| Versuch einer Kritik aller Offenbarung | Saggio di una critica di ogni rivelazione | 1792 |
| Zurückforderung der Denkfreiheit | Rivendicazione della libertà di pensiero | 1793 |
| Über der begriff der Wissenshafstlehre | Sul concetto di Dottrina della Scienza | 1794 |
| Grundlage der gesamte Wissenshaftslehre | Fondamento dell'intera Dottrina della Scienza | 1794 |
| Über die Bestimmung des Gelehrten | La Missione del Dotto | 1794 |
| Grundgriß des Eigentümlichen der Wissenshaftslehre | Profilo della particolarità della Dottrina della Scienza | 1795 |
| System der Sittenlehre | Sistema della dottrina dei costumi | 1798 |
| Die Bestimmung des Menschen | La Missione dell'uomo | 1800 |
| Der geschlossen Handelsstaat | Lo stato commerciale chiuso | 1800 |
| Anweisung zum seligen Leben | Introduzione alla vita beata | 1806 |
| Grundzüge des gegenwartigen Zeitalters | Lineamenti dell'epoca presente | 1806 |
| Reden an die deutsche Nation | Discorsi alla nazione tedesca | 1807-8 |
Il problema fondamentale è trovare il fondamento (il “Grundsatz”) di tutto il sapere, fondamento che deve essere sia certo, sia sistematico: ma il problema più importante è la certezza. Esso non può essere, come pensava Aristotele e la metafisica classica il principio di identità, che è a suo parere un principio formale (puramente logico: «A=A»). Infatti tale principio di identità non dice se A sia.
Occorre invvece un contenuto certo, che sia implicato in ogni giudizio. Questo contenuto è l'Io giudicante stesso, che per Fichte costituisce una evidenza immediata.
Il primo principio è perciò Io sono, ossia l'Io pone l'Io
E' il momento corrispondente alla tesi (hegeliana), è l'identità semplice
Per Fichte l'Io è la realtà originaria, immediatamente intuita.
A differenza dell'io agostiniano e cartesiano, quello di Fichte è un io trascendentale, nel senso non personale e attivo (la sua essenza stessa è attività).
Il secondo principio è l'Io si oppone al non-Io, ossia l'Io oppone a sè un non-Io
È il momento corrispondente alla antitesi hegeliana.
1)Perchè esiste il Non-Io?. Deve essere posto dall'Io per i seguenti motivi:
a) perchè senza un “ob-jectum”, senza un oggetto altro dal soggetto, non ci sarebbe nemmeno autocoscienza, e
b) perchè l'Io si attua come azione, come attività di superamento di difficoltà, come non potrebbe esservi se esistesse solo l'Io
2)Come viene prodotto dall'Io, visto che non se ne ha coscienza? Qui Fichte introduce il concetto di immaginazione produttiva, con cui l'Io infinito si autolimita, ponendo al suo interno della passività.
Fichte definì “quantitativo” questo suo idealismo, per il quale il Non-Io non è eterogeneo all'Io, a differenza di quanto pensano il realismo e l'idealismo qualitativo (quello religioso, teista).
L'immaginazione produttiva è una attività inconscia, inconsapevole, il che spiega secondo Fichte perchè il senso comune consideri la realtà materiale, il mondo naturale, come qualcosa di esistente indipendentemente dal soggetto.
Il terzo principio infine costituisce la sintesi dei primi due, garantendo che tra l'Io e il Non-Io non sussista una reciproca esclusione: l'Io oppone, nell'Io indivisibile, all'Io divisibile un non-Io divisibile.
Dunque tanto l'Io divisibile, cioè finito, limitato, ovvero empirico, cioè il soggetto individuale, che ognuno di noi è, quanto il non-Io divisibile, cioè la natura, l'oggettività materiale, vengono ricompresi e sintetizzati nell'Io indivisibile, cioè Infinito, ovvero trascendentale, cioè una sorta di Soggettività collettiva, di fatto l'Umanità nel suo insieme, come una realltà eterna e divina.
Il suo fondamento è la libertà: l'io è essenzialmente pratico, è attività, volontà “assoluto tendere” consapevole e autodeterminantesi.
L'azione morale non avviene verso un mondo eterogeneo (come era il fenomeno kantiano); percià l'impulso ha valore, più che in Kant, in cui invece esso si opponeva alla legge morale.
D'altra parte il Non-Io resiste, è in qualche modo un ostacolo che deve essere superato.
Non è la morale (come per Kant), che per Fichte è vuota, ma la società.
L'io finito, coscienza della propria libertà (1° teorema), riconosce l'esistenza di altri io liberi (2° teorema), il che lo porta a limitare la propria libertà in modo che anch'egli sia libero (3° teorema).
Inizialmente fu favorevole alla Rivoluzione Francese, e parallelamente assertore del valore all'individuo (si veda quanto dice ne La Missione del dotto del 1794).
In seguito concepì la nazione come totalità organica. In tal senso esaltò la nazione tedesca (cfr. i Discorsi alla nazione tedesca 1807/8); il popolo tedesco è l'urvolk:
la sua lingua è davvero popolare (a differenza di quella francese e italiana, ad esempio), il suo sangue non è misto (come quello italiano, francese, inglese), e i suoi dotti sono i principali dell'epoca moderna: Lutero (“il tedesco per eccellenza”), Leibniz, Kant.
Perciò la Germania deve essere “sale della terra”, popolo guida (al servizio dell'umanità).
bibliografia essenziale| Fischer Kuno | J.G.Fichtes Leben, Werke und Lehre | Winter | Heidelberg 1892 |
| Kroner R. | Von Kant bis Hegel | Mohr | Tübingen 1921 |
| Léon X. | Fichte et son temps | Colin | Paris 1922/7(3voll) |
| Pareyson L. | Fichte | Mursia | Milano 1976 |
| Severino E. | Per un rinnovamento nella interpretazione della filosofia fichtiana | Scuola (La ) | Brescia 1961 |
sottovalutano l'ultimo Fichte e negandone l'originalità
affermano l'originalità di Fichte
per cui l'alterità con l'Assoluto ci sarebbe sempre stata, e quindi sarebbe l'ultimo Fichte ad assorbire il primo, con continuità: