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filosofia

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'800/'900


esposizione

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vita

opere

Grundgrisse der Kritik der politischen ökonomie Lineamenti di critica dell'economia politica (postumo)
Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie Critica alla filosofia del diritto di Hegel 1843
Thesen über Feuerbach Tesi su Feuerbach 1845
Die deutsche Ideologie L'ideologia tedesca 1845
Die Heilige Familie La sacra famiglia 1845
Misère de la Philosophie Miseria della filosofia 1847
Zur Kritik der politischen ökonomie Per una critica dell'economia politica 1859
Das Kapital Il Capitale 1867(1°)/postumi(altri)

critica a filosofie precedenti (pars destruens)

Hegel

<<Marx riconosce a Hegel il merito di aver colto il carattere dialettico della realtà:
"è stato il primo a esporre consapevolmente le forme generali del movimento della dialettica stessa. In lui essa è capovolta. Bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico." (Das Kapital)
 >>tuttavia

(contro l'assolutizzazione di forme politiche contemporanee)
Hegel secondo Marx ha legittimato come manifestazione dell'assoluto quella che è semplicemente una situazione contingente (quella tedesca, che è un anacronismo oltretutto rispetto a quella francese: la Germania infatti è al passo coi tempi solo filosoficamente, le manca la realizzazione pratica:
Ciò che allora occorre non è né il rifiuto della filosofia, né il fermarsi ad essa, ma il mediarla nella prassi, facendola diventare di massa, allorché il bisogno della classe operaia sarà giunto al suo culmine (cfr. Cottier, L'ateismo del giovane Marx, p. 214 sgg.) vedi il testo della Critica della Filosofia del Diritto

contro Bauer e la Sinistra hegeliana

Ne La questione ebraica

contro Feuerbach

Nelle Tesi su Feuerbach

contro il socialismo utopistico e Proudhon

a)Proudhon
b) i socialisti utopisti

Nel Manifesto Marx sostiene che Babeuf, St.Simon, Fourier, Owen non capiscono che

Egualmente condannati

proposta (pars costruens)

in sintesi

a) non esiste alcuna verità assoluta, e perciò nessuna giustizia assoluta, e nemmeno può esistere Dio.

b) ciò che esiste è solo materia, una materia dialettica e non statica. nel mondo materiale una particolare prerogativa l'ha l'uomo in quanto particolarmente capace di dinamismo attivo: l'uomo produce.

  1. Solo questo lo distingue dagli animali: non vi è in lui alcuno spirito. Ne segue che quelle che vengono credute attività spirituali (cioè la cultura: arte, letteratura, musica, filosofia, ma anche il diritto e la politica) altro non sono che proiezioni di dinamiche materiali (sovrastruttura);
  2. l'uomo non ha alcuna natura metastorica: all'interno di un orizzonte che è interamente materiale e diveniente l'uomo è un essere storico.
  3. inoltre l'uomo è un essere sociale: non esiste come persona, ma come classe

c) la storia, supremo emergere, massima condensazione del reale, è appunto lotta di classe, lunghissimo conflitto tra oppressori e oppressi, destinato a concludersi con la finale vittoria degli oppressi, il proletariato, che con una rivoluzione violenta spezzerà le proprie catene e instaurerà una società di perfetta e totale attuazione dei bisogni umani.

più in dettaglio

la storia

Per Marx essa è sempre (se si eccettua una fase comunitaria primordiale, sulla quale egli non si sofferma, e che svolge il ruolo di originaria tesi, in senso hegeliano, per potervi contrapporre poi l'antitesi della storia come lotta di classe e il comunismo come sintesi finale) stata determinata dalla lotta di classe: così egli rilegge episodi della storia antica, come lo scontro tra patrizi e plebei nella Roma repubblicana, come documentazione di tale tesi. Così vi sarebbe stata, a suo parere, una lotta di classe anche tra «servi della gleba e feudatari, tra garzoni e maestri di bottega», rispettivamente nell'Alto e nel Basso Medioevo. Così, soprattutto, vi è stata lotta di classe tra la borghesia capitalistica e il proletariato operaio nel capitalismo moderno.

Lotta di classe significa strutturale e necessaria contrapposizione di interessi inconciliabili, non componibili: ciò che va bene agli uni non può andare bene agli altri, necessariamente. Non si tratta, per il discepolo di Hegel, di una situazione contingente, superabile con della buona volontà. Né si tratta di una situazione che possa mutare a seconda dei diversi luoghi o dei diversi tempi: sempre, ovunque e necessariamente c'è stata (e ci sarà, fino a che non si instaurerà il comunismo) lotta di classe.

un uomo senza lacrime

In questa idea di lotta di classe si vede il peso dell'eredità hegeliana in Marx: la realtà è dialettica, cioè contrapposizione, ma la contrapposizione dialettica (che vuol dire anche sofferenza, inquietudine, impossibilità di essere in pace con gli altri) non deve essere vista, nel maestro come nel discepolo, come lacerante ferita, ma come un dato di cui prendere atto con volontaristica fermezza: Hegel e Marx hanno radicalmente bandito il pianto, il loro sguardo alla realtà è programmaticamente senza lacrime. Perciò è disumano.

Non c'è dunque neutralità possibile, nel valutare qualsivoglia problema: o si sta con gli oppressi o si sta con gli oppressori (è quasi una trascrizione laica, e atea, della radicalità evangelica: “o con Me o contro di Me”). Non si può ad esempio dire di una politica economica che è “buona”, in assoluto: se lo sarà per gli uni, non lo sarà per gli altri.

verso lo smascheramento finale

L'analisi marxiana della storia si sofferma, come del resto è logico, sulle ultime epoche, sinteticamente il feudalesimo medioevale e il capitalismo moderno.

Egli, anche qui hegelianamente, ritiene che la storia abbia un senso, e sia orientata a una perfezione finale, raggiungibile però solo atraverso il “purgatorio” dell'antitesi: occorre che l'umanità passi attraverso il fuoco della contraddizione spinta al suo parossismo, perché possa poi, proprio grazie a tale esasperazione, far leva su di essa per attuare quella rivoluzione destinata a portarlo al comunismo.

In questo senso il capitalismo moderno ha avuto il merito, rispetto al feudalesimo, di chiarire i termini reali del rapporto di classe: se nel Medioevo ci poteva essere ancora qualche incertezza sul carattere di sfruttamento degli uni sugli altri, dato che le classi allora dominanti amavano presentarsi come animate da nobili e disinteressati intenti, preoccupate del bene comune più che di sé stesse, con il capitalismo lo sfruttamento ha tolto la maschera e si è svelato in tutta la sua cruda brutalità.

Se anche la condizione della classe sfruttata è in tal modo peggiorata, ciò deve essere visto come la necessaria premessa alla rivoluzione.

l'analisi del capitalismo nel Capitale

1. Marx ritiene che debba essere problematizzato il concetto di merce, che l'economia classica dava come ovvio; e per definire esattamente il concetto di merce, egli distingue due tipi di valore che la contraddistinguono:

Potremmo definire il valore d'uso come v. teleo-logico (da telos=fine) e il valore di scambio il v. archeo-logico (da archè=origine) di una merce. In effetti secondo Marx non vi è necessaria coincidenza tra v. d'suo e v. di scambio: in parole povere una cosa può anche esere di grande utilità e costare poco, e viceversa. Che cosa allora determina il valore di scambio?

Marx non ha dubbi: è la quantità di lavoro necessario a produrlo. Quanto maggiore sarà stato il lavoro, tanto maggiore sarà il valore di scambio, cioè il prezzo, della merce prodotta.

Obiezione: il lavoro è un fattore che determina il prezzo, non l'unico, e non necessariamente il principale. Un bozzetto fatto da Leonardo o da Picasso vale miliardi, anche se è stato frettolosamente realizzato in pochi minuti; viceversa un lavoro che abbia richiesto anni e anni di fatica, ma non sia "apprezzato" dal mercato (come una pittura fatta da un non artista, sia pure a prezzo di immani sforzi) non varrà comunque niente.
Nel costo della merce giocano infatti più fattori di quanti non pensasse Marx:
  • la disponibilità e il valore delle materie prime (un diamante vale comunque tanto, anche se il lavoro richiesto alla sua commercializzazione fosse minimo)
  • il lavoro, ma non solo nella sua quantità, quanto piuttosto nella sua qualità, nella capacità di fare un buon prodotto
  • l'apprezzamento del mercato, cioè la legge della domanda e dell'offerta, inclusa la dimensione della "pubblicità", cioè la capacità di rendere attraente una merce (a nulla vale fare molta fatica, per produrre un oggetto che il mercato non richiede, o che è già offerto in quantità superiore alla domanda)

 

2. Egli ritiene poi di individuare lo specifico modo con cui il capitalismo affronta il rapporto tra merce e denaro contrapponendolo alle società precapitalistiche:

 

società precapitalistiche M-D-M (merce-denaro-merce) il denaro serve solo come fattore di scambio: ciò che interessa è la fruizione della merce, dei prodotti
capitalismo D-M-D' (denaro-merce-denaro) il denaro, il capitale è il fine di tutto: si parte da esso e si vuole arrivare non tanto alla fruizione di beni, quanto a un sempre maggior accumulo di capitale

Marx fissa la sua attenzione sul fatto che nel ciclo D-M-D, tipico del capitalismo, il capitale finale (D') è maggiore di quello inizialmente investito (D), e si chiede da dove provenga questo surplus, che egli chiama plusvalore.

Il plusvalore non può venire dallo scambio, egli argomenta, in quanto lo scambio si fonda sul principio di eguaglianza. Perciò egli ritiene che non a livello dello scambio, ma a livello della produzione si situi l'origine del plusvalore. Ovvero il capitalista defrauda, non occasionalmente o contingentemente, il lavoratore salariato, ma strutturalmente e necessariamente: lo defrauda considerando il suo lavoro non, come è davvero, il fattore che dà valore (la differenza tra v. d'uso e v. di scambio) alla merce, ma come merce, come una merce accanto ad altre; considera cioè il suo lavoro come forza-lavoro, pagandone solo il necessario alla sopravvivenza fisica.

Obiezione: ciò che Marx trascura nell'analizzare il concetto di plusvalore è che
  • la ricerca del profitto è antica quanto il mondo: perché mai uno dovrebbe investire del capitale, rischiando di perderci, se non perché conta e spera di guadagnarci? In effetti investire comporta un rischio, ma pare che questa dimensione non venga presa in esame da Marx, che fa come se tutto fosso assicurato.
  • perché non dovrebbero essere dei fattori inerenti alla ideazione, alla modalità di produzione e alla commercializzazione i fattori che assicurano il plusvalore? Ossia l'intelligenza con cui uno fiuta i bisogni del mercato, la creatività con cui sa trovare soluzioni nuove e interessanti a tali bisogni, la persuasività con cui sa trattare le varie componenti del processo, dai fornitori di materie prime fino all'utente finale, attuando accorte campagne promozionali.

per un giudizio

per un giudizio

  1. Marx sbaglia negando che esistano una verità e una giustizia assolute. Sbaglia, di conseguenza, negando che esista Dio, ed è tanto più inescusabile in quanto egli liquida il problema senza nemmeno affrontarlo [1]. Dando "per scontato", con Feuerbach, che l'esigenza religiosa altro non sia che una proiezione illusoria di aspirazioni puramente umane. Sbaglia e pone in questo modo le premesse della violenza, che in effetti venne poi ampiamente applicata in suo nome: se non c'è verità, l'unico modo che si ha per far valere le proprie ragioni è la violenza (come menzogna e come sanguinosa violenza fisica).
  2. Sbaglia negando che esista, oltre la materia, una dimensione spirituale. Si condanna così a misconoscere la più vera ricchezza dell'uomo, che non è mangiare, bere, copulare e morire, ma innalzare il proprio sguardo verso il proprio Destino pieno e totale, pienezza di felicità, di verità, di giustizia. Così Marx riduce la cultura a sovrastruttura, puro riflesso di interessi materiali, negando nell'uomo ogni nobiltà e ogni capacità di gratuità.
  3. Sbaglia negando che esista una natura umana. E si contraddice in questo, perché come si può parlare di oppressione, se non in rapporto a parametri assoluti e metastorici.
  4. Sbaglia riducendo l'uomo a mero essere sociale, e negando il valore della persona, giustificando anche così le più violente e sanguinose aberrazioni (vedi CEKA, GPU, NKVD, Lager, Siberia [2]).
  5. Sbaglia pensando che da una rivoluzione possa sorgere una totale palingenesi dell'umanità. E la storia si è infatti incaricata di mostrare la folle e criminale illusorietà di questo sogno.

testi

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librobibliografia essenziale


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