Giovanni Fidanza, nato a Bagnorea nel 1217 (o nel 1221, secondo alcuni studiosi); per gratitudine a Dio, in seguito (sembra) alla guarigione da una seria malattia, a intercessione di S.Francesco, assunse, entrando nell'ordine fondato dal Poverello, il nome di Bonaventura.
Per la sua grande intelligenza potè dedicarsi agli studi, filosofici e teologici, a Parigi e all'università di quella città insegnò per diverso tempo, insieme all'altro grande lume del Medioevo filosofico, Tommaso d'Aquino. Con lui difese, contro le incomprensioni del "clero secolare" il valore della nuova vita religiosa degli Ordini Mendicanti; ma da lui lo divise un diverso accento nel modo di concepire il rapporto filosofia/teologia.
Divenne anche Ministro generale dell'Ordine dei frati minori di S.Francesco, dimostrando in tale compito grande saggezza e senso di equilibrio, contrastando gli eccessi dei "fraticelli" più estremisti, che premevano per una interpretazione ultrarigorosa dell'ideale di povertà, ma richiamò al contempo a un sempre rinnovato ritorno allo spirito originario di S.Francesco, evitando ogni imborghesimento.
Un aneddoto può illustrarne l'atteggiamento: quando giunsero a lui i legati pontifici col compito di conferirgli la dignità cardinalizia, Bonaventura stava lavando i piatti; ebbene volle completare prima tale umile attività, come l'avrebbe continuata a fare qualsiasi altro semplice frate, dimostrando di non porre negli onori umani la sua consistenza.
| Soliloquium | ||
| Lignum vitae | ||
| De perfectione vitae ad sorores | ||
| De sex alis seraphim | ||
| Officium de passione Domini | ||
| Vitis mystica | ||
| De regno Dei descripto in parabolis evangelicis | ||
| Commentaria in IV libros sententiarum Magistri Petri Lombardi | 1250/4 | |
| De scientia Christi | 1254 | |
| De mysterio Trinitatis (q.disputata) | 1254 | |
| Breviloquium | 1254/7 | |
| Quaestiones per perfectione evangelica | 1256 | |
| De reductione artium ad theologiam | 1257 | |
| Itinerarium mentis in Deum | 1259 | |
| Legenda Sancti Francisci | San Francesco d'Assisi | 1261 |
| Collationes de decem praeceptis | 1267 | |
| De septem donis Spiritus Sancti | 1268 | |
| Collationes in Hexaemeron | 1273 |
omnes cognitiones famulantur theologiae
multiformis sapientia Dei, quae lucide traditur in sacra Scriptura, occultatur in omni cognitione et in omni natura
(dal De Reductione artium ad theologiam, n.26)
È il maggior filosofo francescano, con Duns Scoto. Rispetto a questi in lui si trova un minor grado di complessità filosofica, ma in compenso un maggiore e più diretto riverbero dello spirito di S.Francesco.
Del Santo di Assisi S.Bonaventura assimila soprattutto la forte componente affettiva, che, tradotta in termini speculativi, significa per lui attingere a piene mani a S.Agostino, e la percezione della bellezza del cosmo come segno particolarmente persuasivo di Dio (e in ciò egli supera Agostino). Oltre Agostino del resto Bonaventura va integrando, per quanto in termini molto meno massicci di Tommaso d'Aquino, concetti e temi aristotelici.
Tra i tanti temi da lui sviluppati forse un posto di particolare importanza merita il discorso della ascesa dell'anima a Dio nell'Itinerarium mentis in Deum.
Per arrivare a Dio occorre, a livello metodologico una sinergia di intelligenza e affettività:
"Per questo, prima di tutto, io invito il lettore al gemito della domanda, fatta nel nome di Cristo crocifisso, per il cui sangue siamo purgati dalle brutture dei vizi, affinché non creda che basti leggere senza infervorarsi, lavorare col raziocinio senza coltivare la devozione, indagare senza lo stupore, analizzare con circospezione senza abbandonarsi alla gioia (della totalità), operare attivamente senza preghiera, possedere la scienza senza la carità, l'intelligenza senza l'umiltà, lo studio senza la grazia divina, la riflessione, senza la sapienza ispirata dall'alto.
A quelli dunque che, prevenuti dalla grazia divina, agli umili e pii, che hanno nel cuore pentimento e devozione, unti dall'olio della santa letizia e amanti della sapienza divina, e infiammati dal desiderio ardente di essa, bramano dedicarsi a glorificare Dio, a cantarne le meraviglie, ma anche a gustarne le dolcezze: a costoro io propongo le mie riflessioni.
Però faccio notare: poco o niente giova uno specchio messo davanti a noi dall'esterno, se non è terso e limpido lo specchio interiore del nostro spirito.
Ed allora, uomo di Dio, datti da fare, prima, per togliere di mezzo i rimorsi della coscienza: dopo leverai gli occhi agli splendori della sapienza, luminosamente riflessi nello specchio dell'anima.
Così non ti accadrà di precipitare, abbagliato proprio dai suoi raggi, in tenebre più angosciose." (Itinerarium, Prologo)
E' il creato il luogo in cui Dio si manifesta: nel creato si imprime infatti l'impronta del Creatore, nell'essere si irraggia qualcosa dell'Essere:
"Cum enim secundum statum conditionis nostrae ipsa rerum universitas sit scala ad ascendendum in Deum; et in rebus quaedam sit vestigium, quaedam imago, quaedam corporalia, quaedam spiritualia, quaedam temporalia, quaedam aeviterna, ac per hoc quaedam extra nos, quaedam intra nos: ad hoc, quod pervenimus ad primum principium considerandum, quod est spiritualissimum et aeternum et supra nos, oportet nos transire per vestigium, quod est corporale et temporale et extra nos, et hoc est deduci in vita Dei; oportet nos intrare ad mentem nostram, quae est imago Dei aeviterna, spiritualis et intra nos, et hoc est ingredi in veritale Dei; oportet nos transcendere ad aeternum, spiritualissimum, et supra nos, aspiciendo ad primum principium,et hoc est laetari in Dei notitia et reverentia maiestatis."
Contenutisticamente l'ascesa a Dio si scandisce in tre tappe (ognuna delle quali a sua volta divisa in due):
L'importanza data alla prima tappa, il mondo sensibile è ciò che differenzia Bonaventura da Agostino, in forza dell'eredità francescana,
che gli consente di recuperare qualcosa della impostazione aristotelica, più valorizzatrice del livello corporeo.
Il mondo può essere letto come un segno, un simbolo del Trascendente: tutto parla di Dio, e permette perciò di risalire a Lui. Non occorre fuggire dalla realtà, ma è nella realtà, anzitutto materiale, che l'uomo trova la testimonianza del Creatore invisibile.
Secondo Bonaventura la realtà ci parla di Dio non solo nella unità della Sua natura, ma ne annuncia anche il Mistero trinitario: ad esempio la conoscenza delle cose corporee è simbolo della processione del Figlio dal Padre. Come dalla cosa si stacca una immagine, così dal Padre è generato il Figlio, e come l'immagine della cosa si unisce all'organo sensoriale corporeo, così il Verbo si è unito alla carne, facendosi Uomo.
Tuttavia è soprattutto nell'anima che Dio si rivela: il mondo è solo un vestigium, mentre l'anima è imago Dei. Tra l'altro testimonia e parla del Mistero trinitario, come già per S.Agostino, la tripartizione dell'anima in memoria (che rimanda in particolare al Padre), intelletto (che rimanda al Verbo) e volontà (che rimanda allo Spirito Santo, come Amore del Padre e del Figlio).
Più di tutto ci dice chi è Dio l'anima in stato di grazia, l'anima abitata da Cristo: nessuno più del santo ci mostra il volto di Dio. Non basta perciò uno spiritualismo generico. L'uomo non è solo corpo e anima: ma l'anima stessa deve superarsi, dilatarsi, accettando una misura più grande: l'Ospite che ci inabita e chiede di crescere in noi.
Non fu scritto di suo pugno : fu una reportatio, come spesso accadeva; nemmeno il titolo è suo (nel codice senese del Delorme si parla di Illuminationes de operibus VII dierum). Da notare che per la sua struttura logica si tratta di un testo da un lato incompiuto e (letteralmente) "complicato", ma al contempo in qualche modo completo in ogni sua singola parte. Ee è per questo che intendiamo proporne dei punti salienti, non preoccupandoci di riportarne lo svolgimento totale, che lasciamo a una vostra lettura diretta.
In medio ecclesiae aperiet os eius et adimplebit eum Dominus spiritu sapientiae et intellectus et stola gloriae vestiet illum (Eccl, 15)
Bonaventura definisce anzitutto
E' Lui il mediatore, il "principio", nel Quale Dio creò il cielo e la terra, il Verbo che era in principio (10). Lui è perciò il centro di tutte le scienze.
Cristo è settemplice Centro:
bibliografia essenzialeBettoni E., S.Bonaventura da Bagnoregio, BFP, Milano 1973
Gilson E., La philosophie de Saint Bonaventure, Vrin, Paris 19843
Vanni Rovighi S., San Bonaventura, Vita e pensiero, Milano 1974
Certamente Bonaventura merita di stare accanto a Tommaso d'Aquino come uno dei più grandi geni della cultura cattolica del Medioevo.
Solo l'ingiusto pregiudizio anticristiano vigente nelle scuole tiene lontano dallo studio di questo grande autore chi si accosta alla storia della filosofia.
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