercavano i frantoi, tutt'insieme e d'urgenza, li dette a nolo al prezzo che volle e così, raccolte molte ricchezze, dimostrò che per i filosofi è davvero facile arricchirsi, se lo vogliono - e invece non è di questo che si preoccupano.
(D11 A10)

I tanto decantati quattro elementi, dei quali diciamo che l'acqua è il primo e lo poniamo quasi unico elemento, si mescolano tra loro al fine di un'aggregazione e coagulazione e unione delle cose terrestri. Come ciò avvenga, l'ho detto nel primo libro.
(D11 B3)

Riteneva che l'acqua è principio di tutto e che il mondo è animato e pieno di divinità. Dicono che abbia anche fissato le stagioni e diviso l'anno in 365 giorni.
(D11 A1)

Così Talete, figlio di Examio, milesio, e Ippone, il quale sembra sia stato anche ateo, dicevano che il principio è l'acqua, spinti a tale conclusione dall'esame sensoriale dei fenomeni - infatti il caldo vive dell'umido e ciò che incadaverisce si dissecca e i semi di tutte le cose sono umidi e ogni alimento contiene liquido: e ciò da cui ogni cosa deriva, da questo trae per natura il suo nutrimento; l'acqua dunque, è il principio della natura umida e ciò che tiene unita ogni cosa. Per questo suppose che l'acqua è il principio di tutto e dissero che la terra poggia sull'acqua.
(D11 A13)

Talete affermò che dio è la mente del mondo e che il tutto è animato insieme pieno di divinità e infatti la potenza divina passa attraverso l'umido elementare, mettendolo in movimento. Talete di Mileto, che per primo fece ricerche in tale campo, disse che l'acqua è il principio delle cose e che dio è la mente che dall'acqua ha costruito ogni cosa.
(D11 A23)

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